Interview with Corrado Marenco

Title

Interview with Corrado Marenco

Description

Corrado Marenco (b. 1940) describes various wartime anecdotes: a makeshift shelter dug in his garden where he and other children had fun despite the danger of 'Pippo'; how his father had to hide inside the bell tower of a church to escape from German soldiers; his grandfather taken prisoner for three days and the frightening encounter with a soldier with an hand grenade.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:04:25 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#9155

Temporal Coverage

Transcription


CM: Vabbeh della guerra per fortuna non ho molti ricordi per due motivi: primo perché ero molto piccolo, la guerra è finita nel ’45 io avevo appena cinque anni e per il secondo perché nell’ultimo anno di guerra cioè verso la fine del ’44 siamo, siamo andati, io e la mia famiglia siamo sfollati in un, da un parente che abitava in Frazione San Giovanni di Cherasco, quindi non abbiamo avuto percezione dei grossi avvenimenti che sono avvenuti nel nostro paese. Però comunque mi ricordo di un fatto che tutti i giorni nel, sul nostro paese passava un aereo, un aereo da guerra che sorvolava le case, e tutti lo chiamavano Pippo, Pippo. Noi bimbi eravamo stati addestrati che quando vedevamo l’aereo, sentire il rumore, dovevamo precipitarsi nei rifugi per nasconderci, e anche noi a casa mia avevamo fatto un rifugio al fondo dell’orto che era costituito da un, da uno, una trincea profonda circa un paio di metri con delle assi per tetto e sulle assi avevano messo del terreno. Certo a pensarci adesso era un rifugio per modo di dire perché quattro assi non è che avessero, avrebbero potuto impedirci di non soffrire i bombardamenti, però comunque ci davano una certa tranquillità e poi per noi bambini andare in un rifugio insieme a tutti gli altri ragazzi del, in questo mio rifugio eravamo almeno dieci era un, era un divertimento, era un gioco anche se quando sentivamo sto aereo che veniva a bassa quota un brivido ci percorreva, veniva lungo le nostre schiene. Eeeeh un'altra cosa che mi ricordo è che mio padre è passato molti mesi del ’44 fino al ’45 chiuso nel campanile della chiesa. Questo perché i tedeschi facevano dei rastrellamenti per cercare del, delle persone da mandare al fronte o a fare i lavori o a combattere, e mio padre che era stato, non aveva fatto il militare a causa della sua gracilità, perché era troppo magro, e a quel tempo aveva trentasette anni poteva essere preso, rastrellato e mandato in guerra. Allora lui si era nascosto in chiesa, nel campanile della chiesa, e e un paio di volte, due o tre volte a settimana mia nonna gli portava da mangiare nascondendo sotto le sue ampie gonne un po’ di pane, un po’ di formaggio e qualche uova che depositava poi in canonica e mio padre alla sera, quando la chiesa era chiusa, scendeva dal campanile e poteva andarsi a rifocillare. Ho assistito però una volta a un rastrellamento che è successo anche a casa mia, dei tedeschi, dei tedeschi sono entrati in casa e hanno beccato mio nonno, l’hanno fatto uscire in strada insieme agli altri e poi tutti assieme li han portati a piedi fino a Bra dove li hanno imprigionati nella caserma degli alpini. Qui li han trattenuti tre giorni, per tre giorni poi il terzo giorno sono stati liberati perché è venuto in loro soccorso il vescovo di Alba che era stato avvertito dal parroco di Narzole. Ma il fatto più traumatico per me è stato l’incontro con un tedesco la prima volta che avevamo tentato di andare a, a sfollare da questo nostro parente. Eravamo appena usciti di casa, mia mamma con sei, sei figli, il più piccolo era ancora nella carrozzina, e appena arrivati sulla crocevia all’inizio del viale vediamo un tedesco che ci viene incontro facendo roteare nelle sue mani una bomba a mano e dicendoci ‘Raus! Raus!’. Mia mamma non capiva, tentava di spiegare che voleva andare solo a trovare dei parenti ma lui continuava a dirci ‘Raus! Raus!’ e facendoci vedere le armi e la bomba a mano. Quella volta non siamo riusciti a passare però una settimana dopo mi ricordo che comunque siamo riusciti ad arrivare in questa, in questa cascina e abbiamo passato gli ultimi anni di guerra in tranquillità.

Citation

“Interview with Corrado Marenco,” IBCC Digital Archive, accessed June 25, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/310.

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