Interview with Aldo Petrina

Title

Interview with Aldo Petrina

Description

Aldo Petrina lived in Capodistria with his family until March 1944. Recollects a day when a German warned his mother that they risk being thrown in a karst sinkhole. because they did not speak Slovenian. All the family the moved to Varese, where he witnesses the bombing of the Macchi warks, with the whole valley light up by flares. Describes a Liberator shot down by Swiss anti-aircraft fire. Recollects the story of his father escape form Cephalonia. Aldo Petrina came back in Trieste in 1945, his father returned home only after the war.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2018-01-09

Contributor

Zeno Gaiaschi

Rights

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Format

00:27:11 audio recording

Language

Type

Identifier

APetrinaA180109
PPetrinaA1801

Coverage

Temporal Coverage

Transcription

Sono Peter Sciulze e sto per importare il signor Aldo Petrina, siamo a Trieste e oggi è il 9 gennaio 2018. Grazie Aldo per aver concesso questa intervista.
PS: Grazie Peter, sono qua
AP: La tua intervista, la sua intervista diventerà parte dell’International Bomber Command Digital Archive
PS: [coughs] scusa
PS: gestito dall’Università di Lincoln per conto dell’international Bomber Command Centre. Allora Aldo. È inoltre presente la moglie Mariagrazia Sinigo Petrina. Allora Aldo se puoi ricorda - raccontarci il ricordo più antico che hai.
AP: Dunque, io vivevo, la mia famiglia viveva a Capodistria, che è una piccola cittadina che adesso è Slovenia e allora era Italia. Le cose [clears throat], le prime cose che ricordo è una vita tranquilla che poco ha a che fare con la guerra, mio padre non c'era, perchè era partito, era stato richiamato. Mio padre era ufficiale di complemento della marina ed era stato richiamato praticamente nell'anno stesso in cui, io sono nato nel '40 e gli italiani sono entrati in guerra in giugno del '40, quindi mio padre era sparito, era in Grecia. Io ero con la mamma, solo, e passavamo la vita di una piccola cittadina andavamo al bagno mi ricordo d'estate mio nonno mi aveva fatto una barchetta con cui giocavo molto bene. Poi c'avevo tanti miei amichetti, giocavamo lì nella, io abitavo in piazza del Brolo, era una piazza piuttosto grande, con due grandi pozzi, e vicino a uno di questi pozzi c'era una specie di zona giochi per i bambini con una distesa di sabbia e di, io mi ricordo mi divertivo con gli altri amichetti a fare stampi di sabbia e robe di questo genere quindi di, di. E così sono passati i primi anni di guerra insomma, francamente, ogni tanto andavamo a Trieste dai nonni mi ricordo la, mi piaceva molto il tragitto col vaporetto, sul vaporetto era molto divertente, guardavo fuori, insomma era gradevole. E dai nonni si veniva qua, in questa casa qua dove abito. E altri ricordi non, cioè. Il primo ricordo, diciamo, che possa toccare la storia è stato proprio l'8 settembre, cioè l'8 settembre, cioè prima mia mamma sentivevamo la radio, ascoltava la radio, non so se ascoltasse radio Londra, non ho idea ma comunque l'8 settembre del '43, sotto, nello stesso stabile dove cui abitavamo noi c'era un deposito di materiale dell'economato militare italiano. Quindi c'era viveri, vestiario, un po' di tutto. C'eran [interruption]
AP: [coughs] Sì, mi ricordo dell'armistizio, cioè, c'era la gente tutta contenta, è finita la guerra. Funziona? Sì. E, quello che io mi ricordo è che hanno svaligiato, cioè la gente si è buttata, tutto quello che c'era in questo deposito che era cibo e robe varie. E uno di questi che stavano rubando mi ha dato a me un album, una specie di album, con fotografie, ed erano le fotografie di tutti i soldati che facevano parte di quel reparto, c'erano le piccole foto tipo tessera. E dice 'Aldo divertiti va' e io me lo sono preso. Però, cos'è successo, che han cominciato ad arrivare a casa nostra tutte le ragazze, perché molte di loro [clears throat], si erano fatti delle ragazze lì e quelle volevano la fotografia e quindi tutte quanto mi hanno levato, arrivavano e mi strappavano via la fotografia e quindi ci sono rimasto malissimo perchè avevo questo bell'album che io mi divertivo a guardare e alla fine non c'era più niente. Questo è il ricordo dell'armistizio. [laughs] E dopo l'armistizio dopo qualche, dopo un mese circa, questo lo so adesso ma allora, dopo un po' una mattina abbiamo aperto la finestra e abbiamo trovato la piazza piena di carri armati, no non carri armati, mezzi, mezzi, un reparto motorizzato tedesco praticamente, tutto appieno. Avevano aperto i pozzi e si lavavano. Hanno, hanno detto di tenere chiuse tutte le finestre, non volevano le finestre, sono venuti a fare una perquisizione la sera stessa a casa è venuto un tedesco con una lampadina mi ricordo ha guardato in giro ha salutato e se ne è andato via. [clears throat] Dopo potevamo anche circolare, ricordo solo che le signore, c'era mia mamma eran quasi tutte donne eccetera, l'unica cosa che ricordo che dicevano era 'dio come sono belli' [laughs] i tedeschi. Erano abituati con i nostri soldati [laughs] che erano nanerottoli [laughs], poveri, meridionali i tedeschi erano belli, erano biondi, alti, belli, si lavavano quindi erano a torso nudo molto, era ottobre quindi era caldo, ecco quindi le signore erano entusiaste, ecco questo ti dico. Poi ci hanno chiesto di vuotare il pozzo nero, perché dormivano nel nostro atrio, mi ricordo una puzza spaventosa però [laughs] hanno vuotato il pozzo nero. [interruption]
AP: E poi quello che ricordo e che a un certo punto un'amica di mia madre, era di Vipiteno, e sai che, volendo i cittadini italiani che erano dell'Alto Adige potevano optare per andare nella Wehrmacht o SS, lei lì occasionalmente ha incontrato un ufficiale di questi che era venuto, dopo ho saputo era la divisione Prinz Eugen di montagna, quindi era, ecco. Uno di questi era un suo compagno di scuola e ha chiamato mia mamma e dice 'Sandra, Sandra vieni giù. Ti presento un amico'. Questo qua è un signore molto distinto, parlava italiano un po' ma lo parlava bene, a mia madre baciamano, naturalmente un ufficiale tedesco, sai com'è. E poi c’è - avevano, in quel momento c'era la cucina loro la chiamano goulash wagen, no, mi pare cioè ecco. Ha chiamato uno, gli ha detto qualcosa e quello mi ha dato una fetta di pane nero spalmata di burro a me bambino, si vede che avevo l’aria fa - famelica, non lo so, ecco. E lui ha spiegato a mia madre, chiaro e tondo, questo io, non, l’ho saputo ‘signora guardi, sono venuti i partigiani prima hanno portato via un sacco di gente e buttato in foibe. Noi siamo arrivati e adesso faremo la spedizione punitiva, li sistemiamo noi, però non saremo sempre qua. Lei è italiana’ perché mia madre era proprio milanese ‘qui qualcuno parla qualche parola di slavo e se la cava, lei no. Guardi che adesso han buttato in foibe i, il presidente del fo - tutti quelli della Guardia di Finanza e tutti quel del tribunale, che erano italiani. Se tornano lei rischia. Se può filare, fili.’ Tempo, questo succedeva nell’autunno del '4 - in marzo del'44 mia madre ha preso tutti bagagli ed ha portato i mobili qua a Trieste e lei è andata a Varese, i miei nonni hanno detto 'no qua, perché ci sono i bombardamenti' ecco, quindi, la parte di tri - Capodistria finisce qua. Tutto il resto e a Va - una cittadina vicino a Varese, Azzate. Dove però la guerra proprio non si sentiva, almeno credavamo noi. [clears throat] Di notte si, si sentivano passare gli aerei, di giorno anche, tutto quello che vuoi. L'unica cosa che non prevedevamo è che dall'alt - il paesino è sul lago di Varese, dall'altra parte del lago di Varese c'era la fabbrica di aerei, la Macchi e quindi quello era un obbiettivo sensibile ed è stato bombardato quanto vuoi e io dalla terrazza vedevo di tutto, insomma, però senza nessun rischio. Le prime volte mi chiudevano gli occhi dicevano 'no il bambino non deve vedere' poi siccome era ogni giorno [laughs] tutto qua. Quello che ricordo di quel periodo beh, una cosa sicuramente che mia mamma ha ascoltato, questo me lo ricordo, l'ultimo discorso di Mussolini, quello del Lirico sulla radio, mi ricordo di sera mia madre. E dopo ha detto ‘sì ma la voce non è più la sua, era un po’ diversa.’ Radio Londra non so se la ascoltassero. Quello che ricordo bene so - beh anzitutto vedevi gli aeroplani passare, gli aeroplani degli alleati passare sul cielo di giorno ma vedevi la scia come adesso i jet praticamente non vedevi altro. Quello invece che ricordo bene è stato, era inverno, l’ultimo inverno praticamente, il bombardamento di Danzica, abbiamo saputo dopo che andavano a Danzica [laughs] allora non lo sapevamo, però tutta la notte, per due notti sono passati degli aeroplani sopra, molto bassi, sembravano, tremava tutta la casa e mi ricordo che con la candela mia mamma e mia nonna che pregavano, io stavo a letto e mi ricordo che pregavano dalla paura dicendo ‘povera gente, chissà dove vanno? Chissà dove vanno?’ difatti han fatto il danno di Danzica. Questo è. [clears throat] L'altro episodio che ricordo è, questo a Capodistria, che mio pa - l'ultima volta che ho visto mio padre prima della, durante la guerra lui lo abbiamo accompagnato al vaporetto perchè lui andava a Trieste e prendeva il treno e dopo andava giù a Taranto mio padre era, anche si sono finit - incontrati non sapendolo tutti e due ufficiali di marina perché mio padre era. Dopo ti racconterò perché era arrivato a Taranto. E l'ultima volta io lo avevo visto in divisa blu, era divisa blu e allora dopo a Varese mi avevano detto quando tornerà papà sarà vestito di bianco perché era estate lì e invece ci sono rimasto malissimo perché aveva la sahariana [laughs] cachi, quindi e [clears throat] bene. La sahariana cachi è famosa perchè se tu guardi il libro Hitler's, no “Mussolini's Navy” un libro inglese uscito da poco, quando descrive le divise c'è la foto di mio padre con la Sahariana perché gliel'ho data io all'autore. O l'altra cosa che volevo dirti era, spetta, altri ricordi di. Meh adesso fammi qualche domanda tu.
PS: Tu hai visto gli aerei che bombardavano Danzica? Che erano diretti a Danzica?
AP: Non gli ho visti perché era di notte. Non Danzica era Dresda. Il famoso bomb - Dresda l’hanno rasa al suolo praticamente, non gli ho visto però di notte, non sono riuscito ancora adesso a capire da dove venissero, credo da aeroporti dell’Italia meridionale perché era, era già dopo, il, era, succedeva nel febbraio credo del ‘45 quindi. Cioè di notte, passavano, quindi erano inglesi chiaramente, passavano di notte e tremava tu - tutta la casa, questo sì, sicuramente. Ho visto poi gli americani, gli aerei americani che passavano di giorno quelli li vedevi anche se erano lenti [?] ecco. [clears throat] L’unico aereo che ho visto bene, gli aerei, erano nell’aeroporto di Venegono degli aerei da caccia, credo che fossero della Repubblica Sociale o tedeschi non lo so, ricordo solo che andavamo con mia nonna a prendere il latte a Venegono e che ho visto questi aerei e sono rimasto molto male, molto male, molto male perché io avevo dei giocattoli degli aerei eran - bell’aereo rosso col, tedesco, con le svastiche, era meraviglioso ma rosso e quelli erano grigi, neri, erano una schifezza, quindi erano [laughs] [clears throat] ero rimasto molto male e dopo abbiamo visto il famoso bombardiere americano abbattuto, era, era, non era un B17 era quegli altri, quelli fatti, cos’era, un, un quadrimotore grande, poteva essere un Liberator mi pare che li chiamavano, quelli che eran, un quadr - era come arenato su una collina fa conto, era chiaro bianco, non si poteva avvicinarsi e l’unica cosa che ricordo che c’era un certo signor Magister che era il capo era ‘la Repubblica Sociale, il fasci - il quale si vantava, si vantava, ‘abbattuto, la contraerea’ tutti eravam contenti, bene gliele abbiamo date una buona volta, invece eh. Fino a che il giorno dopo è comparso su un tramezzino su un giornale eh che lo avevano tirato giù gli svizzeri [laughs] [clears throat] lo aveva tirato giù la contraerea svizzera, quando sparava la contraerea svizzera ti, cioè si illuminava tutto il cielo, cioè noi avevamo davanti dei monti di prealpi e dietro tu vedevi tutto illuminato, era la contraerea svizzera che reagiva, ferocemente, quindi erano.
MSP: Quindi dietro Campo dei Fiori?
AP: Sì, dietro a Campo dei Fiori. Mentre invece quando bombardavano milano vedevamo tutto rosso dalla parte di Milano che era dall’altra parte. Ma questo ricordo della contraerea svizzera era bellissimo, dalla terrazza era uno spettacolo. E altro, non ricordo di, di. Sì i bombardamenti del, del [clears throat] dello stabilimento di aerei, la fabbrica della aeroplani.
PS: Sì, puoi raccontarmi un po’ di più di questo bombardamento del, della fabbrica.
AP: Beh [clears throat] praticamente tu vedevi le bombe, cioè non vedevi le bombe ma vedevi improvvisamente dei lampi, dei lampi, poi un gran fumo, fumo, fumo, fumo, spariva tutto. Cioè non continuavi a vedere fiamme come adesso quando bombardano perché non alzava temperatura probabilmente adesso l’ho capito, vedevi dei lampi e poi gran fumo, fumo, fumo e la fabbrica che si copriva di fumo. Di notte vedevi anche più fiamme e qualcosa del genere ecco e inv - quello che mi ricordo netto che non sapevamo che cosa fosse e che una volta hanno, dopo, questo lo saputo dopo, gli hanno colpiti di notte e c’era dentro tutto il turno di notte degli operai e ci son stati, c’è stato un massacro e allora hanno chiesto aiuto per portarli in ospedale a Milano perchè a Varese era già pieno alla Croce Rossa svizzera e l’ho sentito per la prima volta gli svizzeri avevano il bitonale hai presente? Quel suono doppio per, l’effetto doppler, no? Cioe fa - cioè la nota bassa e la nota alta, ecco. Non sapevamo cosa fosse ‘cos’è sta roba?’ era come l’allarme fai conto, ma, e dopo abbiamo saputo era la Croce Rossa svizzera che aveva mandato, perché è stato un disastro sai, [unclear] un centottanta, una roba del genere. [clears throat] E dopo la guerra mi ricordo i partigiani, che li ho visti che no - mia mamma non voleva che andassi, perchè avevamo la casa che dava su due strade, su due provinciali praticamente e mia mamma siccome c’era in giro ancora partigiani che sparavano di notte e sentivi raffiche di mitra, di tutto, m’ha detto, non voleva che io bambino andassi, a guardare fuori, e io naturalmente cosa facevo io? Andavo a guardare. Sono andato sulla strada che dava verso l’autostrada verso Milano e c’era un muretto, fai conto alto così e la raminata e io stavo a lì a vedere e sono passati i partigiani. Ecco mi ricordo un camion, carico di gente che cantav - con scritte ‘viva’ non, non sapevo leggere quindi non sapevo niente cosa fossero. Quello che ho visto erano gran bandiere rosse e gran cantavano, avevano un’aria un po’ bevuta [laughs] effettivamente e questo camion. E poi c’è il ricordo degli alleati quando sono arrivati, è venuta una signora. Beh un ricordo pare che avessero visto Mussolini con, ma quello è, è non è un racconto, cioè, te lo dico in dialetto c’era tanta gente lì eravamo fermi in una negozietto di commestibili, in una posteria fai conto da, di campagna è venuta una donna e sono passate delle auto nere e una donna io mi ricordo le frasi in dialetto che diceva ‘alelù, alelù, alè il crapun con la petascia’ cioè erano, era un auto con un uomo e una donna ma non sono sicuro che fossero ne Mussolini
MSP: [laughs]
AP: E anche se fossero stati non gli avrei visti perchè erano tutti davanti e io ero sotto, ecco. Quello che invece ho visto e sono [unclear] ‘sciura Sandra, sciura Sandra, ghi ne aleat ’ cioè, ci sono gli alleati e allora siamo corsi in questo piccola posteria e li c’era una jeep che non avevo mai visto, una strana auto verde coi, coi [unclear] io avevo visto le aute tedesche le guardavo con gli occhi [unclear] sai, Kübelwagen no? Quelle scu - ecco, no? Che erano basse, questa qua [unclear] e davano cioccolata descri - cioccolata e quello che mi ha impressionato tanto è che quello che dava la cioccolata era nero, era un negro. Però insospettito con sto qua. Poi, la cosa che mi ha traumatizzato è che come ha dato la cioccolata ho visto che aveva la mano di un colore sopra e un colore sotto.
MSP: [laughs]
AP: Mamma mia cos’è sta roba. M’ha dato la cioccolata e mia mamma mi diceva ‘mangia’ e io non volevo mangiare dicevo sto qua mi darà [unclear] quel tipo lì strano, mia mamma ha insistito e l’ho mangiata e insomma, tra me e me dopo mentre mangiavo mi dicevo ‘forse è finita la guerra’ [laughs]. Ecco, questo è il ricordo, poi. Poi ne - però non fame, assolutamente né a Capodistria che avevamo la donna che veniva dalle campagne e ci portava di tutto e no a Varese perché mia nonna aveva un terreno molto grande con un colono che [clears throat] coltivava il terreno e ci dava a noi poi dopo sono entrati in, hanno litigato perchè il colono a un certo punto co - co - ci dava molto poco e fregava un sacco di roba, perché andava in una piccola stazione vicino a, dove venivano da Milano quelli della borsa nera e lui vendeva i prodotti agricoli a prezzi ottimi, quindi abbiamo dovuto cacciarlo e prendere un altro colono che, eh. Però non ci mancava niente, fame no. L’unica fame che ho visto un po’ è stata al ritorno a Trieste, quando siamo tornati perché mio padre è tornato dalla guerra, mio padre è stato dato per morto, poi [laughs] Ti racconto? Vado avanti? Dunque mio padre era a Cefalonia, a Argostoli. A Cefalonia tu sai cosa è successo i tedeschi eh, ecco. Hanno preso tutti gli italiani, gli, gli ufficiali e li hanno fucilati eccetera, non la marina, perchè [laughs] la marina aveva i MAS, mio padre era comandante, c’erano due, erano due MAS di stanza lì con un ufficiale di carriera che era il comandante del reparto, e mio padre comandava l’altro MAS, la sera dell’8 settembre, hanno, c’era un tedesco solo che insieme con loro che collaborava e gli han detto ‘senti, tu stai buono’ e l’hanno legato e lui ha detto ‘legatemi bene perchè s - dovrò spiegare a quelli della Gestapo perché mi avete catturato e io non ho fatto niente’, e ‘noi ti leghiamo bene’, [clears throat] hanno lasciato in funzione l’impianto, il gruppo elettrogeno e alla chetichella si sono imbarcati, hanno tagliato gli ormeggi addirittura, tutto quanto sono partiti col motore al minimo perché nessuno sentisse e la mattina dopo erano a Brindisi. E quindi ha salvato la pelle, lui è tutti quelli della marina, però, però il problema era che lui il 9 settembre doveva venire in licenza a Trieste e allora, come poteva venire? O veniva con un vaporetto, o veniva con la tradotta italiana, ma, lui pranzava, mio padre parlava tedesco perché aveva fatto le scuole in Austria, con un ufficiale tedesco e l’ufficiale tedesco gli aveva detto ‘no guarda lascia perdere la tradotta italiana perché i partigiani jugoslavi in genere le bloccano e mettono al muro tutti gli ufficiali, ti do un biglietto e vai con la tradotta tedesca. Noi abbiamo le SS sui, sui predellini e distruggono qualunque forma di vita’ cioè chiunque si avvicini [laughs] alla ferrovia loro sparano e ammazzano senza tanti complimenti ‘con quella ti portiamo a Lubiana, Laibach e da Lubiana tu vai a Trieste in qualche maniera’. Quindi l’ufficiale tedesco ha detto che lui era, se era sul treno tedesco era in campo di concentramento. La tradotta italiana è stata assalita dai partigiani jugoslavi che hanno massacrato tutto e il vaporetto era comandato da un suo cugino è, il vaporetto è stato mitragliato è andato a fondo e lui non era fra i naufraghi. Era arrivata la, la, la comunicazione a mia mamma relativa come in inglese le chiamano ‘missing in action’, no?
MSP: [unclear]
AP: Cioè, finito, disperso. Lui era a Brindisi, da Brindisi è andato a Napoli, a Napoli l’hanno gli hanno dato lì, c’era un distaccamento della marina a Meta di Sorrento e lì li hanno messi in un convento di suore, le suore stavano morendo letteralmente di fame e erano ben contenti di avere la marina perché la marina aveva cibo, loro cucinavano e mio padre mangiava, beveva era contento e felice, così è stato. Ha cercato di avvertirci con una lettera, tramite la Croce Rossa svizzera. Solo che mia madre e - era convinta di essere vedova dal ‘43 e la lettera della Croce Rossa credo che sia arrivata nel ‘45 finalmente, dove lui diceva che era a Napoli, stava bene, non c’erano pericoli, ecco. Quindi questa è la, è la, tutti erano convinti che fosse morto e invece lui stava benissimo, ma nessun sapeva che eran scappati a Brindisi. Tra cui, particolare, avevano tenuto a bordo del MAS avevano spogliato in mutande il tedesco e avevano tenuto a bordo del MAS la divisa del tedesco. Perché non sapevano cosa trovavano dall’altra parte in Italia e dicono se ci accorgiamo che ci sono tedeschi vestiamo Petrina da tedesco sa parlare italiano e ‘diciamo che si ma dobbiamo andare da un’altra parte’ e andiamo a Malta [laughs]. Ecco. Quindi lui era pronto a vestirsi con l’abito del tedesco e far finta di essere tedesco, ecco, tutto qua. Bandiera l’avevano per cui insomma. E invece sono arrivati e hanno visto bandiera italiana e c’è del re no, quindi, felici e contenti. Questo è altre storie del periodo dopoguerra
PS: Io adesso volevo tornare un attimo al, al tempo che tu hai trascorso a Varese.
AP: Sì
PS: Provincia di Varese
AP: Provincia di Varese, sì.
PS: Quindi raccontami un po’ della tua vita di ogni giorno e anche il nome del, del paese
AP: Azzate, Azzate il posto beh, era piuttosto gradevole perché avevamo un grande, fa conto come un grande parco dove c’erano un sacco di cose da mangiare perché praticamente ho passato lì due estati, no? L’estate del ‘44 e poi metà di quella del ‘45 e mio - siccome, sì c’era cibo ma non proprio tanto, no? Io ricordo che tutta l’estate mi hanno dato uova col pomodoro, oppure riso con pomodoro. L’inverno è stato il più duro perché c’eran - mi hanno dato castagnaccio, non mi piacevano perchè lo facevano anche con le castagne marce quindi no - non era buono. E però era un gran divertimento perché io la mattina uscivo di casa, in questo gia - nel giardino eh non uscivo lì e facevo, facevo il giro di tutte le piante che sapevo dove si poteva mangiare cioè, c’erano i lamponi, c’erano le fragole, c’erano le ciliegie, c’erano le pere, le mele e io davo la caccia a tutte queste cose me le mangiavo, finché in autunno c’era l’uva, insomma, quindi era piuttosto gradevole mi ricordo. Ogni tanto veniva qualche altro bambinetto con cui giocavo, con cui mi divertivo allora il gio - specificando che per i bambini, maschi, gli unici giocattoli erano armi eh, non è come adesso che tu vedi solo puppolotti e robe strane [laughs] giocattoli in plastica, no, no, no. Io avevo solo fucili, bellissimo un, come un 91 una [unclear] ma piccolo, era quello dei Balilla fai conto o qualcosa del genere, pistole ce - di tutto, l’unica cosa che mi avevano regalato era un elmetto, che era l’elmetto italiano, ma io sognavo l’elmetto tedesco quindi ma, que - era piccolino ma insomma, ma io ho detto a mia mamma ‘ma io voglio quello col gradino’ no, non c’era, va be bon. Ma perché avevo già capito che erano quelli buoni quelli [laughs] mentre quegli altri, ecco. Quindi solo giocattoli di questo tipo o piccoli aeroplani [background noises] infatti quello rosso che io sognavo che mi sono accorto che non anda - [unclear] aeroplani e, ma comunque, diciamo che me la passavo molto bene ecco. Non mancava il cibo, ti ripeto facevo il giro ogni giorno a raccogliere il cibo. L’unica cosa a cui dovevo stare attento [clears throat] è che mia nonna aveva delle galline ma aveva anche dei tacchini e i tacchini erano alti come me praticamente o poco meno e uno, erano aggressivi e mi correvano addietro, non era simpatico. Una volta mi ero messo, mi ricordo ero seduto mi ero messo delle ciliegie così sulle orecchie, no? Ed ero girato e uno non è arrivato a beccarmi qua per beccarmi la ciliegia? Un tacchino, quindi no -
MSP: [laughs]
AP: ma niente di, cioè della guerra non. Bon, tutto quello che ho visto te l’ho detto, ecco no, non di più. Quindi me la passavo bene [unclear], dopo qua a Trieste sono andato subito alla scuola, perchè prima la scuola, sì perchè la scuola era bombardata e dopo un episodio simpatico è stato che nel ‘4 - seconda, quindi nel ‘47 a un certo punto avevamo la scuola in via San Giorgio, sai dove c’è il nautico lì, ecco. È arrivato il maestro col direttore e c’ha detto che tutti i bambini, dunque i più grandi dovevano portare in spalla il banco, i più piccoli, io ero tra i più piccoli, la sedia in testa e portarsi dietro cuore, no pinocchio, pinocchio, bon. E allora tutti quanti, da via San Giorgio c’hanno fatto andare a piedi, su per viale Terza Armata, dopo, e siamo andati alla scuola De Amicis in via Combi, che era stata bombardata ma era stata restaurata e dove gli inglesi volevano fare, ospedale militare e noi siamo arrivati dentro prima che arrivassero gli inglesi, ci hanno fatto sedere, ci hanno messo davanti il libro, eravamo tutti lì e sono arrivati gli inglesi. Io mi ricordo ancora adesso è arrivato un ufficiale inglese, guarda ai presente David Niven, preciso. Il cappello con quella fascia rossa, vestito eh, pantaloni corti e il, il bastoncino e arrivato, ha - il maestro ha riverito, eran tutte le, ha fatto il giro, ci guardava, ha girato una pagina, due, sai gli inglesi molto signorili, sempre col sorrisetto e poi se ne è andato via, eh, hanno accettato il fatto compiuto e hanno fatto l’ospedale militare qua al posto del, Da Vinci. [clears throat] E quindi è stato un’occupazione, insomma, [coughs] infatti siamo rimasti nella scuola dopo. Ma questo episodio me lo ricordo perché era una fatica portarsi in testa, il cartellin - Questo il dopoguerra.
PS: Volevo dir - volevo tornare un attimo al periodo di Varese
AP: Sì
PS: Come, come si viveva il tempo del fascismo lì?
AP: Era Repubblica Sociale, sì. Era Repubblica Sociale ma era abbastanza tranquillo, sì ogni tanto c’erano i repubblichini, li vedevamo, passavano, c’era ogni tanto, io mi ricordo que - ogni tanto passava qualche tedesco col sidecar, sidecar, tutto impolverato, tutto sporco, so che entravano dentro lì e bevevano una gazzosa qualcosa, non pagavano [laughs] e andava via ecco questo mi ricordo. E del fascismo io me ne ricordo anche a Capodistria cioè, la, l’ultima befana sarà stato credo nel ‘44, no? Sì, in gennaio del ‘44, eravamo ancora lì siamo andati via in marzo e c’era - davano, la befana fascista, davano regali ai bambini e mi hanno portato in questa, ero impaurito perché erano tutti vestiti di nero, sai com’erano i fascisti c’erano tutti questi, tutti vestiti di nero con aria sempre
MSP: truce
AP: erano fascisti, ecco, sì aggressiva ecco. E c’era per giunta una specie di cartone con un lupo di Cappuccetto Rosso e insomma sta roba non mi andava molto bene so che piangevo, non volevo, ma poi mi hanno dato il regalo. E i fascisti, i fascisti della, tu mi chiedi dei fascisti della Repubblica Sociale, sì, io li ho visti perchè siamo andati a trovare da Varese una zia, la zia Nestina a Milano. [clears throat] Siamo stati ospiti della zia per una notte e alla mattina c’era un gran trambusto, non capivamo cosa fosse sulle scale, ed erano tutte le signore che avevano preparato un sacco di cibo, quello che c’era panini, bevande, eccetera. E una signora ci, ‘vieni, vieni con noi andiamo a trovare i ragazzi della contraerea’, sul tetto, siamo andati sù, sù a piedi, non con l’ascensore, sù, sù a piedi e sul tetto c’erano dei cannoni, delle mitragliatrici, qualcosa e c’erano quelli della, i repubblichini della Repubblica Sociale, mi ricordo che erano dei tipi, di, tipi di, noi diciamo smafari qua [laughs] tipi di smafari spaventosi che stavano stravaccati, quello che mi ricordo erano gli stivali perché, perché erano stati svegli tutta la notte, no? Erano stravaccati, che aspettavano [emphasis] ‘aah signora’, e magnavano, bevevano felici e loro portavano la colazione a questi ragazzi del, e mi ricordo perfettamente i repubblichini cosiddetti, col basco dei tipi di [laughs] poco raccomandabili, e faccio vabbè [caughs] sul tetto eh, proprio sul tetto della casa, era tetto piano, no? E avevano fatto, c’erano dei pian - non mi ricordo, so che c’erano i cannoni, ma no, no - non è che gli ho - guardavo più il cibo cercando di [laughs] ero più attratto dalle cibarie, c’erano biscotti, roba buona insomma, ecco. Non ti so dire cosa avessero, mi ricordo [unclear] le robe che mi ricordo erano le scarpe di questi, pesanti, erano stravaccati. A proposito di fascisti. E a Azzate di fascisti c’era solo il podestà, questo qua, quello che si vantava dell’aereo e pochi, perchè era un paesino, non c’era niente.
PS: Questo dae - aereo dove era stato abbattuto? Cioé dove si trovava il relitto dell’aereo?
AP: Si trovava a metà strada tra Azzate e Vene - no, non Venegon, Azzate e Daverio, a metà tra Azzate e Daverio, ed era, fai conto, adagiato su un, come su una collina, come se avesse cercato di, di atterrare e si era fermato su una collina, ma in buone condizioni, non ti so dire i piloti o la roba dove fossero questi, non si sa, nessuno me lo ha detto, se erano morti. Ma probabilmente erano, probabilmente, saran scappati perché lì era pieno di partigiani e li avranno aiutati i partigiani ad andare in Svizzera, no? Un modo, cioè i partigiani io, perchè bastava, c’erano dei valichi dove arrivavi in Svizzera durante tutto il
MSP: a piedi
AP: periodo della guerra. Sì a piedi, sì, sì. Quindi, quelli eran spariti chiaramente. Beh no, non, non pareva molto danneggiato non, era color bianco - chiaro, beige, ma non si poteva andar vicini. C’erano solo quelli lì appunto della, tutti vestiti di nero, i soliti fascisti, che facevano gran vanto dell’abbattimento, tutto qua.
PS: Ed era un aereo americano?
AP: Americano, americano. Liber -. Cioè, un quadrimotore, quelli fatti a San Diego, adesso non mi viene il, no, no i B17, B24 poteva essere, sì. No quelli eran bimotori, quei grossi quadrimotori ad ala alta fai conto. Dopo l - dopo li ho riconosciuti da, da, da adulto ma sul momento… che non eran quelli con la, eran, ecco per darti un’idea, li ho riconosciuti dal mio ricordo, perchè avevano la coda, non era la coda singola ma era la coda doppia. Quindi erano, aveva quattro motori e la coda doppia, quindi dopo ho capito che erano quell’altro tipo di bombardieri, adesso non so dirti cosa fossero perché non è che sia un esperto di aerei.

PS: E puoi raccontarmi qualcosa di più del, dei partigiani?
AP: Dei partigiani, eh dei partigiani, ti ripeto, si sapeva che c’erano, sentivi di notte raffiche di mitra perché s - se davano la caccia ai fascisti, non si sapeva manco chi era che dava la caccia gli uni agli altri. Quello che era un incubo e, e non era tanto nostro, quanto delle case dei contadini dove avevano cibo, salami, formaggio, cioè depositi di - perchè i partigiani arrivavano e requisivano, no? Portavano via. Requisivano anche i tedeschi, ma i tedeschi requisivano e pagavano in, cosa c’era? Marchi d’occupazione, qualcosa del genere, so che pagavano, i tedeschi pagavano, anche se non serviva e niente quei soldi però ufficialmente pagavano. I partigiani invece requisivano e buonanotte ecco, e quindi erano temuti perché portavano via soprattutto proteine, salami, carne, tutto quello che c’era questo e quindi sentivo grand lamentele, tutti si lamentavano di questo e, e dopo agua - perché, praticamente, lì i tedeschi sono rimasti fino all’ultimo giorno, non, non, non è che, cioè, anzi do - dopo avevamo visto le colonne che andavano su in Germania di tedeschi eh, senza armi ma completamente col camion, tutti organizzati, in ordine, e quindi niente, e quindi i partigiani son venuti fuori all’ultimo giorno, prima se mettevan fuori il naso facevano una brutta fine, ecco. Di fatti ho visto quel famoso camion. Mia mamma aveva paura perché loro questi camion con ogni i partigiani arrivavano e, e molte volte sparavano in aria, sai come adesso vedi quelli di Gheddafi, ecco che sparavano in aria ‘ceva ‘guerra vinta’, ecco, e quindi volavano pallottole, perciò mia mamma mi aveva detto ‘sta - stai lontano dal-’
MSP: [unclear]
AP: invece io li ho visti, allora li ho visti arrivano con sti camion, camion scalcinati, sporchi, insomma poveri. Guerra, ecco. Ma contatti coi partigiani non, non ne abbiamo mai visti. Sapevamo che i contadini eran fuori di sé, anzi, molte volte non volevano darti la rob - cioè, ‘sono arrivati i partigiani ci han fregato tutto il latte, stanotte, sono arrivati i partigiani, ci han portato via tutto’ e invece, ‘e allora costa di più quello che ti diamo’, no? Mah, bisogna vedere se era vero o meno.
MSP: Business is business [laught]
AP: Si appunto. Quindi diciamo che di lotta partigiana non ho visto niente, ho visto solo che si approvvigionavano, questo sì.
PS: E tu avevi anche detto che vivevate in un vagamento di Milano
AP: Sì [coughs]
PS: Ti ricordi qualche episodio in particolare, cioè, le emozioni, qualche emozione?

AP: Beh, beh, sì, mia mamma è vero, eran tutti preoccupati perché vivevamo là per, per un certo periodo, stavan tutta la - tutta la famiglia di, di mia mamma era - e mia mamma erano di Milano, la casa di Azzate era un casa di campagna, ma loro avevan l’appartamento a Milano e, e l’appa - la casa di campagna. Quindi lì c’era tutte le cugine, tutte. C’era anche mia zia, sorella di mia mamma, ma è andata via dopo i primi bombardamenti, nel ‘43, perché gli hanno, gli han - gli han distrutto la casa, praticamente, è crollata la casa e abbiamo ancora noi qualche, qualche mobile che abbiamo recuperato. Queste poltrone esatto, che abbiam dovuto cambiare perché eran di pelle ma eran tutte macchiata perché erano rimasta a mezza e pioveva dentro nella casa. Mia zia povera dopo ha perso anche l’altra casa di Fossombrone, era giù in provincia di, di Pesaro, perché lì è passata la guerra e gli alleati han fatto saltare la casa che era la prima del, sulla strada Flaminia e quindi ci ha rimesso due case mia zia [laughs], completamente.
PS: Ah quindi è stata fatta saltare?

AP: Eh sì, perché questa cittadina, Fossombrone, è una cittadina come quasi tutte le cittadine costruite lungo le vie consolari ro - e le ex via consolari ro - cioè, la via consolare passava per il centro della cittadina, la cittadina era costruita ai lati. La casa di mio zio, cioè il marito di mia zia, era la prima e allora i tedeschi per bloccare la circolazione han fatto saltare la prima e l’ultima.
MSP: Mh
AP: E quindi tutta la casa è crollata, lui era scappato in una casa colonica, mio zio, ed era col binocolo che guardava cosa succede e ha visto improvvisamente tutta una parete lucida, era quella delle stampe, cioè han fatto cascar la casa perché guarda queste tutta riflette il sole sono le stampe della casa. Dopo lui l’ha restaurata negli anni dopo l’ha ereditata e l’ho venduta io e adesso [cought] ci son stato là parecchie volte, mezza casa era ancora un po’ poco abitabile, ma insomma. E lei ci ha rimesso l’appartamento di Milano e quindi mia madre erano preoccupati perché sapevano che [unclear] cioè tu vedevi praticamente di notte pe - sai era notte di campagna, uno in campagna e due di quegli anni non eran come le notti di oggi che sono luminose, cioè, di notte era notte ed era notte, vedevi le stelle e basta, niente di più, no? E quindi, se bombardavano Milano vedevi una specie di alone rosa, giallo rosa, ecco, perché gli incendi, perché buttavano soprattutto bombe incendiarie. Di fatti mi ricordo che una delle zie di mia mamma, la zia Ada, no? Stava in Via Castel Morrone a Milano, e si è trovata davanti un, un, un pilot - cioè, un aereo americano è venuto giù, un parac - uno col paracadute è venuto e lei aveva paura, poveretta che, perché era zoppa, non poteva scappare e quindi era rimasta a casa.
MSP: [cought]

AP: Nonostante il bombardamento, la casa vicina bruciava, la casa sua no, ma lei ha sentito strani rumori e si è trovata davanti a un pilota americano zopp - che non poteva camminare come lei perché aveva spaccato una gamba, un paracadutista, ecco. E raccontava sempre questo episodio, che poi il portinaio ha chiamato la polizia. [cought] Quindi Milano l’han bombardata pesantemente
MSP: [cought] [unclear]
AP: Soprattutto con spezzoni incendiari, quindi bruciava, bruciava, bruciava. Come Londra, come anche là han buttato anche incendiarie. Questo era il ricordo, però non, diciamo, ho visto un alone, ecco, niente di pi - si sapeva che bombardavano Milano.
PS: Quindi se ne parlava anche a casa?

AP: Sì, si si si, si si si, si si si. E sapevamo anche dai giornali che avevano bombardato Trieste, quindi mia mamma si preoccupava per i nomi.
MSP: [cought]
AP: Qui, di fatti, tieni conto che il seminario qua era sparito, c’era soltanto il, io quando son tornato nel ‘45 il seminario qua era totalmente vuoto, questo grande edificio. Questa casa qua, questa gialla qua era tutta completam - metà casa era distrutta, tu - tutta la parte esterna verso Via Besenghi era distrutta e una casa nell’altro angolo era sparita completamente. Io c’ho le foto della casa prima e dopo l’han costru - , l’han ricostruita nel ‘47. Casa nostra, cioè, ha preso una, e, degli sp - cioè pezzi del, della casa, della casa vicina di quella lì d’angolo sul, sul nostro tetto e ancora io ho dovuto far puntellare il tetto negli anni, quando è stato? Sì nel 2000 ci siamo accorti, c’era il tetto, e allora am - han - l’han sollevata c’eran dei, dei service, son venuti, erano abituati perché loro avevano avuto la guerra, mi hanno messo un crick per carri armati che ha so - sostenuto il tetto finché loro cambiavano il pezzo di trava, quindi, e poi lu - tutta la, qua la laminata che c’è davanti ha dei fori dentro, perché uno degli ultimi giorni di guerra, io non ero qua eh, mia nonna era in giardino, gli slavi stavano venendo su da Via Besenghi, dal porto praticamente, e i tedeschi dal San Luigi sparavano, e un proiettile di cannone, è passata una granata tra le due case, qua di fianco e ha distrutto quel muro di quelle case qua e le schegge sono arrivate qui. [coughs] E adesso questo non c’entra coi miei ricordi, ma ti racconto un episodio divertente perché vale la pena. Noi abbiamo un pozzo, in fondo al giardino, che ha acqua perenne perché è una risorgiva probabilmente, dal Carso, era la ragione per cui mio nonno ha comprato la casa, perché mio nonno veniva da Lussino dove c’eran solo cisterne e si moriva di tifo perché bastava, il pozzo, l’ha comprato. Però durante l - gli u - l’ultimo anno di guerra ogni tanto l’acqua mancava perché i bombardamenti, e allora bisognava, mio nonno, e cioè, ci hanno obbligato a permettere il rifornimento d’acqua da parte della gente, dei vicini. C’è un corridoio qua, cioè, io c’ho un portone ma qua c’è un’altra porta, portone sul giardino, e la gente faceva la fila per e, tutte le donne erano in fila, per prendere l’acqua, ecco. E allora, però è, era difficile metterli in ordine, e allora mio nonno è andato qua dalla caserma dove c’erano i tedeschi e ha detto ‘ma, ma datemi qualcuno che le tenga in ordine’ dice ‘no, non necessario, lo fai tu’, gli han messo il bracciale con la svastica e lui li teneva tè - e lui faceva il prepotente, faceva passare le più belle dicendo che erano in cinte e le altre lo maledivano [coughs] dicevano ‘dannato vecchio mm mm’ bon. Dopo di che
MSP: [laughs]
AP: Eh, dopo di che tedeschi è finito, finito tutto e da quassù arrivavano gli slavi, c’era una povera donnetta sciava che stava la la neh, la quale voleva contattarli ma non aveva il coraggio eccetera e mio nonno il coraggio se l’è fatto venire subito e corse in corso ‘brate voi fratello mio nee’ ha spiegato che lui aveva un pozzo e che riforniva tutti, son venuti gli slavi qua si sono riforniti al pozzo, poi gli han dato il bracciale con la stella rossa ed era di nuovo lui. [laught] E le donne erano inferocite ‘ma come de novo quel vecia?’ e mio nonno de novo le metteva in fila. E così è durato per tutto il periodo finché sono arrivati gli alleati e siccome mio nonno era il commissario di Bold [?] e parlava tedesco e, e, e, e inglese e anche spagnolo perché andava giù, ecco, e allora lui ha trovato gli alleati e gli alleati gli hanno dato l - di nuovo il boh, che era con su scritto, o gua - F F T T no aspetta, sì.
MSP: G M forse?
AP: T L T F T T, sì
MSP: Ah T L T
AP: Trieste Free Territory, e, e, ecco. Free?
PS: Free Territory of Trieste
AP: Free Trieste Territory! Free Trieste Territory, e, e, ha continuato finché finalmente han dato l’acqua eccetera, ma questo me l’hanno raccontato i vicini di casa, la signora era [unclear] che non ne potevano più di Petrina che le teneva a bada e come al solito faceva passare davanti le più belle e le più giovani [cought] e invece le lasciava dietro col secchio. [laught] Ma questo non è un ricordo mio perché io non ero qua.
PS: Tu quando poi sei venuto a, a Trieste?

AP: Nell’agosto del ‘45. Ricordo benissimo abbiamo fatto, questo è stato interessante, un viaggio in treno da Varese a Milano. E da Milano mi ricordo la stazione di Milano completamente, cioè tutti, non sei stato a Milano in stazione mai? È una stazione molto moderna, e ha una grande volta a vetri su, tutti i vetri eran tutti rotti, era tutto spaccato, tutto rotto, non c’era più niente, era un disastro, e anche i, i binari, il treno andava a passo d’uomo perché gran parte dei binari eran distrutti. Siamo partiti da Milano, siam passati e abbiamo visto il disastro, cioè, Verona era completamente, la stazione di Verona era, un, tutte le stazioni di Verona, Vicenza, in cui siam passati, eran disastri. Mi ricordo che ero molto impressionato perché siam passati su un fiume e, visibile c’era un altro ponte con una ferrovia praticamente che era, era, e, c’era un treno sul ponte che era rimasto sul ponte e il ponte era crollato c’eran dei - un vagone che penzolava quindi, e poi mi ricordo sugli altri ponti che eran distrutti, si passava a passo d’uomo.
MSP: A passo d’uomo
AP: Perché erano tutti in legno i ponti. Ricostruiti, e quindi si passava a passo d’uomo, a passo d’uomo. E così siamo arrivati a Venezia. A Venezia abbiamo dormito una notte e dopo non c’era più treno per Trieste allora mi ricordo mio padre ha trovato un furgoncino, un camion, che, pagato, ci ha portato. [coughs] Mi ricordo che ci siamo fermati a Monfalcone e c’era una sola luce, quindi, un piccolo bar con una sola luce, e dopo siamo arrivati a Trieste alle, molto tardi, di notte, circa a mezzanotte e c’erano ancora i tram però, e l’uno funzionava allora, abbiam preso il tram uno e siamo scesi in, s - salita per andare a San Giacomo dove c’è il, il, la scala Joyce, e dalla scala Joyce [coughs] abbiam fatto la scala Joyce, siamo arrivati fin su, era notte fatta, su cosa ho trovato? Su ho trovato che c’era per terra, perché per - dunque, qua, se tu vieni in fondo a Via Besenghi c’era uno stabilimento della ditta Beltrame, che costruiva divise, e, però, tutti, siccome lavorava giorno e notte i vetri erano oscurati e siccome la guerra era finita avevan buttato via tutti i vetri pitturati per terra e bisognava stare attenti perché era pieno di vetro rotti. E siccome dall’altra parte c’era un deposito militare tedesco, cioè devo adesso c’è il, il
MSP: La specola [?]
AP: Il Leonardo da Vinci
MSP: Eh? ah no
AP: No, la specola [?] il Leonardo da Vinci, fai conto, il cortile interno delle scuole, Oberdan e Da Vinci, ecco, che poi è vicino alla scala Joyce, ecco, lì c’erano i tedeschi, infatti lì c’eran tutti i mezzi tedeschi abbandonati che han fatto ruggine per vent’anni dopo, che poi li ha presi Enriquez e li ha portati qua, io mi ricordo il tragitto dei camion tedeschi che parte a rimorchio, che partivano non so da dove, da bambino, ma questo nel ‘48, dopo no? Quella notte siamo passati di lì, mi ricordo, ecco, altra cosa che c’erano i soliti elmetti tedeschi che io volevo beccare e non me li hanno lasciati prendere, ce n’erano per terra quanti volevi. [coughs] Ecco, e siamo arrivati qui dai nonni, finalmente, non potevamo suonare, abbiamo battuto e urlato perché non c’era corrente elettrica, son venuti con la candela a prenderci e, e, e da allora io abito qua. [coughs] Agosto ‘45.
PS: Hai dei ricordi legati al, ai giorni più vicini alla data della fine della guerra?
AP: Beh, sì uno è quello del - l’8 settembre, anche perché noi avevamo considerato la guerra finita, erano tutti felici c’era appunto chi cercava di vestirsi in borghese, di raccogliere, ecco sì. E dopo il 25 aprile, il 25 aprile, so che la notizia che correva più di tutti era che avevano attaccato Mussolini, quello me lo ricordo, ‘rché parlavano, erano tutti sconvolti, ma come? Cosa? A Milano, quindi si è saputo che la guerra era finita per questo. Più che altro la notizia è che avevano beccato Mussolini e lo avevano appeso in piazzale Loreto. Ecco que - questo è stato la fine della guerra, ecco. Ma altre novità, l’unica novità che ho visto alla fine della guerra, ero ancora a Varese, che ero rimasto male, è la pasta bianca, che prima la pasta era scura, mia mamma ha comprato la pasta bianca dicendo ‘è una meraviglia, è una meraviglia’ ma non aveva [unclear] molto diversa [laughs]. Io ti dico, dico le cose di un bambino, eh io. Ma diciamo de - sì, liberazione, non se ne poteva più insomma, in questo senso.
PS: Come lo hai vissuto in famiglia?
AP: Come?
PS: Come, non so, tua mamma ne parlava? Eh
AP: Sì, sì, sì, sì. Sì, ti ho detto che ascoltato il disco - l’ultimo discorso di Mussolini, mi ricordo era con la radio che ascoltava e io no - sentivo sta voce ma non capivo, non mi interessava, ecco. No, mia mamma, segui - ha seguito, comprava ogni giorno il Corriere della Sera quindi seguiva la cosa, cioè sapeva, ecco quello che mi ricordo che è stata una giornata in cui hanno tirato un respiro, mia mamma era molto contenta, quando hanno avuto la notizia che gli alleati erano sbarcati in Normandia, so che con altri amici che venivano [unclear] dicevano ‘ah è finita, è finita, se sono sbarcati la oramai la guerra è finita, questione di, questione di settimane’, quindi erano convinti che da la arrivavano a Berlino era finito tutto, [clears throat] e invece. Ma comunque c’era stato un diciamo, erano contenti ecco, che stava finendo, ecco. Perché non è, non ho sentito che ci fosse né grande odio né per gli uni né per gli altri quello, il sentimento che c’era è che non se ne poteva più perché mancava questo, mancava quello, mancava quest’altro, prima la smettono meglio è insomma. Questo era, non c’era politica ecco, diciamo non.
PS: Tu hai mai sentito parlare di Pippo?
AP: No, sì dai miei nonni, sapevo benissimo anche cos’era difatti ti ho detto era qu - [unclear], sì, sì, sì qua a Trieste c’era ma io non l’ho mai sentito perché non ero mai qua. Sono arrivato qua a guerra finita. Ed era fatto a scopo psicologico, ricognizione anche ma.
PS: Avevi sentito anche che cos’era, o?
AP: Sì, che era un aeroplano, che tutte le notti compariva cos - c’era questo rumore di un aeroplano che non si sapeva bene che cosa fosse perchè non bombardava però no, no - era più di uno tutti avevano ‘ecezione perché era voluto sfasando i motori, più di uno, però non si sapeva bene che cosa facesse, non era pericoloso ma poteva essere confuso con altri aeroplani che invece arrivavano e che erano pericolosi, a parte che c’era l’allarme eh. Tu lo sentivi, suonava, era fortissimo, io qua a Trieste non l’ho mai sentito perché non ero mai a Trieste ma gia anche lì a Azzate c’era l’allarme, suonava di notte e nessuno si muoveva perché [laughs] non tirava sicuro bombe lì sul [unclear]
PS: L’allarme per Pippo?
AP: No, non c’era no.
PS: No.
AP: No la no, la no. L’allarme suonava per i bombardamenti, ma. No, no que - questo del - [unclear] mai, cioè ne ho sentito parlare solo dai miei nonni e da amici e conoscenti ma io non. Dopo mi sono informato proprio dagli amici lì, dai b - [unclear] quelli eccetera e loro ‘sì, sì, sì’ e siccome era gente che si intendeva un po’ delle cose mi hanno anche spiegato di cosa si trattava. Che era un aereo, so anche un bimotore, un mosquito li chiamavano, inglese, era inglese [coughs] e, era stato studiato per guerra psicologica cioè aveva praticamente aveva larga autonomia, partiva da basi del, dell’Italia meridionale, perché loro erano bloccati a Cassino, no? Quindi partiva da - dall’Italia meridionale e stava per parecchio tempo su, su varie città, erano vari, erano una ventina di aerei praticamente. E davano l’idea, tenevano sotto pressione, impedivano alla gente di dormire, cr - creavano, panico insomma ecco.
PS: Ma quindi era più di uno?
AP: Sì, sì, sì. Sì, sì era fatto, proprio studiato, appositamente. Doveva essere inglese da quel che ho capito, ma non sono sicuro. Siccome non mi ha mai toccato non mi sono mai informato [laughs] più di tanto.
PS: Volevo solo chiederti ancora, quando suonava l’allarme? Hai detto che anche ad Azzate suonava l’allarme.
AP: Sì.
PS: Come, come vi comportavate?
AP: Bah, guarda le pri - la pri - io ricordo la prima volta, la prima volta che è suonato l’allarme allora siamo usciti di casa siamo andati fuori da un cancello e siamo andati in un prato vicino, mia madre ha disteso de - delle coperte e siamo stati lì, a aspettare. Dopo di che si è sentito il rumore degli aeroplani, non li vedevi perchè era di notte e poi dopo è passato il rumore degli aeroplani, chiaramente, su Varese [laughs] quelli non buttavano bombe sui prati dove eravamo noi. Questa la prima volta, la seconda volta boh, la terza volta non si è mosso nessuno. [clears throat] perché avevamo capito che non c’erano pericoli. L’unica volta, l’unica cosa che avevamo capito era che bombardavano la fabbrica di aerei, ma era dall’altra parte del lago quindi, una ventina di chilometri. L’unica cosa, ecco, ecco, l’unica cosa che io ero ghiotto è che i, dunque le bombe avevano la sicura, la sicura era un dunque, fa conto, la bomba, qua c’è la coda, no? Sai fatta così, no? Ecco, in, sul muso c’era una specie di vite che tu svitavi, perché se no era perico - svitavi prima del bombardamento e venivano svitate una per una e buttate giù, e, molte di queste si trovavano dall’altre parte del lago, due o tre erano probabilmente cadute anche nel nostro giardino, era grande così, bella, di metallo anche, non dico cromata ma bella, be - indubbiamente io ne avevo beccata una ed era arrivato un ragazzetto più grande di me e me l’ha fregata e quindi sono rimasto malissimo.
MSP: [laughs]
AP: Con gesto ratto me l’ha fregata ed è scappato lungo il viale che va beh bon. E io l’avevo trovata perché era cascata nel nostro giardino ed ero fiero cioè di avere questa roba. E poi l’altra cosa anche impressionante, bruta, era quando usavano i, i bengala, perchè per bombardare di notte la zona del lago lì la fabbrica ci, improvvisamente tu vedevi queste luci sinistre, prima sentivi gli aeroplani, poi vedevi queste luci erano verdi, verde giallo, che appese al paracadute che stavano, cioè, comparivano improvvisamente e venivano giù lente, lente, lente ma illuminavano tutto il lag - tutta la valle praticamente e quindi, illuminando l’obbiettivo, ecco. Questo è un altro ricordo di guerra, si come parlo mi viene in mente, sì, sì le luci. i bengala, i bengala.
PS: Questo lo hai visto più volte?
AP: Sì, sì, sì, sì, questo l’ho visto più volte. Di notte si svegliavano mamma e eh, ed io dalle finestre, no? Dalla finestra si vedeva, si vede, si vedeva i monti verso il lago e vedevi questo, tutta la valle illuminata praticamente, ma eran tanti eh. Ne buttavano una decina, ecco. Perchè poi scendevano, no? Scendevano e finivano basta e allora continuavano a buttarli.
PS: E questo era dall’altra parte del lago?
AP: E loro bombardav - sì, no, loro buttavano su tutto il lago anche dalla parte nostra, illuminavano tutta la valle, no? Sai come facevano i bombardieri, cioè loro non, non avevano il mirato come adesso, no? Loro avevano un angolo, passavano, avevano dei punti importanti, passavano su punti importanti e poi dopo sapevano che, con quella velocità con quello che e eh, su quella direttiva, dopo quel tempo mollavano le bombe e beccavano l’obiettivo, in genere non beccavano mai l’obbiettivo ma insomma. Avevano un sistema, gli americani e dopo in ultima aveva un sistema di mira perfezionato ma non so, andava dove andava poi c’era un po’ di vento, un po’, ma questo io allora non lo sapevo. Quello delle luci, si è, era un, delle luci sgradevoli, come un, ti davano un senso un, era una luce verdastra, fai conto, verde e gialla, molto.
PS: Però, come, che emozioni provavi quando vedevi.
AP: Non paura. Che avevo capito subito, pur essendo bambino avevo capito subito che le bombe in testa a noi non ci venivano, ecco, quindi non paura, era interesse più che altro. Ma era un interesse sempre frustrato dagli interventi di madre e nonna, che cercavano di dire ‘povero bambino, non deve vedere gli orrori della guerra’ e quindi ogni volta venivo trattenuto. Io ero avido di vedere le cose, [laughs] ma, ma c’era o chi mi tappava gli occhi, chi mi metteva in cantina e chi mi metteva a letto. Mentre io volevo vedere, le bombe, il fuoco, ma insomma e, ero un bambino, ecco. Non ero assolutamente, cioè mi rendevo conto che non correvo nessun pericolo probabilmente se avessi corso pericolo avrei avuto la paura di mia moglie, ecco. Ma, ne è Capodistria ne, non c’eran pericoli.
PS: Abbiamo quasi finito
AP: Bene
PS: Solo ancora una o due domande in conclusione
AP: Sì
PS: Che cosa pensavi quando vedevi quelle luci e si vedeva il bagliore di Milano?
AP: Interessante, bello, e come posso dirti? Io avevo tutto il giorno i soldatini e quindi per me era un episodio di guerra interessantissimo, bello, ma non, non, non, cioè, non provavo né orrore, né pietà, né paura, niente di tutto questo [laughs] guarda come mi guarda mia moglie, beh è la verità, purtroppo
MSP: Sì
AP: [coughs] è, è, era soltanto interessante, ‘oh per bacco, bello! qualcosa di nuovo!’ era un po’ un noioso star lì in campagna, non c’era niente, mangiati quei quattro frutti, mangiate quelle quattro robe, avevo sti quattro giocattolini, ma era un po’ noiosetto e, e questo in fondo era molto, come posso dire? Interessante, ecco, vedevi stanno bombardando Milano, ‘ah guarda e - e - il fuoco’, stan bombardando lo stabilimento ‘ah guarda!’ ecco, era qualcosa di nuovo, insomma. Eh, devi tener conto della psico - la psiche di un bambino, insomma, non, non mi rendevo conto. Né mia madre era tipa che, che si sciogliesse tanto nel dolore, ecco, non era il tipo. Le donne longobarde non sono [laughs] mia moglie era piut - mia mamma era una piuttosto vispa, insomma, non è che, non è quelle - l’unica volta che li ho visti preoccupati è stata quella volta di Dresda. Per cui evidentemente quelli camminavano molto, molto ma ba - a bassa quota, era guerra quasi finita, non temeva contraerea, e quindi tremava tutta la casa, questo me lo ricordo anch’io, tremava per ore, tremava tutta la casa, passano molto bassi evidentemente, e allora mi ricordo che di notte erano lì con la candela, mia nonna pregava e mia mamma un po’ meno, ma insomma eran sveglie ecco. [clears throat]
PS: E [clears throat] in occasione di questo episodio qui voi eravate in casa?
AP: Sì, sì, sì. Io ero a letto, loro due erano sveglie ecco, la candela che z - chi pregava e ch - io ero a letto bambino e bam bom e perché era febbraio era un freddo cane tra l’altro lì non - sì, tra l’altro, altro episodio che è interessante il camino, cioè c’era un camino, mia nonna aveva un, una specie di tinello con un camino che non tirava bene, metteva e accendeva il fuoco e veniva fumo. E io mi son mangiato tanto fumo, in quegli anni, tanto fastidio che non ho mai più fumato in vita mia. Cioè non ho mai fumato una sigaretta è, vero? Solo una volta mia ma - moglie mi ha dato una pipa, perché mio suocero aveva, da uomo, mio suocero era comandante superiore e quindi, abbiamo ereditato delle pipe, me ne ha data una ma son stato talmente male che ho rinunciato che. Quindi c’era questo episodio del fumo che mi veniva negli occhi ecco, e perciò faceva un freddo cane, perchè poi va, lì Azzate, Varese son zone molto più fredde, son vicine alle prealpi ecco, quindi io durante il famoso episodio io stavo a letto rintanato, e loro due p - erano preoccupate.
PS: Quando [clears throat] quando ti eri reso conto, quando avevi saputo che quegli aerei erano diretti a Dresda?
AP: Subito. Il giorno n - due o tre giorni dopo sui giornali, perché la repubblica sociale che, sarà stato ‘crimini! criminali!’ perché veniva, i giornali chiaramente li consideravano criminali e, hanno, e e, parlava del, del disastro, sai che Dresda ci son stati non so quanti morti, la città è - e poi aveva preso fuoco tutto, insomma era un disastro e quindi abbiamo capito che andavano, che erano andati a Dresda ecco, perché lì stessa notte, stessa, che, che. Mia mamma aveva capito subito che era Dresda. Che avevano fatto quel disastro che han fatto, no? Quello che non ho mai capito neanche dopo io, da dove fossero partiti e, perché avevo l’impressione che venissero come, cioè passavano sopra, almeno quelli che ho visto di giorno, venivano da l - da sud e andavano verso, verso nord, nord ovest, ecco, passavano obliqui sopra la casa, ecco. Questo, questo però non, non è delle mie memorie, questo l’ho ricostruito dopo. Da dove partissero non, non ho la più pallida idea. Però ho l’impressione che, perché l’ho letto da altre parti, che facessero una specie di, cioè loro si appoggiavano su due aeroporti, uno, per dire, in Inghilterra e uno nell’Italia meridionale, e che partissero dall’Italia meridionale, bombardassero e poi atterrassero in Inghilterra, mentre quelli dell’Inghilterra partivano, bombardavano e atte - e atterravano nell’Italia meridionale, cioè non è che tornassero indietro, ecco. Forse l’autonomia non lo so, non. Ma credo che fosse così, usavano, si appoggiavano su due aereoporti.
PS: E quegli ae - gli ae- quegli aerei non li avete visti perché.
AP: No, quelli di notte non li abbiamo visti, erano sicuramente erano inglesi perché erano molto bassi e di notte, gli americani sì, li vedevamo, però non vedevamo niente, vede - hai presente come sono i jet adesso? Camminavano a otto, novemila metri come i jet di oggi, tu vedevi un puntino luminoso, solo che adesso tu vedi un puntino, là ne vedevi dieci, dieci puntini con tutte le, le scie perchè era, dieci, quanti erano insomma, non, non so dirti, non c’erano, cioè tu di solito te li fan vedere in formazione, no, eran messi così come capita e vedevi solo la scia e un lampo di luce quando giravano o quando e, ma eran talmente alti che non vedevi niente.
PS: A casa, si era poi parlato del, del bombardamento, cioè tua mamma
AP: Sì sì
PS: Aveva detto qualcosa?
AP: Sì sì sì sì, era terrorizzata, piangeva, soprattutto si preoccupava tanto perché io avrei dovuto andare a scuola, l’anno dopo, ed era successo il bombardamente di Gorla, non so se sai la cosa, sai la storia no? Ecco, che avevano preso in pieno a Milano una scuola, dovevano prendere un’officina e son morti non so quanti bambini, mi ricordo che mia mamma era impressionatissima e leggeva sul Corriere della Sera, che poi era, era gonfiata dalla propaganda perché era Repubblica Sociale, no? Dell’episodio di Gorla, era terrorizzata. Ecco. Sì, sì se ne parlava eccome, c’era paura. C’era paura perché poi lei pensava che la guerra finita non avrei potuto restare a lì nel pasino, avremmo dovuto, se mio padre tornava, non si sapeva se tornare a Trieste perché pareva che Trieste fosse occupata dagl - diventasse Jugoslavia e quindi era un problema. E sennò saremmo stati a Milano ma, e l - se la guerra non finiva Milano aveva i bombardamen - insomma c’era grande preoccupazione. Questo sì. Soprattutto la storia di Gorla, vedo che sapevi. Ma chi l’ha fatta? Americani, mi pare, di giorno no era? Eh sì, eh sì di giorno eh. Sì, i bambini a scuola.
AP: Allora, eh, ti faccio ancora l’ultimissima domanda
PS: Sì, tranquillo!

AP: Tutto quello che fino adesso mi hai detto è stato estremamente interessante e
PS: Grazie
AP: [clears throat] Adesso a più di settant’anni dalla fine della guerra, pensando a quel tempo
PS: Sì
AP: Come vedi le cose, come pensi sia l -
PS: Come penso
AP: Alla guerra, anche ai bombardamenti, come.
PS: Beh, intanto io sono convinto che la guerra sia un fallimento della diplomazia. Io son laureato in scienze politiche, quindi ho avuto una preparazione per la diplomazia e penso che quella si possa fare tutto, ovviamente quando la diplomazia non, manca si fa la guerra. E, la guerra, cosa vuoi? Eh, cioè, erano guerre però diverse da quelle di oggi, cioè, erano guerre e, pa - come posso dire? C’è un termine da usare, aspetta, cioè, erano guerre tra eserciti, ecco. Questo è il problema. E quindi gran parte di quelli che combattevano non, non combat - non erano, non combattevano una guerra ideologica, ci saran stati dei reparti speciali, la camicie nere e, e le SS, sì, ecco, ma era una guerra simmetrica soprattutto erano eserciti contro eserciti, quindi la maggior parte era gente che faceva il proprio dovere. Giusto? Cioè me lo sono posto anch’io quando, ufficiale della brigata missili, ero nella, nelle condizioni di poter e - insieme con gli ameri - mericani sparare un, un Honest John, un missile Honest John, con testata nucleare, spararglielo verso, verso il confine, e e, de - della Cecoslovacchia [clears throat] mi s - mi ero chie - ecco, però in quel momento lì non è che io odiassi i russi, odiassi i ghe - e - esatto. Dopo, avevo contattato anche un amico, no? Cecoslovacco, dopo, un modellista il quale mi ha detto che lui era dall’altra parte esattamente coi missili anche lui, poi ci siamo incontrati che facevamo modelli di navi e - ecco, per capire. Quindi pensavo, io penso questo, cioè che purtroppo le guerre e, cioè, non c’è odio da una parte o dall’altra in genere. Adesso le guerre sono diverse, perché adesso sono guerre asimmetriche e quindi sono, da una parte c - c’è l’odio e dall’altra, ecco. Ma rispetto a una guerra no, non, gli unici che eran pericolosi, temuti, erano gli jugoslavi, perché gli alleati dopo che son venuti qua erano assolutamente amici, erano assolutamente, non eran pericolosi, ecco, né, n - né i, noi abbiamo avuto l’impressione che lo fossero i tedeschi, perché, cioè, avranno f - sì, effettivamente lì a Capodistria, dopo che loro ci hanno mi hanno l - la fetta di pane, c’hanno vuotata il pozzo nero, hanno salutato tutti e, e se ne sono andati, dopo per l - due giorni, abbiamo continuato a sentire odor di fumo perché loro hanno, praticamente c’erano dei villaggi che sicuramente avevano dato aiuto ai partigiani e loro li hanno rasi al suolo, la gente è scappata e loro hanno raso al suolo tutto, hanno macellato gli animali, mangiato tutto e, e dopo hanno chiamato gli italiani, a vuot - perché han trovato le foibe, a tirar fuori, non li han tirati fuori loro, e anche gli han mandato gli italiani giù a, a tirar fuori dalle foibe, dopo li han portati a Capodistria, ma io quelli non le ho viste, so che c’era un punto dove avevano messo tutte le bare con tutti i - praticamente che erano poi in decomposizione, insomma, era una roba, mia mamma mi ha raccontato ma io non, non ho visto niente di tutto questo. L’unica roba che ho visto e sentito è l’odor di fumo [laughs] e che nella notte c’era per due giorni che i tedeschi avevano, qua, a suon di lanciafiamme avevano distrutto il monte di Capodistria e altri villaggi lì in giro, perché avevano dato asilo ai partigiani, questo so. Questo è l’unico.
PS: Va bene
AP: Sì
PS: Grazie mille
AP: A voi per l’ascolto
PS: Per la disponibilità e per aver acconsentito l’intervista anche a nome dell’Internation Bomber Command Centre e
AP: Grazie
PS: Grazie ancora

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Citation

Peter Schulze, “Interview with Aldo Petrina,” IBCC Digital Archive, accessed November 27, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/7764.

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