Interview with Gino Muratori

Title

Interview with Gino Muratori

Description

Gino Muratori (b. 1929) recollects three Rimini bombings that occurred in November 1944, one of which was aimed at the Ausa river bridge. Mentions his grandmother losing two relatives when their boarding house was destroyed. Remembers how on 26 November 1944 they didn’t hear the alarm sounding and sought shelter only after seeing aircraft approaching. Describes evacuees being temporarily housed at local hotels. Remembers German anti-aircraft guns and barbed-wire fences, and recollects being employed by the Todt organization as a construction worker, toiling alongside Ukrainian and Polish prisoners of war deployed as truck drivers. Tells of his father being sent to Germany to work in a submarine factory. Discusses various anecdotes; dogfights; aircraft jettisoning fuel tanks; looting of private houses; strafing of German military transport; "Pippo" dropping flares and bombs at night time. Describes the whereabouts, use and general arrangement of German fortifications along the Adriatic coast.

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Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2016-03-14

Contributor

Peter Schulze

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01:05:29 audio recording

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AMuratoriLG161125

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Daniele Celli: Oggi 14 marzo 2016, parliamo con Muratori Gino, classe 1929. Prima domanda che ti faccio.
Gino Muratori: Nato a Bellariva.
DC: Nato a Bellariva. Prima domanda che ti faccio è questa. Com’era composto il tuo nucleo famigliare quando c’è stato il primo bombardamento di Rimini. Quanti eravate in casa?
GM: Noi in casa eravamo mia nonna, mio nonno.
DC: Nonna materna?
GM: Materna.
DC: Materna.
GM: Nonna.
DC: E si chiama, te lo ricordi il nome, cognome e la classe, se ti viene in mente?
GM: Ostia, mio nonno dunque, è morto nel ’51 a 94 anni.
DC: E aveva 94 anni. Lui si chiamava?
GM: [clears throat] Gaspare.
DC: E di cognome?
GM: Angelini.
DC: Angelini.
GM: Angelini.
DC: Eh, sposato, eh, la sua moglie?
GM: La nonna si chiamava della Rosa che era parente qui dei della Rosa di Bellaviva.
DC: Di Bellaviva.
GM: E si chiamava Angela.
DC: E lei più o meno a che ora [unclear]?
GM: Dunque lei è morta a San Marino nel ’44.
DC: Ah lei è morta per il passaggio del fronte, tua nonna?
GM: Sì, è morta per il passaggio del fronte però di malattia perché lei.
DC: Tifo?
GM: No, lei, è venuto che, lei non ha voluto venir via da Rimini perché mia nonna, il primo bombardamento che ci han fatto, che han fatto a Rimini è morta una figlia sotto i bombardamenti.
DC: Ostia!
GM: Capito, una [clears throat] una figlia e una nipotina, hai capito.
DC: Lei stava di già ancora a San Martino quando c’è stato la guerra?
GM: No, no, no, mia nonna stava qui.
DC: Ah giusto, era nel nucleo con te.
GM: Erano già venuti giù loro da San Martino.
DC: Erano già venuti giù.
GM: Mia nonna dopo è stata tanti anni qui a Bellariva. Mia nonna aveva sette figlie, sette figlie femmine. Una stava a Riccione, una a Viserba e una
DC: No, quello, io voglio sapere quello del tuo nucleo famigliare.
GM: Il mio nucleo, c’era mio babbo che è stato anche in Germania, lui.
DC: Classe, il tuo babbo? Nome e classe.
GM: Mio babbo era del ’93.
DC: Del ’93.
GM: ’93.
DC: E si chiamava il tuo babbo?
GM: Ubaldo.
DC: Ubaldo. Sposato con?
GM: Con mia mamma Eucillia.
DC: Di soprannome, di cognome?
GM: Di cognome Angelini.
DC: Ah, Angelini, giusto. Angelini.
GM: Era una Angelini lei.
DC: E i figli? C’eri te e quanti?
GM: Io, Franco e Luciano.
DC: Franco di che classe era?
GM: Franco è del ’40, ’41 credo.
DC: E Luciano?
GM: Luciano è del ’26. E’ il più grande Luciano.
DC: Luciano è il più grande di tutti.
GM: E’ il più grande di tutti.
DC: Dimmi esattamente dove abitavate.
GM: Noi abitavamo in Via Pesaro
DC: Quindi?
GM: Numero 1, dove c’è la piscina dell’Oceanic.
DC: Sì.
GM: Lì c’era la casa dove eravamo noi.
DC: Via Pesaro 1. E quando c’è stato il primo bombardamento dicevi che la tua nonna
GM: Quando c’è stato il primo bombardamento mia nonna abitava Bellariva e io ero per un pelo che ci sono scappato, ero andato a rinnovare l’abbonamento, che io avevo un, lavoravo allora a Rimini facevo il meccanico dentista, no?
DC: Ostia!
GM: Pensa te [unclear]
DC: Con chi? Ti ricordi?
GM: Ah, con.
DC: Il dottor?
GM: Con Lazzarotto.
DC: Lazzarotto. E dove aveva il suo ambulatorio?
GM: Aveva l’ambulatorio giù per il corso. Avevo poi Marcello Drudi, lo conosci Marcello Drudi?
DC: Marcello...
GM: Drudi.
DC: Che fa il dentista
GM: Faceva il meccanico dentista.
DC: Sì.
GM: Dopo lui è andato a lavorare con il fratello del Lazzarotto che ha imparato il mestiere lì. E me son de fè fabbri da questo.
DC: [laughs] Le vabbe’ se continui ti lì
GM: [unclear]
DC: Oddio però anche un fabbro insomma.
GM: Sì. Dopo.
DC: Se entrava nel giro buono [unclear] stava bene. Era tutto un altro lavoro.
GM: E’ stato [unclear] Io dopo ho lavorato tanti anni da Fochi però dopo avevo tentato la scalata ma.
DC: [laughs]
GM: L’era sempre che la zente non aveva mai il soldo, paghè, l’era un casen te capì?
DC: Te mi, M’hai detto prima che durante il primo bombardamento, tua nonna ha perso due familiari?
GM: No, mia nonna sì, ha perso una figlia che era sposata, che aveva un albergo in via Cormons.
DC: Come si chiamava tua zia?
GM: [clears throat] Mia zia si chiamava Aldina.
DC: Angelini Aldina.
GM: Aldina.
DC: Angelini Aldina.
GM: E la bambina si chiamava Anna. Siccome aveva sposato lei un Corbelli, sposata con un Corbelli.
DC: Quanti anni poteva avere quella bambina?
GM: Avrà avuto, [unclear] Dio Bono!
DC: Più o meno.
GM: Avrà avuto cinque anni. Avrà avuto cinque anni.
DC: Quindi loro abitavano in Via Cormons.
GM: Loro avevano la pensione Primavera in Via Cormons. Che è andata giù in pieno con una bomba, hai capito? Erano
DC: Primo bombardamento su quella zona.
GM: Perché lì è stato un trucco. Diciamo che han dato l’allarme e io con l’allarme ero proprio vicino alla Villa Rosa.
DC: Proprio sul, la via del filobus.
GM: La via del filobus.
DC: All’angolo quasi con Piazzale Kennedy.
GM: Dove è venuto giù il ponte dell’Ausa che han colpito. [clears throat] Io ero andato a rinnovare l’abbonamento perché era il giorno dei santi in [unclear]
DC: Il primo Novembre.
GM: La vedi qua che vedo oggi [unclear]
DC: [unclear]
GM: Quando ho rinnovato sto abbonamento e difatti vado là, era chiuso. Allora il filobus non c’era, mi sono incamminato a piedi e lì nel Viale Montegazza c’era una mia cugina che abitava e c’era suo figlio che era un ragazzino più piccolo di me che è andato, era lì vicino il Bar Ceschi, che adesso è i Duchi, peta che è il ristorente Chi Burdlaz.
DC: Sì.
GM: E’ lì che c’è. Lì tiravano, lui aveva una fionda che tirava i [unclear]
DC: [laughs]
GM:E allora abbiamo chiacchierato un po’ così e poi io mi sono incamminato e ho detto: ‘Andrei per trovare mia zia’, hai capito,
DC: Sono qui vicino.
GM: In Via Cormons, no, e appunto là c’è l’allarme adesso quando c’è il cessato allarme appena e difatti c’era un bus fermo vicino la Villa Rosa. Da il cessato allarme e m’incammino per il bus, il bus parte e arrivo a Bellariva.
DC: Fai in tempo di arrivare a Bellariva.
GM: Faccio in tempo a Bellariva che han dato, c’era l’allarme ancora e difatti.
DC: E quindi ha suonato due volte la mattina.
GM: Due volte. Han dato il cessato allarme e nel tragitto da Villa Rosa a Bellariva
DC: Altro allarme
GM: C’è stato un cessato allarme però il, quello che guidava con la sciampugnetta, hai capito,
DC: Certo.
GM: l’altro dritto, e io son venuto a casa. Quando son venuto a Bellariva avevano già sganciato le bombe lì a [unclear]
DC: Lì il rumore del bombardamento non l’hai avvertito.
GM: Io non l’ho sentito, s’è sentito, quando sono sceso si è visto solo sto fumo nero che veniva
DC: Dalla città. Dalla zona marina centro.
GM: Dalla zona marina centro. Ho detto, puttana madonna, l’è bumbardè, ah, ie bumbardè, bumbardè, [unclear] dicevano, no. E così è stato, allora.
DC: Sei tornato a vedere dopo lì?
GM: No, no, no, e dopo è tornato il mio babbo, è tornato a vedere, perché mia nonna fa: ‘Ma Dio bono, [unclear] bombardè la dàs marina centro’.
DC: Andè veder che bordello.
GM: E difatti la pensione è andata giù completo, lei con l’allarme era già, è uscita e poi è [unclear], ha fatto in tempo ad entrare in casa.
DC: Tracchete.
GM: Andè zò da cegerme adoss.
DC: E’ morta altra gente lì? E la pensione, c’era della gente dentro o erano tutti [unclear]?
GM: No, nella pensione c’era, è rimasta sotto solo lei e gli altri figli si sono salvati che c’era, è rimasta una scalinata in quella pensione che andava nella sala e c’erano come dei gradini, si vede che era di cemento e c’era come un tunnel, come un sottoscala.
DC: Si sono infilati lì sotto?
GM: E s’infila lì sotto
DC: [swears]
GM: Tre delle figlie e lì [unclear] hai capito e quello è stato un disastro perché hanno fatto nel primo acchito lì, hanno preso proprio la scia della Villa Rosa che hanno buttato giù il Ponte dell’Ausa e poi hanno colpito lì nella Via Fiume, nella Via Trieste.
DC: Sono arrivati fino laggiù al gasometro.
GM: Sì, il gasometro.
DC: Anzi, con le bombe Via Gambalunga.
GM: Sì, l’hanno compito il gasometro in pieno [unclear], quella volta, sì.
DC: Ho parlato con una signora che stava di casa vicino al gasometro. Ha detto: ‘Noi eravamo andati alla messa dai Paolotti in città. Mentre torniamo’, dice, ‘siamo arrivati davanti al duomo, suona l’allarme, siamo corsi nel palazzo [unclear] che c’era un rifugio antiaereo’.
GM: Sì.
DC: E si sono messi lì sotto. Dice: ‘Abbiamo sentito le vibrazioni del bombardamento’, perchè loro lì erano vicini. Ha detto: ‘Il mio babbo a me e a mio nonno ci ha lasciati da un collega di lavoro’, che era in ferrovia lui.
GM: Sì, sì.
DC: E lui è andato a vedere giù. Dice: ‘Io da quel giorno lì non sono più tornata a casa. Siamo andati da un’altra parte’.
GM: Ah sì sì.
DC: ‘Mia mamma era rimasta a casa a prepararci da mangiare, è rimasta sotto le macerie.’
GM: E dopo il secondo bombardamento.
DC: Il 26 di novembre.
GM: Di novembre, allora poi è successo che, c’era la miseria qui no, allora si cercava di prendere qualche soldo. Da Milano, quando c’è stato il primo bombardamento là nel [unclear].
DC: Sono venuti un sacco di sfollati.
GM: Sono venuti un sacco di sfollati a Rimini. E allora...
DC: C’era gente anche qui a Bellariva che era venuta sfollata o erano in città, a Marina centro?
GM: Marina centro fino lì Via Pascoli c’erano tutti
DC: Erano tutti concentrati là.
GM: C’erano tutti quegli alberghi, quei due, perchè si contavano con le dita gli alberghi
DC: Sì non
GM: C’era l’Internazionale che era lì vicino, prima di Piazza Tripoli, era prima di Piazza Tripoli che avevano messo su lì una grande, dei grandi uffici di Milano e allora c’erano molti impiegati che lavoravano là. Avevano preso tutto loro l’albergo.
DC: Si era trasferita la ditta praticamente.
GM: Sì. Allora noi cosa abbiamo fatto? Io, Feruzzi e Zamagni andavamo alla fermata del filobus di Marina centro che scendeva la gente perché sull’Ausa non poteva passare la linea. Era interrotta.
DC: Era interrotta, perché c’era il ponte rotto.
GM: E noi con un velocino, andavamo a prendere le valigie.
DC: Facevate il trasbordo.
GM: Facevamo il trasbordo fino a Piazza Tripoli.
DC: E lì facevate [unclear]
GM: E da lì partiva l’altro bus che andava fino a Riccione e allora prendevamo
DC: [unclear]
GM: Dieci centesimi, venti centesimi, capito? [laughs] Un pomeriggio andavamo giù perché uno [unclear] era un [unclear] con delle ruote alte lì. Facevamo da cavallo e due salivano, hai capito? Un po’ per uno. Quando siamo a Piazza Tripoli vediamo le strisce in alto. Dio bono, gli apparecchi! Prendi ‘sta via.
DC: Non aveva suonato l’allarme quella volta?
GM: Non l’abbiamo sentito noi quel giorno lì, non l’abbiam sentito, abbiamo visto sti apparecchi, facevano tutto quel fumo dietro. ‘Gli apparecchi, dio bono, via, via, via!’ Giù in marina.
DC: Venivano dal mare? Te lo ricordi?
GM: No, venivano da monte.
DC: Da monte.
GM: Da monte.
DC: Quindi il secondo eh?
GM: Quel giorno lì, Il secondo bombardamento che noi andavamo verso
DC: Verso Riccione in quel momento
GM: Verso marina centro.
DC: Verso marina centro.
GM: Gli apparecchi, [unclear] zù in marene, la stanga pron e via, lascia [unclear] giù sotto la mura del lungomare.
DC: Del lungomare.
GM: Difatti, dio bono, venivan zù lì, [makes a booming noise] e cadono un sacco di bombe in acqua anche, no?
DC: Addirittura sono arrivati in mare quel giorno?
GM: Le bombe sono cadute anche in mare, allora noi tagliamo sulla spiaggia [unclear] andon zò verso Bellariva per mareina, però lì al direzione dei Angeli Frua, [unclear] l’Hotel Belvedere che è vecchio che è rimasto lì.
[dog barking]
DC: Tutto decrepito, quello che è ancora tutto messo male?
GM: Adesso come una volta.
DC: Sì.
GM: Però funziona ancora, funzionante, hai capito?
[Dog barking. Female voice: sta zitta.]
GM: Lì c’erano, sulla spiaggia c’erano i tedeschi con la contraerea, hai capito?
DC: Contraerea secondo te erano quelli...
GM: Che sparavano agli aerei.
DC: Ma canna o singola o quelle mitragliatrici...
GM: No c’erano le mitragliatrici a quattro canne, quattro canne.
Ui: Quelle da quattro canne, ho capito.
GM: E c’erano i reticolati fino ad un certo punto prima di arrivare nel mare, no, prima di arrivare sulla spiaggia. E allora c’erano i tedeschi [mimics angry screaming] te capì?
DC: Vi facevano andare via?
GM: Ci facevano segno, no? E noi quando hanno fatto segno ha detto: ‘Ma dai, tagliamo verso la ferrovia, andiamo giù per la ferrovia’.
DC: Guai.
GM: Guai.
DC: La ferrovia era
GM: Siamo andati giù in direzione [dog barking] della pensione, aspetta, lì c’è l’Audi, sai dov’è l’Hotel Audi. Vicino
DC: No adesso comunque, comunque dopo si ripiglia.
GM: L’Hotel Plata hai capito che adesso l’hanno chiuso perché era tutto scasinato lì.
DC: Quindi voi da lì avete preso...
GM: Abbiamo preso verso la ferrovia e la direzione, poco in là ci sono le officine.
[dog barking]
DC: Porca miseria, [laughs]
GM: E’ apparsa una formazione [speaks dialect], erano anche bassi, no, lì, bombardamenti [unclear] hanno fatto. Si me e Giorgio e [unclear]
DC: Giorgio chi, quello del distributore?
GM: Giorgio, no, era Giorgio Feruzzi, che adesso è morto lui.
Ui: Non ce l’ho presente.
GM: Quattro, cinque anni fa, dieci anni fa.
DC: Quindi siete andati in
GM: Era un mio collega, era un mio amico
DC: Coetaneo.
GM: Coetaneo, di, della stessa classe eravamo.
DC: Siete andati vicinissimi al ponte.
GM: Siamo andati lì, proprio lì [speaks dialect] finì, Dio bono. Allora dopo è passato sto bombardamento e siamo andati giù direttamente giù per la ferrovia e siamo arrivati a Bellariva, hai capito.
DC: L’antiaerea gli ha sparato a quegli aereoplani, secondo te ?
GM: Sì sì sparavano.
DC: Sparavano.
GM: Sì, sparavano, sì sì. E allora
DC: Erano aerei con quattro motori che c’avete guardato o no, erano alti?
GM: Non erano tanto, si vedevano, non erano quattro motori.
DC: Perché la prima volta mi hai detto che facevano le strisce.
GM: Sì, facevano le strisce.
DC: Perché dopo poi c’è stato un bombardamento anche il giorno dopo, il giorno successivo, grosso anche quello.
GM: Sì.
DC: In Novembre ce ne sono stati tre.
GM: Tre. C’è quell ch’è ste gross.
DC: Il terzo è stato grosso grosso.
GM: Ecco dopo lì, da quel bombardamento lì, sono andato a lavorare alla Todt, alla famosa Todt.
DC: Dov’era la sede della, dov’è che ti sei iscritto?
GM: La sede della Todt, niente come quando, di toi uperaio la Todt allora.
DC: Sì, ma dove sei andato te materialmente a[unclear]?
GM: Alla Maddalena, allora c’era la colonia Maddalena.
Ui: Colonia Maddalena, ah, a Marebello.
GM: Marebello, lì dalle colonie.
DC: Lì era la sede della Todt.
GM: Lì c’era, lì c’era, erano tutti i campi da grano quelli, no. C’era la colonia poi erano tutti i campi da grano, una casina in fondo. Si contavano con le dita le case lì. E c’erano tutti i camion [unclear] perché Maddalena era il centro dove facevano i cassettoni per le, per armare, il cemento armato, hai capito.
DC: I getti di calcestruzzo.
GM: Lì c’erano tutti i falegnami e la manodopera come noi, la mattina ci prendevano, prendevano
DC: Quindi quello era il punto di ritrovo e da lì vi portavano dove.
GM: Quello il punto di ritrovo. Tutte le mattine noi andavamo giù, lì facevano l’appello, hai capito, ti chiamavano, e poi salivi, si saliva sui camion che c’erano tutti autisti della
DC: Camion tedeschi o?
GM: Camion tedeschi.
DC: Tedeschi.
GM: Erano camion tedeschi che erano, gli autisti erano prigionieri
DC: Ucraini.
GM: Ucraini, erano tutti ucraini.
Ui: Polacchi, robe così.
GM: [unclear] Non erano armati nè niente. Avevano una divisa nera così e facevano, e ci portavano là.
DC: Eravate in molti a lavorare lì alla Maddalena?
GM: Eravamo in parecchi. La mattina andavamo giù perché dopo da là c’erano tre, quattro fortini che erano tirati giù dopo la guerra.
DC: Dove?
GM: Per togliere il ferro.
Ui: Dove ’là’?
Gm: Dopo il ponte, sai dov’è il Carlini che fann le barche?
Ui: Sì.
GM: Ecco, là.
DC: Là c’erano quei quattro fortini con i cannoni dentro?
GM: Eh, quelli lì.
DC: Quelli che guardavano il mare?
GM: Noi facevamo quelli.
DC: Quelli, lavoravi in quelli? Ma lo sai che c’ha lavorato anche il mio suocero?
GM: Ah sì?
DC: Lui era di Viserba Monte.
GM: [unclear] lì lavoravano parecchi.
DC: Senti cosa mi ha raccontato lui, non so se questo lo puoi, c’era gente che lavorava che veniva anche da fuori. Lui m’ha detto:’Io lavoravo con uno di Bergamo, che aveva un bambino con lui’. Il figlio, perché si vede che non sapeva dove lasciarlo.
GM: Però dopo, la sede, si vede che c’erano dopo altri punti di riferimento per questa organizzazione.
DC: D’incontro. Lui mi sa che faceva dalla corderia.
GM: Ah dalla corderia, ho capito.
DC: Che era un altro coso grosso che usavano i tedeschi.
GM: Noi partivamo da là, dalla Maddalena e quando c’era l’allarme ci portavano a Viserba Monte. Ci caricavano, davano l’allarme, si andava in campagna perché non potevano.
DC: Quanti mesi hai lavorato con loro secondo te?
GM: Due mesi.
DC: Quindi sei arrivato?
Gm: Sì, a Dicembre, così mi sembra.
DC: Perché se hai detto dopo il bombardamento di fine novembre.
GM: Dicembre, gennaio.
DC: C’hai lavorato dicembre e gennaio probabilmente.
GM: Due mesi ho lavorato.
DC: Se, te hai lavorato sempre a quei fortini là a Rivabella.
GM: Sì, noi facevamo la calce praticamente ecco perché dopo tutto il legno venivano giù coi camion tutte ste cose già pronte, queste.
DC: Perché quelli erano grossi, quei fortini lì a Rivabella.
GM: [unclear] Erano grossi, sì, sì, erano grossi.
DC: Ho visto delle fotografie.
GM: Ce n’era uno anche qui.
DC: Hanno messo prima i cannoni dentro e poi gli hanno fatto il calcestruzzo, te ti ricordi?
GM: Quando hanno messo i cannoni io non.
DC: Te non c’eri.
GM: Io non c’ero più.
DC: Quindi prima [unclear]. Li hanno messi dentro dopo.
GM: Sì, dopo, dopo, li hanno messi dentro.
DC: Qui vicino
GM: Qui ce n’era uno più grosso, eh.
DC: Dove? Spiegami un po’, che mi interessa molto.
GM: Qui.
DC: Toh.
GM: Era ne, qui, sai dov’è il gas?
Ui: Sì.
Gm: Qui, c’è quella stradina che viene che c’è il divieto, lì, la prima strada.
Ui: Guarda, così guarda. Questa, allora questa è la ferrovia. Via Chiabrera.
GM: Chiabrera.
DC: Qui ci sono gli uffici del gas.
Gm: Del gas. Qui c’è
DC: E qui adesso c’è la rotonda.
GM: Sì.
DC: Dimmi un po’ dov’era?
GM: Qui c’ è la prima, la prima strada.
Ui: Sì.
Gm: Qui. Poi dopo, c’è la prima col semaforo, la seconda col semaforo.
DC: Sì.
Gm: La prima strada qui e il bunker era qui.
Ui: Ed era grosso quanto, secondo te?
Gm: Ah, era grosso.
DC: Una stazza così?
GM: Eh, anche più grande.
DC: Quindi questo era un bunker.
GM: L’hann buttato giù lì proprio quando sono venuto giù io.
DC: Questo è il gas.
GM: Qui
DC: Bunker.
GM: Quando sono venuto giù io dalla parte verso Riccione, l’hanno forato con due cannonate. C’erano proprio i
DC: I buchi.
GM: I buchi delle cannonate.
DC: Ma questo qui secondo te, doveva tenere un cannone o era più?
GM: Ma quello lì penso io che tenessero mitraglitrici credo.
Ui: Qui lungo la ferrovia, allora, [unclear] quello della frutta cinquanta metri più in qua attaccata alla ferrovia, un metro
GM: [unclear]
DC: Sì, c’è un fortino piccolo.
GM: Eh.
DC: Sono andato a fargli la fotografia.
GM: Sottoterra vai anche lì eh.
DC: Questo qui.
GM: Quello è profondo.
DC: Ha, il, la botola sopra.
GM: Sì, la botola sopra che c’era una mitraglia penso io.
DC: Secondo, o era una riservetta, dico, sì, secondo me lì sopra ci doveva stare la mitraglia.
GM: Lì c’era questa piatta, questa cosa tonda che si vede che c’era una mitragliera
DC: Da fronteggiare.
GM: A quarantacinque gradi, vai a capire, a novanta gradi, e in più c’era una casamatta dentro. Casematte erano tutte quelle tonde di ferro che erano
DC: A cupoletta così.
GM: Erano tonde, tonde, proprio tonde. E avevano una porta di otto, nove centimetri. Che noi, quando io lavoravo da [unclear] dopo la guerra.
DC: Andavate a recuperare la roba.
GM: Abbiamo tagliato ste porte per fare il tasso per raddrizzare il ferro, per battere il ferro
DC: Per lavorare
GM: Hai capito?
DC: [laughs] Quella era roba bona.
GM: Ce n’era una anche vicino il [unclear] dove c’era, dove finiva la mura del De Orchi.
DC: C’era un fortino lato mare?
GM: C’era una casamatta di ferro così.
DC: Allora questa è la De Orchi.
GM: Eh. Di dietro.
DC: De Orchi. Questo qui è il mare.
GM: Sì.
DC: Dov’è che era sto fortino?
GM: Questo è il mare, il fortino è, dunque questo è la De Orchi, qui, qui. Era qui.
DC: Questa era uno di quelli piccolini, cupoletta.
GM: Tutto ferro, tutto ferro.
DC: Ah, solo ferro.
GM: Solo ferro.
DC: Ah , ostia!, interessante. C’è una fotografia nei libri della guerra lì dei [unclear]? Bunker.
GM: Quello è tutto ferro, tondo. C’era
DC: Tutto ferro.
GM: Con porta di spessore da dieci centimetri.
Ui: E qui intorno ce ne erano degli altri che ti ricordi te?
GM: No, qui, qui, qui, e qui [unclear], no.
DC: Sai dove ce n’è uno ancora esistente?
Gm: Eh.
DC: In Via Zavagli. Te sei a monte e vai verso il mare.
GM: [unclear]
DC: Come passi il primo ponte della ferrovia, guardi sulla spallata così della ferrovia, c’è il fortino. A trenta metri dalla Via Zavagli. Ci sono andato dentro, ho preso le misure.
Gm: [unclear] perché io ho visto un altro coso come quello della [unclear]
DC: E’ fatto così a due livelli.
GM: Ho capito.
DC: Sopra il tetto ha, stranamente ha la porta verso il mare, che non è, sembra illogico. E’ così guarda. C’ha la porta qui così,
GM: [unclear] verso il mare.
DC: si alza un po’ e qui c’è la feritoia. E’ fatto così, tutto in calcestruzzo. E qui la porta e la feritoia guardano tutti due
Gm: E’ quello che te sei andato qui perché invece
DC: Invece quello è così, è un rettangolo praticamente smussato un po’ indietro così
GM: Sotto si va, si va giù coi gradini sotto da dentro nel recinto dalla casa.
DC: Ah, anche quello c’ha la porta qui.
GM: Quello c’ha la porta.
DC: E il buco qua sopra.
GM: C’ha la porta verso il mare.
DC: Verso il mare.
GM: Sì. Infatti
DC: Guarda, è a un metro dalla linea ferroviaria, dalla rotaia.
Gm: Quella casa lì l’ha presa uno, ma sotto c’ha fatto la cantina.
DC: Sì c’ha fatto la cantina, ma non è tanto grande questo eh.
GM: No.
DC: Questo sarà largo così, è più lungo, è un rettangolo ma non è molto largo. Non so se lo usavano come riserva per le munizioni.
GM: Può darsi, senz’altro. Senz’altro.
DC: Tuo babbo che lavoro faceva in quel periodo?
GM: Mio babbo lavorava all’aeroporto allora al tempo di guerra.
DC: Cosa faceva?
GM: Dava benzina agli aerei così, hai capito?
DC: Ostia! Ma va!
GM: Eh sì, perché, dopo lui è stato in Germania.
DC: Coso qui, Antimi
Gm: Antimi, il falegname?
Ui: No, Antimi, adess l’è mort pure et ma lui durante la guerra era sotto naja, era in marina. Antimi, aspetta eh, sta, stava di casa, hai presente la rotonda qui dell’ospedale?
GM: Eh.
DC: Vai verso Riccione. Una, prima di arrivare in Via Rimembranza, lui sta in una di quelle casette lì. In Via Fasola.
GM: Fasola?
DC: Sta, lui di casa durante la guerra.
GM: Ah, ho capito.
Ui: Era di quella famiglia che stavano lì di fronte alla Coca-Cola. Un pochettino più verso Rimini.
GM: Sì [unclear]
DC: E lui lavorava dentro l’aeroporto e, se ricordo bene m’aveva detto, che era assieme, cosa che c’era, c’è un meridionale qui a Bellariva che anche lui era, lavorava dentro l’aeroporto.
GM: In tempo di guerra?
Ui: Sì, non so se faceva il calzolaio.
GM: Ah, può darsi.
DC: Come cus ciema, è famoso qui a Bellariva, sicuramente te lo conosci ma adesso mi sfugge il nome, e lo stesso. E lui quindi metteva benzina negli aeroplani, faceva questi servizi così. Porcaccia loca!
GM: [unclear] dopo, sì, mio babbo nel prima ha lavorato anche con il comune di Rimini, però lavorava d’estate, sai il lavoro era quello lì in tempo prima della, in tempo di guerra o prima della guerra, [unclear] ogni tent, si muradure.
DC: Dove capitava.
Gm: Dop l’è andè in Germania, è stato due tre anni là.
DC: Faceva le stagioni o stava fisso?
GM: No, no, lui, lui lavorava in una fabbrica di, dove facevano i sommergibili.
DC: Ostrica! Ti ricordi in che città era?
GM: Era witt, eh Wittenberg.
DC: Tre anni filati è stato là?
GM: No, veniva a casa in licenza.
DC: Faceva le licenze. Porco boia!
GM: Lui e mio zio, tutti e due.
DC: Perché qua mancava il lavoro.
GM: Eh, qua mancava il lavoro, dopo ha fatto sta cosa. Il primo anno l’ha fatto a Villach, in Austria.
DC: E li che cosa, fabbrica di che cosa?
GM: Lì campagna.
DC: E mio suocero l’è andè in Polonia a piantar patè di un anno.
GM: Anche lì fè in campagne dopo l’è [speaks dialect] il secondo turno l’ha fatto là in Germania.
DC: Perché pagavano più di qui.
GM: Ostia, pagavano [unclear] poi.
DC: Però mi ha detto mio suocero l’era un freddo
GM:Ah, l’era dura no però
DC: E’ arrivato là in maggio c’era ancora la neve dov’era lui.
GM: [unclear] Noi, io avevo tre fratelli, erano tutti e tre in Germania erano. Uno è rimasto anche fino la, il passaggio dei russi diciamo. [speaks dialect]
DC: [laughs] Dio poi!
GM: Hai capito? E invece gli altri due e mio babbo e mio zio, ce l’hann fatta a venire a casa [unclear]
DC: Dio poi! [laughs]
GM: Con una licenza e poi nel [speaks dialect]
DC: [speaks dialect]
GM: Sta bombardè forti là.
DC: Porcamiseria. La Germania dove c’erano le fabbriche l’hann rasa praticamente al suolo.
GM: L’hann raso al suolo.
DC: Il terzo bombardamento di Rimini, anzi forse è stato il secondo. Dei caccia di scorta hanno sganciato i [unclear] nella zona del Ghetto Turco.
GM: Sì, i serbatoi.
DC: I serbatoi.
GM: I serbatoi, sì sì.
DC: Ti ricordi di averlo visto te sta cosa?
GM: Sì sì. Che venivano giù sta cosa, puttana [unclear].
DC: Una signora. La Gattei [?], [unclear] la mamma di Gattei [?]
GM: Sì.
DC: [unclear], La mamma di Gattei [?]
GM: Sì.
Ui: Il coso, il vecchio bagnino di Bellariva.
GM: Sì sì.
DC: Lei mi ha detto: ‘io stavo là vicino al Ghetto Turco [unclear] abbiamo visto venire giù sti robi strani [unclear] ah, Dio poi! Ma venivano giù piano, che di solito le bombe, quando prendevano velocità, non le vedevi più no. E questa si continuava a vedere [unclear] sai che sarà, corri di qua, corri d’là, arrivano per terra, non succede niente. Allora tutti avevano paura, disi, scoppierà per terr. Allora dice che c’era un carabiniere là c’la dett: ‘[speaks in dialect] che vado a veder io. Tanto ormai sono vecchio, anche se muoio io’. Quand’è arrivato là ha capito che erano serbatoi di benzina. Dopo [unclear] che qualcosa hanno rimediato ma c’era rimasto poca roba.
DC: Quindi anche te li hai visti scendere?
GM: Sì sì.
DC: Si capivano che erano caccia su in alto?
GM: [unclear] quando c’era la, la formazione degli aerei, quella era per il terzo bombardamento adesso [unclear] perché [unclear].
DC: Cert. [laughs]
GM: Mi ricordo che ero, ero lì dove c’è il semaforo adesso, no, la Via Rimembranza era tutta campagna. [speaks dialect] mi fa:’dio bono’, difatti venivano da Riccione e andavano verso Rimini. C’era la caserma Giulio Cesare, che c’erano ancora i soldati lì. H a dit, Puttana madonna guarda quanti aerei. E difatti si è visto proprio, io mi sono messo nel fosso, sembrava che queste bombe cadessero proprio sopra di noi.
DC: Dio poi!
GM: Puttana Madonna! [speaks dialect] Invece, hai capito, [unclear] vicino la mura della caserma, hai capito. Ah la Madonna! Era un bel disastro.
DC: Robe che non si dimenticano eh.
GM: Eh, non si dimenticano.
DC: [unclear]
GM: Ti faccio vedere un libro che ha scritto mio, un figlio di una mia cugina.
DC: Su questo argomento qui?
GM: Che racconta anche lui [unclear]
DC: Va la!
GM: Di questa. Tutti, ci sono tutti racconti, non so se tu l’hai visto quel libro lì.
DC: Come s’intitola?
GM: A m’arcord.
DC: Prova a far vedere, che mi interessa moltissimo. Che ci sia anche in biblioteca, l’avrà depositato.
GM: Non credo.
DC: Signora, voi di solito a che ora cenate, che non vorrei.
FS: Ma no no no, tardi.
DC: Tardi.
FS: Tardi, eh.
DC: [laughs]
FS: No no, non si preoccupi.
GM: Aspetta, ‘la città invisibile’.
DC: Ce l’ho.
GM: Ce l’hai?
DC: Ce l’ho. La scritto chi, tuo cugino? Tuo parente?
GM: No, c’è un racconto che è di un mio parente.
DC: Coso?
GM: Rodolfo si chiama.
DC: Francesconi?
GM: Francesconi.
DC: Te sei parente con Francesconi?
GM: Francesconi è il figlio di una mia cugina buona.
DC: Lo sai che io da un racconto [unclear] qui?
GM: [speaks dialect] Sarà zinquanta, sessanta anni.
Ui: Fa vedere la fotografia di Francesconi che di faccia non me lo ricordo.
GM: [unclear] vieni a pagina qua.
DC: Questo è bellissimo, sto libro qui. Il racconto di Rodolfo. Fa veder. Perché qui c’è un racconto anche di un altro di Bellariva.
GM: Germano Melucci.
DC: [unclear] sull’elenco non c’è.
GM: Stai qui, stai qui.
DC: Non l’ho trovato sul elenco telefonico.
GM: Te dè me il numero.
DC: Dio bonamma! Rodolfo, fa veder la foto.
GM: Questo è tutta, tutta storia, tutta la parentela anche il mia, la mi zia, che era su nona, hai capito? Dopo c’era mio cugino.
DC: Questo è ingegnere? No.
GM: No, lui no, lui è chimico credo.
DC: Ingegnere chimico. Sta a Riccione?
GM: Sì.
DC: Lo sai che io c’ho parlato con lui?
GM: Sì?
DC: E mi ha prestato il suo diario da fotocopiare?
GM: Ah sì?
DC: [laughs] Perché gli sono andato a chiedere se aveva voglia di raccontarmi. Lui mi fa, mi ha guardato, fa:’ma perché fa sta cosa?’ Dico: ‘Guardi, io sono un appassionato, io ho letto un libro che c’è’. E mi fa:’sa che sto diario l’ho dato alla biblioteca di Cattolica’ che dovevano fare qualcosa, tipo una pubblicazione così. Ma lo vuole leggere? Dico:’magari, se vuole, ma si fida?’ dico perché io lui non l’avevo mai visto, c’eravamo incontrati così per le mie ricerche.
GM: Sì sì sì.
DC: Me l’ha dato, mi ha prestato il diario, me lo sono, lui qui ha fatto la cronistoria di tutti gli aerei che ha visto cadere.
GM: Sì sì. [unclear] tutto.
DC: Ha fatto una roba fuori di testa. Ma ha visto un sacco di roba questo qui eh. Poi si erano spostati là nella colonia a Misano.
GM: Sì perché la colonia lì, perché mia zia.
DC: Ma pensa te, è tuo parente [laughs]
GM: Aveva sposato un Amati, no. I famosi Amati di Riccione.
DC: Di Riccione.
GM: Anche parente c’è qualche [unclear] eccetera e praticamente il marito di mia zia era uno che stava bene, era uno che, una persona, un grande pescatore.
DC: Stava a Mirano mi sembra lui, Francesconi?
GM: Mirano, lui è stato
DC: C’ha lavorato?
GM: Francesconi era il babbo di Rodolfo, hai capito, che era un gerarca fascista. E’ stato in Libia, cred che sia mort, na, na, dop la guerra l’è torni. [speaks dialect] direttor l’Alitalia un per. Hai capito?
DC: Com’era, uno di quelli che
GM: Dopo mia cugina si era disunita da lui come
DC: Quest na, è Germano?
GM: Questo è Germano.
DC: Dio bonamma, l’ho cercato che gli volevo parlare.
GM: [unclear] sta zitta. Questo è un altro libro di chiesa, però racconta anche un po’ questo di bombardamenti. Questo è “una spiaggia, una chiesa e una comunità”.
DC: E chi l’ha, ah, Manlio Masini. Bravo che lui scrive
GM: Questo è ’43. Dal ’12 al ’43.
DC: E parla del [unclear], anche qui della guerra?
GM: Questo parla un po’ della guerra anche.
DC: Sei amico te con lui, lo conosci?
GM: Masini? No, questo qui me l’ha dato un mio amico che era un professore; Marcello [unclear] perché el cognom [speaks dialect]. Era, siccome faceva, d’estate faceva il, il, parlava bene l’inglese e il francese, faceva, lavorava per, con l’areoporto per le agenzie, ora ho fatto anche il tassista, te capì? Per sto [unclear]
DC: Per un certo periodo.
GM: E allora hai capito, beh comunque, c’è la storia di qualche bombardamento perché c’è anche Marvelli, che ha lavorato anche lui nella Todt.
DC: Ah, lui era ingegnere.
GM: Lui era ingegnere.
DC: Era lì alla cosa, alla Maddalena, come sede, lui? [unclear] in giro?
GM: Ma io non, io non me lo ricordo. Io ho letto qui che lui ha lavorato nella Todt.
DC: Sì ma l’hanno detto che lui era.
GM: Hai capito, ho letto qui che c’è un racconto.
DC: Forse lui magari era in una delle altre sedi.
GM: Lui era ingegnere, hai capito, dopo parlava bene il tedesco lui perché la mamma era tedesca di lui.
DC: Ah, non lo sapevo questo.
GM: Hai capito.
DC: Fammi vedere il titolo che me lo scrivo. Allora, Manlio Masini, una spiaggia, una chiesa, una comunità. Fammi una cortesia.
GM: Dimmi.
DC: C’hai il numero di Germano, hai detto?
GM: Sì sì sì.
DC: Dammelo subito che così non mi dimentico che dopo, dopo di te, becco anche lui [laughs]. Che belle foto che ci sono.
GM: Qui ci sono anch’io in una processione.
DC: Ah sì? Te frequentavi la, il coso dei Salesiani?
GM: Io nel, nel ’38, quando ho passato la cresima, tutti [unclear] lì perché la chiesa era a Piazza Tripoli, noi qui non avevamo la parrocchia, hai capito?
DC: Non facevate con la Colonnella?
GM: No, la Colonnella era dalla parte di là. La Via Rimembranze era, una parte della ferrovia in là era Colonnella e fino, sulla destra era Colonnella e sulla sinistra era Piazza Tripoli. Comunque
DC: Ah, quindi te eri collegato là.
GM: Io ero collegato con la chiesa di [unclear], quindi Germano, Germano, Germano, Germano, 380424.
DC: E abita anche lui in questa via qui?
GM: Lui abita dirimpetto [unclear] c’è pure il tabaccaio che fa angolo qui.
DC: Sì.
GM: C’è un tabaccaio no. La stradina lì, la seconda casa, c’è un cancello con l’automatico.
DC: Con l’automatico. Ah, dio bo, lo chiamo eccome. Lo sai che l’ho cercato anche sotto Riccione, [unclear] siccome quelli lì sono quasi tutti di Riccione, dico, si vede che sta a Riccione [unclear]
GM: [unclear] Ha il distributore a Riccione.
DC: Ah.
GM: Allora uno c’ha regalato il libro, lui, me l’ha dato lui sto libro.
DC: E’ bellissimo.
GM: E allora dopo [unclear] ho letto tanti
DC: Questa storia qui.
GM: Eh.
DC: Il racconto di Dino, questo.
GM: Sì?
DC: Che era il fabbro di Spontricciolo.
GM: Spontricciolo.
DC: Lui, assieme ad altri due, ha tenuto nascosto un americano per tre mesi, un aviatore che si era buttato il 5 giugno del ’44 nella zona di Ospedaletto. Erano in dieci, sei li hanno catturati subito, quattro
GM: [speaks dialect]
DC: Era, ma adesso arriviamo anche lì,
GM: Quando zè rivà, in che periodo che è caduto l’aereo?
DC: Cinque giugno ’44.
GM: Difatti, quando il fronte è passato in
DC: In settembre.
GM: In settembre
DC: Qui hanno combattuto a [unclear] dai primi di settembre.
GM: Era una fortezza volante.
DC: Era una fortezza volante.
GM: L’è cascè [speaks dialect] perché una volta c’era una fortezza volante, noi da porta san marino
DC: Vedevate tutto.
GM: Prendevamo una galleria che aveva tutto lo sbocco e abbiamo visto tutta la battaglia dei carri armati, si vedeva tutto, hai capito? E poi, era uno che aveva un binocolo buonissimo [unclear]
DC: La galleria quale, quella del Borgo Maggiore?
GM: No, era l’altra.
DC: [unclear] al convento dei frati?
GM: No. Dunque partiva, dal Borgo Maggiore partiva, dunque, petta,
Ui: Ce n’era una che faceva tutto il giro del monte
GM: No, Il nostro giro, la nostra galleria, quando tu venivi giù dalla città,
DC: Sì.
GM: Da San Marino, per andare già nel borgo, prima di prendere la penultima curva che [unclear] il borgo
DC: Che fa tutto il giro
GM: Sotto quel, quel coso lì c’è l’entrata di questa galleria
DC: Che fa tutto il giro del monte
GM: Che va, va a finire
DC: Al convento di Valdragone. Mi sembra, no?
GM: No, no, no, no, quello va a finire a Santa Mustiola. E prende un’altra galleria ancora che va nel borgo dopo.
DC: Ho capito.
GM: Ce n’erano due, hai capito, uno attacca l’altra.
DC: Quindi voi eravate dalla parte che guarda verso il mare.
GM: Noi guardavamo, sì, noi guardavamo verso il mare perché eravamo, quando uscivamo dalla galleria c’era uno spiazzale lì. Vedevamo il mare, Serravalle, e vedevamo, e se andavi su poi dopo vedevi anche Riccione eh cioè, però dovevi andare sulla strada, hai capito.
DC: Sì.
GM: Perché c’era la strada lì. Era una galleria che era ottocento metri credo, faceva un ferro da cavallo faceva
DC: Sì, girava intorno al monte,
GM: Sì.
DC: Praticamente.
GM: E vedevamo tutto Verucchio, tutto il Montebello, tutte le cose lì, tutti i compartimenti.
DC: Era una zona praticamente.
GM: Dalla galleria vedevi proprio i ultimi tedeschi scappava via
DC: E parlami di quel [unclear], di quella fortezza volante.
GM: Di quella fortezza volante, allora, è successo che sta fortezza volante andavano verso
DC: Verso sud.
GM: Verso sud.
DC: Stava rientrando da un bombardamento.
GM: Stava rientrando da un bombardamento. E questa che è qui ha preso verso la campagna qua, verso Cerasolo, su, su, e andava verso l’Arno. E poi tutta una volta si sono buttati via sti [unclear]
DC: Paracaduti.
GM: L’apparech andava verso Cattolica così, hai capito, [speaks dialect] quel casca.
DC: C’erano due caccia che lo attaccavano sta fortezza volante o era da sola?
GM: No, era da sola la
Ui: Allora è quello lì. Hai visto quello lì.
GM: Era da sola.
DC: Perché un mese prima ce n’era stato un altro sempre [unclear]
GM: Per me quella lì è stata colpita dalla contraerea.
DC: E’ esatto.
GM: E’ stata.
DC: A Bologna.
GM: Eh, difatti.
DC: Era andata a bombardare a Bologna.
GM: [speaks dialect] questo [speaks dialect] si vede che c’era qualcosa che non andava.
DC: I colleghi di, gli altri aeroplani che erano più avanti,
GM: Sì.
DC: Perché lui era rimasto attardato,
GM: Sì.
DC: Che non gli andavano i motori.
GM: Difatti [unclear] questo era lì per [unclear].
DC: Hanno scritto che era esploso in volo l’aereo. Te ti, quando è andato sul mare, secondo te, è andato giù nell’acqua o l’è sciupè?
GM: Io non ho visto [unclear] perché io [unclear] orca madonna butta zò [unclear] dopo hann detto che poi un po’ li hanno presi.
DC: Sei li hanno presi. Tre sono finiti a Monte Grimano e sono stati nascosti da un signore, con cui ho parlato, che li ha tenuti in casa
GM: [unclear]
DC: E il quarto era quello che ha aiutato lui.
GM: Ha avuto un bel coraggio.
DC: Quelli si sono incamminati, sono riusciti ad arrivare all’interno. Dopo hanno trovato dei partigiani che li hanno portati a Monte Grimano, in sta famiglia che stavano in una casa isolata. E lì sono stati circa due mesi. Poi dopo è arrivato il fronte e sono riusciti a consegnarsi. Lui invece che era rimasto aiutato da uno lì che era nella zona, questo, Dolci
GM: Sì, sì, sì.
DC: Questo, il Dolci di soprannome, era sfollato a Mulazzano.
GM: Ho capito.
DC: Dice, sono andato giù, per vedere dove erano atterrati sti aviatori. Dice, l’er ved un camion fascisti e tedeschi, ia ciap su, erano nel grano, dice, hann tirato, c’hanno mitragliato sopra in alto no questi col fazzoletto bianco così si sono arresi, dice, li ha ciap, ha detto, torno su a Mulazzano. Arrivo a Mulazzano e trovo un signore con la bicicletta che mi fa: ‘te’, siccome lui dava in giro i giornali proibiti, L’Unità così, faceva propaganda no, non era un partisen però si dava da fare e dai, lui era giovane.
GM: [speaks dialects]
DC: [speaks dialect] [laughs] Allora mi dice: ‘mi avvicina un signore con la bicicletta ha detto: ‘te che sei un partigiano, hai presente il Ristorante Vannucci a Mulazzano?
GM: Sì.
DC: Dietro il ristorante Vannucci, giù nella scarpata c’era questo aviatore, che qui c’è anche la fotografia, che si era slogato una caviglia e non riusciva a camminare. Diceva: ‘anda zì e aiutè perché quello non ries a moversi’ e da lì è nata la storia. E lui e gli altri, e un altro me l’ha raccontata tutta, ha fatto un libretto che ho depositato in biblioteca.
GM: Qui c’erano partigiani uno che faceva il tassista con me, lui è, per dire, che poi va detto, si chiamava Amati, Amati Gino, se tu guardi anche sul computer c’è Amati Gino
DC: A Rimini?
GM: Rimini sì. Era assieme con i tre che hanno impiccato lui eh. Quelli che sono scappati, è scappato via [unclear]
DC: Che è riuscito a
Gm: Scappar via a bruciapelo. La storia di lui.
DC: Lui è ancora vivo?
GM: No, è morto
DC: Vacca boia!
GM: E’ morto due, tre anni fa. E [unclear] dimmi Gino, insomma quante semo partigiani? [speaks dialect] durant la guerr eran tut partigien. [speaks dialect] In partigien sem sette o otto.
DC: [laughs]
GM: Quei poveracci che hanno ammazzato che poi delle grandi azioni non le hanno fatte.
DC: Grandi azioni qui a Rimini non le hanno fatte. Tagliavano i fili del telefono, mettevano i chiodi
GM: Bolini con la mazzetta, [unclear] fucilè fradè per sbai.
DC: Chi Bolini?
GM: Quelli di Bolini che
DC: Ciavatta.
GM: Ciavatta. Però
DC: [unclear]
GM: Era imparentato coi Bolini
Gm: Ciavatta er, erano quattro o cinque fratelli, no, la sai la storia
DC: Te li conoscevi, sì, me l’hanno raccontata.
GM: Io ho preso la pensione da loro quando
DC: Quando hai cominciato
GM: Quando hanno incominciato a fare la pensione a Marebello.
DC: Ah, Marebello avevano loro?
GM: Avevano la Pensione Emma lì no, che c’è ancora. Era dei Ciavatti quella lì.
GM: Che dopo poi loro ne hanno fatto un’altra là a Rivazzurra. E quella lì l’han venduta e noi l’abbiamo preso da lui in affitto quando
DC: Ho capito.
GM: Dopo l’ha presa una certa Giunchi e allora lì mi ricordo che ancora c’era ancora la mamma che era ancora [unclear]
DC: Poi con la storia che il fratello non si era consegnato [unclear]
GM: [unclear]
DC: E non tocchiamo questo discorso che qui siamo sul personale, dopo.
GM: E allora voglio dire che c’entravano [unclear] i partigiani, a volte [unclear] ah ma sei partigiano, ma che partigiano [unclear]. La battaglia [unclear].
DC: Durante il terzo bombardamento di Rimini i caccia tedeschi, te non so se te ne sei accorto,
GM: Caccia tedeschi.
DC: Caccia tedeschi hanno attaccato la formazione e hanno abbattuto due bombardieri, due fortezze volanti che sono andate a cadere, una a Città di Castello e una a Campo, che è verso
GM: Quello, quando è stato quel bombardamento lì?
DC: Quello è stato il 27 Novembre del ’43. Poi dopo ci sono stati quelli grossi
GM: Infatti, però hanno buttato giù anche un caccia tedesco che c’era un, c’erano i caccia della
DC: Della Repubblica Sociale.
GM: Della Repubblica Sociale.
DC: Quel giorno secondo te, è caduto?
GM: [speaks dialect]
DC: E dove sarebbe caduto questo aereo lì?
GM: Sarebbe caduto là verso San Marino credo, sia caduto là a Fiorentino, penso io.
DC: Dietro San Marino, due aerei della Repubblica Sociale sono caduti, abbattuti per sbaglio dai tedeschi. Pensa te. Uno è caduto verso Montecopiolo e uno una decina di chilometri più in là. Questi italiani della Repubblica Sociale Italiana stavano inseguendo,
FS: Oh ciao!
DC: Ciao, salve, non salve, ciao [laughs], te, scusami, sai. C’hai il babbo che, è uno classe 1929 che può raccontare un sacco di robe e non m’hai mai detto niente?
SFS: Eh, certo, come no.
DC: Eh no, no. [laughs]
FS: Ne abbiam parlato, ne abbiam parlato.
DC: Come stai?
FS: Bene, te?
DC: Non c’è male.
FS: Come va il tuo libro?
DC: Eh io due, ho depositato due libri in biblioteca.
FS: Ah sì?
DC: Sì.
FS: Dai, ma due.
DC: Raccogliendo le robine così ma robine così da bastare eh
FS: Vabbè, ma sei un appassionato infatti la Patrizia è mia amica la Patrizia, quella bionda bionda della biblioteca
DC: Ah sì, la [unclear]
FS: La [unclear]
DC: [unclear]
FS: Mi dice sempre perché una volta così abbiamo parlato. Mi fa, ma dai ma [unclear] parlare di storia perché anche lei è laureata in, proprio in storia moderna, hai capito, la sua specializzazione. E allora faceva: ‘Ma dai non lo conosci, non, coso, Celli, no, ti ricordi, ‘come non lo conosco’, ha detto, è anche venuto a casa mia per, che facevi l’albero.
DC: Sì che facevo le ricerche
FS: Le ricerche. E infatti allora insomma.
DC: Allora mi faccio raccontare anche dal tuo babbo quello che ha passato lui. Dio bon, c’ha una memoria della Madonna, il tuo babbo.
GM: [unclear]
FS: Il mio babbo, ha su quelle cose lì il mio babbo, mio zio Luciano di là, dio bon, chi li ferma più. Infatti fai bene, stai facendo un [unclear]
DC: Io adesso raccolgo, dopo vedrò.
FS: Vedrai.
DC: Adesso intanto cerco di raccogliere.
FS: Ah bene bene bene. Poi dopo fa. Adesso qua che li verrai a vedere, eh, quei depositi là?
DC: [unclear]
FS: Devi chiedere alla Patrizia.
DC: Fammi vedere i libri di Celli. Ma ti dico, io non sono bravo a scrivere, quindi, è giusto per non perdere la memoria di quello che mi racconta.
FS: Eh, hai fatto bene. Le hai praticamente solo depositato come documento.
DC: Come documento.
FS: Come documento che se uno vuole reperire delle cose, no? Un ambientazione.
DC: Se uno vuole fare una ricerca sul passato bellico di Rimini, lì ci sono delle notizie.
FS: Come no, come no.
DC: E uno, che dicevo adesso al tuo babbo, è nato da una storia che ho letto su sto libro qui. Qui c’è uno che ha aiutato un americano
FS: E chi è, perché adesso non ho gli occhiali, città?
DC: ‘La città invisibile’.
FS: ‘invisibile’. L’ho sentita dire. E chi è l’autore?
DC: Fabio Galli, Glauco Galli.
GM: Glauco Galli.
FS: Glauco Galli.
DC: Deve essere uno che [unclear] dalla politica e adesso penso che abbia una carica a livello di provincia o di regione.
GM: Ah sì?
FS: Può essere.
DC: Deve essere un politico lui.
FS: Ma guarda. Bene allora quando mi capita, io vedo sempre, al sabato sono andata a trovare la Patrizia, adesso me li faccio vedere quei libri.
DC: Uno non te lo daranno sicuro perché è in unica copia ma il secondo che ho fatto su quella storia lì, è in duplice copia, quindi uno può uscire. Poi se lo vuoi, se mi dai l’indirizzo di posta elettronica, ti mando il pdf, te lo leggi così.
FS: Ah, beh dai, scrivilo. Daniela, no aspetta, danimurat
DC: Danimurat
FS: Danimurat, con una t, @alice.it. Ecco, a posto.
DC: Ti mando le ultime due che ho fatto.
FS: Grazie.
DC: Anzi, sono tre depositate in biblioteca. Uno che stava lì [unclear] Pino Burdon, adesso sta qui in Via Carlo Porta [unclear]. Lavorava da Ciavatta, quelli che facevano le reti dei letti.
GM: Burdon. Pino.
DC: Fabbri, la, sua moglie qui in Via Carlo Porta doveva avere un negozietto di mercerie mi sembra, c’hai presente?
GM: Burdon. Stavano in Via Pesaro una volta.
DC: Ma forse quello sarà un altro parente, qualcosa di collegato, mi aveva raccontato una storia durante ste ricerche che mi aveva incuriosito tantissimo ma non riuscivo a trovare riscontri. Lui aveva visto passare sul mare un aereo tedesco con sei motori, bassissimo, perché c’erano le nuvole che erano
GM: Allora avevano i sei motori?
DC: Avevano[unclear] aerei da trasporto di quella stazza lì.
GM: Sì ne avevano.
DC: E’ andato a sbattere contro il coso di Gabicce.
FS: Davvero, la cosa, il monte lì?
DC: Sì, ho sentito con dei ricercatori storici di areonautica, non lo sapeva nessuno di sta storia qua. E allora, cerca, cerca, cerca, ho trovato uno di Gabicce che lui personalmente non se lo ricordava, però c’era un suo vicino di casa che gli aveva raccontato sta storia. Ci siamo messi in contatto, siamo andati a fare un sopralluogo, mi ha fatto vedere dove era caduto, ho chiamato i miei amici di Bagnacavallo col metal detector, sono venuti, abbiamo trovato i pezzi, e c’era un testimone oculare che ci ha detto dov’era caduto quindi sapevamo che era lì e poi dopo guardando su internet, al cimitero tedesco della Futa, tra Bologna e Firenze, c’era, c’erano nove militari morti il 16 dicembre del ’42 e ho trovato il riscontro di quei nove lì, registrati nel cimitero di Pesaro perché un mio amico delle Marche, che ho contattato attraverso internet, chiedendogli se sapeva di sta storia, perché non riuscivo a trovare riscontri. Lui me l’aveva raccontato, questo qui di Bellariva e non c’era, non riuscivo a trovare né una data
FS: Certo, non riuscivi a trovare riferimenti.
DC: Riferimenti per approfondire la ricerca.
FS: Eh certo.
DC: Allora, un mio amico bravo, uno di quelli con il metal detector, che si sa spatacare bene con internet, ha trovato sti nove caduti cinquanta chilometri a sud di Rimini. Cinquanta chilometri serìa Fano però Gabicce, poi con quell’aereo lì ne è caduto uno solo qui intorno. E dopo ho sentito anche quelli del cimitero.
GM: [unclear]
DC: Andavano giù in Sicilia.
FS: Ma no, me l’aveva raccontato coso a me, [unclear] una volta
DC: Mulazzani?
FS: Mulazzani perché io una volta
DC: Di sto aereo con sei motori?
FS: No, che passavano questi aerei. Che lui si ricordava
DC: Andavano giù. Seguivano il mare, la costa.
FS: Ma aveva parlato anche di una rotta. Adesso a m’arcord perché avevo scritto per la Granzela no, il giornalino facevo perché intervistavo [unclear] anch’io dei personaggi ma giusto a livello di narrativa, non di storia. Però naturalmente quando che ne so, magari intervistavo Mulazzani o mio zio, erano tutte cose legate alla guerra perché per loro era un ricordo vivo.
DC: Era qualcosa che, ecco, esatto.
FS: Quindi mi raccontava di questo, di questi aerei
DC: E insomma, dopo ho sentito quelli del cimitero di Pesaro. Gli ho detto, guardate, io ho trovato sto riscontro di nove caduti perché questo, l’amico delle Marche mi ha detto:’Guarda, io non so di questo aereo caduto, però ho trovato nelle mie ricerche un servizio su Il Corriere dell’Adriatico che parlava di un funerale di tedeschi ma non diceva né dove erano morti e né di che aereo erano’. Però un numero così, guarda, alcuni tedeschi, il funerale. Allora con quell’articolo lì, sentendo col cimitero se trovavano riscontro con la data di quell’articolo, mi ha trovato gli stessi che erano su al cimitero del Parco della Futa. Lì c’era scritto che era un aereo con sei motori perché c’era la sigla dell’aereo e quindi si è chiuso il cerchio.
FS: Si è chiuso il cerchio.
DC: E dopo ho presentato anche quella lì [unclear].
FS: Che bella questo.
DC: Ti mando anche quella.
FS: Ma questo, guarda, stai facendo un lavorone.
GM: Sì, anche a San Marino è caduto uno.
DC: Sì, è andato a sbattere contro la montagna un giorno che c’era nebbia. C’è, nel cimitero di San Marino c’è
GM: C’è l’elica.
DC: La tomba con l’elica. Sono andato a fargli la fotografia.
GM: Ah sì?
DC: Quei miei amici col metal detector hanno fatto un libro su tutti gli aerei che hanno censito loro.
GM: Su quella collina, sotto la città
DC: Montecchio si chiama lì, mi sembra.
GM: Non so. Dove ero io, io ero a Le Piagge, [unclear] che è poco lontano dal centro, no, dal paese e c’è una collinetta, hai capito, che si va giù a Santa Mustiola lì e st’aereo [unclear] quella volta.
DC: Veniva dalla zona di Ravenna e stava rientrando anche [unclear].
GM: Ma io penso che era uno di quei bimotori,
DC: Bimotori, bravissimo.
GM: Pippo, Pippo il bombardiere, che faceva [unclear], butteva zò una bomba.
DC: Buttava una bomba di cla, una bomba di là,
GM: Sempre quel fazeva.
DC: E disturbava il sonno della gente.
GM: Buttava i bengala, che s’illuminava tutto, no e poi faceva un giretto e [makes a booming noise] [unclear].
DC: Ma sai che quegli aerei
GM: Al Ponte di Verucchio, quando noi eravamo nella galleria, [speaks dialect]
DC: [laughs]
GM: Hai capì, ecco, arriva Pippo buttava zò i bengala e poi [makes a booming noise] e no i ne ciapava mai quel ponte, l’ha fat saltar per aria i tedeschi
DC: I tedeschi quando si sono ritirati
GM: Quando si sono ritirati. Hai capito?
DC: M’ha detto uno che stava dalla parte di là, m’ha detto, [unclear], i pezzi della roba che sono saltati, ha detto [unclear], ha detto, anche loro, ha detto, abbiamo visto un sacco di attacchi su quel ponte e non l’hann mai ciap.
GM: Non la mai ciap. Tutta scena [unclear]
DC: [speaks dialect]
FS: Ma pensa te. Bravo. Allora bene.
DC: Ti mando se c’hai voglia di leggere qualcosa
FS: No, ma è interessante, no ma mi piace molto la tua passione, no, perché io ce l’ho con i libri quella passione lì, nel senso come ricerca degli scritti, delle, no, a chi appartengono. Adesso non le faccio più quelle ricerche lì, però prima mi piaceva. E dai, è bello, è bello quando scopri, no
DC: A me piace tantissimo.
FS: Che arrivi, come hai detto te, che [unclear]
DC: Che riesci a trovare i riscontri
FS: Arrivi al, che ne so, al manuscritto del, questo [unclear] l’ha scritto quello, per dire.
DC: Io al tuo babbo gli ho chiesto per telefono, sai di quei due fucilati perché.
GM: Ho dunque quelli lì, sì io ho sentito un paio di volte
DC: A colonia De Orchi hanno [unclear] ragazzi
GM: Però, ho chiesto a mio fratello anche perché [speaks dialect] che cla volte hanno amazzè tutti a De Orchi perché io mi ricordo, quando sono venuto giù dalla guerra diciamo che siamo venuti che son venuto giù prima io dei miei, di mia mamma e di mio babbo, no, mio babbo era venuto giù, di mia mamma. Era passato mio cugino che andava dal dottore a San Marino perché aveva un infezione in un occhio e lui stava [speaks dialect]
DC: Al pedrune
Gm: Al pedrune. E io sono andato con lui che pioveva come oggi così. Siam passati tutta la campagna dove c’erano ancora le mine, i mort ancora mess a gambe de fura,
DC: Dio poi!
GM: hai capito?
DC: Cos’hanno visto questi.
FS: [unclear]
GM: Proprio c’era ancora.
DC: Tutto così, era successo da poco
GM: Il mio babbo, [unclear] con un casco su un bastone,
DC: [unclear] Un bastone.
GM: Per gli inglesi metteva il casco inglese, se eran tedeschi metteva il casco tedesco.
DC: [speaks dialect]
GM: [speaks dialect]
DC: I tedeschi li lasciavano così più che altro, m’hann detto.
GM: Sì guarda. E voglio dire che sono venuto giù e dopo che dopo, il giorno dopo sono andato a prendere la bicicletta [speaks dialect] alla dugena da una mia zia che era sfollata lì. I cupertun [unclear]
DC: [unclear]
GM: Allora [speaks dialect] cercione
FS: Madonna.
GM: [speaks dialect]
DC: [unclear]
GM: Strada vecchia di San Marino che era tutta una colonna di carri armati. [unclear] Puttana Madonna [unclear]
DC: Loro ce l’avevano la roba, eh.
GM: Tanta roba che ha questi qui. Ti facevi il coso coi tedeschi che erano ridotti [unclear]
DC: All’osso. [unclear]
GM: Con le vacche
DC: Con le vacche [unclear]
GM: Che dopo [unclear] ero arrivato lì alla Grotta Rossa, me davano cioccolata, m a’rcord ne [speaks dialect] sta bicicletta cerciun [unclear]
FS: Cioccolata [unclear] ce la puoi fare.
DC: Ma chi che l’aveva mai vista, la cioccolata?
GM: Non l’avevo mai vista la cioccolata. Hai capito?
DC: [laughs] [unclear] E allora che cosa ti diceva tuo fratello di quei due?
GM: Mi diceva:’Na, [unclear]
DC: No, no [unclear]
GM: Perché Gino, ma perché lui era in ferrovia mio fratello, no, aveva, era giovane, [unclear] diciassett diciotto anni. Però lui prendeva tutti i treni, tutti i giorni il treno poi passava da mia nonna che era ancora qui e poi dopo ogni tanto veniva a vedere della casa e poi andava a prendere il trenino per venire su a San Marino, noi dopo eravamo a San Marino.
DC: Finché ha funzionato.
GM: E lui sapeva più informazioni. Lui ha detto che:’No, lì l’unica cosa è che hanno ammazzato, sono stati quei tre tedeschi che tenevano la resistenza da [unclear] che poi erano seppelliti lì vicino [unclear]
DC: Come mi dicevi, me l’ha detto Zangeri, che li hanno seppelliti lì dove c’era quel traliccio
GM: Sì bravo.
DC: Davanti a Papini la, coso lì.
GM: Sì, erano tre tedeschi lì.
DC: Guarda che è vero quello della fucilazione.
GM: Sì, quello della fucilazione può essere, però la ricerca non c’è di quelli lì.
DC: Adess sta a sentire cosa mi è capitato. Il primo che mi ha raccontato di questa cosa è stato Tonino Baschetta, quello che fa i cesti a [unclear].
GM: I cesti.
UI. Lo conosci?
GM: Sì sì.
DC: Sandrini lì. [unclear] poliziotto [unclear] suicidato.
GM: No, non lo conosco.
DC: Sandrino, due anni meno di noi aveva.
GM: [unclear]
DC: Tonino Baschetta sta qui in Via Davanzati, qui, è vicinissimo. Qui, e lui [unclear]. Quando noi eravamo bambini avevano la bottega attaccata al Bar Vici. L’alimentari.
FS: Ah. Eh. Eh.
DC: Suo figlio, lui quando era bambino dice, loro stavano lì vicino alla Corial, sopra la [unclear]. Dice, c’avevano i tedeschi in casa perché venivano su dal fronte, si schiaffavano nelle case del contadino e dice, cosa faccio io ero diventato amico con loro, molti erano giovani cosa facevano la mattina presto? Prendevano i loro carri, andavano già verso Marina centro, le case con i bombardamenti erano tutte disabitate, spaccavano la porta, entravano, portavano via di tutto. Dice, facevano dei carri di roba. Arrivavano lì a casa mia, facevano le casse di legno, schiaffavano roba dentro, portavano alla stazione e mandavano in Germania. Fa, ma sono stati lì da me due tre mesi, dice, la roba, la roba che hann port via, io andavo con loro, ha detto, perché ero giovane. Un giorno tornando con sti carri, arrivano lì vicino al tiro a volo, un tedesco in mezzo alla strada li ferma, sentono la scarica di fucile e poi li fanno passare. Quando arriviamo davanti, [unclear], li hanno fucilati tra la colonia e il gruppo di bagni che c’è verso il distributore di Giorgio.
GM: Sì sì sì.
DC: Lì contro il muro li hanno fucilati.
GM: [unclear] anche a me avevano detto così.
DC: E lui mi ha detto: ‘Il tedesco, quando siamo stati lì vicino, mi ha messo le mani sugli occhi ma io sono riuscito a vedere. C’erano due ragazzi stesi per terra. Dicevano che erano due toscani che li avevano presi a tagliare i fili del telefono dei tedeschi e li hanno fucilati. Invece, avevo mandato, sapendo, pensando che fossero partigiani, ho mandato mail all’ANPI di Ancona, all’ANPI di, tutto qui intorno,
FS: Sì sì sì.
DC: All’ANPI di Firenze, all’ANPI di Ravenna, non mi ha rispost nienche nissun. Solo un istituto di Ravenna mi ha dato risposta che loro non conoscevano sta storia. Un giorno, leggendo un libro di Forlì, di Mambelli che ha fatto la cronistoria di quello che succedeva soprattutto a Forlì, ma due libri più grossi di quello, con un sacco di dati interessantissimi. Trovo, tre marzo 1944, fucilati due ragazzi a Forlì e di uno c’era anche il nome. Erano di Faenza. Questi qui probabilmente erano, si erano dovuti arruolare nella Repubblica Sociale verso, quando te ti sei iscritto nella Todt. Molti per non dover farsi richiamare, andavano nella Todt perché lì eri esentato dal presentarti. Questi qui probabilmente hanno cercato di scappare via, li hanno presi e li hanno fucilati. Quindi su quel libro ho trovato un nome, vado al cimitero di Rimini, c’era il nome lui e di quell’altro. Quindi son i due nomi, erano tutti e due del ’25, avevano diciannove anni e li sono venuti a riprendere i familiari dopo nel ‘45, dopo la guerra. Ho conosciuto [unclear]
GM: E allora come diceva quello lì che li hanno fucilati
DC: Li hanno fucilati lì contro il muro
GM: Alla fine del De Orchi e l’altra palazzina.
DC: Sono entrato in contatto con uno di Faenza, gentilissimo, che mi ha mandato anche dei dati su Rimini che li ha rimediati non so dove, e lui mi ha mandato anche la fotografia di uno di quei due. M’ha mandato la fotografia del monumento che c’è a Faenza dove ci sono riportati i loro nomi ma dell’altro ancora non sono riuscito a rimediare la foto. Ho sentito con quelli dell’anagrafe di Faenza. Mi hanno detto che, volevo parlare con, contatto con i familiari per vedere di avere.
FS: Eh sì, un riscontro diciamo vero.
DC: Dei riscontri. Di uno sono morti tutti, un altro si è trasferito a Cesena e con quel nome lì non figura nessuno. Adesso dovrei provare a sentire se a Cesena mi dicono, vivono, ci sono degli eredi perché dopo c’è il discorso della riservatezza, è un po’ fatica.
FS: Sì, un po’ fatica.
DC: Però,
FS: Può darsi che
DC: Può darsi che come l’hann fatto gli altri
GM: Io mi ricordo questo qui
DC: E quelli di Faenza dell’anagrafe mi hanno mandato un documento in pdf dove c’è scritto addirittura: ‘fucilati dai tedeschi’ e c’è anche il nome di un tenente della repubblica sociale che era andato sotto processo per quel, per quell’uccisione. Che era di Pesaro questo qui, quest’ufficiale.
FS: Ma pensa te.
DC: Quindi.
FS: Devo salutare. Ciao carissimo.
DC: Piacere di averti visto.
FS: Alla prossima.
GM: Però l’hanno,
FS: Continua così.
DC: [laughs]
GM: Non l’hanno, dico pure, l’hanno spenta così perché io dopo.
DC: All’ANPI qui di Rimini non sa niente nessuno. Li hanno fucilati. Potevano dire, sono due partigiani.
GM: Infatti io mi ricordo che eravamo, ma ti ho detto, dopo la guerra subito, e dopo siamo andati a lavorare un po’ anche con gli inglesi, a lavorè anche a De Orchi [speaks dialect]
DC: Con gli alleati.
GM: Con la [unclear]
DC: Che lì c’erano un magazzino di roba m’hann detto della Madonna.
GM: Madonna.
DC: [laughs]
GM: [unclear]
DC: [laughs] Però, tu, petta adess bisogna che la va a chieder perché se no la mi madre, la mi moglie. Te vuoi andè a prender [speaks dialect] uno di sti dì?
GM: Sì, sì, la facciamo.
DC: Dai, così continuiamo il discorso del bombardamento di San Marino. Comunque te ti ricordi un sacco di roba.
GM: Sì, eh mi ricordo tutto quello che
DC: Petta eh, l’ultima roba che m’hann detto su quell’aereo che avete visto
GM: Sparire
DC: Sparire.
GM: Io, per me è cascat [unclear] quell’aereo
DC: Gli alleati, i loro colleghi hanno detto, è andato sul mare, è tornato sulla terra ed è esploso in volo. Dovrebbe essere caduto tra Gradara e Gabicce, quelle zone lì, Cattolica, quel settore lì.
GM: Quel settore lì è caduto quello lì, [unclear]
DC: Un mese prima di questo fatto, ma non so se te l’hai visto, era passato, basso stavolta, perché questo doveva essere abbastanza su, era passato un altro quadrimotore che avevo dietro le calcagna due aerei tedeschi che, un da sotto e un da sora il mitraglieva. Sono arrivati fino a San Clemente, anche lì si sono buttati tutti i paracadutisti tranne il mitragliere di coda che, poretto si vede che l’avevano ucciso quei, i caccia
GM: I caccia
DC: E poi questo qui è andato a cadere tra Levola, Saludecio, Montefiore, quelle zone là. Te questo, te lo ricordi un aereo grosso, basso, che lasciava il fumo, attaccato da due caccia?
GM: No, ma io mi ricordo un’altra roba, che eravamo a San Marino che una formazione di aerei tedeschi, inglesi che andava verso nord, che passavano
DC: Bombardieri
GM: Bombardieri che andavano verso la campagna
DC: Sì
GM: E lì si sono sfilati dall’aeroporto qui di Rimini
DC: Sono decollati da qui, gli sono andati dietro
GM: Sono andati dietro e lì c’è stato un [speaks dialect] quella volta ma era in [speaks dialect].
DC: Perché ha incominciato il bombardamento?
GM: Perché c’era, c’era i caccia inglesi che c’erano anche i [unclear]
DC: Quelli con due code?
GM: Con due code.
DC: Sì.
GM: Puttana la Madonna.
DC: Li han fatt combattiment?
GM: Combattiment [speaks dialect]
UI. [laughs]
GM: [speaks dialect] dopo l’è finì perché [speaks dialect]
DC: [unclear] Quindi erano anche abbastanza bassi.
GM: Bassi, si vedeva proprio [unclear], puttana madonna, e la formazione andava avanti. E c’era sto combattimento che avevano fatto sopra Cà Berlone [?], Santa Mustiola
DC: Però non è caduto nessun apparecchio, secondo te?
GM: Non ho visto cadere nessuno, io lì.
DC: Questo non me l’aveva mai raccontato nessuno.
GM: Ah e l’è cla volta l’è sta un cumbattiment
DC: Quanto potrà essere durato, cinque minuti, dieci minuti?
GM: Eh
DC: Gli ha sparà na [unclear]?
GM: Sì dieci minuti, sì, sette minuti sicuro.
DC: Secondo te quanti aerei ci potevano essere in questo combattimento?
GM: La formazione dei caccia, [unclear] ce ne erano due, tre, che giravano.
DC: E chi è il tedesco, secondo te?
GM: E il tedesco, penso, due o [unclear]
DC: Altrettanto.
GM: Altrettanto.
DC: A Monte Tauro c’è stato un combattimento aereo. Due aerei si sono andati anche a sbattere e quello americano è morto poeretto. Il tedesco si è buttato con il paracadute.
DC: Io ho visto una volta proprio in volo sopra Covignano [?] sempre dalla galleria allora che lì Covignano ogni tent i caccia
DC: Lì hanno attaccato di brutto.
Gm: [unclear] Una volta proprio ho visto, proprio presi in pieno con una cannonata.
DC: Ne è caduto uno di aereo sotto la chiesa di San Fortunato. E [speaks dialect], sai dove gl’è? A metà sulla spalla ho parlato con uno che stava nel Ghetto. Dopo la guerra lui, quando è finito i combattimenti, ha recuperato un motore che l’ha portato giù e l’ha venduto alla stracciaia. Se, come dici te, lo hanno preso, lui si è schiantato lì contro la costa, a metà costa.
GM: Dopo [unclear], il giorno dopo
DC: Che aereo era, secondo te? Era un caccia?
GM: Era un caccia, erano i famosi Spitfire, hai capito.
Ui: Uno si era schiantato alla garitta della dogana. Che aveva fatto l’attacco basso
GM: Anche
DC: L’ha sbagliè, non ha calcolato bene, ha strisciato il terreno, s’amazzè lì.
GM: S’amazzè lì. Ah, qui passeva da sopra lì quando vedevano, io mi ricordo una volta c’era due, tre camion tedeschi che passavano uno ogni tanto, no, perché stavano in distanza. Era sempre un tedes sora. La Madonna, l’era un caccia [speaks dialect] un caccia sopra
DC: Come l’ha visto, eh
GM: Come l’ha visto, puttana madonna, che il tedesco s’è buttè del camion e
DC: [laughs]
GM: [mimics machine gun sounding]
DC: [speaks dialect]
GM: [speaks dialect] Prima di, tra Verucchio e Borgo Maggiore, sulla strada lì.
DC: Arca madonna, sulla strada da, quello che girava
GM: Ah lì [unclear]
DC: Uno m’ha detto è tedesco ma aveva messo, un italiano, dovevano andare a Pesaro a prendere materiale. M’ha detto, m’avevano messo sopra il carro che io dovevo guardare [unclear] [laughs] ho detto, batti sulla cabina se vedi caccia che a buttèm a terra. Ha dett, se m’andè ben cla volta. Dai, che adesso ti lascio.

Collection

Citation

Daniele Celli, “Interview with Gino Muratori,” IBCC Digital Archive, accessed October 17, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/1172.

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