Interview with Mafalda De Luca

Title

Interview with Mafalda De Luca

Description

Mafalda De Luca (b. 1939) recalls how her father moved to Fiume during the D’Annunzio occupation, where he met her mother. Remembers the blackout curtains at the windows and mentions underground shelters. Gives a brief account of a small bomb (or a shell splinter) that knocked down part of their flat.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:02:55 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#235

Conforms To

Spatial Coverage

Transcription


MDL: La mia [?] è Croazia, Fiume è croata, è Croazia, sì adesso in questo momento è Croazia, praticamente, perché mio padre da giovane è venuto che aveva diciotto anni, è venuto all’epoca di D’Annunzio, quando ha preso Fiume, è stato là in quel periodo e faceva servizio di finanza alla frontiera. E quindi là ha conosciuto attraverso la Croazia, che mia madre veniva su e giù in città, appunto si son conosciuti, e si son trovati là. Capirà mio padre abituato alle donne meridionali un po’ piccoline diremo così, ben diverse da mia madre che era un pezzo di donna non, insomma abbastanza alta ecco per l’epoca, aveva, superava più o meno, era più alta anche leggermente di me che sono un metro e settanta insomma, quindi. E là, diremmo così noi, siamo nati tutti a Fiume dopo, tutte, mia sorella è rimasta la prima è nata nel ’33, mia sorella è rimasta là in Jugoslavia mentre noi siamo venuti via, con diremmo così, cos’è, quando c’è stato, diremmo così, il passaggio dalla Jugoslavia all’Italia. [background voices] Noi quando siamo venute via di là abbiam lasciato tutto [emphasis] completamente. Noi, io ero piccolina avevo esattamente otto anni, otto anni esatto, eeeh quello che ricordo di quel periodo della mia, diremmo così, della mia infanzia è molto poco. Il tempo della guerra mi ricordo che mamma aveva messo le famose tende pesantissime, mi sembra, adesso ricordando, avevano il colore del nostro jeans, molto pesanti, che così si poteva tenere le luci un po’ in casa senza essere soggette a, diremmo così, a poter veder fuori che vedevano le luci dentro. Ricordo piccoli ricordi, piccoli ricordi che ho è quando suonava l’allarme che la mamma ci prendeva in fretta e furia, sopra il pigiama ci infilava pantaloni, giaccone, cappotto e via nei rifugi che era sotto proprio di casa mia, che Fiume è un po’ in collina diremmo e quindi abbiamo roccia, abbiamo una buona parte di case costruite sopra la roccia, quindi ci si nascondeva sotto, dove c’è stato un periodo, non mi ricordo quando, una una scheggia di bomba ha attraversato esattamente il nostro appartamento. Praticamente è entrata dal, diremmo così dalla strada, ha perforato praticamente il soggiorno, è andata dall’altra parte fuori, e quindi non si sa dove, o era una scheggia, o era una bomba piccola non so che cosa era successo comunque, piccoli ricordi sai che ho ecco.

Citation

“Interview with Mafalda De Luca,” IBCC Digital Archive, accessed August 11, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/260.

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