Interview with Angela Squicciarini

Title

Interview with Angela Squicciarini

Description

Angela Squicciarini (b. 1925) gives an account of her life in wartime when she attended primary school. Mentions relatives, one of whom spent many years in Russia; describes how the living conditions improved over the years and provide details about olive oil extraction.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:03:15 audio recording

Language

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Identifier

Memoro#4778

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Spatial Coverage

Transcription

AS: Nella seconda guerra mondiale perché io facevo la quinta elementare e sai mentre stavamo lì non mi ricordo magari più prima, eeeh quando stavamo a studiare in cui ci sono aerei che ci siamo messi sotto il rifugio qui, l’elementare che sta qui lì.
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AS: Arrivavano gli aerei che bombardavano e facevano delle cose che, e noi ci rifugiavamo, sotto alle case, sotto come si dice ai rifugi.
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AS: Aveva un dodicianni, undici dodici eeeh ti trovavi con’intra [?] a scuola, [unclear] scappavi dentro ai rifugi e basta, non era diciamo una cosa molto, la paura, sì chi piangeva, chi rideva, sono tutte cose che sai rimangono impressi.
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AS: Io sono nata a Bitetto però mio padre era un vedovo, con altri sei figli, tutti maschi perché la prima moglie gli morì nella prima guerra mondiale, il ’18, non so quando fu la prima (guerra mondiale), e poi siamo nati noi e ci siam trovati nella seconda guerra mondiale, c’ho avuto un fratello che è stato tanti anni in Russia, è del ’19, che abita a Bitetto, sempre dalla seconda moglie.
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AS: Prima il centro storico non era come è addobbato come adesso, fatti per bene le case c’erano tuguri sai tutte quelle cose che.
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AS: C’erano case stalle parlando con decenza, sai non era una cosa molto. Mo ai figli che son venuti come me, diciamo hanno organizzato diciamo, la stalla l’hanno pulita l’hanno fatta l’hanno, il centro storico è diventato più pulito, più più bello.
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AS: Io poi ero piccola, poi avevamo un frantoio e una casa grande in corso Garibaldi.
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AS: Al frantoio c’avevamo la vasca diciamo parlando dialettalmente a che ci girava la mula intorno intorno e macinava le ulive, poi si metteva nei fiscoli, quelle cose tonde, e lì sotto le macchine certamente e usciva l’olio.
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AS: E si metteva a posare nelle, nei bidoni, diciamo il bidone, nelle vasche cose e poi con, con li piatto, un piatto oooh, si tagliava l’olio, tagliava tutto, poi quello che rimaneva si metteva e piano piano si andava a prendere, fino ad arrivare all’acqua che si menava nelle piscine.
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AS: E il primo che veniva sopra era il prelibato si diceva ‘u’ piatt’ diciamo, il piatto che l’uomo che sapeva tagliare l’olio che lo faceva andare.
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AS: Tagliare l’olio vuol dire con questo piatto prendeva sotto il sopra sopra dell’olio ha capito, e poi rimaneva si metteva nel bidone e quel che, si andava, si andava, era molto faticoso.

Citation

“Interview with Angela Squicciarini,” IBCC Digital Archive, accessed July 14, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/259.

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