Interview with Sandro Boiocchi

Title

Interview with Sandro Boiocchi

Description

Sandro Boiocchi remembers wartime memories at Travacò, in the Pavia area. Mentions various episodes: food shortages, the black market, fascist and German roundups, Pippo flying at night, bombing of bridges, giving shelter to evacuees. Tells how stables provided warm shelter but were also used as hidden storage for weapons. Mentions seeing an aircraft taken down in the woods, with a dead pilot still inside the cockpit. Remembers the blowing up of an ammunition dump and the following blast wave, which shattered their windows and doors. Describes the strict instructions issued by parents and relatives to black out the windows extremely well in order not to serve as a target for bombings at night. Tells of when his mother stood up against a group of Germans and fascists intending to search their house for food and how she told them off. Recounts episodes of selfless generosity and moral integrity . Explains how, following a direct order from the partisan leaders, actions against the German troops were forbidden in the Travacò area, of strategic importance for the resistance and where huge amounts of weapons were stacked. Tells of Carabinieri opposing the Fascist regime, having pledged allegiance to the king. Tells how, in absence of authority, the population resorted to informal mutual assistance networks.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2017-02-25

Contributor

Peter Schulze

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Format

00:43:10 audio recording

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ABoiocchiS170225

Coverage

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Temporal Coverage

Transcription

FA: Sono Andi Filippo e sto per intervistare il signor Sandro Boiocchi. Siamo a Travacò Siccomario in provincia di Pavia, è il 25 febbraio 2017. Ringraziamo il signor Boiocchi per aver permesso questa intervista. La sua intervista registrata diventerà parte dell’archivio digitale dell’International Bomber Command Centre, gestito dall’università di Lincoln e finanziato dall’Heritage Lottery Fund. L’università s’impegna a preservarla e tutelarla secondo i termini stabiliti nel partnership agreement con l’International Bomber Command Centre. Signor Boiocchi, vuole ricordarci la sua esperienza, i suoi anni, qui a Travacò?
SB: Sì. Io sono nato nel 1941, ero bambino ma ricordo, ricordo perfettamente, ehm, i periodi che abbiamo attraversato durante la guerra e ricordo esattamente, [clears throat] esattamente come, ad esempio quella volta che, ehm, con mio padre, che mi teneva per mano. Ehm, dunque intanto noi qua siamo nel territorio di Travacò, che è il triangolo di confluenza fra il Pò e il Ticino. Nelle immediate confiniamo con il Borgo Ticino nella parte più bassa del Borgo che è il Borgo, cosiddetto Borgo Basso e con, e quindi con gli abitanti del Ticino che, ehm, per dire come sono le cose, i borghigiani si sentivano un po’ come, come un grosso paese cioè, ehm, è Pavia però il fiume ha definito la città dall’altra parte e questi erano legati alle nostre campagne, alle nostre amicizie eccetera eccetera. Quindi scoppia la guerra [coughs] e ci sono stati furiosi bombardamenti sul ponte del, sul vecchio ponte coperto e anche sull’altro ponte perché i ponti erano vie di comunicazione che, ehm, sicuramente per questioni strategiche dei vari, dei vari paesi in conflitto dovevano essere eliminiati e quindi rendere più difficile, ehm, lo svolgersi della vita normale o i passaggi di truppe, i passaggi di elementi eccetera. Ehm, quindi i borghigiani e molti si son visti crollare addosso le case, ci sono state tante vittime eccetera perché non è mica che le bombe a quel tempo fossero intelligenti come quelle di oggi, anche se di bombe intelligenti non ce ne sono perché lì è ignoranza e basta, non è intelligenza e chi distrugge non fa mai cose buone. Ehm, e quindi la popolazione del Borgo e praticamente scappava e si rifugiava nei paesi attorno e noi siamo stati il primo paese che ha avuto ma anche questa ricchezza, io la chiamo di tutta questa gente che scappava e tutte le nostre famiglie ospitavano questi sfollati che non sapevano neanche, ehm, dove andare. Ehm, quindi tanti facevano parte del gruppo partigiani di Travacò perché qua si era costituito un gruppo di resistenza al regime che era molto consistente, molto attivo. Ehm, e quindi, e quindi, vorrei dire anche che quel, nell’occasione, va beh lasciamo stare, andiamo con ordine. E quindi tantissimi ospitati da noi, ehm, si sono allontanati diciamo dai pericoli più gravi che avrebbero vissuto. Ehm, e poi riprenderò ancora questo problema, questo aspetto del, diciamo, di questi sfollati perché ci sono stati dei, cose che hanno determinato poi anche fatti importanti. Intanto, ehm, io ricordo perfettamente quando mio padre, ehm, mi ha portato con lui nella zona della confluenza, oggi è la zona dove, dove abbiamo costituito la grande foresta. Ehm, e ricordo anche il punto pressappoco dove è caduto un aereo, sembra che fosse un aereo tedesco, colpito dalla nostra contraerea perché al Vul, nell’Area Vul c’era la contraerea che cercava di colpire gli aerei che cercavano di bombardare il ponte e bombardare Pavia. E ricordo perfettamente perché ci siamo avvicinati a quell’aereo, e quell’aereo che era messo tutto sgangherato ormai e c’era sopra un pilota morto con la testa chinata e mio padre mi ha allontanato e così ecco questo è uno dei ricordi. Ricordo perfettamente quando hanno fatto saltare la, era l’inverno del ’43, quello è una roba che non posso dimenticare perché è scoppiata la polveriera, la santabarbara che c’era oltre il Ticino nel territorio di Pavia qua da noi
FA: Albaredo Arnaboldi se non sbaglio
SB: Scarpone
FA: Sì, ecco, esatto, sì, sì, sì.
SB: Nella zona di Scarpone, allora nonostante questa distanza io ricordo che la nostra casa allora io abitavo a frazione Boschi, là,
FA: Sì.
SB: A cinquanta metri dalla Marzia, dove c’è la trattoria. Ehm, siamo rimasti senza vetri, porte, son cadute anche le porte, le finestre, ehm, e quindi ricordo i miei nonni, ricordo mio padre eccetera che hanno dovuto tamponare con delle cose di emergenza perché c’era freddo, eravamo in casa e c’era anche forse ghiaccio, neve, roba del genere, ehm e quindi sono stati brutti momenti.
FA: Per lo spostamento d’aria?
SB: Per lo spostamento d’aria, per lo spostamento d’aria ma un boato esagerato eh, un boato esagerato. Cosa ha combinato dall’altra parte non lo so nelle zone più vicine, noi a questa distanza abbiamo notato questo. Ma ho vissuto anche gli ultimi momenti dei rastrellamenti che si facevano periodicamente perché noi, io ricordo, bambino con questi, ehm, tedeschi in divisa, allora io non sapevo chi erano, ma in divisa i tedeschi poi la divisa l’ho, più tardi ho potuto capire che li qualificava come tedeschi, accompagnati dai gerarchi fascisti del posto entravano nelle case e cercavano. Allora di mangiare non ce n’era, la farina non c’era, il riso non c’era, si viveva di espedienti, funzionava mi è stato detto poi un mercato nero di chi aveva possibilità però ma la gente comune non aveva niente, viveva delle risorse che c’erano,
FA: Del territorio.
SB: Che c’erano qua sul territorio, erano le verdure, erano la frutta, erano un po’ tutte queste cose. Ehm, e quindi questi rastrellamenti e ricordo perfettamente che sono entrati un gruppetto formati da tre tedeschi accompagnati da un paio di borghesi che questi erano sicuramente quelli, i nostri che collaboravano con gli occupanti tedeschi, ehm. E hanno fatto aprire tutti gli armadi, gli armadi, la madia del tavolo che una volta c’erano i tavoli
FA: Sì, sì, c’era [unclear]
SB: E c’era la tavola che si alzava e dentro lì si metteva il pane eccetera. Ehm, mia madre [pauses and starts crying], scusami, [pauses] ha avuto il coraggio di affrontarli anche [pauses] cacciandoli fuori perché [clears throat] in quella casa c’erano [pauses] bambini, io e i miei fratelli che avevamo niente da mangiare quindi cosa cercavano in questo nostre case? Non c’era niente, si viveva e basta ecco. Ehm, quelli ricordo che hanno abbassato la testa perché mia mamma gli ha detto: ‘Ma vergognatevi, cosa venite a fare qua? Ma non vedete in che condizioni siamo? Non vedete come viviamo? Non abbiamo niente! Quindi andate fuori, andate fuori dalle scatole!’ Ecco, una cosa così insomma. Beh questo lo ricordo perfettamente. E ricordo perfettamente che c’era in quel periodo un aereo che tutti noi lo chiamavamo Pippo, questo aereo che, come vedeva una luce, come vedeva, non so di notte anche eh, perché di notte quando noi lo sentivamo in lontananza quando arrivava e, e allora tutti a nascondersi. Qua noi, i rifugi soprattutto per noi erano le stalle che c’erano anche perché di riscaldamenti non ce n’erano, ehm, la vita anche fuori era pericolosa e quindi il fatto di raccogliere legna oppure erano momenti in cui arrivavano bombe da tutte le parti e quindi le stalle servivano anche per scaldarci perché ricordo che da bambini con i, con quelli più anziani, andavamo, ci trovavamo un po’ nelle stalle, un po’ di qua, un po’ di là perché con, con il bestiame c’era un clima, un clima che era tiepido insomma,
FA: Certo.
SB: E quindi ci sembrava anche. Ehm, e comunque gli ordini che c’erano tassativi anche da parte dei nostri genitori, dei nonni perché allora erano famiglie patriarcali eccetera: prima di tutto, quando veniva buio non bisognava accendere la luce; se c’era una necessità di accendere la luce solo per quel momento, tappando bene tutte le finestre eccetera perché altrimenti le luci erano visti dall’alto e lì c’era il rischio di avere bombardamenti. Ehm, dicevo prima che, poverini, quelli del borgo che sono sfollati da noi ma da noi sono arrivate bombe ad esempio, sono arrivate bombe che, che so, bombe impazzite, non lo so, non, oppure lasciate da un aereo che era stato colpito che sono cadute anche qua nel nostro territorio quindi, che però non sono esplose. Ce n’è una ad esempio, ehm, nella zona dell’agriturismo della Valbona che era caduta ed è scomparsa, sarà entrata in falda e non, anche le ricerche dopo non sono mai state, non hanno mai dato un frutto positivo. Ecco, quindi era una vita, una vita tremenda, sono stati momenti di paure e poi tutti hanno avuto un lutto in un senso o nell’altro, ad esempio, ehm, gente che si era nascosta, ehm, in, dove noi abbiamo i fossi sotto la strada ci sono le tubature e lì sono, sono scoppiate bombe vicine e abbiamo almeno un caso di due fratelli che si erano nascosti lì sotto e sono esplosi assieme alle bombe perché lo spostamento d’aria li ha disintegrati lì sotto il ponte. Ehm, quindi eh, quindi era una vita, una vita estremamente, noi non ci rendevamo conto perché i più piccini cosa facevano? Piangevano perché avevano fame. Piangevano perché sentivano sparare da tutte le parti, scendevano le bombe eccetera eccetera. Ecco noi abbiamo in quei momenti solidarizzato molto con i, gli sfollati che di fatto da qualche anno, ehm, prima del ’45, fino al ’45 perché poi con la liberazione abbiamo, abbiamo, tutto si è sistemato eccetera. Ehm, ma per anni hanno partecipato alla nostra vita, noi abbiamo avuto tantissimi, erano sfollati nell’oratorio di Travacò, nell’oratorio di Travacò c’era un borghigiano, Schiappini, che poi noi abbiamo un suo scritto, ce lo ricordava lui questa roba. Avevamo un vecchio prete, Don Morone all’epoca, che era veramente un prete e viveva per gli altri, e siccome aveva, aveva le scarpe rotte e d’inverno girava con le dita dei piedi fuori dalle scarpe questi borghigiani hanno fatto una colletta e hanno dati i soldi a questo prete che era venuto a Pavia per comprarsi le scarpe. E se lo son visto poi ritornare ancora nonostante questo con i piedi fuori dalle scarpe e gli hanno chiesto: ‘Ma, prevosto, come mai? Gli abbiamo dato i soldi per comprare le scarpe?’ E lui fa: ‘Guarda, [crying] ho incontrato uno che stava peggio di me [crying] e quindi le ho comprate per quello, non l’ho fatto’. Questo per dire i momenti che erano e la gente che c’era in quel momento.
FA: Certo.
SB: Noi , di questi borghigiani c’era la famiglia Maggi che era la madre, no che era la, era nella famiglia di Borgo Basso, di Via Milazzo, di Borgo Ticino ed erano scappati qua, erano scappati qua per fuggire appunto dai bombardamenti ed erano presso una famiglia, una famiglia guida che a trenta metri da casa mia. Con i bombardamenti questa donna era, stava per partorire e con questi bombardamenti poi ha partorito ma ha perso il latte, ha perso il latte. Mia madre aveva avuto mio fratello proprio in quel momento e allora la famiglia che lo ospitava erano venuti da mia madre, da mia madre per vedere, siccome era una donna un po’ rigogliosa diciamo, un po’ formosa, e diciamo e aveva un seno molto abbondante, ehm, gli hanno chiesto se avesse allattato anche quell’altro bambino. Mia madre l’ha fatto, ha detto: ‘ Io ne allatto uno e allatto anche l’altro se mi viene il latte’, infatti così è stato. Quel bambino oggi è il reverendo Don Maggi del, parroco del duomo di Pavia, è stato rettore del collegio Borromeo eccetera, Ernestino Maggi con il quale siamo ancora in ottimi rapporti e che lui, e che lui, beh lui, ehm, aveva due anni meno di me, ricorda poco. Ehm, quindi quando cinquant’anni dopo abbiamo fatto, adesso ritorno un attimo a quello che dicevo prima, quando abbiamo fatto quella rimpatriata concordando con il presidente del comitato di quartiere Borgo che è il Vittorio Chierico che tra l’altro è uno storico appassionato e che quindi, ehm, ha raccolto tante memorie e anche fatto diversi testi su queste cose, ehm, abbiamo fatto una rimpatriata qua a Travacò. C’era anche monsignore Bordoni che è stato, era parroco di Pavia ed era il direttore del giornale il Ticino della diocesi di Pavia e che lui, ehm, ha vissuto in mezzo ai bombardmenti, in mezzo, dentro le macerie perché fra l’altro, ehm, ha ricordato anche lui a tutti noi il suo lavoro di parroco nel soccorrere i feriti eccetera eccetera. C’era don, la famiglia di don Ernestino, c’erano tutti i borghigiani e in quell’occasione lì c’erano anche, ehm, tutti i famigliari che ricordavano queste cose. È stata una bellissima giornata, noi l’abbiamo passata assieme a, per ricordare tutte le nostre vicende comuni e guarda caso comunque dicevo prima qualche borghigiano tipo Abbà, Amleto Abbà, che non c’è più neanche lui, era partigiano qua da noi, ce n’erano anche altri e, ehm ecco, e lì abbiamo intervistato, noi come amministrazione comunale, tramite anche l’assessore alla cultura eccetera, ehm, i partigiani presenti anche il gruppo di Travacò ehm e abbiamo, e abbiamo messo queste interviste in un opuscoletto edito dalla nostra biblioteca. Ecco, vorrei dire che comunque il primo sindaco dopo la Liberazione di fatto è stato Luigi Fregnani, uno dei partigiani borghigiani che era di Travacò quindi è stato il primo sindaco nominato dal CLN e poi con le prime elezioni che ci sono state successivamente dopo la Liberazione ehm. È importante aver ricordato questo perché poi c’è stato un seguito di fatto. Il seguito è stato che il, queste interviste che noi abbiamo fatto ma anche per avere dei ricordi pensando che le cose finissero lì insomma ecco ehm e pensando che questi ricordi potevano servire in futuro qualche cosa. Succede che questa intervista, cioè che questo opuscolo finisce in mano a un graduato dei carabinieri che stava lavorando attorno alla storia dei carabinieri a Pavia, nella zona eccetera. E ehm, e questo qua a un certo punto, ma sto parlando di un paio di anni fa, neanche, un anno e mezzo fa, ormai eravamo, siamo diventati amici per altre cose, eravamo già amici, mi chiama e mi dice: ‘Ma senti, ma voi avete fatto quell’opuscolo lì, avete, ma vi rendete conto che, sotto, io sto trovando cose che hanno tutti riferimenti a Travacò’. Allora, ehm, abbiamo di fatto, ehm, visto un po’ tutta la nostra storia, e abbiamo fatto ancora altre ricerche e stiamo per pubblicare un libro sulle cose che abbiamo scoperto. Allora, intanto abbiamo scoperto che Travacò era strategicamente importante per la lotta di liberazione per i, i movimenti e i passaggi sia di armi sia di partigiani da Milano verso l’Oltrepò, arrivavano a Pavia, traghettavano il Ticino, erano a Travacò ma erano anche pronti ad attraversare il Pò ed essere un collegamento con i partigiani dell’Oltrepò delle colline eccetera. Noi qua avevamo il maresciallo Corippo che era il maresciallo all’epoca di Borgo Ticino che e avevamo il maggiore Olinto Chiaffarelli che era il comandante della caserma dei carabinieri di Pavia che in quell’epoca, e questo è quello che abbiamo scoperto dopo, in quell’epoca erano, si sono messi in aspettativa perché quando il Mussolini ha creato la Repubblica di Salò, voleva anche che tutti i carabinieri e tutte le organizzazioni militari eccetera aderissero alla Repubblica di Salò. Questi carabinieri, quindi il nostro maresciallo e Olinto Chiaffarelli, allora era, mi pare che fosse colonello o maggiore, adesso non ricordo bene, che comandava la caserma di Pavia, si sono messi in aspettativa, hanno detto: ‘Noi non aderiamo alla, ehm, alla Repubblica di Salò perché abbiamo fatto un giuramento. Noi abbiamo giurato al re’, perché in quel momento il re si era separato dal Duce, dal governo, e lì è scoppiato il finimondo perché tutti erano allo sbando, erano allo sbando le nostre caserme, erano allo sbando tutti i carabinieri, polizia eccetera perché chi aderiva da una parte, chi aderiva dall’altra eccetera eccetera, loro hanno detto: ‘Noi abbiamo giurato al re, non aderiamo a quella parte e ci mettiamo in aspettativa e quindi ci togliamo’. Ecco, questi due, quindi il maresciallo Corippo e il comandante Chiaffarelli con le loro famiglie erano a Travacò. Allora noi abbiamo avuto, ecco l’intersecazione della storia nostra con i carabinieri, erano a Travacò il comandante Chiaffarelli con la famiglia era alla Cascina Orologio, cinquanta metri distanti dalla Marzia, lì c’è una grossa cascina verso l’argine e erano alloggiati lì con la famiglia e la, il Chiaffarelli alla Cascina Carnevala, è quella cascina se lei torna indietro per Pavia dalla zona della Battella,
FA: Sì?
SB: Che esce in borgo, vede una bella cascina dove c’è la curva a gomito,
FA: Sì?
SB: Ecco, quella è la cascina Carnevala e lì c’era ed era una cascina [laughs] del podestà fascista che c’era all’epoca. Però c’era la famiglia di Chiaffarelli lì. Noi tutte queste cose adesso poi le produciamo nel nostro libro che facciamo. Ehm, poi avevamo un altro carabiniere di Travacò che era Colombi e avevamo e c’era un altro carabiniere, che era Vittorio Caraffa, che era a Mezzano, era sfollato qua in un’altra famiglia. Allora, questi carabinieri di fatto, allora il comandante di Pavia Chiaffarelli era il comandante addirittura di tutta l’area Nord, verso Milano eccetera, della Resistenza. Il comandante Corippo era, era quello che aveva anche lui compiti direttivi, ehm, e, ed era in contatto con i nostri capi partigiani del luogo. Tant’è vero che i capi dei partigiani qua erano di fatto Corippo e Crepaldi e Crepaldi ehm, che era, ehm, un milanese che aveva fatto il militare a Pavia in quell’epoca, poi si era fatto la morosa a Travacò, poi si è sposato anche lui con una di Travacò eccetera. Ehm, quindi c’è tutta una storia allora noi abbiamo scoperto attraverso queste indagini poi con l’estensione dei carabinieri intanto il gruppo di, dei carabinieri di Travacò comandati da Corippo il giorno 26 aprile, ehm, il giorno 26 aprile stavano aspettando l’ordine per contrastare i tedeschi che comunque erano già in ritirata. C’era una colonna di tedeschi nella zona del vallone e bisognava, e bisognava che questi fossero accerchiati e accompagnati per la ritirata verso, verso il Brennero, non so da che parte, perché stavano lasciando comunque l’Italia però attenzione, stavano lasciando l’Italia ma con la rabbia dentro e quindi dove incontravano, incontravano qualcuno, sparavano eh quindi uccidevano ancora, anche durante la ritirata. È arrivato l’ordine di, ehm, e Corippo aveva dato l’ordine a, di tenersi pronti perché il 24 o il 25, no, o il 25 o il 26, ehm, avrebbero dovuto attraversare il Ticino e quindi contrastare questi tedeschi che erano in ritirata. Noi abbiamo avuto un morto lì perché il nostro gruppo ha partecipato a quella, c’è stato uno scontro con, con i tedeschi ed è morto il carabiniere Colombi di Travacò. Quindo Travacò ha dato anche lui un contributo di vite umane e anche per la liberazione. Ehm, ecco queste sono le cose che poi abbiamo scoperto dopo ma c’è ancora una cosa: allora, stranamente, stranamente, questo l’ho sempre sentito anche dagli stessi partigiani, i tedeschi che hanno occupato questo territorio erano, erano ehm, solidarizzavano con le nostre famiglie cioè non hanno mai, a parte un fatto che è succeso che poi lo dirò, ehm, non, ehm, c’era stato un ordine - questo l’abbiamo scoperto dopo - un ordine dall’alto, parlo per la lotta di liberazione naturalmente, che Travacò e il suo gruppo partigiani di Travacò non doveva disturbare i tedeschi, non doveva scontrarsi con i tedeschi, non dovevano creare condizioni di contrasto. Il perché non l’ha mai saputo nessuno, l’abbiamo scoperto noi. E l’ho scoperto dopo perché noi abbiamo scoperto che Travacò era il luogo dove c’era la maggiore quantità di armi per la lotta di liberazione perché nei boschi di Travacò, ehm, lasciarono giù con gli aerei le munizioni che il comandante Chiaffarelli tutte armi che catturavano ai tedeschi eccetera eccetera venivano calate qua e poi distribuite, distribuite nelle case, nelle stalle, nelle botole, ad esempio sotto il tavolo del comandante Corippo, sotto il tavolo, c’era una botola. Corippo aveva due bambine piccole, il maresciallo aveva due bambine piccole e in quella botola lì c’erano armi, c’erano una quantità di armi non indifferenti. La moglie di Corippo ha avuto il coraggio e la prontezza di sedere le bimbe sopra il tavolo, di mascherare un po’ perché se avessero visto quella botola lì si fucilavano subito le persone e quindi, ci sono stati rastrellamenti e anche sparatorie con le mitraglie dove c’è il fieno nelle cascine eccetera perché pensavano che diversi partigiani si nascondessero nelle cascine e questa è la verità. Noi avevamo ad esempio anche quattro inglesi qua, che venivano ospitati clandestinamente nelle famiglie, erano ricercati dai tedeschi e, ehm, e le famiglie facevano a turno a, di giorno nei boschi a portare, a portare il cibo a questi qua, di notte dormivano nelle case che le ospitavano. Allora questo ordine di strategia l’abbiamo poi capito il perché. Perché qua non, doveva succedere nessun conflitto perché questo luogo era sacro ai fini della resistenza e ai fini dei passaggi da qua all’Oltrepò, dall’Oltrepò. Il Luigi Fregnani che poi, il borghigiano che poi è diventato sindaco ci ha confermato che lui aveva il compito di traghettare da Pavia o di collaborare con i traghettatori che da Pavia venivano a Travacò e che da Travacò andavano nell’Oltrepò e viceversa, e viceversa. Quindi abbiamo potuto poi ricostruire le cose che, ehm, che abbiamo avuto il piacere di conoscere, compreso il fatto che due partigiani, molto vicini di casa, non sapevano uno con l’altro che tutte e due avevano armi perché allora, se fosse trapelata una notizia o qualcuno che si fosse sbilanciato, sbilanciato, avrebbe rischiato la vita, non solo sua ma anche di tutta la famiglia. Quindi lì c’era l’intelligenza militare dei carabinieri, che, ehm, avevano creato dei compartimenti stagni in modo più assoluto, uno non sapeva cosa faceva l’altro, arrivava un ordine e ognuno doveva muoversi secondo gli ordini che arrivavano. Quindi per dire che, ehm, questa roba ha funzionato e noi siamo riusciti a scoprire dopo che almeno una quindicina di siti, almeno una quindicina di siti appunto c’erano nascoste armi, qualcuno nella mangiatoia, qualcuno nella stalla, qualcuno nella botola nell’orto, qualcuno nel cascinale, qualcuno, eccetera eccetera e quindi Travacò era comunque una, sarebbe stato una polveriera ma, ehm, per rifornire gli altri in battaglia e non tanto, ehm, perché qua di battaglie non ne dovevano accadere da quello che abbiamo capito. Quindi, ehm, ecco queste sono state le, ehm, la vita vissuta da noi e dalla gente di quei momenti e ehm, e anche, ehm, e anche dai nostri, dai nostri compaesani e dai nostri borghigiani che hanno partecipato con noi a questa vita, non dico. Ah noi abbiamo avuto delle persone che addirittura, noi abbiamo avuto il medico condotto, il dottor Ruozzi tanto per citarne uno, che, ehm, che ha, ehm, che curava a rischio perché era anche stato portato via accusato di curare i partigiani eccetera e quello ha avuto il coraggio di dire ai tedeschi: ‘Io sono un medico e io faccio il medico, non chiedo, ehm, una fede politica per curare uno o l’altro, curo tutti quelli che vengono da me’. E quindi il dottor Ruozzi è stato anche lui uno, ehm, un eroe, così come è stato eroe il partigiano Lavina che, [laughs] quello faceva parte del nostro gruppo partigiani che appena c’è stato sentore che era imminente la liberazione, lui aveva lavorato un po’ di anni in Germania, sapeva parlare il tedesco, il tedeschi lo usavano un po’ anche come interprete però era un partigiano di quelli anche abbastanza tosti e con una mitraglia, una mitraglia che un essere umano non riusciva a portare, con la forza della disperazione, dicendo parole in tedesco ha fatto uscire tutto il comando tedesco che c’era qua da noi con le mani in alto, perché lui ha fatto credere, parlando in tedesco che c’era, ehm, che il comando era accerchiato, che dovevano arrendersi. Qunado hanno visto che, invece, era una persona sola e che poi sono arrivati anche gli altri partigiani, ormai era tardi, e quindi sono stati beffati anche loro in questo modo, non ci sono state sparatorie perché quelli si sono arresi e, ehm, e tutto è finito lì. Ecco, io altro non saprei cosa dire ma ci sono anche tanti altri episodi ma la roba verrebbe un po’ troppo lunga.
FA: Vorrei farle una domanda, un paio di domande. Voi da qua, dal vostro punto di vista, dei suoi ricordi, vedevate quello che succedeva giù al borgo quando, quando bombardavano?
SB: No, no, no. Noi, ehm, diciamo perché, la vita era praticamente bloccata. Uno non si azzardava ad andare in Borgo se non per necessità perché ad esempio in Borgo c’era il farmacista Ricotti, la farmacia Ricotti del Borgo era un po’, ehm, era la nostra farmacia, allora per le necessità sì però, ehm, e quindi ci venivi, no, e quindi toccavamo con mano che la gente che è venuta qua non aveva neanche più la casa in Borgo perché il Borgo, ehm, più vicino al Ponte, tutto attorno al Ponte, era tutto giù.
FA: Certo.
SB: E quindi, e quindi, non ci siamo resi conto, dopo ci siamo resi conto, quando c’è stata la Liberazione, allora abbiamo visto. Ci siamo trovati con, con una tristezza esagerata, con tutto da ricostruire, con tutto da fare, con tutto da organizzare e lì ci sono voluti anche gli anni ma però la vita ha ripreso il suo corso e, e tutto ha cominciato a funzionare, e, funzionare.
FA: Certo. Un’ultima cosa. Ehm, gli sfollati che arrivavano a Travacò, ehm, erano organizzati diciamo secondo un sistema assistenziale condotto da qualcuno oppure erano un flusso autonomo, diciamo casuale?
SB: No, no, no. Allora nelle nostre zone di sistemi assistenziali non ne esistevano perché tutta la popolazione aveva bisogno di essere assistita si può dire. Qua non c’era niente per nessuno, tutti erano in miseria, tutti avevano, eccetto qualcuno naturalmente, no? Ehm, quindi era un po’ un’assistenza fai da te, di solidarietà, erano, uno aiutava l’altro. Se un vicino di casa non, aveva un bisogno c’era, c’era sicuramente la famiglia che lo aiutava quindi era un’assistenza che funzionava così. Solo dopo con la ripresa, dopo la Liberazione, allora le prime amministrazioni si sono dovute occupare anche dei problemi di assistenza,
FA: Questo problema.
SB: Perché anche questo era uno degli aspetti principali insomma perché se no, non si sopravviveva eh.
FA: Sì, quindi non era, per dire, il comune di Pavia o l’esercito, i carabinieri che li mandavano. Si spostavano secondo la loro esigenza.
SB: No, no, no, no. E poi ricordo che hanno costituito il patronato e noi bambini a scuola avevamo il contributo del comune per acquistare i libri, i quaderni eccetera, c’erano. Ecco, si sono organizzati, sono state organizzate dopo le varie assistenze, le varie organizzazioni che poi si occupavano di seguire queste miserie perché in effetti era una miseria generale insomma.
FA: Va bene. La ringraziamo allora per questa intervista.
SB: Per quel che può servire, grazie a voi, anche se m’avete fatto un po’ ritornare nella mente cose che avevamo già cancellato.
FA: La ringraziamo.

Collection

Citation

Filippo Andi, “Interview with Sandro Boiocchi,” IBCC Digital Archive, accessed October 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/7768.

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