Interview with Silvana Morganti

Title

Interview with Silvana Morganti

Description

Silvana Morganti (b. 1924) recalls the bombing of the San Lorenzo neighbourhood in Rome, in which she describes the sight of dead people, a destroyed shelter, and children waiting for their dead mothers to return. Silvana also explains that she christened her child Gabriele, in memory of friend who died.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:05:02 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#12241

Conforms To

Spatial Coverage

Temporal Coverage

Transcription

SM: Di tutto il periodo della guerra, quello che mi è rimasto impresso è il giorno del bombardamento perché io stavo in ufficio, tutto pensavo meno che sarebbero andati a San Lorenzo a scaricare le bombe gli americani. Quando però si seppe, mi ricordo che immediatamente io lo chiesi e mi fecero uscire e quindi mi avviai a casa e il particolare che non dimenticherò mai è di questo bambino che se lo vedessi adesso lo riconoscerei (coi calzoncini corti, c’aveva i calzoncini beige e una camicetta chiara, pure la camicetta) e mi ricordo che io piangevo, ero sola e piangevo e mi ha chiesto ‘Perché piangi?’ e io gliel’ho detto perché ‘Hanno bombardato il quartiere dove abitano mamma, mia sorella eccetera’. ‘Ti accompagno io’. Senza dire una parola m’ha accompagnato fino a casa facendo tutto Castro Pretorio perché lì l’ho incontrato, Castro Pretorio, via Tiburtina, via degli Equi mi pare, che feci, tanto è vero che lì c’era un fabbricato che era già stato bombardato e vidi questa affaccia, no facciata, a penzoloni alla finestra, una testa, doveva essere una donna secondo me, era stata colpita direttamente. Poi sono arrivata a casa e ho visto che loro erano usciti naturalmente dal rifugio, da quel rifugio che la sera prima ci sembrava fosse sicuro perché papà aveva detto: ‘Se domani dovesse suonare l’allarme voi mettetevi in quell’angoletto, lì quello è un posto sicuro. Quando sono arrivata lì ho visto che invece era l’unico, l’unico angolo del fabbricato che era andato completamente distrutto.
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SM: Quindi ho visto mamma ci siamo naturalmente abbracciati, zia che aveva sentito, che non aveva sentito l’allarme, perché zia non sentiva, non voleva scendere al rifugio. Quindi questo raccontava mamma. Ma la cosa impressionante di questo bambino che è quasi scomparso, mi ha fatto con la manina così e se ne è andato. Questa è la cosa che, e ancora oggi, se io, a me questo bambino non mi sembra cresciuto, io me lo ricordo bambino, se lo, se me lo indicassero tra cento bambini lo riconoscerei perché per me non è cresciuto, è rimasto bambino, e questa, è si. E poi c’è il particolare dello stesso momento che la, quella signora che abitava nello stesso pianerottolo nostro, disse a mamma: ‘Signora Maria domani mattina devo andare a prendere l’assegno (del marito che era richiamato alle armi) se suona l’allarme i bambini stanno soli me li prende lei?’. Mamma le disse ‘Come no!’ e quindi quando andai io a casa mamma, e Franca e zia Lucia stavano co’ questi due bambini aspettando che tornasse la mamma, e invece questa mamma non è tornata perché è stata folgorata per San Lorenzo.
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SM: Ci fu ecco, l’altro episodio, altro episodio, adesso mi sto ricordando, della morte del marito di un’amica che abitava lì di fronte a noi, erano appena sposati, Gabriele, infatti Gabriele nostro porta il nome del marito di questa amica che volevamo tanto bene sia a lei che si chiamava Antonietta e al marito, questo bel ragazzo. Era partito la mattina per andare per andare a militare, in caserma, non è tornato più. Gli volevamo talmente bene che quando nacque Gabriele, mi ricordo misi nome Gabriele, per ricordare questo ragazzo che era veramente bravo.

Citation

“Interview with Silvana Morganti,” IBCC Digital Archive, accessed October 24, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/87.

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