Interview with Teresa Messali

Title

Interview with Teresa Messali

Description

Teresa Messali gives a brief account of her pre-war life with her large family in a farmhouse near Bergamo. She mentions Pippo; describes the pressing need to find shelter during the bombings and stresses how she frequently resorted to ditches. Teresa explains how her father and her younger sister used to dash to the train station during a bombing, looking frantically for something to steal. She recollects the fear of the Germans, how her father narrowly managed to escape roundups and how bomber crews were regarded as enemies as the Germans. Gives a detailed account of the hardship she endured in Milan, particularly her job as nursemaid during which she was often subjected to sexual harassment. Mentions her father getting drunk and beating her mother. Gives a brief account of the happiness after the end of the war and expectations for more serene moments. Compares and contrasts her wartime trials and tribulations with the lifestyle of younger generations.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive
Lapsus. Laboratorio di analisi storica del mondo contemporaneo

Date

2016-10-20

Contributor

Francesca Campani

Rights

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Format

00:46:02 audio recording

Language

Type

Identifier

AMessaliT161020

Coverage

Transcription

SB: Possiamo cominciare, allora, Teresa.
TM: Sentiamo.
SB: Dunque, iniziamo con.
TM: A quei tempi lì ero, ero molto più giovane, non ero vecchia così.
SB: Dove si trovava, che cosa faceva prima della guerra, ci interessa saperlo.
TM: Mi trovavo al Duomo di Brescia, non duomo proprio, è un paesino, non proprio in città, in mezzo a una cascina, eh cascina ma eravamo in tante famiglie, non una eh, e lì eravamo delle famiglie ma con sette otto dieci figli, eh non uno. E dovevamo scappare perché se arrivava lì, questi apparecchi che non volevano la luce, bisognava scapà, e anche se eri in casa dovevi piantare lì e andare, c’è ti trovavi il posto posto libero, perché poteva succedere anche che avevamo su la polenta, bisognava lasciarla lì e andare, e mica da ridere, senza la paura! Perché io avevo mio papà, mio papà non aveva paura, andava alla stazione quando sentiva questi aeroplani e mi diceva ‘Vai a destra o a sinistra, dimmi dove vai’ e io avevo una sorella anche, una sorella che mi diceva ‘Io vado col papà e te arrangiati, vai nel fosso più vicino che trovi’. E non era mica facile perché quel fosso magari dove mi diceva di andare era pieno d’acqua, e andavo dove trovavo, per le campagne anche, al freddo anche, eh no mica è stata facile la mia vita da piccolina, da ragazzina proprio. E capitava magari che avevo qualche fratellino dietro, perché io sono la prima di otto, nove per cui ero la prima. E non faccia, anche a ricordarmelo mi tremano un po’ le, sì sì, non sono tanto sul mio ecco, adesso lo dico bene però io non ho paura adesso, ma quel momento là che suonava l’allarme e dover scappare a andar cercare i fratelli per andare e poi mio papà che mi diceva dove andare e invece lui andava là alla stazione, dove c’erano i treni andava a vedere se poteva rubare qualcosa. E mia sorella più giovane lo seguiva, per portare a casa qualcosa, e invece il più delle volte venivano a casa con poco o niente eh. Eh era mica facile, sì sì, e tanto tempo è stato così, quel tempo lì che ero a Brescia in questo Duomo, paese che si chiamava così. E non era mica facile sì sì. Io non riesco neanche andare avanti dalla paura, mi tremano le gambe adesso [laughs]. Passa sì è vero, man mano gli anni passano, però il ricordo non passa mica tanto alla svelta eh, perché io ho sempre lavorato tanto anche, da ragazzina [?], altro che andare a scuola come fate voi adesso, io l’ho vista fino alla terza alla quarta che non mi ricordo qual è che ho, basta, e ho sempre lavorato.
SB: Quindi prima della guerra, ancora quando non si sapeva nulla, lei cosa faceva?
TM: E niente, aiutavo a mia mamma, ma ero sempre in qualche famiglia io, non ero quasi mai a casa, qualche signora che stava meglio di me aveva bisogno di una ragazzina e io andavo, son stata via di casa anche qualche mese, qualche anno anche e guardavo i bambini che questa signora aveva e così è stata la mia vita, sempre così, venivo via da una famiglia andavo in un’altra, che anche una sorella, nei paesi usavano, quelle mamme, quelle donne anziane danno qualche lavoro alle ragazze che non hanno la possibilità di andare avanti, a me hanno messo una sorella da una signora per andare a fare la bambinaia, e invece non era vero che è andata a fare la bambinaia, è andata a, in un centro dove c’erano le ragazza ricoverate, quando io l’ho saputo allora abbiam fatto un po’, di qualche situazione per poter andare a prenderla perché se era da qualche signora che lavorava avrebbe preso lo stipendio, ma andando così lo stipendio non c’era non si poteva, almeno mio papà non l’ha lasciata là, mio papà si è presentato su, sul collegio che c’era e fin che l’han data non è uscito via di là.
SB: Come ha scoperto.
TM: E questa sorella ha attraversato la strada, la la sariola si dice al paese no? Quando che c’è un fosso troppo grosso la chiamano la sariola, ha attraversato la sariola per scappare a casa ma non è riuscita, una signora di questo collegio l’ha vista e l’è andata a prenderla, e l’ha riportata dentro. Così è andata avanti un po’ anche qualche anno ancora, ma mio papà quando era fissato che lì non doveva stare perché insomma non si poteva, non si poteva andare avanti perché i soldi non ci sono, e i bambini erano tanti e bisognava darle da mangiare, e allora è venuta a casa. E però la stessa cosa, quando che lei, io non avevo la sorella, avevo qualche amica della casa, te scappavi dove trovavi la strada libera anche, qualche volta se riuscivo la mamma o il papà ti dicevano dove andare, ma tante volte succedeva che era, partivano prima loro e dove ti trovavi eri lì. Sì, no io una cosa ah beh, tante cose non me le ricordava anche se piangevo però non potevi far diversamente, non potevi. Ma vita è stata dura, la nostra vita sì, tutti noi, siamo una famiglia grande di dieci forse figli, però tutti abbiamo tribolato, tutti. E qualcuno è stato anche via, tornava dopo un po’, quando riusciva a dare qualche soldo tornava a casa, ma a poterlo fare, a poterlo fare, no no è dura è dura, al pensiero guarda mi viene proprio, voi pregate Dio che siete a posto, ma io quei ricordi lì non, non mi passano tanto alla svelta eh, adesso va bene perché oramai son vecchia e non posso più a fare niente, come fai adesso? Non riesco neanche a fare i miei, come faccio ad andare a fare quelli degli altri? Ma io ho lavorato tanto, da tutte le parti, ortolani mica ortolani, da tutte le parti ho fatto io, la bambinaia mica la bambinaia, ho fatto di tutto io, eeh sì, mi viene proprio. Raccontate qualcosa anche di vostro, non solo di mio.
SB: Eh, ma è lei la cosa interessante qua scusi [laughs].
TM: Raccontate anche voi.
SB: Noi vogliamo scoprire come ci si sentiva quando insomma.
TM: Male.
SB: Quando ha scoperto.
TM: Male, male, malissimo.
SB: Chi, chi, come ha scoperto che iniziava la guerra? Come ne parlavano gli altri.
TM: Passava quell’aeroplano lì, che dicevano Pippo, quello lì avvisava persona quando dovevamo scappare no, quando arrivava Pippo lo sapeva tutto il cortile, scappa [emphasis] sacappa a destra, scappa a sinistra, non stare lì a guardare dove vai, qualsiasi posto che trovi, vai. Eh e maga sì c’era il mangiare su ma non si poteva stare lì ad aspettare, no no che poi bombardavano e c’era da d’aver paura perché potevi anche essere sotto, eh no non si fa bello a dirlo, no no, certo che io le date non le ricordo di sicuro, non mi ricordo i miei i miei anni, non mi ricordo.
SB: E quella, quindi il bombardamento è stato il modo in cui ha conosciuto la guerra? Prima non lo sapeva?
TM: Sì sì perché sapevo che c’era la guerra quando suonava questa, poi suonava lo stesso, ma anche tante volte lo dicevano le persone che vivevi insieme ‘Scappa! Sta arrivando qualcosa adesso che non piace’. E allora scappavamo. Poi secondo i posti, c’è dei posti, c’è stato dei posti belli che stavi lì magari ti trovavi una giornata che non succedeva niente, ma erano poche le volte. A me mi è capitato sempre quando ero a casa, quando ero a casa, quando ero in giro, o da una mamma o da un’altra per guardare i bambini, mi andava bene perché là forse non c’era questa possibilità. Anche l’aereo magari non poteva passare di là, perché ero anche a dieci, venti chilometri lontana da casa eh, non è che ero proprio lì vicino. Quello che capitava, capitava. E io anche qualche volta anche da queste signori che io servivo ho sofferto la fame, perché non è che ho trovato le signore che stavano bene, ho trovato anche delle signore che anche loro erano nella mia stessa condizione, e quado sei dentro cosa fai? Almeno prendevo lo stipendio. Ma sì qualche volta cosa facevano invece di darmi lo stipendio? Mi davano le cose che scartavano ai suoi bambini e mi dicevan ‘Pari, siamo pari’. E io come facevo? Avevo mica la mamma di dire ‘Va bene eh’ questa sistema, questa roba qua. Andava bene, perché a me servivano anche quelle cose, e però non era così da fare qualche volta, volevo i soldi io volevo, non quelle robe lì, sì mi servivano però era meglio che mi davano i soldi, come facevo portare a casa alla mia mamma robe cose lì, me lo avrebbe detto subito ‘Potevi lasciarli là quelli lì, i soldi voglio’. Eh però quando che non ci sono, eran buoni anche quelli, portavo a casa tutto io. Eh si, troppo bello, eh insomma, ma la vita, la mia vita è stata così eh, tanti anni. Anche quando trovavo queste signore avevo il mio da fare eh, perché trovavi anche el marito magari che mi faceva tribulare hai capito? È bello quando sei via e hai la rua persona personale, quando sei grande, son diventata grande anche io, avevo anche io qualche volta qualche ragazzino che mi piaceva, sì dovevo o tenermelo come era o se no cambiare, o cercare di fare le cose più meglio possibile. Ho provato anche quelle streghe lì io eh, che magari il marito, il marito e la moglie andavano a lavorare però mi è capitato anche, di vedere la moglie andava a lavorare, il marito voleva venire a letto con me, eh, e te stavi lì, ho fatto una di quelle lite io una volta. Per quello che glielo dico a lei tante volte, stai attenta te, perché non c’è mica da ridere eh, anch’io ho provato quelle streghe lì, oltre alla guerra, anche qualche marito che c’era mica tanto da fidarsi. Eh queste sorprese qui, una volta uno l’ho buttato dalla sariola, lo sai qual è eh? Lo sai? Lo sa? Beh vai dentro lì. Una volta mi è capitato micca, quando è nata lei ce l’avevo sul seggiolino che la portavo all’asilo, forse non, aveva due o tre anni, forse era una stradina che passavo per andare a portarla all’asilo, c’era il fosso di qua e di là, non mi lasciava passare, io l’ho buttato dentro da una parte, ma l’ho salvata lei però, eh sì, eh sì carini. No no, da giovane, io non tornerei indietro, certo con la gioventù del giorno oggi sì, adesso è bello, bello anche troppo adesso, perché tutti contenti li avete adesso, bello vivere così senza pensiero, a casa la mamma il papà che combina fanno tutte le cose belle, invece anche la mamma e il papà c’è qualche volta magari ti brontolano anche loro eh, perché li ho visti anche io, eh quando vedi papà che andava prendeva la ciucca veniva a casa e dopo botte alla mamma, e quelle robe lì non mi piacevano, non mi piacevano, allora gli saltavo al collo, e dopo era da fare a scendere perché dopo lui mi avrebbe picchiato di più, dovevo stare attenta a un fratello che mi poteva salvare.
SB: Insomma un periodo.
TM: Eh si, un periodo proprio, no no, meglio che si vive così anche se fuma, che a lei, che lei non mi piace che fuma eh, eh però fa niente, non ha ascoltato quello che le ha detto la nonna, la nonna non voleva. Lei però mi ha giurato, mi ha giurato che non fumava più e ha sbagliato, no, io la volevo ragazza giovane bella così com’è, senza fumare, però c’ha una, poi adesso fosse una sigaretta lì che proprio una miseria, quelle sigarette io per adesso, forse adesso avrei dieci euro da comprarle sì, una volta no, adesso ce l’avrei da darti, forse mi piacerebbe fossi di più, te lì a fumare quella roba lì, mah non lo so, speriam che vaga bene come te dise a ti, io non ci credo tanto però.
SB: C’era qualcuno che fumava nella sua famiglia durante la guerra?
TM: No i miei, né papà, nessuno dei miei fuma, no, invece mio genero troppo, ma mamma mia, non fuma lui che è un uomo, la fuma lè, ecco questa non riesco a digerirla, chissà forse adesso dica a mia nonna ‘Non fumo più’.
SB: Insomma le donne, le donne non usavano fumare quando era piccola.
TM: No, sì qualcuna ma non come adesso, adesso è una cosa impossibile, adesso fumano manco, addirittura il sigaro qualcuna, ma no dai ma non si può. Fumano e bevano, perché ce n’è anche, e bevono i liquori anche, no non si può, non si può. Io neanche li guardo, sì li assaggio ma non, di farne uso di sicuro, ma neanche il vino pochino quello dolce forse, ma non, ecco lei anche lei però invece le piacciono quelle robine lì, un pochino le assaggia, vero?
SB: Senta, la riporto ancora un attimino indietro, che a noi ci interessa quel periodo lì.
TM: E quale indietro.
SB: Senta come ha scoperta che era finita la guerra?
TM: Eh, quando è ste’ che hanno fatto la festa, nel posto, allora sì eravamo felici, allora è stato bello, quando è finta, ci siamo trovati tutti nella cascina, uno andava a destra, uno andava a sinistra, una felicità, e poi passavano anche i aeroplani, che erano contenti e arrivavano questi aro, europlani insomma [laughs], belli che mettono gli avvisi no? Come mettono le stelline adesso fanno girare queste belle robine, era bello, quando è finita sì. Eh era un pochino più tranquilla anche io, ciusca! Allora potevo andare si va a lavorare, si va a lavorare ma tranquilla eh, io ho fatto anche tanti chilometri ad andare a lavorare in bicicletta, anche a Milano, io son, son venuta a Milano che avevo vent’anni, vent’anni, e lavoravo qua a Milano, ma in tutte le vie, qua quasi in tutte le vie sono andata a lavorare, c’è ancora gente adesso che conosco.
SB: È venuta qua a lavorare.
TM: Però è più bello, quando che non hai questa paura della guerra e sì che stai via, stai via tranquilla, non c’è più questa, andare a mettere, ma quando c’è la guerra oh, è stato brutto, eh e io la gioventù l’ho fatta tutta così, con la paura di lasciar andar perso qualche fratello anche, poi quando ci sono i genitori che un po’ andavan bene, qualche volta eh mio papà era un po’ uno che beveva e diventava cattivo anche eh, e allora lo seguivo io, ero la prima, però c’era mia sorella l’ultima, la seconda era più forte lei a farlo smettere ma io sono un pochino più buona, non volevo trattarlo male, non volevo, volevo che capisse da solo no, certe cose? Non di obbligarlo a non, e quello che dovrebbe, se era ieri che venivate qua c’era ieri mia sorella, tremenda, sì sì ancora adesso tribulo con lei eh, perché lei vuole sempre l’ultima.
SB: E c’era anche lei quando eravate piccole.
TM: Sì, sì, ooh mamma mia, ma lei non ha paura, no.
SB: Si comportava diversamente?
TM: Non aveva paura di niente lei, anzi voleva andare nel pericolo più, più forte che c’era, andava con mio papà lei, andava alla stazione come se niente fosse, invece no no. O se no stava a casa a curare i più piccoli magari, li metteva in un locale in modo che non si poteva scappare, in modo di non farli spaventare anche, perché eravamo le prime insomma, le prime noi, io mi attaccavo a lei, lei si attaccava a me però insomma quando hai una compagnia allora è bello, ma anche adesso noi andiamo d’accordo proprio, sempre, andavo, in questi periodo qua son stata con lei, lei aveva ‘na casa in Sardegna, sempre son stata, sono andata con lei tanti anni, solo che è rimasta vedova adesso e allora non siamo più andate. È vedova lei, vedova anch’io, io prima di lei, lei mica tanto però, però io prima di lei, lei mica tanto, però però io non ho guardato più nessun uomo, ero giovane perché ne avevo 57, potevo fare un compagno ancora eh, ma non mi interessava più nessuno, lei adesso, è cinque anni adesso che è mancato il suo ma il io è trent’anni, per cui ero giovane. Basta, pazienza, Dio ha volturo così, è stato così, pace, la vita s’è fermata lì per, per lui e per me mi fa arrivare qui, io spero che vado avanti ancora ma mica tanto, qualche annetto perché ho un compito io con Dio, se mi succede, sai com’è.
SB: Lei, lei è credente?
TM: Son presente?
SB: Credente, crede in Dio?
TM: Io sì, sì sì.
SB: E com’era il suo rapporto con la religione?
TM: A me piace.
SB: Cosa, pensava a Dio quando?
TM: Io da ragazzina son sempre andata dalle suore, andavo a dire il rosario, ma anche adesso quando posso io, e se non posso lo dico il rosario a casa da sola, sì.
SB: Quando c’erano i bombardamenti.
TM: Eh anche quel periodo là, sempre li dicevo.
SB: Si rivolgeva?
TM: Più o meno tutti noi fratelli, meno un po’ gli ultimi due maschi, però ci aiutavamo ecco, anche nelle faccende, ci aiutavamo, chi faceva quel, il lavoro più grosso e chi faceva il lavoro più piccolo o se no si guardava anche, l’uomo fa un certo lavoro, la donna fa un altro lavoro. Io per il cucito, cucito, ferri o uncinetto, a me piace. Però anche la pulizia mi piace, mi piace che la casa sia in ordine a me, solo che la mia casa è troppo piccola, poi siamo qua, sono qua da sola però c’è roba mia, roba sua, roba della figlia, roba della mamma, tutto ecco, c’è tutto qua. Poi c’è tanta roba che io reciclo e gliela do ancora adesso ai fratelli e se è rotta la aggiusto, non non butto via niente io, lo butto via proprio se è brutto, non si può più usare, se no una maniera o un’altra io li cucio, non butto via niente tanto, fin anche troppo qualche volta, perché lei mi sgrida qualche volta ‘Buttalo via nonna!’ [laughs]. Anche lui, lui poi me li dà rotti anche, eh? Eh va beh dai.
SB: Senta, ma quindi.
TM: Andare avanti.
SB: Esatto, dopo.
TM: Così son sempre cose brutte, cose belle ci sono adesso. Ecco dovrei dire un po’ di cose belle, non cose brutte eh quelle lì non mi piacciono, eh.
SB: Sono ricordi che fanno, che fanno ancora male immagino.
TM: Sì, sì. Di non poter andare proprio, far niente, nella casa dovevi scappare, tira su quello che è necessario e andare, e vivere magari delle ore in un fosso, o in un pezzo di terreno, che poi andavamo anche a far la legna per per far da mangiare perché non c’era né stufa, sì qualche volta la stufa, la stufa ma dovevi andare a raccogliere la legna e eh sì non è mica facile a dirlo e bello, adesso a raccontarla sì, tanto non c’è nessuno più che mi fa del male, almeno quella almeno quella bestia di quella guerra lì è proprio brutta, io la mia vita [phone ringing].
SB: Riprendiamo, ci siam fatti, ci siam fatti interrompere.
TM: E adesso capita le cose brutte anche adesso, per esempio guarda lì la suocera, non pensavo mai che le veniva quella brutta malattia lì, mamma mia, no io credo, per quello che dico io, son vecchia, devo stare attenta perché anche la memoria va via adesso, qualche volta c’è, qualche volta la scappo, non mi ricordo dove li ho messi, e bisogna svegliarsi, non diventare così proprio rimbambiti proprio, fare almeno, stare attenti almeno, lo stretto necessario ecco se no, mamma mia, è un bel. Mah insomma.
SB: Posso chiederle un’altra cosa riguardo ai posti in cui vi rifugiavate? Ha detto che erano dei fossi.
TM: Sì nei fossi, sì a al Duomo, al Duomo di Brescia.
SB: Ed erano dei fossi.
TM: Un paesino, sono paesini dove c’è mia sorella, perché c’ho una sorella ancora io a Brescia, Castrezzato, in via Rovato eravamo, però c’è, è un paese che c’era il mercato il lunedì e andavamo noi lì al lunedì, perché sulla montagna andavamo anche a portar, a far le feste no, quando avevamo tempo, non sempre le cose brutte, c’era state anche le cose belle, finita la guerra, se c’era un compleanno come adesso voi fate la festa, la fate grande perché così io non le ho mai fatte quelle feste lì, anche con la torta mai, la torta chi l’ha vista, i ricchi, i signori, ma io non l’ho mai vista la torta. Me la fanno adesso la torta, me la fanno. Però quei momenti là si tirava su le, le uova, le facevi alla coque, con queste uova si andava sulla montagna, è stato bello anche quel periodo, mio papà lavorava lassù, qualche giorno, che i bambini erano piccoli qualche volta si andava fino là, ma non è che è stato sempre brutto, è stato un po’ e un po’, però quei momenti belli erano belli anche per noi, erano belli. Però c’era sempre quel pensiero che uno o l’altra o l’altra, doveva pensare anche a mandarla avanti la casa, non potevi sempre aspettare che la mamma o il papà ti portano i solti, se andava in un qualche parte che li prendevo di più andavo di volata, almeno avevo anche del mangiare, ma più delle volte non, non avevi neanche quello, altre robe da metterti su, dovevi pensare, perché se andavi a dormire prima o dopo magari trovavi il tuo che l’aveva su uno, e te dovevi arrangiarti ad andare a prenderlo da qualche parte. Adesso invece la vita è bella adesso, averla sempre così.
SB: E questo periodo.
TM: Anche troppo adesso, anche troppo, perché c’è tanto spreco adesso, tanto, vedo anche io qua nella mia casa, tanto spreco, qui buttano via tutto, buttano via, il più delle volte vado a prenderli, la cosa non è mica giusto, non è mica giusto e però è bello perché è variabile, eh eh teniamo, lo dico, glielo dico anche a loro io qualche volta, eh beati loro che lo possono fare. E però con più si va avanti con più, certo adesso dovrei stare qua, gli anni brutti che non dovrei ricordarli più e ricordare, ricordare questi anni che farò andando avanti, allora si, ma non quelli là, quelli là son troppo, io tante volte io non dormo io di notte, ancora ci penso, tutto un po’, grazie [water being purred] grazie. [pause] Eeeeh, mah insomma, ci voleva qui mio papà, anche il nonno, magari e invece è morto prima.
SB: Riparlavate ogni tanto di quel.
TM: Eh?
SB: Riparlavate in famiglia ogni tanto del periodo della guerra, dei bombardamenti?
TM: Eh ogni tanto, sì con mio papà si ogni tanto, è morto con quel pensiero lì anche lui poverin ma lui era a casa però non, si però m’è capitata una roba con mio papà per esempio: un tedesco era venuto, no, no uno erano in tre, eran nel paese lì dov’ero io, è venuto a cercare mio papà. Ascolta ma io, era lì, gliel’ho detto quale era mio papà e lui voleva, voleva che andava insieme a lui no, questo tedesco, e lui gli ha detto ‘Aspetta un momen però, non posso mica venire via così non c’ho la giacca, vado su a prenderla’. È andato su ma non è mica più sceso, è scappato dalla finestra eeeh è andato per per le campagne. Che ne so io che cosa voleva questo qua, e lui invece dopo me l’hanno detto, la gente che c’era lì ‘E certo volevano portarlo via’. Non so dove lo avrebbero portato, non lo so, quello lì non l’ho mai saputo. Ma l’abbiamo trovato perché mia mamma è andata a cercarlo dopo. È saltato giù dalla finestra, wrooo primo piano però ha fatto questo scherzo lui, ha detto ‘Vado a prendere la giacca perché mica vengo via così’ e invece è scappato, mia mamma mi ha detto ‘Adesso sarà scappato’ dice ‘Nella campagna di una famiglia o dell’altra famiglia, perché quelli là’ dice ‘sono i tedeschi’. Eh eh allora ha fatto bene a scappare, se era, che ne so io, eh, eh, ‘na parola, dopo l’ho saputo sì, s’è salvato intanto quel periodo lì almeno l’avevamo a casa, ma era mica tanto forse che era finita la guerra, perché se era in giro ancora queste persone, ma erano tante persone sempre, sì sì, queste ragazzi carini anche, ma vestiti da questa polizia qua, io quando vedevo la, la veste ero già fuori posto io. C’è d’aver paura sì, come si sono arrabbiati quando non hanno visto scendere, eh però io non non lo sapevo che lui avrebbe fatto una cosa così, l’ho saputo dopo però, allora se è vero che loro lo avrebbero portato via ha fatto bene a scappare eh perché non so dove lo avrebbero portato, non lo so. Eh anche lì è mica tanto, no no, quando mi vengono in mente queste cose qua, guarda, ci sen saranno così ma da ragazza, eh pensavo ad andare a lavorare io eh eh perché dovevi lavorare per forza per poter mandare avanti la famiglia, se no. Anche la mia mamma poverina, pelava le cipolle tutti i giorni, aveva una, un ortolano, vicino a noi, aveva queste cipolle che bisognava sbucciarle no, ogni, un tot al chilo ti davano i soldi, allora un po’ lei un po’ io, e facevamo questi lavori qua, quando non trovavamo niente da fare, si pulivano le cipolle, pulivi tanti chili facevi, tanti soldi ti davano, eh si, eh era mica facile, tanto dura la mia vita da ragazza, sì qualche volta sarò andata anche al cinema, ultimamente andavo anche al cinema ma contarlo perché se non avevo i soldi rinunciavo io, non mi interessava proprio. Adesso c’è bello, c’è anche la televisione, una volta io la televisione mica l’avevo, neanche per sogno neanche, ma neanche la lavatrice, non la televisione, la televisione è per sport adesso e la lavatrice la stessa cosa, perché io ho sempre lavato tutto a mano. Eh, adesso la vita è bella, sì andate a casa trovate pronto, il più delle volte e il più delle volte c’è da brontolare anche con gli orari del dormire, gli orari di stare svegli, una volta dovevamo guardare anche se andavo a dormire, io andavo a dormire con un fratello ma sul solaio, tutti e due, solaio la brandina da una parte, la brandina dall’altra, un fratello di là, uno di qua, sul solaio. E però era bello quel periodo là, bastava, anche se era un solaio era bello, perché avevamo posto di dormire.
SB: Questo era dopo la guerra?
TM: Eh si, dopo finita, sì meno male, mamma mia [emphasis], eh insomma [pause].
SB: Bene.
TM: Io sono bloccata qua [laughs].
SB: Ok, possiamo concludere l’intervista. Un’ultimissima domanda se lei è ancora disposta a rispondere, un’ultima domanda. Gli aerei che bombardavano, voi avevate idea di quale nazione fossero?
TM: Brescia, penso, Brescia perché eravamo lì a Rovato e Brescia.
SB: Ma chi pensavate che fossero quelli che vi bombardavano?
TM: Eh.
SB: Chi erano?
TM: Sì, anch’io, quelli che son su sull’aereo io dicevo, non tedeschi ma quasi, eh chi sono quelli che vanno su, sono i piloti lì, cosa facevano i piloti? Sono come queste persone qua che venivano a cercare qualsiasi uomo da portare, dove lo volevano portare questo uomo?
SB: Quindi in paese.
TM: Quei tedeschi lì [emphasis], dov’è andato questo signore che è andato su, poverini, e io glielo dicevo, anche se è andato giù di là io non l’ho mica detto, e no no, non avrei voluto io che lo avrebbero portato via e siamo sicuri che lo avrebbero lasciato andare? Ha fatto bene a scappare eh, almeno secondo me.
SB: Quindi in paese si diceva che quelli che bombardavano erano tedeschi?
TM: beh, così dicevano, sì tutti, bah tutti più o meno tutti si diceva quello che si sentiva parlare dai grandi, quando eravamo con qualche uomo, qualche signore dicevano più o meno ‘Eh madonna cul’ là l’ha miga fini de bumbardà, uh signur l’ha miga bumbardà a se’ basta adesso, tira su e va fora delle storie’ e ‘na parola na ga tra [?] eh come fai. Poi anziché i tedeschi c’è stato un momento mio papà che me lo ha detto ‘Gh’è minga tant da scherzà coi tedeschi, si fissano che sono cattivi ti portano via non sai dove vai’ e la pensavano così qualche volta. Poi gli uomini erano i primi a voler scappare eh se scappano è perché c’è qualcosa che non va eh.
SB: E degli americani avete mai parlato?
TM: Eh anche degli americani, ma tutti i posti extra di dove sei più o meno lì anche malamente ma non lo sai se fai bene o se fai male, non lo so, e noi dicevamo anche noi quello che dicevano gli altri, per andare via alla svelta di quel posto, però noi più delle volte, ecco quando che era, eh non si sentiva questo aereo che bombardava eravamo tranquilli, dove ero, dove mi trovavo, se non c’era questi bombardamenti era anche carino, ma quando cominciano queste persone qua che dopo comincia, poi si spaventa la gente, diventa un disastro perché cerchi di salvarti da qualsiasi posto, non devi andare in mezzo a questa tribù che trovi magari, eh perché è anche gente che diventa cattiva anche se deve essere cattivo qualche volta diventa cattivo, eh perché secondo, le liti che si forma in giro, è brutto! [pause] Eh insomma, dobbiamo fare, dobbiamo fare niente [pause].
SB: Ancora una domanda. Cosa pensa adesso dei bombardamenti, di chi bombardava allora?
TM: Mo adesso, adesso non ci penso più, anche se capita, qualche volta perché succede, anche per strada eh, che arriva magari questi, tutte queste macchine che gira adesso, più delle volte fanno un bombardamento che c’è d’aver paura che tante volte mi alzo a andare a vedere che cosa succede, però non ho più quella paura che avevo una volta, eh una volta avevo paura proprio, e come fa, adesso fa paura la luce, la corrente a me fa paura. Fammi fare qualcosa, io della corrente non, non mi fido tanto, non mi fido tanto, faccio qualsiasi cosa ma quello che trovo facile, me dover tribulà con quel microonde là che non riesco a farlo andare [laughs] mamma mia, no no. Adesso non c’è niente che mi fa paura, adesso va tutto bene, sì, qualche incidente che sento, qualche disastro ho paura, quello sì eh, però non di andare, di aver paura come un tempo, no, adesso se son qui, vivo qui da sola eh non ho paura io, invece ho una sorella che invece lei non sta da sola, invece a me non mi fa niente, io non ho paura, io quando ho chiuso la porta basta sono tranquilla, anche se qualche volta è venuto anche qualche ladro qua eh, che mi ha buttato per aria la casa, fa niente, e però pace, rimettiamo a posto, certo non è tanto facile quando entri dentro che la casa è tutta sottosopra, non è mica bella però che quando è tutta in disastro è proprio un spavento eh, trovare tutto fuori posto e però mando giù, pazienza, ritornerà ‘na roba, una cosa più facile ritornerà, faremo qualcosa, eh quando capita capita, eh anche se son chi, sono la prima porta, per forza, dopo io ho pensato quello, prima porta prima che è arrivata è arrivata qua, però pazienza, mi hanno portato via solo i pennarelli della Erica, niente, e avevo qualche soldino nascosto eh, ma non l’hanno trovato, credevano loro i furbi ma il avevo messi nascosti bene [laughs] hanno portato via tre, tre scatole però, tre scatole di pennarelli, eh pazienza, i pennarelli li abbiamo comprati, eh vede ma una volta non potevo, eh visto, eh si eh pazienza dai, uh signor, adesso passerà dai oramai son vecchia, è arrivato il periodo, io non voglio morire, ho fatto un patto con Dio io, di farmi morire nel sonno, non così viva così no, nel sonno, quando son dentro dormire, trovarmi morta, eh mica bello, spero almeno,
SB: Va bene.
TM: Io prego tanto, qualche volta tanto anche, anche forse di più di quello che dovrei, eh.
SB: Va bene.
TM: Però la vita mi ha fatto vivere, ecco la vecchiaia avrei voluto farla in un altro modo, non così, di essere così mezza rimbambita, perché sono mezza mezza morta, riesco a farlo ma devo stare attenta a muovermi, invece una volta scherzi, io quell’armadio lì lo spostavo una volta, e anche questo spostavo una volta. Adesso, ma neanche quasi riesco a chiuderlo, una volta lo spostavo, eh dici niente, pulivo anche dietro io una volta, adesso non poter far niente è dura, è dura, è dura, dura. Faccio il segno della croce però per quello, per la forza che ho, ecco pace, oggi lo faccio un po’ bene e domani lo fo meglio e però riesco riesco, a fatica però riesco ecco, non come, certo però quando penso alla mia gioventù, che ho buttato via tanto tempo proprio in giro con gli altri, invece quando c’è la famiglia si sta bene anche a casa, e però quando non si può devi rinunciare a tante cose, bah insomma.
SB: Bene, io la interrompo intanto la registrazione e la ringrazio, è stato molto molto molto utile.
TM: Questa che nome ha?
Erica Picco: Sara.
TM: Masa?
Erica Picco: Sara.


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Citation

Sara Buda, “Interview with Teresa Messali,” IBCC Digital Archive, accessed May 20, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/255.

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