Interview with Marino Ferrari

Title

Interview with Marino Ferrari

Description

Marino Ferrari recalls his early life as an engineer at Pavia arsenal, and later in Catanzaro and Verona. Describes his life as an Italian military internee in East Prussia, working in different lumberyards. Speaks with affection of the German families he worked for, stressing mutual help, solidarity, and reasonably good living conditions. Recounts stories of his wartime experience: sourcing spare parts for machinery; dealing with authorities, civilians and other prisoners of war; rumours of the Stauffenberg plot. Describes two bombings: the first at a train station where he was loading tree trunks, the second when a shell exploding nearby slicing off a soldier's foot. Provides an account of night bombings on Berlin, describing the descent of target indicators, aircraft being coned by searchlights and civilians hiding in makeshift shelters. Chronicles the occupation by Soviet troops and recounts tricks and ruses used to get food and supplies, especially cigarettes. Narrates the trials and tribulations of his journey back to Casteggio.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2017-01-16

Contributor

Francesca Campani

Rights

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Format

01:19:52 audio recording

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Identifier

AFerrariM170116

Coverage

Conforms To

Transcription

FA: eeh signor Marino, eeh vuole raccontarci la sua esperienza prima della guerra, la sua infanzia.
MF: Dunque prima della guerra io lavoravo al all’arsenale di Pavia no, l’arsenale militare, poi ci hanno un bel momento, ci hanno militarizzati, gli operai avevano il grado di sergente, e l’operaio specializzato sergente maggiore e il capo fabbrica era, era maresciallo, ecco. Quando è arrivato il momento di andare a militare m’han chiesto se volevo fermarmi a lavorare lì, essendo pagato, no? Però, da poco furbo, ho chiesto di andare a militare, io volevo andare in un posto dove si guidava i camion, eh si. M’han mandato a Reggio, a a Catanzaro in fanteria. Da Catanzaro lì si trattava di, si si aspettava che lo sbarco degli Alleati e allora noi della fanteria dovevamo andare in Sicilia per contrariarli no? Invece io, lavorando lì a Pavia, facevo un lavoro, eeeh ero collaudatore di barchetti [barchini] d’assalto, che erano cose della Marina, che erano in dotazione al Genio, Genio pontieri. Allora io ho telefonato al al colonnello lì di Pavia, c’ho detto se poteva farmi chiamare un avvicinamento. Dopo tre o quattro giorni mi è arrivato, sono, il capitano mi ha chiamato e ha detto ‘Ferrari ti sei comportato bene nelle, nelle nelle marce, ti sei guadagnato una una licenza’ ‘La ringrazio’ c’ho detto. Però ha detto ‘M’era arrivato un dispaccio da gente, da Roma che devo mandarti subito a Verona. Beh adesso scegli te come’ e io, allora io ho scelto di andare, perché ha detto ‘O fai la licenza e poi vieni indietro e vai’ ho detto ‘No guardi io vado subito a Verona perché la strada è lunga’ e allora ho pensato subito, passo da, passo da Piacenza invece di andare a Verona vado fino a Casteggio, sto tre giorni e, e così ho fatto. Poi mi son presentato in caserma [coughs]. Lì [coughs] stavano aspettando le reclute per formare la compagnia e io ero l’unico soldato semplice che che c’era il capitano, il tenente e fatto sta che poi era, abbiamo fatto la compagnia. Subito la compagnia, poi stavano arrivando gli alleati. I tedeschi, lì comandavano i tedeschi lì a, in in Italia, allora han pensato giustamente che i militari, sarebbero andati con, con gli Alleati, e allora han pensato di deportarci tutti in Germania eh. Siamo arrivati in Germania, ci han messo in un campo di concentramento, dopo setto otto giorni arriva un [coughs] un ufficiale tedesco con un eeeh con un interprete e fa ‘Dunque il capitano chiede se c’è qualcuno che vuole andare fuori a lavorare, uno che sappia il mestiere però’ cercavano tornitori, saldatori, meccanici. Io ero un meccanico praticamente, perché lì lavoravo da, e non ho detto niente. Dopo un po’ tornano ancora e chiedono venticinque eeeh venticinque erano [pause], da andare, da andare in campagna, erano praticamente agricoltori. E allora ero insieme a uno, c’era una squadra di di romagnoli che erano tutti, mancavano ancora per fare venticinque, sette o otto e allora ci ho detto con un mio amico ‘Facciamoci iscrivere anche noi che in campagna ci sarà qualcosa da mangiare’. E difatti siamo andati, la sera prima ci han fatto dormire in una palazzina, al mattino ci siamo alzati, c’era un soldato che faceva la, era da guardia ecco, era lì con un fucile in spalla ma gente che di Hitler ne avevano na basta a basta, eeeh siamo andati in stazione, c’era il treno che era pieno di gente, lavoratori, però c’era mezza carrozza vuota per noi. Che su, che i tedeschi se non avevano altro erano puntuali in un modo, e le cose. Siamo usciti, siamo andati, poi siamo arrivati in una stazione, e dovevamo andare, noi aspettavamo da fare gli gli agricoltori, invece c’era una, eeeh una ferrovia che dalla stazione arrivava, circa un chilometro, arrivava nel posto dove dovevamo lavorare. Lì c’era, dovevamo dare il cambio a venticinque francesi che erano lì a lavorare al nostro posto, però loro dovevano andare via, il padrone però s’è tenuto un francese perché era quello che faceva di tutto, che il padrone aveva un figlio militare, un altro che aveva diciotto anni era pronto per, e aveva un figlio di nove anni che che comunque, lui aveva bisogno di quel francese lì che parlava bene tedesco. E lì c’han dato da mangiare, ma da mangiare lì ci prendevano con la fame noi eh, c’era un po’ d’acqua calda con dentro a esser fortunati tre o quattro pezzi di, di quelle rape, ma rape da da da bestia, non. E noi eeeeh cosa, cercavamo di migliorare un po’, perché abbiam detto ‘Se ci date più da mangiare lavoriamo un po’di più’. Allora il padrone poi l’ha capita, perché fra l’altro c’era, il padrone aveva anche un mulino, ma un mulino grosso eh, un mulino che i francesi gli avevano dato il fuoco, l’avevan bruciato, e allora dove c’era l’apparecchiatura del mulino c’han messo, c’han messo, eeeh han tirato via tutto e c’han messo del grano, del frumento, frumento che arrivava dalla Russia, che noi eravamo dalla parte proprio, eeh de della della polonia lì dove è entrato eeh. Lì i soldati, quei francesi lì non avevano più tanto lavoro perché il mulino non non, c’era solo da, era il momento che arrivava il grano dalla Russia, arrivavano i vagoni, e allora con un trattore andavano in stazione a rimorchiarli, si rimorchiavano fino a lì, davanti davanti andavano su una piattaforma, andavano dentro direttamente, li scaricavano, ma ci saranno stati eeh non so, due o tremila quintali di grano e c’erano due montagne, era un capannone da centro metri, per dieci o dodici, alto sempre, quindi c’erano. Proprio quel giorno lì c’erano dei vagoni da scaricare e io per, poi c’erano dei muratori che lavoravano lì e allora c’han messo in fila, il capo della segheria, era una segheria, praticamente dovevamo tagliare delle piante eeeh, capo della segheria ha scelto un po’ di, di persone che andavano bene a lui, che gli sembrava e li ha messi lì a tagliare, e io mi son messo coi muratori. Eh intanto è arrivato il francese col padrone e cercava se c’era qualcuno, e si son si son presentati in sette o otto e io fui, ero l’unico che avevo la patente italiana, non era valida ero, ma comunque, non mi sono neanche, allora il francese ha preso su un’italiano e con il trattore tutti i giorni si andava a prendere, era una zona che c’erano delle, delle piante no, c’erano delle, tagliavano le piante e poi le le catalogavano tutte, facevano il numero. E il nostro padrone comperava il bosco, e e c’era da andare a prendere quelle piante lì, caricarle su su un trattore rimorchio, era il lavoro che c’era da fare. Poi ci davano un pezzo di, con le misure, c’erano quelle seghe in due, uno da una parte e lì, dopo due ore di piante non ce n’erano più da tagliare, gli italiani lavoravano forse troppo. Perché io quel quel giorno lì alla sera, quando è arrivato indietro il francese con l’altro italiano stavamo mangiando e, il francese si è messo lì da una parte, guardava e allora io ho detto, adesso, avevo fatto un anno di francese ma lo sapevo poco, adesso provo un po’, sono andato l’ho salutato ‘Bonsoir Monsieur’ ‘Ah! Bonsoir’ e mi ha detto ‘Tu parli francese?’ in francese ‘No’ dico ‘Ma poco’ ‘Beh beh’. M’ha detto cosa facevo in Italia ‘Facevo il meccanico’ c’ho detto ‘E c’ho anche la patente di guida’ ‘Bene bene bene’. Poi prima, c’era la guardia che ha fatto segno di andare in baracca e lui mi ha detto ‘Come ti chiami?’. Comment t’appelle è come ti chiami. E c’ho detto il nome ‘Ferrari’ ‘Au revoir’ ‘Au revoir’. Il giorno dopo lui, lui e il padrone mi cercavano ma non si ricordavano bene il nome ‘Farrari, Farrari’ il padrone. Quando sono arrivati pari a me il francese ci ha detto ‘È quello lì’ ‘Ah sei tu Ferrari, Ferrari’. [unclear] Emil si chiamava il francese e allora io sono andato col francese no, ha preso su anche l’altro operaio che c’era prima, eravamo in tre, ci davano a mezzogiorno un sanguich [sandwich] ma là facevano delle micche che erano, un sanguich c’era da mangiare e allora si mangiava quel sanguich lì e una bottiglia di tè, tutti i giorni, tutti i giorni per cinque giorni. E poi io poi ho sempre fatto quel lavoro lì, quando c’era da andare con due trattori, perché lì in quel paese lì non si consumava una giocca, una goccia di benzina eh, biciclette, c’erano solo le biciclette, e io andavo, andavo con magari due trattori, uno lo guidavo io, quell’altro il francese. La polizia tutti i giorni ci fermava, perché eravamo solo noi, girare con, e allora qualche volta facevano il verbale, e tante volte facevano come in Italia, lasciavano andare altrimenti, e poi il padrone si era un po’ arrabbiato ma comunque, non avevo, non era valida la mia patente ecco. E lì ho sempre fatto quel lavoro lì, poi il sabato, eeh mezzogiorno, mattina andavamo in città a prendere la roba della gente del paese, loro andavano già comperavano quello che avevano bisogno e li portavano in un magazzino del padrone che non so se l’ha affittato, però lui il padrone aveva l’obbligo di servire tutto il paese, con quello che avevano bisogno. E allora andavamo a prendere quella roba lì poi c’era da distribuirle fino a mezzogiorno, dopo mezzogiorno, lì in paese lavoravano dei muratori, c’era da andare a prendere la roba dei muratori, calce, c’era un magazzino, c’era di tutto. Per un po’ il francese m’ha preso su, per due o tre sabati, poi mi ha detto ‘Senti puoi andare te solo a prendere, a prendere quella roba?’. Perché lui aveva, era era sposato, però aveva la fidanzata lì, una russa, allora lui, sabato mezzogiorno, viveva insieme al padrone lui no, mangiava assieme a lui, sabato a mezzogiorno si metteva a posto e andava a trovare la fidanzata. Andava là, mangiavano insieme, stava là pomeriggio, la sera dormiva là, domenica stavano insieme e lui dormiva ancora là [laughs] al mattino però era puntuale al lavoro. Eh siamo andati sempre avanti così, io avevo, conoscevo tutti dal paese, perché io portavo, c’era da portarci le birre, e poi io essendo meccanico, aggiustavo le biciclette, lì c’erano solo biciclette da aggiustare. E allora al venerdì ci, mi portano là sempre sette o otto biciclette, io in città prendevo la roba che bisognava, facevo fare ogni, ogni ordine, ricevute, poi la gente veniva, pagava e mi dava magari anche qualche, da fumare noi cercavamo sempre da fumare, e mi dava qualche, anche qualche marco ecco, fintanto che. Intanto lì poi c’è stato quell’attentato a Hitler, al paese dove eravamo noi, su quella linea lì, però è una cosa che non è, cioè per noi non abbiam saputo tanto, sapevamo perché lì la gente metà era contro Hitler, noi la sera al sabato che, andavamo da uno che sentiva Radio Londra e ci dava le notizie e quindi [laughs] era uno che era contro. Un’altra cosa che, anche il padrone era contro Hitler cioè, il francese, andavamo sempre, una volta al mese andavano a fare servizio per un mulino che non avevano trattori però avevano la farina da distribuire. E allora partivamo con due rimorchi per un trattore solo no? Che c’era da girare tutto il giorno, a fare le consegne ci veniva dietro un italiano che lavorava lì. Quell’italiano lì prendeva su i piombini da piombare il sacco, e la macchinetta e poi siccome che ogni rimorchio c’erano quattro o cinque quintali di farina bianca e quattro cinque quintali di farina per fare i dolci, io cercavo la farina bianca, allora andavo io con lui, con l’italiano su un rimorchio, lui apriva cinque o sei pacchi, tirava fuori un chilo di farine, e io mettevo. Dopo un po’ il francese quando si immaginava che era a posto, si fermava, andavo su io e lui andava su che lui cercava la farina semola da rubare per il padrone [laughs] e riempiva il suo sacchetto poi e poi tutto il giorno avevamo magari una ventina di pagnotte fresche perché, eh ma c’erano cinquanta o sessanta panettieri da servire, poi ci davano anche eeeh qualche sigaretta e alla sera dividevamo, il pane lo dividevamo io e l’altro italiano, invece sigarette e marchi li dividevamo in tre. Comunque lì si vedeva che il padrone faceva rubare, se era un tedesco non doveva però. È arrivato il momento che siamo andato avanti per un quindici mesi, dopo quindici mesi ci han passati civili, perché tenerci da deportati forse c’erano degli accordi di stato che dovevano pagare un po’, eeeh pagare un po’ lo stato italiano. Eeeh siamo, siam passati civili e verso ottobre del ’44 è mancato il lavoro lì, e allora il padrone ha comperato un bosco di legna già tagliata, da, che bisognava andare all’ultima fermata, quando andavamo avanti e indietro, era l’ultima fermata della metropolitana di Berlino, no, proprio all’estremo, e c’era, forse a Postdam, Postdam che era l’ultima fermata della, e arrivavamo lì. E il francese era un po’, anche lui voleva fare un po’, e c’hanno, il padrone ci ha alloggiati in una in una casetta, sembrava una casetta delle bambole, e allora siamo arrivati, c’era 120 chilometri da dove eravamo noi a là, ci ha accompagnati il padrone. Siamo arrivati là, era bruciato un filtro del, del, il trattore aveva il suo gasolio no, a legna, ha bruciato il filtro allora bisognava venirlo a cercare ancora lì, è venuto a casa quel, quell’altro che era insieme a noi, eravamo in tre, due italiani, è venuto a casa lui, ha preso quell’affare, il giorno dopo l’ha portato su, l’abbiam messo a posto e siamo andati a vedere il bosco dove la legna, dove c’era la legna da portare via, siccome che il francese c’era già stato lì prima, anni prima, aveva fatto amicizia con un oste, uno che aveva un’osteria e però di clienti non ne aveva, era un contrabbandiere praticamente. E allora abbiam caricato due metri cubi di legna, già tagliata, e l’abbiam portata lì da quell’oste lì, ce l’abbiamo tagliata tutta a pezzetti nel posto [?], intanto ci ha dato una bella cassetta di birra, sigarette [laughs] e insomma ci ha fatto, e avevamo le tessere anche del, perché da civili ci han dato le tessere, ci pagavano, le tessere, le abbiamo date a quello lì, lui ci andava a prendere la nostra roba, ci manteneva sempre. Un giorno così, l’altro giorno ‘Beh oggi riposiamo, va là’, poi dopo un altro giorno non facevamo niente, insomma che nel bosco non si avrebbe, passato quindici giorni, e a casa aspettavano la legna. Allora poi, un giorno si è bucata una gomma, c’erano quelle ruote come abbiamo i trattori adesso noi, sono alte come una persona, e allora cosa si fa? Era la vigilia di Natale, l’antivigilia di Natale, ho detto ‘Vado, vedo, vado a casa io, vado eeh dal padrone a prenderne un’altra’. E difatti vado in stazione, mi metto in fila (perché era l’antivigilia c’era la gente così) mi metto in fila, arriva il mio turno e quello dei biglietti mi fa segno di mettermi di dietro ‘Ma io devo, c’ho il treno’. Non parlavo, cosa fai? Son dovuto andare in fila. Arriva un’altra volta, però il treno non c’era più, lui m’ha fatto il biglietto, vado in stazione, in stazione giro un po’ avanti e indietro e ho visto che c’era uno che mi seguiva, che non, allora ho provato a cambiare binario, passato sotto, e quello là di sotto. Poi arriva il treno che devo prendere io e a furia di spingere son riuscito ad andare su, ma c’era la gente che, era un treno locale. Dopo cinque, cinque minuti neanche si ferma e mi sento dietro eeh andare giù, cioè mi ha fatto segno di andare giù ‘Ma io devo andare’. Vado giù, cosa fa, vado giù. Vado giù lì poi il treno, c’era il bigliettaio che girava e cominciava a chiuder le porte, e poi si è accorto che io ero lì, mi ha chiamato per vedere. Mi ha portato in un vagone dove metà vagone non c’erano sedili, c’era un tavolo, sedie e c’erano e quelli lì che cercavano i biglietti, no, c’erano i controllori. Mi fan sedere e poi domande, e da dove viene, e cosa fa e cosa chiede. Beh io tedesco non lo parlavo, ma non avevo, c’ho fatto vedere la patente ‘Nicht gut, nicht gut, nicht gut’. Intanto mi prendevano sempre, dopo guardo bene nel portafoglio, c’era un permesso che per andar là m’aveva fatto il poliziotto del paese. E allora ce l’ho fatto vedere ‘Aaaah gut! Gut!’ è buono, è buono questo, va bene, adesso sappiamo da dove vieni e allora m’hanno dato da fumare e sono stato lì con loro fintanto che siamo arrivati nelle città loro han detto ‘Noi andiamo giù, e te?’ ‘No io vado ancora al mio paese, è appena avanti’. Difatti sono andato dal padrone, c’ho detto com’era che, allora l’indomani, era la vigilia, al mattino presto ci siamo alzati, siamo andati da uno che aveva il trattore però non poteva adoperarlo e aveva quelle gomme lì. Allora ne abbiamo smontate una, il padrone mi ha fatto, mi ha aiutato a portarla al treno, siamo riusciti a metterlo, c’erano quei vagoni che di dietro c’era uno spazio eeh si poteva stare in piedi. Avevamo fatto quattro o cinque chilometri arriviamo a Cottbus, era la nostra, la città che abbiamo più vicino, il treno si ferma, si ferma lì il treno, non va più avanti, beh c’è da prendere un altro treno, un altro treno aspetto che arriva, mi avvicino con la mia ruota lì, il controllore ‘Nein! Nein!’ come dire ‘Non vedi che è pieno, non si può’. Allora aspetta l’altro, aspetto l’altro va a finire che sono stata tutto il giorno senza mangiare. È arrivato un momento alla sera che c’era ancora un treno che andava a Berlino, allora cosa ho fatto, prendo la mia gomma fuori dalla stazione, vado, ho fatto alzare il gommista dove andavamo noi, si è alzato, ci ho detto ‘Lascio qua questa gomma la vengo a prendere dopo Natale’ ‘Ah vabbeh, vabbeh, vabbeh’. Allora vado ancora in stazione, adesso ci riesco ad andar su, allora ci riesco, e di fatti sono arrivato là che era tardi e il francese mi fa ‘E la gomma?’ ‘E la gomma l’ho lasciata lì perché non si poteva’. E il giorno dopo dall’Italia ci avevano mandati un chilo di riso a testa e un chilo di formaggio, e allora quelli lì li ho presi su, a mangiarli alla vigilia. E in più il francese mi ha detto ‘Vai, vai dalla mia fidanzata, ci dici che non ha niente, se non ha niente da darti’. Ma quella là rubava anche lei. Ma poi eeeh sono andato a dirci ‘Guarda Emil non viene perché stiamo lavorando’ ho detto ‘Stasera vengo io dunque’. Di fatti è venuta [?] in bicicletta, una gallina, già pronta, e lì avevano l’abitudine di mettere, allevavano le oche tagliavano tutto il momento e li mettevano nei vasi con il suo grasso, e c’era un paio di vasi di quelli lì, avevo lo zaino pieno di robe da mangiare. Il giorno, la mattina dopo siamo andati lì per per prendere quella ruota lì e non son riuscito, allora l’ho lasciato lì e sono andato da solo che domani, all’indomani abbiamo fatto la festa. E poi finito, poi dopo le, dopo Santo Stefano fa, adesso di, ch’ho detto ‘Vai te’ con il mio amico ‘Vai te a prendere la gomma, vai lì a Cottbus, non andare a casa perché altrimenti se ti vede’. E lui va, e poi è andato a farsi vedere a casa, è andato a vedere dove, il padrone l’ha visto ‘Come mai Nello, Nello, come mai?’ ‘Eh sono venuto a prendere la ruota che Ferrari ha lasciato lì’ [laughs]. È cominciato, comunque lui ce l’ha fatta poi a portarla su, le abbiam montate. Alla sera stavamo arrivando e il francese e l’altro italiano erano già in baracca, erano. Io stavo vuotando la, che erano i filtri del, dell’acqua sul, stavo, e vedo uno che dalla strada principale viene: era il padrone. Si è messo a gridare ‘E io vi denuncio! Vi denuncio per per sabotaggio, sabotage, sabotage’, era, era, e mi ha fatto ‘Emil dov’è Emil dov’è?’ ‘È in casa’ e allora è andato. Quando sono andato poi a mettere il trattore su nel garage, vado indietro, era là che rideva e sai perché? Non aveva da, non aveva da fumare e allora il francese ci ha allungato un pacchetto di sigarette [laughs]. Però poi il mattino, ha dormito lì e il giorno dopo è partito, di legna non ce n’erano, di legna, e allora abbiam detto ‘Adesso sarà il momento di prendere, andare a prendere un po’ di legna e portavamo in una stazione lì dove c’era, da da dove mettevamo le piante, c’era una riva no che andava, e allora abbiamo ordinato i vagoni, perché abbiamo do, ci volevano due vagoni per, con su le, che sterzando giravano tutti e due, che uno solo non ci, la pianta era più lunga di un , e allora abbiam caricato un po’, ogni cinque minuti suonava l’allarme, e allora piantavamo lì, si spegnevano le luci e andavamo sotto un ponte, però mal che vadi, dopo suonava il cessato allarme, torna indietro, a un bel momento ‘Beh guarda lasciamo stare, adesso vado in stazione e ci dico di spedirlo’. I vagoni erano a metà, sì e no. ‘Eh va beh’. E allora noi andiamo a casa e il padrone prima di tutto non ci ha pagato tutto, ha tenuto un po’ si soldi, perché, e di legna non ne abbiamo visto, non è mai arrivata la legna lì, però lì è cominciato a esserci la legna vicino da andare a prendere le piante, e allora andavamo lì a prendere le piante. Siamo stati lì due o tre mesi, e poi eeeh un mattino siamo andati a prendere lì, era vicino ‘Facciamo due viaggi, andiamo un po’ presto’. E andiamo e c’era una mitragliatrice puntata verso dove dovevano arrivare i russi, no? Che lì oramai era, eeeh abbiam caricato, siamo andati in baracca e abbiam detto ‘Andiamo a mangiare un po’’. Intanto è venuto il finimondo, bombe, e ci abbiam detto con il, avevamo il cuoco che lo pagava il padrone e cosa è ‘E son già passati gli aeroplani e adesso sono andati a fare un altro giro’. E loro fuori dalle baracche, siamo corsi verso, c’erano delle piante, ci siam messi. Intanto hanno fatto un altro giro e sono andati, poi noi ci siamo spostati un po’ e abbiamo detto ‘Andiamo, eeeh andiamo, passiamo dopo il paese, ci sono dei boschi, ci mettiamo lì. Siamo stati lì un po’, poi incominciano ad arrivare le granate, fiiiiiiii, passavano sopra andavano, man mano giravano gli apparecchi e le granate si avvicinavano perché a loro segnalavano, ‘Accorciate il tiro’. E infatti accorcia accorcia ‘Adesso, adesso arriveranno qua dove siamo noi, andiamo via’. E allora abbiam deciso di arrivare in baracca a prendere la nostra roba e andare via, siamo andati, c’era una spianata di, c’era un prato con in mezzo una ventina di piante. Siamo andati verso quelle piante e gli aeroplani erano come se ci prendevano, noi ci mettevamo di dietro a una pianta e loro, intanto che loro hanno fatto il giro siamo andati in baracca. Lì era quasi sera e il francese ci fa ‘Se ci aiutate, andiamo via coi padroni perché stasera il padrone, il paese deve sgomberare’ e lì avevano già cercato il posto ‘Questo paese va in questo paese’ e lì requisivano il comune, requisivano le scuole, insomma un paese stava nell’altro. ‘Ma sì’ dico ‘Noi altroché, io vengo aiutarti a mettere in moto il trattore’. Intanto gli altri han cominciato a portar giù un po’ di materassi per la moglie del padrone, eeeh il padrone però doveva restare, perché lì ultimamente avevano fatto, in un argine, avevano fatto tante buche, ogni buca, doveva andarci dentro un tedesco, per difendere l’ultimo, eeeh quando arrivavano i russi, difendere il paese, e stavano in quel buco lì con, che poi le le forse non son servite niente perché, e intanto abbiamo, eeh abbiamo messo in moto il trattore, siam venuti indietro, per agganciare il rimorchio, siamo a cinquanta metri, è scoppiata una granata proprio in mezzo alla strada dove c’era il rimorchio. Gli italiani erano tutti sotto il rimorchio e uno solo è rimasto un po’ ferito. E ha bucato tutte e gomme, che poi dall’altra parte della strada transitava una compagnia di tedeschi, soldati, in ritirata, uno ha preso una scheggia, c’ha tranciato il piede con dentro la scarpa, le urla eeeh, lì ci avran tirato, insomma l’abbiam fasciato, l’han fasciato loro perché noi lì abbiam girato il trattore e ci prepara davanti un ufficiale che fa ‘Adesso prendete su questo ferito, andate, quando arrivate nella strada principale’ ha detto ‘Lì ci deve essere un’infermeria, un ospedale, andate lì, chiamate e fate caricare, ma state attenti perché non si scherza eh?’. E di fatti poi noi siamo arrivati a quel punto lì, io sono andato giù, ho suonato alla caserma lì, son venuti fuori, mi son fatto capire che c’era un ferito, ‘Ricoveratelo lì’, son venuti a prenderlo e noi siamo andati in quel paese là. E al mattino, siamo arrivati al mattino, eeh quelli del paese si son messi a posto, tutti, e noi siamo andati in una casina, ci siamo alloggiati in una casina, perché lì allora i tedeschi erano buoni con noi, te se venivo, dopo abbiam saputo che se trovavi un russo che dicevi ‘Quello lì mi ha fatto del male’ ci mettevano due, tac, ah c’han fatto una legge che, e le città dove sono entrati poi son venuti, quella lì era deserta, c’era è venuto il momento che non si poteva più entrare perché ormai, perché il giorno dopo dovevo andare a fare un trasloco in quella città lì e il mattino, quello che doveva fare il trasloco mi ha detto ‘Guarda non si può più entrare in città, quindi’ per me è stato meglio. Dopo setto otto giorni o dieci, sono arrivati i russi lì dov’eravamo noi, già spostati no, noi eravamo in un paesino, e da mangiare prendevamo delle patate e poi andavamo, al mattino andavamo fuori in un bosco c’era un fosso, ci mettevamo lì poi facevamo cuocere le patate. Quel giorno lì, eravamo lì e c’era una mitraglia piazzata lì a cinquanta metri, verso di noi ‘Madonna e qua e non va micca tanto bene’ e allora dopo un po’ provo a vedere, andiamo fuori a vedere, una raffica di mitra ‘Stai giù’ poi ancora abbiamo visto la mitraglia non c’era più, il soldato non c’era più, però la raffica di mitra arrivava [coughs] allora abbiamo detto ‘Sa, prendiamo su la nostra pentola e andiamo direttamente in paese almeno i padroni ci difenderanno, se’. Andiamo verso il paese, andiamo in un certo punto c’era una cappelletta lì, e c’era un soldato seduto lì, quando ci siamo avvicinati abbiamo visto che aveva la stella rossa sulla bustina ‘Quello lì è russo!’. E di fatti era un russo, ci siamo abbracciati, oh ci abbiamo fatto una festa [laughs]. E lui mi ha detto ‘Andate avanti, andate avanti: lì tutti noi, noi avanti’ di fatti siamo andati verso il paese, c’è venuto in contro un ufficiale, perché in paese c’erano tre o quattro russi eh che giravano in tutte le case per vedere se c’erano dei soldati, e viene verso di noi, leva il coperchio della pentola, le patate, ha preso la pentola e ha rovesciato le patate in un fosso, e noi ‘Eeeh’ l’ha di ‘Dopo, dopo’ e allora ci ha fatto il segno di andare in fondo, in fondo al paese c’era tre o quattro militari, qualche uomo ancora valido del paese che lì lo prendevano e li mandavano in Russia eh, a piedi [emphasis], e c’era un soldato che ci guidava siamo andati, siamo andati in una villa che c’era un portone, andiamo dentro lì e c’era pieno di tedeschi e poi abbiam sentito in casa che si, che parlavano, andiamo a vedere, [coughs] siamo andati in casa: erano tutti russi e polacchi, allora andiamo bene ‘Italiani, italiani’ sì sì, quelli ci, qualcuno ci diceva ‘Italiano però hai fatto la guerra contro di noi’ ma la maggior parte insomma, e siamo andati subito a vedere in cantina ma non c’era più niente da mangiare. Allora arriva sera [coughs] ci portano fuori al giardino e ci dividono tedeschi, italiani, francesi c’erano diverse. E poi i tedeschi, intanto passava una colonna di tedeschi che venivano da più avanti verso Berlino, li hanno accodati a quelli lì e via a piedi, poi i polacchi, e noi ci abbiamo detto ‘Ma il mangiare?’ e loro ci hanno fatto capire che non c’è tanto da mangiare come adesso, non ce n’è mai stato quindi ‘Ci sono delle case, andate dentro, prendete quello che volete, comandate voi!’. E c’era un polacco, una squadra, che aveva anche una rivoltella, parlava bene, e noi siamo andati in un paesino e ha detto quello là ‘Ora ci fermiamo qua, dormiamo questo, cerchiamo di dormire’, eh e allora intanto, e abbiamo ‘Domani mattina’ ho detto allora, intanto abbiamo girato un po’ abbiamo visto una casa con dentro una luce, siamo andati dentro, c’erano [coughs] due russi vecchi che erano, erano, lavoravano per i padroni delle ville e c’era qualche polacco lì, siamo andati a vedere subito in cantina perché lì c’era la stufa una stufa accesa, e c’era qualche vaso di quei pezzi lì d’oca che, allora li abbiamo subito messi nell’acqua calda e a abbiamo cominciato. Poi andiamo fuori, abbiamo sentito il verso delle galline sulla cascina, e sì c’erano delle galline, siamo andati su in due o tre, abbiamo individuato al buio, tiriamo il collo e giù, intanto che siamo scesi la prima che abbiamo giù era già nella pentola [laughs] abbiamo mangiato le galline, eh dopo abbiamo cominciato a stare bene ‘Eh adesso andiamo a vedere ancora fuori’. Siamo andati nella stalla c’era, c’era una mucca, e allora adesso, però di notte girava un russo lì, l’abbiam portato là ‘Secondo te si può?’ ‘Nein, nein’ quella lì, mi ha fatto capire, è già segnata, ‘Quando le truppe ha bisogno della carne vengono a prendere queste bestie’ ‘Ah beh allora’. Allora gira di dietro c’era un porcile con due maiali ‘I maiali si possono ammazzare’ e allora uno l’abbiam fatto andare lì, e l’altro l’abbiamo ammazzato con con una sbarra di ferro no, ha fatto una morte un po’, l’abbiam portato fuori da lì, ci abbiam tagliato la testa, andar via il sangue, poi abbiamo preso i prosciutti, in spalla, li abbiam fatti cuocere un po’ l’abbiam mangiato, un po’ l’abbiamo messo nello zaino e la mattina dopo l’abbiam preso su, l’abbiam preso su tutto e siamo andati all’appuntamento, di fatto c’erano quei polacchi che andavano a casa, noi ci accompagnavano fino a quelle città lì che era il suo confine dove c’era un agglomerato tutto, che lì avevano chiuso delle delle vie e una via era per gli italiani, l’altra via era per i francesi, l’altra via c’erano tante nazionalità [caughs] e ognuno aveva, però lì ci davano da mangiare. Ma noi non siamo arrivati fino a lì, siamo passati da dove c’era il nostro paese, ci abbiam detto con quelli là voi andate, noi andiamo nel nostro paese ‘Sì, sì, sì’ tanto cosa ci interessava a quello là, e di fatti abbiam parlato dal nostro paese, non abbiamo visto nessuno. Solo che lì avevano portato delle casse di farina di latte no, di cinquanta chili. Prima, in principio quando le han portate, abbiam visto che il francese ogni tanto andava su apriva e poi andava giù con un sacchetto e io ‘Mah cosa ci avrà quello lì’. E allora dalla segheria si poteva andare in quella stanza lì, siamo andati su abbiamo visto era roba gialla roba, abbiam provato con l’acqua calda a mischiare, veniva una crema di [coughs] e allora un sacchetto per volta ho detto ‘Ma ragazzi qua se vuotiamo la cassa poi se ne accorgono’ e allora abbiam pensato di portare via una cassa intera così almeno, ce n’era una in meno ma. Di fatti abbiam, una sera, io dovevo essere sempre come, come spione, perché il padrone, ero nelle maniche del padrone, e allora anche se capitava qualcosa. E di fatti la sera siamo, due o tre sono andati dentro, io e un altro passeggiavamo sulla strada sì che se viene fuori il padrone, cerchiamo di intrattenerlo un po’, però non abbiamo visto niente, quando abbiam visto passare quelli là con la cassa allora e di fatti abbiamo subito smistato tutte le farine eeh siam ne abbiam portato un po’ a casa della guardia che lui le accettava molto volentieri [emphasis], portavamo il sacco delle patate, poi siccome c’era dentro, tra noi c’era un muratore che ha fatto due due ruote così di cemento eh, cemento puro, ci ha fatto tutte le scannelature e poi ci ha fatto la contro piastra e abbiamo fatto una macina, grano non mancava e allora in un foro ci mettevamo il grano che andava giù, si macinava e andava fuori la farina rimaneva subito, la crusca e un po’ da una parte, e allora avevamo la farina [laughs]. Beh comunque noi siamo andati là siamo andati, per arrivare in quella città lì, però non ci siamo arrivati, siamo arrivati che oramai c’era buio, in un satellite della città, sarebbe come Milano Cinisello [coughs] è una bella, era una cittadina messa bene, tutte le sue vie, era la villa sulla strada di dietro ci avevano da fare la corte, dall’altra parte c’era l’orto dell’altra via, era giù giù bene. Allora siamo andati nella prima villa che c’era ‘Ci fermiamo a dormire qua’, di fatti siamo andati di sopra sempre al buio e c’erano tre o quattro letti, c’erano quattro stanze, era una villa grossa, da basso c’era eeeh c’era il piano, poi c’erano due saloni, un salone lo abbiamo adibito a pranzo, un bel tavolo ci stavamo, nell’altra sala c’era una saracinesca, c’era una porta scorrevole, un mattino andavamo fuori, l’unica roba da portare era una tovaglia e le forchette, perché finito di mangiare lasciavamo le tovaglie dentro là si chiudeva. E siamo stati lì più di un mese in quel paese lì abbiamo vissuto da signori perché abbiam trovato una piccionaia, c’erano tutti, proprio ce n’erano tanti e allora una notte siamo andati abbiam mangiato il piccione, con dispiacere ma eeh povere bestie. Poi siamo andati un po’ fuori, c’era una stalla con una vacca che oramai era là sdraiata, e ci abbiamo dato da mangiare e da bere che insomma dopo sette otto giorni si è alzata e adesso la portiamo là e infatti l’abbiamo presa, andavamo stavamo andando portandola là, ci passan due russi con una camionetta, si fermano ‘E cos’è cos’è’ mi dice ‘Cosa fate’ eh adesso ammazziamo, e va beh te la ammazziamo noi, han tirato fuori la rivoltella e l’han ammazzata, a noi ci ha dato, ci han dato una coscia, ma non era tanto grassa, comunque è andata bene lo stesso. Poi girando per, girando per le le ville, che lì erano tutte ville da signori eh, c’erano degli armadi pieni di vestiti, in cantina abbiam trovato di tutto, abbiam trovato perfino del vino di Ballabio, qua del Tegio [?] abbiamo trovato zucchero, farine. C’era una villa che forse c’erano delle signorine, c’erano stati cinquanta di quei, di quei servizi di toilette che c’erano il profumo, rossetto, e allora li abbiam portati di là, al mattino, il cuoco arrivava su a fare il caffè e uno di noi si alzava e si girava per le stanze e si spruzzava un po’ di profumo e poi ci portavamo il caffè [laughs], ogni tanto eh. Un bel momento poi, lì nella villa accanto c’era uno di Redavalle insieme a un croato, cos’era, che parlava il russo, quello là tutti i giorni andava in città entrava nei ristoranti vuoti, portava a casa del liquore e ce ne dava, però un momento ha detto, sarà meglio che venite perché c’è in ballo il trasferimento, forse era il momento di. E infatti siamo andati là e siamo stati eeeh siamo stati un bel po’ perché là ci davano da mangiare anche però bisognava alzarsi, ogni via tre o quattro persone dovevano andare a pelar le patate, e tutti i giorni partiva un carro con sotto un cavallo con un russo e andava oltre il confine che praticamente si entrava in Polonia, perché i tedeschi prima avevano conquistato la Polonia e poi avevano mandato i tedeschi, fra l’altro avevano costruito Mauthausen, Mauthausen era in Polonia non era in Germania, e noi c’era ancora l’insegna Mauthausen. E allora se si poteva appena appena, ci andavamo, col cavallo, perché andavamo oltre il confine, avanti nei paesi a prender della roba, lì eeh si vede che c’era qualche deposito di di farina, patate. E poi lì passava un russo, avvisava nel paese ‘Fra un’ora questo paese deve essere sgomberato’. Lì erano tutti tedeschi, e dovevano, in un’ora facevano poco eh, però avevano quasi tutti, il cavallo con il carro, attaccavano il cavallo al il carro e l’infilavano via. Noi andando di là magari si incontrava la colonna che veniva, andava via, portavano, quando arrivavano quasi nella Germania, che c’era, lì c’eran tutti boschi no, se c’era un’entrata, c’era lì un russo, infilava la colonna dentro lì, e poi cominciava a sparare che la gente a piedi, via tutta, piantavano là cavalli, eeeh viveri, tutto, piantavano là, altrimenti. E allora noi, c’era il russo che guidava il carro guardava, cercava il cavallo più bello che c’era, lo prendeva, noi cercavamo invece roba da mangiare. E poi è venuto il momento che ci siamo, ci siamo andati là e abbiamo fatto il trasferimento, da lì siamo andati in un’altra città dove si presumeva la partenza, e di fatti il, siamo passati dalla Francia, visita di qua, visita di là, siamo arrivati al confine e lì c’era, di solito c’era un camion ogni regione che veniva ad aspettare i prigionieri per portarli a casa, lì per la Lombardia c’era un camion che andava a Pavia, ero il solo che andava, ero il solo, però ho preso quel camion lì, m’ha portato a Pavia, da Pavia sono andato a Casteggio su un carro con un cavallo, che la gente allora eeeh da Casteggio o da Borgoratto andavano a Pavia con un carro con un cavallo a vendere la roba eh, camion non ce n’erano, e allora sono arrivato a Casteggio, è tutto quello che ho potuto, potuto fare.
FA: Vedere. Ma prima, prima che prima che arrivassero i russi quando eravate a, vicino a Berlino, ha detto che suonava l’allarme,
MF: sì.
FA: Allarme anti aereo?
MF: Suonava l’allarme.
FA: Di, di che cosa?
MF: Le sirene, perché arrivavano le fortezze volanti.
FA: Voi sapevate chi, che aerei, di chi erano questi aerei, ve lo dicevano?
MF: No, no, questi aerei oramai lo sapevamo di chi erano.
FA: Ah.
MF: Erano americani.
FA: Ah.
MF: Perché i russi viaggiavano con dei leggeri, aeroplani leggeri, però gli americani e inglesi, tutte le sere arrivavano con le fortezze volanti.
FA: Tutte le sere.
MF: Tutte le sere. Allora suonava l’allarme, si spegnevano tutte le luci, però si accendevano le le.
FA: L’antiaerea.
FA: Insomma la contraerea, si accendeva la contraerea, si vedeva che girava, girava, girava se ne inquadrava uno, perché hanno avuto anche di perdite anche gli inglesi, gli americani eh, perché se, se inquadravano una fortezza volante non, non ci scappava più, era un gran difficile che poteva andar via ancora, allora le buttavano giù. Era già difficile a inquadrarla perché avranno avuto i suoi, però e ogni quarto d’ora o dieci minuti suonava l’allarme no? E lì si fermava tutto, poi suonava l’allarme che era finito e allora si vede che si accendevano le luci, e anche noi stavamo caricando il rimorchio, il vagone e ci fermavamo, e andavamo sotto un ponte, finito lì tornavamo indietro, ma dopo un quarto d’ora suonava ancora l’allarme, vuol dire che facevano il giro eeh eeh.
FA: E andavano a Berlino.
MF: Erano sopra Berlino.
FA: E voi vedevate.
MF: Noi li vedevamo sopra Berlino, nelle città, perché eravamo come di qua, non so eeeh Fumo o, tre o quattro chilometri, in periferia no, eravamo proprio in periferia di Belino [coughs] e vedevamo che erano già sopra le città.
FA: E vedevate che bombardavano.
MF: E bombardavano, sì perché Berlino era quasi distrutta eh, Berlino è grossissima eh ma c’han fatto dei danni che, eh, era era una cosa da vedersi ecco perchè, vedere lì tutte le, quegli aerei lì che man mano che c’era la contraerea girava magari uno si vedeva, poi la contraerea girava e non si vedevano più, però se ne inquadravano uno quello là era difficile che scappasse, perché erano, avevano della contraerea, non è come, nei paesi di contraeree non ce n’era, però i russi giravano con dei degli apparecchi leggeri, avevano su quelle cinque o sei bombe, piccole e bombardavano.
FA: Quindi i russi potevano bombardare, per dire, anche dove eravate, dove eravate voi. Perché erano più.
MF: Sì sì.
FA: Invece gli americani andavano su Berlino.
MF: I russi bombardavano anche, han bombardato dove eravamo noi, e noi abbiamo fatto di tutto per scapparci fuori, e loro vedevano, ci vedevano, io, noi non vedevamo loro, perché non c’era contraerea, viaggiavano a bassa quota eh e ci inseguivano, come.
FA: E voi.
MF: Una giornata intera, una giornata intera per, anche per mettere a posto, per fare delle, delle granate, no? Se erano troppo lungo lo accorciavano, loro giravano, vedeva dove scoppiava eeh.
FA: Ho capito.
UNKNOWN: Senta lei non vuol.
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FA: Prima della pausa stavamo dicendo appunto del, dei russi che vi.
MF: Sì sì.
FA: Che vi seguivano, insomma, cosa provavate voi e i vostri compagni mentre succedevano queste cose?
MF: Ehh avevamo paura di prender le bombe perché non è che, loro ci prendevano forse per tedeschi, non è che sapevano che noi eravamo lì, altrimenti magari se sapevano che eravamo italiani non bombardavano, e invece bombardavano, e arrivavano le granate, poi ha incominciato ad arrivare in paese, che in paese non ha fatto neanche tanti danni, perché la popolazione si è arresa, la sera, verso sera son partiti tutti eh non c’è rimasto nessuno lì, c’è rimasto, qualcuno c’è rimasto perché dopo che noi siam passati di lì, c’erano ancora dei morti sul piazzale della stazione, era già puzzavano forse, era, e non c’era più nessuno che li, perché anche il nostro padrone doveva andare in quella buca, in una buca di quelle lì, però non c’è andato perché si è salvato, poi poi siamo andati in altre città dove era imminente la partenza e allora c’era un treno che passava tutti i giorni, un trenino, andava piano e andava da dove eravamo noi, un po’ più avanti alle città e viceversa no? E allora noi saltavamo su quel trenino lì e siam venuti, venivamo lì dove lavoravamo, dove, e abbiamo trovato anche il padrone, che l’abbiam beffato un po’ perché noi avevamo le sigarette, avevamo, e lui non aveva più niente. E allora, quando [laughs] lui aveva delle sigarette e noi no, magari passava lì c’era un ponte che, che passava sotto un fosso grosso e lui si portava sul ponte con la sigaretta, quando era a metà la buttava dentro nell’acqua [laughs] e allora poi ci abbiam fatto noi lo stesso scherzo a lui, che metteva.
FA: E quando succedeva, quando venivano a bombardare, vi nascondevate sempre sotto lo stesso ponte o vi, dov’è che vi mettevate.
MF: No, quando han bombardato lì da noi ci spostavamo un po’, perché.
FA: Cercavate di di scappare.
MF: Eh cercavamo che se le granate arrivavano verso di noi, poi un bel momento, viene viene sera, qua continuano tutte le notti, qua continuano e allora abbiam deciso di andare in baracca, prender su un po’ di roba e scappare, non sapendo dove andare eh, però abbiam trovato che venivano via anche i padroni, il posto c’era, c’era il rimorchio che era otto metri, ci stavamo su tutti, e e che poi è capitato di esserci su quel militare lì con via un piede. Però abbiam fatto una strada per scappare, non da una strada principale, perché, per strada ci vedevano, in un, diciamo era un sentiero che passava sotto delle piante lì, però giravano lo stesso, quando sganciavano i bengala era giorno e allora fermi tutti senza senza respirare, si illuminavano tutto, uno che si muoveva si vedeva. Poi non vedevano niente, il bengala si spegneva e allora si partiva si andava avanti. Ma poi una cosa che mi è rimasta impressa è eeeh le, il modo cioè di far la guerra dei russi, che loro non sprecavano, eeh di morti forse non, che loro si mettevano qua, magari bombardavano Fumo o Casetisma [Casatisma] fintanto che li stufavano, poi entravano e non c’era più nessuno, e allora avanti, però nella strada principale, lei vedeva una marea di uomini eh, ma per chilometri e chilometri, con carri armati con dei fusti che quattro o cinque metri e tutto, tutto a piedi, andavano tutti a piedi, i carri armati andavano piano e eravamo lì ‘Berlino! Berlino!’ ‘Avanti Berlino’ c’erano ancora [coughs] era, fa impressione, perché poi loro mettevano magari un drappello, cinque o sei russi, mettevi in un paese ‘Girate qua, guardate se c’è qualcosa, se c’è qualcuno li facciamo prigionieri e via’ e loro intanto andavano avanti, dietro non ci guardavano più, erano sicuri che che non ci rimaneva gente, in modo che di danni ne hanno avuti poco sicuro, prima, quando han cominciato a venire avanti e i tedeschi retrocedevano. Sì sì mi è rimasto impresso quella, quella marea di gente che per lo più si vedeva, non erano gente [coughs] cioè diciamo istruita perché vedere uno con quattro o cinque orologi, quando uno era fermo lo buttava via, no? Se è fermo non va più, c’era solo da tirarlo su, lo buttavano via, perché alla gente ci prendevano tutto quello che che avevano.
FA: Va bene. C’è qualcos’altro che vuole, vuole raccontarci di.
MF: Altro non di di interessante non mi viene in mente niente,
FA: Va bene.
MF: L’unica cosa che potevo eeeh testimoniare è quello lì, di quelle fortezze volanti che si vedevano sopra Berlino tutte le sere eh, e oramai Berlino era, sarà stata quasi disabitata anche lei, perché i danni erano erano ingenti eh si vedeva dalle fiammate, dalle. Però anche gli americani hanno avuto le le, insomma i suoi danni, perché oltre ai piloti aerei ci andava di mezzo un mezzo che. Che lì poi a un bel momento i tedeschi non sapevano più cosa fare eh, perché dovevano difendere il fronte de de lì che son sbarcati, dove son sbarcati poi gli Alleati vicino a Roma, Anzio, e Anzio c’è stato lo sbarco [coughs] io ci sono stato a Anzio lì a lavorare. Poi c’era lo sbarco in Sicilia, doveva far fronte, c’era il fronte francese, il fronte americano, e e tedesco e l’altro chi c’era contro, americani e inglesi, francesi [coughs]. I tedeschi avevano tre o quattro fronti e cercavano gente, specialmente fra gli internati, ogni due o tre mesi ci portavano in città no e la guardia ci diceva ‘Adesso vi diranno di partecipare alla sua causa, cioè di unirsi che poi vi manderanno in Italia, vi dicono [emphasis] però non credeteci, che non vi mandano in Italia! Vi tengono là, vi tengono qua, vi fanno lavorare e intanto chiudono’ facevano, quelli lì li mettevo in posti, nelle retrovie e, che è capitato che da noi è venuto per dire un camion, e queste son cose poi secondarie, il camion è andato dentro al capannone, no, ha scaricato e poi il camion è andato via è rimasto lì due militari e un ufficiale, verso sera l’ufficiale è venuto nella nostra baracca ma senza chiedere niente neh, è venuto dentro ha guardato, guarda ‘Quei due militari lì dormiranno qua’ perché c’erano dei posti ancora, prima c’erano dei posti per venticinque poi noi siamo rimasti in dodici quindi eh cosa vuoi fare ‘Sì, va bene’ e di fatti alla sera quei due militari lì venivano da noi, a un bel momento ci fanno, fanno capire se c’avevamo un paio di pantaloni, quelli lì ‘Eh sì’ però prima han chiesto una camicia, la camicia ci han portato una stecca di sigarette, erano venti pacchetti no? Dopo ci chiedono i pantaloni, i pantaloni molto di più sigarette, e allora han portato tre o quattro stecche o cinque. Chiedono la giacca, ci diamo anche la giacca, però sempre con un piccolo aumento, insomma avevamo, c’era, avevamo tanti pacchetti forse dieci pacchetti a testa. È saltato fuori che un bel momento, ci abbiam dato anche le scarpe, e m’ha detto ‘Sapete perché facciamo così? Perché noi siamo russi’. Erano due russi che si erano alleati coi tedeschi ‘Se ci vedono i nostri compatrioti per noi è finita eh, e allora li abbiam vestiti di civili, li han messo nel suo zaino e bun, basta lì. [coughs] Quindi c’erano anche quelli lì che, e rubavano tutti poi, perché da quel camion lì che è arrivato poi quando son partiti, eeeh son venuti a prender la roba che è rimasta, stanno per partire: trattore non parte più, lì c’era l’ufficiale, un ufficiale tedesco che comandava quei due lì ed è venuto uno con il trattore ‘Il trattore non parte, il trattore non parte’. E allora per combinazione era un trattore che io avevo rifatto nuovo, perché ho visto che era lì fermo, c’ho detto con il francese ‘Perché non lo adoperiamo’ era un bel trattorino (come un nostro piccolo che abbiamo qua con le ruote strette) ‘Non si può più aggiustare’ ‘Oh!’ e prova dire al padrone se posso guardarci, lui mi ha dato il permesso io l’ho rimesso a nuovo, no? Fatto bronzine nuove, tutto, tutto, e di fatti poi è partito, abbiamo adoperato un po’, ma poi il padrone l’ha dato al governo. E non parte quel trattore lì combinazione era un trattore come quello lì. Sapevo il divetto, e mi ha chiamato il padrone ‘Ferrari! prova a guardare il trattore’. Ci sono andato, ch’ho messo una mano c’ho chiuso un po’ l’aria, a veder, bisognava guardare, c’ho detto al tedesco che c’era su ‘Prova’ quello là è partito subito. L’ufficiale che gli era dietro ci ha detto al padrone ‘Ferrari viene con me adesso, io lascio qua un altro’ ‘Nein! Nein! Ferrari Ferrari mein Mechanik, mein Mechanik, mein Mechanik! Ferrari no no no’ [laughs]. E di fatti, altrimenti. Intanto che andavano via io ero lì, ho visto un tedesco lì che con uno scatolone, ha fatto un buco nel nel frumento dentro, l’ho visto, e ci ha messo quella scatola lì, mi son ricordato dove l’aveva messo. Appena via loro, io son subito andato dentro, ho cercato quel pacco lì e l’ho buttato dietro al capannone, c’era delle sterpaglie, ma alte. Dopo due minuti spunta il il capo della segheria viene, va dentro, incomincia a guardare, cerca cerca [laughs] che trovi, ha cercato un po’ è andato via, dopo un po’ ritorna, e cerca cerca cerca non l’ha trovato perché l’avevo messo via io e allora mi son messo, io avevo su una tuta con, da ginnastica, in fondo era chiusa e ci stavano dentro dei pacchetti di sigarette, e allora son andato, ho aperto il pacco, ho aperto tutti i pacchetti, non ho preso le stecche intere, tutti i pacchetti, un po’ di qua un po’ di là, c’ho fatto un paio di viaggi, li ho portati in baracca, toh, ero a posto. Quello lì è andato d’accordo con il tedesco di metterci lì un pacco di sigarette eh, e rubavano.
FA: Va bene, allora la ringraziamo molto per, per questa intervista.
MF: Sì sì no mi dispiace che praticamente nella guerra non ero il fronte dove si stava male dove si pativa la la fame. Lì noi in paese eravamo come i suoi figli, perché ognuno di noi si aveva fatto, si era fatto la sua famiglia tutti i sabati andava a lavorare lì, si faceva l’orto, ci faceva, ci spaccava la legna, magari buttava qualche pianta, preparava il terreno per metterci le patate, tutti i sabati e magari anche le domeniche, loro erano contenti, li pagavano, e noi, io avevo un altro lavoro però ero in contatto con tutti lì nel paese. Andavo, andavamo c’erano due bar, no avevamo un bar in centro e c’era i bar della stazione che era un bar ristorante perché aveva delle camere d’affittare via, e io e noi andavamo magari a fare la partita a biliardo così bevevamo delle birre, Ferrari non ha mai pagato una birra ‘No no Ferrari’ niente, perché venerdì, sabato ci portavamo i barili pieni di birre, delle città, eh lì, da soli non potevano andarli a prendere. Non è che, anche se potevano fare i prepotenti, perché dice ‘Te non c’entri niente, devi lavorare per’ no, ci pagavano eeeh. Le biciclette, io gliele aggiustavo tutte, però mi pagavano, davano qualche sigaretta, qualche marco, poi passando civili avevamo tutti i diritti dei pensionati tedeschi, ci pagavano, ci che i tedeschi essendo in pensione ci davano i soldi anche per vestirsi no, perché non basta solo mangiare, magari [coughs] vestirsi o che noi non ne avevamo bisogno, e a noi i soldi ci servivano perché al sabato e la domenica il panettiere preparava, c’era una rosetta di pane bianco no, come le nostre rosette qua o una fetta di torta, o l’uno o l’altro: noi prendevamo uno e l’altro perché pagavamo. I tedeschi non potevano prendere perché non ce lo davano neanche a piangere, perché se se un tedesco avesse preso una cosa in più, si faceva la spia però là chiudeva il negozio eh. Noi invece ce li dava perché lo pagavamo, era sicuro che non non lo denunciavamo, no no.
FA: Va bene allora la ringraziamo ancora molto per questa intervista.

Collection

Citation

Filippo Andi, “Interview with Marino Ferrari,” IBCC Digital Archive, accessed October 21, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/243.

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