Interview with Delia Del Corto

Title

Interview with Delia Del Corto

Description

Delia del Corto (b. 1932) remembers daily life in wartime Tuscany, living in a family of ten. Provides details on rural life, especially home bread making, and stresses the difficult coexistence with feared German troops. Mentions many anecdotes in the context of the Italian civil war: actions of the resistance, locals being strafed, round-ups, and the killing of 32 civilians as reprisal for the death of a German officer. Recollects the day she found herself under aircraft fire while she took sheep to pastures with her little brother. Describes the construction of a makeshift dug out in a field in which her father hid and recollects how she got caught in crossfire.

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2017-09-26

Contributor

Peter Schulze

Rights

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Format

01:09:27 audio recording

Language

Type

Identifier

ADelCortoD170926

Coverage

Spatial Coverage

Transcription

FC: Allora, questa intervista è condotta per l’International Bomber Command Centre. L’intervistato è Delia Del Corto. L’intervistatrice è Francesca Campani. Siamo a Viareggio, è il 26 Settembre 2017. Assiste all’intervista Elena Lencioni. Ok, grazie, grazie per quest’intervista, possiamo cominciare, no. Allora, come le stavo accennando prima, mi piacerebbe partire da tipo, quando è nata, dove è nata, cosa faceva la sua famiglia, prima della guerra, prima di iniziare a parlare della guerra. Se aveva fratelli, sorelle, tutto quanto.
DDC: Allora, io sono nata l’1.11.32.
FC: OK.
DDC: Allora, la famiglia era una famiglia grande perchè eravamo sei figli, il papà e la mamma, il nonno e la nonna, dieci persone. Avevamo la nostra casa, grazie a Dio, avevamo il nostro terreno, avevamo insomma, ecco. Il papà e il nonno erano falegnami, avevano una falegnameria. Poi c’avevo un fratello che faceva il verniciatore, poi ce n’avevo un altro [laughs], un altro invece che, come si può dire, era con lo zio Aldo quando era a lavorare ne, io non lo so come ci si chiamava insomma
EL: Ma, era un operaio.
DDC: Ma lavorava in, no, in un, come un ristorante o roba del genere. Ora non me lo ricordo bene,
EL: Sì, ah ok.
DDC: Non me lo ricordo bene però tra un altro e l’altro voglio dire, poi c’era lo zio Luigi che invece lui faceva il, era, avevano tutti qualcosa, lo zio Aldo faceva, ehm, come si dice
EL: Lavorava in un albergo.
DDC: Lavorava in un albergo però poteva fare anche l’imbianchino, poteva fare tante cose, fra l’altro, sono tante, infatti voglio dire, se mi concedeva di farmi un, così una panoramica e poi mi diceva magari ora facciamo sì ma insomma potevo. Dimmi qualcosa.
FC: Va benissimo così, va benissimo, noi, qualsiasi cosa si ricorda va bene. Non c’è problema.
EL: Ma dove, dove stavate voi?
FC: Esatto.
DDC: Si stava a Montemagno,
FC: OK.
DDC: Comune di Camaiore, il paesino Montemagno, lo sa no dov’è? Si abitava un pochino sopra così sopra il paese ma di poco, in cinque minuti s’arrivava e avevamo del terreno giù in paese, e avevamo tanto del terreno, c’era uliveto, c’era bosco, c’erano le vigne, c’era un popò di tutto ecco. Adesso ora io non so che posso di raccontarvi ecco. E in
FC: Sì, no, no, vada avanti pure.
DDC: Vuole sapere in tempo di guerra quello che
FC: Sì, sì. Va bene. Quello che si ricorda.
DDC: Eh, ma io non so quello che era tempo
FC: Lei si ricorda quando è iniziata la guerra?
DDC: Ero ragazzina, ora non so dire proprio il giorno preciso ma insomma che era scoppiata questa guerra e tutto quanto, anche nel paese voglio dire se ne parlava, poi ci fu da uscire di lì, andare, si portarono, c’avevamo le pecore, allora avevamo tutto il bestiame, c’erano le mucche perché nel paese così c’era, avevamo un pochino di tutto ecco, i nostri. E si portarono le pecore sopra Gombitelli, a, spetta come si chiama, al Ferrandino. Al Ferrandino, era proprio al tempo della guerra quella lì eh. Io ero ragazzina e lassù c’era andata la mia sorella più grande, insieme c’aveva portato il mi papà perché? Perché gli uomini, guai, erano sempre cercati lì, cosa [unclear], i tedeschi e allora andavano a dormire nel bosco lì per lì, per non farsi trovare e tutto quanto. Poi era una vita troppo difficoltosa. Ci si fece a attraversare la strada maestra perché lassù da dove si abita noi per andare a Gombitelli c’è da, c’è da scendere dalla casa dove abitiamo, c’è da scendere in paese e giù c’è la strada che fa Camaiore, che fa Valpromaro, che va a Lucca che va, ecco c’è la strada. Abbiamo attraversato la strada lì, siamo saliti su per il bosco, siamo andati, quando, no a Gombitelli, più su del Gombitelli, al Ferrandino, c’abbiamo portato le pecore perché? Perché in quel momento lì i tedeschi prendevino le mucche, prendevino le pecore, facevino d’ogni ben di dio, quel che gli veniva in mente. Allora per evitare, noi le nostre bestine, le nostre cose, insomma, abbiamo, le abbiamo portate lassù. Lassù ce le hann date alla zia Liliana, c’aveva portato il nonno Alberto, e io non ricordo più dello zio Virgilio perché se era andato lassù anche lui, se c’era andato non lo ricordo a dir la verità, a dir la verità. E io avevo diec’anni, avevo diec’anni e la nonna Ancilla era in stato interessante della zia Raffaella. Allora si partiva una volta per settimana, si faceva il pane in casa, casalingo perché lassù al nostro paese c’abbiamo il forno, c’abbiamo tutto, si faceva il pane. E poi, dopo con quelle borse grandi, lunghe così si portava tutto, il pane alla sua, alla zia Liliana insomma, si portava lassù sopra Gombitelli. E io cercavo di aiutarli come meglio potevo ma ero una ragazzina, voglio dire, un po’ più mingherlina, insomma vabbè facevo del mio meglio. E ora che
EL: C’erano anche partigiani.
DDC: E c’erano anche partigiani, sì. E una volta, allora, la posso raccontare, quel discorso del partigiano che ci fu un incontro tra cosi e il partigiano fu ferito?
EL: Certo.
FC: Certo.
DDC: Eh, non so quel che vuole sapere [unclear].
FC: Queste cose qua.
DDC: Ecco. Allora in quel momento lì c’erino partigiani e c’erano i tedeschi, ora non ricordo la precisione dove erano questi tedeschi. Ci fu un incontro e s’incominciarono a tirare col cannone le cose con le mitragliatrici insomma e ci fu anche, ferirono un partigiano. Ferirono un partigiano, era lassù sopra Gombitelli al Ferrandino anche lui, questo ragazzo. Allora non si sapeva come, non si sapeva, io ero ragazzina ma lo ricordo il discorso lì. E mi si diede, noi un lenzuolo fatto sul telaio, di quella tela grossa, la inchiodarono su du cosi, du
EL: Due assi. Assi.
DDC: Du assi inchiodarono questo coso, ci misero dentro questo coso ferito, questo ragazzo ferito e poi quattro donne di lassù, perché le stanghe del coso d’avertici nel mezzo l’ammalato erano due. Allora una donna di qui una donna di là, una di qui, una di là, quattro ragazze di lassù dal Ferrandino hanno portato questo povero ragazzo all’ospedale a Camaiore. Per la strada, siccome c’era dei posti di blocco, no? Allora questi tedeschi fermavano, ‘te, dove andare?’, facevano questo discorso qui, no. Allora questi ragazzi mi dicevino che non lo potevano scoprire perché questo ragazzo che era lì sulla portantina aveva un male che s’attaccava, sì, un male, come si chiama?
EL: La peste.
DDC: Come?
EL: La peste.
DDC: No, ma non era.
FC: Contagioso.
DDC: Contagioso, era un male contagioso. Digli così, loro avevino paura. E insomma, fu così che queste ragazze ce la fecero a portare questo ferito all’ospedale a Camaiore. Ora però io di lì non so più nulla nel senso perché ero ragazzina, voglio dire, anche se se ne è parlato non lo ricordo. Insomma ce la fecero queste ragazze a portare questo giovanotto all’ospedale. E non c’era portantine, non c’era nulla, allora la mia sorella più grande gli diede un lenzuolo fatto da noi sul telaio che è bello robusto, lo inchiodarono su due aste lì di coso, ci misero questo ferito e quattro ragazze prese di lassù portarono questo. E per la strada c’erano i posti di blocco e mi dicevano: ‘te, dove andare?’, visto come fanno, facevano così i tedeschi e questo era coperto e mi dicevino: ‘io lo scopro però’ che aveva, non so che malattia dicevino che si raccattava, una malattia.
FC: Il tifo.
DDC: Tipo il tifo, un affare del genere. Loro avevino una paura, no, no, allora, come dì, andate via. Fatto sta che ce la fecero a portarlo all’ospedale a Camaiore. Ora lì cosa successe poi io non lo so perché poi, voglio dire, non si potevino sapè tutte le cose, a quell’ora lì insomma.
FC: Quindi in questo paesino c’era tanta gente che era scappata su sui monti al
DDC: Al Ferrandino?
FC: Eh.
DDC: Ora, lì dove eravamo, noi avevamo trovato, ma più che una, insomma era una casetta, na stanzina, du stanzine piccoline che accanto c’avevino perfino il bestiame. S’era trovato questo piccolo coso così, come si dice, quando si va, si cerca na casina di sfollati, quel che si può trovà, si può trovà, così.
EL: Gli altri dormivano nel bosco, no?
DDC: Eh?
EL: Altri dormivano nel bosco.
DDC: Altri dormivano nel bosco ma nel bosco io lassù, quando siamo andati lassù, non, quello non lo sapevo perché più in là c’erano partigiani insomma era, era una cosa così lassù. Allora, nel bosco io lo so bene che ci dormivano quando si abitava qui a casa nostra. A casa nostra anche il nonno Alberto ha dormito nel bosco come lo zio Virgilio e io gli andavo a portare da mangiare. Allora, ti ha sentì, gli facevo, perché lassù la casa dove abbiamo la casa noi, per andare nel bosco praticamente s’attraversa tutta la strada ma così boschiva, eh. Allora io che facevo? Avevo dieci anni no, m’ero, la mamma m’aveva fatto, la mamma era sarta, m’ero fatta fare una gonna tutta increspata, sotto la gonna io c’avevo messo i sacchettini, non so se l’ha presente il sacchetto che ci s’andava a coglier olive?
FC: No, non ce l’ho presente.
DDC: Di stoffa, eh, tipo un grembiule ma però c’ha una bocca così, fatta così, fatto così il grembiule, il sacchetto, no? Ecco. Allora sotto la gonna il sacchetto, il sacchetto col da mangiare per il papà e per il fratello, ecco. E poi sopra un altro affare che facevo visto che andà nel bosco a raccoglier pini, un cesto al braccio, insomma così e cosà. E quaggiù c’avevo la roba da portare a mi papà e mi fratello eh e allora incontravo tedeschi, ‘te dove andare?’ e io gli dicevo che era, insomma facevo capire così che raccoglievo pini perché c’avevo la cesta al braccio con pini dentro, insomma tutto quanto. Però ero una ragazzina piccina, non pensavino di, e invece andavo a portà, se m’avessero scoperto [laughs].
FC: Eh, meno male. Ma quindi il suo papà e i fratelli erano nascosti lì perché avevano paura che
DDC: Eh sì, c’erano rastrellamenti perché, faccia conto che ogni volta per settimana e anche due facevano rastrellamenti. Quelli che erino giù in paese, i tedeschi, allora venivano su e venivino a fare rastrellamenti anche dove, noi si stava sopra il paese, popoino sopra il paese così, e noi ragazzi s’andava in cima così, ora io non so come spiegarglielo perché da lassù dalla casa dove abitiamo noi si vede giù il paese, s’affacciamo così si vede il paese, e c’erano queste macchine di tedeschi, queste cose vicine alla chiesa così e noi se n’accorgieva, ci s’accorgieva quando loro partivano per fare questi rastrellamenti. Allora, che si faceva? Te va a chiamar tu papà, te va a chiamà, a bussà a la porta, andate via perché vengino i tedeschi a fare rastrellamenti. Allora si finivinu di vestì per
FC: Per strada [laughs].
DDC: Per la strada e una volta lì accanto a me e perfino un nostro parente Elia, quando, ecco, non ce la fece a scappare questo giovanotto, non ce la fece a scappare, niente i tedeschi in casa. Allora c’aveva na sorella, che aveva na bimbetta piccolina, che era nata da poco e insomma e questa sorella stava lì con loro perché il marito era militare. E lei era in camera con questa figliola, allora, si pigiavano [makes a knocking noise] ecco i tedeschi, ecco i tedeschi, via. Allora lei che fece? Lu era su in questa camera che dormiva, non ce la fece ad andar via, si mise tra una materassa e l’altra, sdraiato su, tra una materassa e l’altra, la su, le coperte che coprivano questo coso, la sorella a sedere che dava la poppata alla figliola. Entrino i tedeschi in camera e, c’era la bimba, c’era la donna che dava la poppata alla figliola e insomma, hai visto come fai, facevano loro insomma, però come dire, non c’è nessuno ve’. Il fratello l’aveva messo tra una materassa e l’altra e le c’era a sedè così che dava, come dì, questa è lì, io mi metto a sedere sopra di lui e do da poppà alla figliola. Queste son cose successe davvero.
FC: Eh no, ci credo, lo so, lo so. Quindi non erano partigiani però i suoi famigliari.
DDC: No, no, proprio partigiani di dire sono stati ne partigiani no, non erano certi per i tedeschi però neanche [laughs]
FC: Anche perché se scappavano insomma.
DDC: Ma poi mio fratello, era, voglio dire, giovanetto, mio papà aveva già una certa età, non era per esempio, ragazzi da andare anche.
EL: Ha fatto la guerra del ’15-’18.
DDC: Sì, il papà, il nonno ha fatto la guerra del ’15-’18, vero, mi papà.
FC: Eh, va bene.
DDC: E quando ammazzarono là nella selva quei sette, n’ammazzarono sette. Una mattina si sente camminare così [stamps her feet] perché c’abbiamo proprio la casa lassù dove abbiamo la casa paterna, qui c’è la porta e lì c’è la strada che passa proprio lì davanti la strada e si sentiva [stamps her feet] camminare così. C’affacciamo sulla porta, io ero una ragazzina perché avevo paura e la mi mamma invece, lei non aveva paura di nulla, lei c’aveva sempre di vedè, da cosa no, di vedere se poteva aiutà qualcuno, era così, lei era così. S’affacciamo sulla porta e c’era sette giovanotti così camminavino uno dietro l’altro, prima un tedesco [unclear] e c’eran due tedeschi così. E signora, quando videro la mi mamma che s’affaccia sulla porta così, perché la porta è proprio sulla strada, la soglia così come lì ci fosse la strada, un sogliettina così. E la mi mamma quando li vide questi qui, allora che succede, che succede? o signora, ma loro non si poteva mica fermà a chiacchierare, la mamma n’andava dietro, o signora, ci portano ad ammazzare a Stiava. Ci portano, perché allora li fucilavano da tutte le parti, era così, e la mi mamma n’andava dietro perché loro camminavino e parlavino, ci portino ad ammazzare a Stiava. Me lo dice a la mi mamma che c’ha visto? Ma e che vi posso dire, io non so chi sia la tua mamma e c’era a quell’ora degli sfollati che erano venuti via, viareggini erano venuti lassù perché facevino bombardamenti le, le cose no, e c’erino allora, tanti andavino nel paese così per, non istavino nelle città perché era più pericoloso. Ma come fa, eh signora ci portino ad ammazzare a Stiava e guarda lì. E ma camminà non si poteva, non me ha fermà e la mamma dietro. Ma lei pensi, eh, la mi mamma non aveva paura di nulla. Ma me lo dice a la mi mamma? Ma me lo dice a la mi mamma che ci portino? Ma io non la conosco la mamma, tesoro, ma come faccio a dire a la tu mamma? Mi disse anche come si chiamava la su mamma ma io ora quello non me lo ricordo perché ero ragazzina, insomma. E dopo a un certo punto un pochino l’andò di dietro a questi, erano tutti in fila così, i tedeschi con quel coso puntato. Ad un certo punto la mamma si rigirò ma dopo un, sarà passato un dieci minuti, infatti furono fucilati lì vicino alla casa nostra, voglio dire. Ci siam [unclear] questa cosa le [mimics machine gun noise] queste scariche, no. Oddio, disse la mi mamma, l’hanno ammazzati, oddio l’hanno ammazzati, oddio l’hanno ammazzati, a me piglia il freddo, erano [unclear] perché cose passate proprio da lassù, oddio oddio l’hanno ammazzati, oddio l’hanno ammazzati. Dopo così un pochino ma non so il tempo che sarà passato ritornino indietro questi tedeschi con quei fucili, però quegli altri ragazzi non c’erino più. L’hanno ammazzati, diceva la mi mamma, l’hanno ammazzati. Io bisogna che vadi a vedere se qualcuno avessino bisogno di noi. Queste cose le ho viste, eh!
FC: Sì, sì.
DDC: Allora, la mi mamma si parte, si fece allontanare questi tedeschi perché stavino dal Bellotti ora te lo sai voglio dì, insomma quando si furono allontanati la mia mamma disse io ciò d’andà a vedè sti ragazzi com’è il discorso. Si parte ma per non mandarcela sola sta povera donna e io vado sempre dietro alla mamma. Quando si cammina poco distante dalla casa questi ragazzi tutti sternacchiati nella strada morti. Queste cose non si possino scordà!
FC: Eh immagino.
DDC: Non si possino scordare queste cose qui.
FC: E questi tedeschi non dicevano niente?
DDC: I, no, no, c’hanno anche, non li si poteva dir nulla perché guai, voglio dire. Non ci venivino mica a raccontà le cose a noi. Guai che, e poi, non avendo mai trovati gli uomini lì nelle nostre case perché eravamo in sette famiglie. Gli uomini non ce li avevino mai trovati perché chi dormiva nel bosco, chi dopo, noi siam dopo sopra Gombitelli al Ferrandino erano cioè erano andati vai perché lì nel paese lì vicino a Ricetro c’era il terreno, tedeschi anche lì c’erino proprio a dove c’è la villa lì a Ricetro, c’erino, l’avevimo da tutte le parti.
EL: Avevano messo anche un cartello, no, i tedeschi, con scritto che eravate partigiani.
DDC: Sì, qui tutti partigiani, tutti partigiani. Di stare attenti, qui c’era, no, ma ne avevino messo quattro, cinque di questi cosi, che erimo partigiani e c’era da stà, come si faceva? E’ così.
EL: E quello che venne in casa a chiedere il pane invece?
DDC: Allora, si faceva il pane, la mamma faceva il pane in casa, fatto così da noi no. C’abbiamo il forno.
FC: Che pane era?
DDC: Il pane bono, il pane casalingo.
FC: Bianco o nero?
DDC: No, bianco, no, non si faceva nero, si faceva normale voglio dire. Perché poi c’avevamo, si seminava il grano da noi voglio dire e poi a quell’ora c’era un, c’era la tessera, a quell’ora e davano un etto e mezzo di pane al giorno, a tessera alle persone, un etto e mezzo di pane al giorno. Invece c’era la possibilità, chi voleva la farina, si poteva prendere la farina. Allora a te la farina invece ne davino un pochino di, insomma a quell’ora là. Allora la mi mamma preferiva prendere la farina e poi il pane farlo da noi perché lassù alla casa paterna, accanto c’abbiamo il forno, c’abbiamo il forno. E poi c’aveva, ci s’aveva insomma sai terreno e si seminava il grano anche da noi e un po’ il grano ce l’avevamo anche da noi. E allora si prendeva un po’ dell’uno e un po’ dell’altro e si cercava di tirare avanti e fà questo pane. Allora, il giorno che avevamo fatto il pane [laughs], il giorno che avevamo fatto il pane [laughs], quel pane casalingo, lungo, grosso, no, così. Avevamo levato il pane e la mamma per farlo ghiacciare si metteva la tavola che ci si metteva poi il pane sopra quando si portava il pane al forno perché il pane, il forno, come qui c’abbiamo la casa, il forno era come lì in fondo, si camminava pochi passi, c’avevamo il forno. E niente, questa sedia, due sedie così, ci metteva la tavola e metteva il pane così e ritto come fosse, questo è il pane così e per farlo ghiacciare, prima di metterlo nell’armadio non ci si poteva mettere. A un certo punto, e noi eravamo, questi bamboretti perché c’erano altri du fratelli, c’era Franco, che ora è
EL: Prete.
DDC: Che è Franco che è prete voglio dì, erimo tutti in terra, io ero la più grandina, a sedè seduto su una cosa. E c’avevimo, aveva levato il pane, era là, così questo pane a ghiacciare. Entra un tedesco in casa poi si sentiva proprio quel profumo di pane casalingo, no, così, pane, pane, pane, perché, a un certo punto hann sofferto tanto anche loro eh, poverini, io quelli prima non lo so ma quelli quando li abbiamo avuti vicini lo so, poi loro c’avevino un pane nero come minimo così, brutto e cattivo, che se lo infilavi nel muro [laughs] si spaccava il muro ma il pane no. Allora, aveva fatto, aveva levato questo pane e noi eravamo, bamboretti così, eravamo io, che ero la più grandina poi altri du fratelli e poi c’era quello che ora è, Franco che è
EL: Prete.
DDC: Che è prete sì. Eravamo lì tutti in terra, c’era steso un panno e eravamo lì tutti in terra così a sedere e si chiacchierava così tra una cosa e l’altra, visto che si fa bamboretti insieme, anch’io voglio dire ero bamboretta perché avevo dieci anni ecco. Entra un tedesco, pane, pane, perché si sentiva il bel profumo di pane [unclear] così, pane, pane, pane. Entra e noi, questi bamboretti si fece certi occhi così e si vide entrà, e va là questo coso e piglia un pane così nella tavola come faccio io ora e dopo parte questo tedesco. Un vuole che il discorso nel frattempo che lui ci va fuori, entra la mi mamma: ‘E te, ndu vai?’. Mi disse, io, pane e pane. Parte di corsa. E lì, siccome, nel mentre che l’entrava questo andava via col pane in mano, mi chiappa il pane mi mà, e lo riporta là. [background laughing] E lu, andè via ma però poverino [unclear], ecco e lei s’affaccia sulla porta e lo guardava e dopo anche noi ragazzi sai e lu poverino andava via con la testa, un po’ son dolori perché aveva capito, come dì, ho preso il pane perché siccome lo sapevino anche loro che c’era la fame per il mondo a quell’ora, no, e allora, e a lei, come dì, povera donna hann levato il pane per i suoi figlioli, hai capito? E lu andava via così. E la mamma, no, la mamma la, nel mentre entrava la mamma, mi sono scordata un discorso. Nel mentre che la mamma entrava, e lui usciva fori col pane e lei glielo prese, tu ,come dì, m’hai preso il pane che per i miei figlioli, vedi quanti ce ne ho! Perché non erimo neanche tutti noi, c’era Franco, c’eran tutti
EL: Sì, sì, c’eran tutti.
DDC: Glielo prese e lo rimise là. E lu andè via, lo capì forse nella sua cosa capì che questo discorso come dì, hai preso il pane che c’erano i miei figlioli lì poverini miei che morino da fame. Quando lei lo rimise là e poi, e lu andè via ma popo’ così pover’omo, e dopo lei s’affacciò e lo guardò e lu era andato via un poco macilento così a lei ne seppe male, prese il pane, poi s’affaccia sulla porta: ‘Camerata! Camerata! Camerata!’ ‘Sì?’ e lu si gira e lei n’andò incontro e gli dette il pane. Povera donna. Lu, io v’avrei fatto vedè questo ragazzo abbracciato a nonna, v’avrei fatto vedè. Tutti i giorni che lu passava de lì c’aveva da salutar la nonna. Camerata! Poverini, han sofferto anche loro perché [unclear] quelli lì c’era quello che era più buono, c’era insomma, poverini. Non te le puoi scordà queste cose che. E lì vicino alla nostra casa t’ho detto, cioè ammazzarono questi ragazzi.
EL: Però era a Pioppetti, no? Il tuo vicino di casa, lì.
DDC: A Pioppetti, a Pioppetti trentadue.
EL: Ma il tuo vicino di casa come l’ammazzarono a Pioppetti, che l’andarono a prendere al bar?
DDC: Ah, ma quello, Corrado.
EL: Sì.
DDC: Corrado, quello sì che stava in
EL: Come mai c’era stata la strage di Pioppetti?
DDC: Allora, c’era stata la strage di Pioppetti perché se tu, ora io non so se lei è pratico come. Te vieni da coso, dal Pitoro, vieni dal Pitoro e quando arrivi a un certo punto c’è la strada che continua e va a Valpromaro, c’è la strada che va giù che va a Montemagno, e po’ Camaiore, un po’ dalle parti lì, no? Allora, c’è questo incrocio e lì, allora c’è anche quella marginetta?
FC: Sì.
DDC: Allora, dove c’è quella marginetta lì c’avevino ammazzato un capitano tedesco che l’avevino accusato e c’è stata non so quanto ferma la su jeep che avevino insomma quelle macchine lì che avevino soldati.
FC: Sì.
DDC: Perché c’erino partigiani lassù, dove siamo stati anche noi lassù al Ferrandino. Erino scesi di notte che avevino fatto? Avevino trovato, avevino visto che questa macchina veniva e loro appostati hanno sparato a questi partigiani, eh a questi tedeschi e avevino ammazzato questo capitano dei tedeschi, non so, capitano, generale, non lo so com’era. E lì c’era la su macchina ferma c’era stata tanto e lì ammazzavino un tedesco? Normale, dieci dei nostri fucilati. E invece un tedesco, un graduato, è logico che lì quanti ne passò. Eppoi, faccia, fa conto che trentadue li impiccarono, a ogni platano c’era uno impiccato. Trentadue. E poi se ne ammazzarono dei altri ora non me lo ricordo ma quelli io li ho visti.
EL: Il papà di Rino?
DDC: Eh, il papà di Rino, quello lo ammazzarono ma non senza portarlo laggiù. Vennero in sù, quando arrivarono lì a Leccio sono entrati perché c’è sempre stato ci vendevano insomma i cosi.
EL: L’alimentare.
DDC: L’alimentare insomma era un popo’ di tutto il sale, quella roba lì ci si andava a comprare allora il pane, un popo’ di minestra, insomma, quel che si poteva, ecco, e lui, si fermarono lì, lo trovarono lì, e lo presero. Ammazzarono. Ora, se l’ammazzarono lì laggiù ce l’hanno portato morto, se no, ce l’hanno portato, non so com’era o non me lo ricordo ora, quella cosa lì on me la ricordo bene.
EL: Ma sapeva una cosa della forchetta?
DDC: Ah, ma della forchetta che la, sì, ma quella, allora, allora, perché l’han trovato, eccovedi, ora me l’hai messo in mente, lo trovarono a mangiare e lu pover’omo mangiava la forchetta, e l’ammazzarono e la forchetta gliel’avevino infilata, pover’omo, sì. Erino, erino cose brutte a quell’ora lì, sì.
EL: Invece il camion?
DDC: Eh?
EL: Il camion mitragliato?
DDC: E il camion mitragliato, ma più che quelle cose però, più che un camion grosso era na macchina sempre da soldato si vedeva, era lì davanti dove c’è quella marginetta.
EL: No, no, ma dico, quello mitragliato dagli aerei.
DDC: Ora quello non me lo ricordo come
FC: In generale si ricorda per esempio degli aerei che mitragliavano, dei bombardamenti?
DDC: Ma quello, allora un camion che mitragliarono, la prima cosa che si fece che erimo io e lo zio Luigi, eravamo alle pecore, avemmo portato le pecore quaggiù nella selva che là c’è la dove si scende il monte di, per andare a Camaiore la. Noi si chiamava la Girata del Giannini perché lì c’era la cosa, la Signori Giannini, che a quell’ora c’era la villa di questi signori. E questa selva noi dove si mandava le pecore era vicina che come dì là c’è la villa, come fosse là, è la villa e qui, noi c’eravamo con le pecore e lì c’era la strada che passava e saliva sul monte di Montemagno. Allora quando un camion passava, eravamo vicini da questa curva e a parte che c’erano castagne, c’erino gli alberi e tutto quanto però la curva la rimaneva visente che voglio dire e noi, quando si vede questi. Nel frattempo arrivano questi aerei, arrivano questi aerei e là c’era questo camion, proprio a questa curva lì e il camion quando sentì gli aerei si fermò, si fermò lì, eh, oh, non c’era modo e lì era tutto scoperto. Questi cami fecero la picchiata, incominciarono a mitragliare questo camion, noi io e il fratello più piccolino c’avevamo le pecore allora, non so se ne ha raccontato a te, queste pecore, perché cami, e gli aerei quando fanno le picchiate poi, venivino bassi, venivino bassi chequasi quasi pareva che ti vedessero perché lì per, per cosa questo camion, [mimics the noise of a diving airplane] pecore spariti no. Oddio, si chiamava Luigi il mio fratello lì, che eravamo insieme, era più piccolino di me, le pecore sparite, non si sapeva dove erino andate a finì. Oh Luigi, ma noi si va a, andiamo a casa, andiamo a casa e si parte. Piglio mio fratello che era più piccolino di me per la mano e su attraverso per la vigne, per le cose, si arriva a, sì ma si andava per venì a casa, come si fa a dì alla mamma che le pecore non c’è più? E ndov’è queste pecore, ndov’è queste pecore, come si fa a dirglielo. Quando s’arriva a casa, prima d’andare a casa, si passa dall’ovile dove avevamo le pecore, no. Le pecore erano già tutte là suddentro! Si pigiavano l’una con l’altro, si pigiati, io ve ‘vrei fatto vedè, si erano ricosate tutte insieme, avevino avuto paura anche loro perché quando questi aerei facevino, un po’ bassi così, voglio dì, [mimics the noise of a diving airplane] per cosà quel camion. No, io quelle pecore ve l’avrei fatto vedè. Eppure presero la, erimo lontani, perché ora lei non lo sa ma di laggiù dalla curva del Giannini arrivà alle capanne, un è lì, come si fa, si diceva lo zio Luigi, oh Luigi, ma come si fa a dire alla mamma che un si sà dove sono andate le pecore? Come si fa? Io ero più grandina, come si fa andargliela a dì? E lo so, diceva mio fratello tutto calmo così eh, oh, c’è da dirglielo [laughs], c’è da dirglielo. Lo so che c’è da dirglielo, ma come si fa? E invece, quando s’arrivò a casa, lei pensi no, le pecore erano tutte dentro, una pigiata col culo nell’altro, sì n’avrei fatto vedè, pareva un gomitolo dallo spavento che avevino avuto anche loro. Perché questi aerei per fà la picchiata su quel, venivino proprio, ci sarebbe insomma lo potevi toccare, potevi prendere, una cosa così non si può scordà.
FC: E si ricorda degli altri episodi dove c’erano gli aerei? Degli altri momenti?
DDC: No, degli aerei.
FC: Così, che mitragliavano?
DDC: No, succedeva che, ad esempio quando hanno anche, mi pare anche che abbiano bombardato anche Viareggio qualche volta ecco, però noi stando lassù si poteva vedere questi aerei che facevino, si diceva delle volte, vedi stanno facendo la picchiata, si diceva tra noi ragazzi, perché [mimics noise of diving plane] e così o tiravino le bombe, ecco, quello sì. Però più vicini no [coughs] da noi.
FC: Ho capito, ho capito.
DCC: Quello era [laughs].
FC: E invece, ma lei lo sapeva chi erano questi aerei? Cioè chi è che li guidava? Chi è che faceva queste cose?
DCC: No, no, quello io non lo sapevo, allora prima di tutto
FC: Nessuno gliel’aveva spiegato?
DCC: No, che c’erano sopra come dì, dei soldati che guidavano l’aereo, quello sì, però non sapevo altro ecco.
FC: OK.
DCC: Perché le dico anche un discorso. Allora, ora in tutte le case ci sono le televisioni c’è, però voglio dire noi non ci sapevano, non si sapevano le cose ecco.
FC: E lei andava a scuola, in quel periodo lì?
DDC: E io in tempo, dunque la guerra c’è stata nel? ’40-’45, nel ’45 son passati di lassù. Ecco io però allora nel quarant, che ad esempio le dirò una cosa. Io ho fatto soltanto la terza elementare. Perché lì al paese facevano solo, vedi dopo, dopo no, dopo fecero, hanno fatto anche fino alla quinta però lì ci facevano fino alla terza elementare. Che succedeva? Chi voleva continuare per fare fino alla quinta, c’era da andare o a Valpromaro o alla Tirelici. Allora chi c’aveva la bicicletta, chi ci poteva che è, va bene, se no, si accontentavino della terza elementare. E infatti, io ho fatto solo la terza elementare.
FC: Prima della guerra quindi.
DDC: Sì, sì, prima della guerra.
EL: Prima della resistenza, perché sì, sì perché, prima della guerra.
DDC: Eh oh.
EL: Eh sì, perché sei del ’32.
DDC: Io sono del ’32 e la guerra nel ’40-’44 voglio dire, la peggio qui tra noi è passata nel ’44.
EL: Sì, sì, sì.
DDC: E allora chi voleva continuare, chi poteva continuare, c’era da andare a fare la quarta e quinta a Valpromaro o alla Tivaelici. Allora per quel che riguarda i nostri fratelli che si, coso l’han fatta alla cosa, Vergilio, l’han fatta alla Tivaelici. Invece dopo, hanno fatto, la quarta e la quinta la facevano anche lì alla scuola a Montemagno, infatti Luigi, lo zio Luigi e Aldo l’hanno fatta lì la quarta e la quinta che mi ricordo, per fare la quarta e la quinta a Luigi c’era una maestra tedesca a insegnarli. Che era cattiva da morire, che li picchiava, che una volta con una cosa, che poi lo zio Luigi era, boh non ce n’era, non ce n’era davvero, e n’aveva con, con una stecca di legno n’aveva picchiato su una cosa, aveva fatto male a un unghia, ora non mi ricordo, guarda, era insomma così. Quando venne a casa, che era buono lo zio Luigi, lo zio Aldo era un pochino più vivace, ma lo zio Luigi era un ragazzo che non ce n’era davvero, eh mio fratello. Allora, ma lei era cattiva, siccome poi parlava più tedesco che italiano, non la intedevino bene, lei voleva essere capita, voleva, non aveva quella cosa di dire, ma io parlo con dei bimbetti, voglio dire, che pretendo, no? No, no. Lei picchiava, c’aveva una stecca di legno, ma tipo un bastone no così e li picchiava e n’aveva picchiato su un unghia lo zio Luigi e quest’unghia mi sembra, era andata tutta, no. Lo zio Vergilio, quando vide che questo, a questo figliolo n’aveva accusato mezzo un unghia ma poi li s’era diventato tutto nero perché le unghie son delicate, con la stecca, che poi lo zio Luigi era buono, era un ragazzo, no, non ce n’era, Aldo no, lo zio Aldo era più vivace ma lo zio Luigi era un santo davvero. San Luigi Gonzaga delle volte si diceva, era così davvero eh. Allora, quando venne a casa che vide questo dito sfatto, lo zio Vergilio va laggù, trappò la chiappa per il collo, che sia la prima e ultima volta perché te insegno, mi fa, e poi non so chi salvò sennò la guantava per il collo sta maestra insomma che poi ti rovinavi perché voglio dì. Ma insomma, siamo così.
FC: E poi, lei prima a un certo punto ha detto che dopo un po’ sono arrivati dei tedeschi vicino, no, alla casa dove stava lei? Non ho capito se era lo stesso di quello che cercava il pane oppure se erano degli altri?
DDC: No, no, ora però che n’ho raccontato che facevano i rastrellamenti, in quel punto lì?
FC: No, in generale, se c’erano dei, se lei ha avuto a che fare altre volte con dei tedeschi? Se.
DCC: Eh ,tedeschi passavino mille volte davanti a casa, così e cosà, eh, voglio dire, di che, che l’avevino ammazzati il coso l’ho detto quel discorso lì ecco. E poi c’era una villa vicina come dì, come ti ho detto io, quella è come fosse da casa mia e là c’erino proprio tedeschi, ha capito? Eh, oh, che facevano a venir qua e andà? Camminavino tante volte su e giu però insomma ecco un c’è più stato delle cose così.
FC: Ho capito.
DDC: Da quella volta lì che ammazzarono quelli lì dopo voglio dire non c’è più stato. E dopo poverini venivino la gente a vedere perché sapevino per esempio, c’è, n’avevino ammazzato che era gente di, uomini di Stiava che l’avevino presi, l’avevino ammazzati là e quell’altro era da n’altra parte perché lì facevino i rastrellamenti e poi li chiappavino perché venivan in mente. Dicevino loro qui si va [unclear]. Erano tutti partigiani secondo loro anche se non erino perché quella gente lì poverino non erino partigiani.
FC: E invece di fascisti?
DDC: Ma fascisti nel paese, nel paese?
FC: Fascisti nel senso italiani, sì, fascisti che, non i tedeschi, i fascisti se venivano a, non so.
DDC: No, fascisti anche nei paesi allora c’era un discorso c’era sempre per dire il capo dei fascisti, quelli che contavino logico che, che poi facevano come ti potrei dire ad esempio il quattro novembre che facevino la, che uscivano fuori, facevino, andavano giù per la strada un bel terzo e poi si rigiravino insomma quando facevino quelle dimostrazioni lì, se ad esempio, tutti non c’andavano, guai, ma quelli non, ecco, erano proprio quelli del paese che ce l’avevino con te perché magari non la pensavi come lui, hai capito? Allora, così, così. Allora, ma proprio un tempo proprio de coso, prendevano un tempo proprio de famoso del fascismo, riprendevino chi non era andato, c’era de, il quattro novembre, faccio per dire, ora un discorso del genere e chi non c’andava, allora andavino a prender a casa e poi gli n’davino l’olio di ricino lì, ecco, tutte quelle cose lì. E nei paesi più che nelle città. Perché c’era sempre quello che ce l’aveva con quello là perché, hai capito, così. Così.
FC: Capito. E lei si ricorda quando è finita la guerra?
DDC: Ora quello, io non lo ricordo.
FC: Cioè, cosa, se è cambiato qualcosa, non proprio il giorno, magari non proprio il giorno preciso preciso. Però se c’è stato un momento in cui lei aveva capito che la guerra era finita?
DDC: Allora, allora, quando insomma era finita la guerra, questo me lo ricordo. Allora, dice, ma lo sai che vengono, oggi, dice, vengono gli Americani a Stiava, faccio per dì. Allora noi si scese il bosco, salgo a Stiava, infatti nel frattempo erano arrivati questi Americani, questi cosi, ci fu, la gente l’acclamava tutti insomma, quel discorso lì sì me lo ricordo però così come, comunque ci s’andò.
FC: E c’era andata.
DDC: Sì, ci sono andata, sì ci s’andò. Eh certo.
FC: E poi cos’è successo, cos’è successo dopo qunado è finita la guerra? Come sono cambiate le cose?
DDC: Eh, dopo allora abbiamo cominciato voglio dire, meno male questo, meno male quell’altro, voglio dire non c’era più il coso di rimpiattarsi, era tutta un’altra cosa. Eh, dopo quando ci furono.
FC: E’ tornata nella casa?
DDC: Sì, allora, il papà che eravamo andati tipo uno perché i tedeschi li prendevino, li fucilavino, li cosavino e erino andati lassù come detto sopra Gombitelli. Allora, quando furono, quando ci furono, voglio dire che siamo stati salvati allora ognuno è ritornato nelle sue case e abbiamo ricominciato quello che si faceva prima, voglio dire, ha capito la gente così e ha ripreso il suo modo di fare voglio dire.
FC: Quindi non si ricorda tipo questi famosi tedeschi che stavano nella villa quando sono andati via?
DDC:Eh no, allora,
FC: No, così, chiedo.
DDC: Quello non lo ricordo ma quando fu quell’affare lì, che cominciarono e che sono andati via, insomma hanno liberato queste case che avevino occupato loro, insomma così. Quello non ricordo altro, ecco.
FC: E la vita quindi, non so, è ritornato tutto come era prima?
DDC: Eh insomma, piano piano, voglio dire.
FC: Cosa, si ricorda qualcosa in particolare?
DDC: Eh c’erano, c’era anche lì vicino alla casa nostra c’era venuti degli sfollati di Viareggio che poverini insomma cioè poi un po’ nelle città bombardavano ma insomma e dopo sono ritornati ognuno a casa sua voglio dire, piano piano insomma. Ora quanti giorni c’avranno messo non lo so ma insomma [laughs], il discorso così. E lì, questi lì che avevano ammazzato lì vicini poi allora li vennero a bruciare questi, questi sette che ammazzarono lì vicino a casa mia. Ci son venuti, io chi era non lo so, senz’altro gente che voglio dire, gente apposta per, son venuti e l’hanno perché piano piano s’erano, ecco così.
FC: Nessuno li aveva sepolti?
DDC: Sono stati bruciati. E poi quello che c’era successo poi [unclear], quello non me lo ricordo comunque. Ma quelli lì poverini.
EL: Nessuno, ti ha chiesto se li avevano sepolti. No.
FC: Non li avevano sepolti?
DDC: No, no, no, erano là, erano rimasti, no, perché lì, vennero presi perché non è che per esempio erano stati ste cose lì e poi il giorno dopo sono andati via. Allora sono venuti a prenderli e li han portarli via ma gente non so, del comune, chi c’è venuto quello non lo ricordo. E parte erino già un poco posati se l’han bruciati, quello non ricordo. Non lo ricordo bene, direi delle bugie. Non me lo ricordo a modo quella cosa lì.
FC: E lei, lei dopo la guerra le è capitato spesso di ripensare alla guerra?
DDC: Eh, viene spesso da ripensare! Voglio dire allora, ora no, ora sono passati già qualche anno no, ma sul primo così se ne riparlava tante volte. Se ne riparlava, oddio ma ti ricordi quello ma quell’altro ma come è successo, ecco. Quella cosa lì sì, quello me lo ricordo bene quel discorso lì che ne è stato riparlato parecchie volte e insomma, eh allora.
FC: Si parlava anche degli americani, degli inglesi, dei, dei?
DDC: Sì, ma quando son venuti loro che voglio dire hanno occupato il paese insomma anche loro ma era già tutto differente. Non era un’affare come lì al tempo dei tedeschi insomma no.
EL: E che vi hanno dato gli americani? Vi avevano portato delle cose, no. Che sono, delle coperte, le calze.
DDC: Le coperte c’erino, piu che altro le coperte.
EL: Sì, sì. Ma non anche le calze di nylon?
DDC: Ora io quelle non me le ricordo e ci stà che
EL: Che la nonna te le tirò via.
DDC: No, ma quelle lì un l’avevino portate loro.
EL: Ah.
DDC: No, no, no, quelle lì, le calze fine?
EL: Sì.
DDC: No, no, quelle lì è un passaggio della nonna, che ero già giovanetta a quell’ora sì. Ero pronta, andava alla messa, prima lei andava alla prima messa, perché c’era la prima la mattina presto e dopo noi invece ci si andava più tardi. Che succedeva? Succedeva che noi si stava a casa, c’era la mia sorella più grande e la su nonna, che lei era la più grande di tutti e c’avevimo le bestie, c’era la mucca, c’eran le pecore, c’era il maialino, avevimo di tutto e non ci mancava nulla, non ci mancava nulla [laughs]. E le persone più anziane andavano alla prima messa e noi invece ci piaceva di più andare all’ultima messa, che c’eran le undici. Allora, quando loro andavino via noi si facevi te fa quella cosa, te fà quell’altra, la nonna faceva le cose più pesanti e io invece quelle più, ma insomma, via te fà questo te fa quel. Era l’ora della messa, era l’ora della messa e ero sù in camera che, allora avevo le calze, le calze fine, no? Le calze fine e le avevo lasciate così sulla seggiola, come si fà così, di un salotto, scendo le scale, scendo le scale ma avevo il sottabito. Ma lei pensi che il sottabito, quei sottabiti di una volta, che poi la mia nonna era sarta, e le facevino, ma no quelle, quei, quello spallino fino così, piccino, sì quelle cosine grandi così, un pochettino scollate ma non troppo, così, quelli erino sottabiti che poi la mamma era, la nonna Ancilla era sarta e si faceva, se li faceva da sè insomma. Allora, io ero a prepararmi e avevo lasciato le calze, era sul primo che mi mettevo le calze fini e l’avevo lasciate in salotto così attraverso alla seggiola. Scendo le scale, ma ero in sottabito. Lei era giù in cucina. Io chiudo l’occhio e la vedo. Scendo le scale e lei in fondo alle scale. Te dove andresti in questa maniera qui? Sono andà a prendermi le cose, vedilo là, vedi, vedete perché si dava del voi, vedete mamma, è là sulla seggiola là in salotto. Vai, te le porto io le calze. Dio bono, ma son già qui, e che mi ci vuole ad andà a prender le calze là? Cammina! Va in camera, vergognosa! Ma santo cielo, ma che ho fatto di male? Va in camera, ti potrebbe vedè tu fratello! Ora, se mi vedeva mi fratello con la, con i sottabiti fatti da lei perché era sarta la mi mamma, ma i sottabiti di una volta non se li scordi, eh. Avevino come minimo le spalle grandi così, qui quando era tanto era scollato qui, eh. Se mi vedeva mi fratello in sottabito. No, io chiudo l’occhi e vedo la mi mamma, vai, te le porto io le calze, dio bono, ma sono già qui, era in mezzo a scala che ci vol a piglià le, no! Ti potrebbe vedè tu fratello. Ci sarà stato, ragazzi, ora a parte tutto, ma allora nelle famiglie era così eh. Ora, se mi vedeva mi fratello.
EL: Insomma le calze te le ha portate?
DDC: Sì, le calze me le portò però mi fece rimontare le scale e a un certo punto se no poteva venirmi. No ma seria perché te.
EL: Però le calze, però non bruciò le calze di nylon?
DDC: Le calze, quando, no, non le bruciò, le strappò, le strappò. E queste sarebbino le calze? Perché calze fini allora, avevimo le calze fini perché sennò si dovevino portà fine ma già più grossine c’erano quelle no fine fine come c’eran ora voglio dì perché ero già giovanetta mica avevimo quelle lì già un po’ più, capito? E l’avevo su questa seggiola in salotto ma quando lei le prese in mano le strappò, e queste sarebbino le calze? Era così, era così. E in sottabito mi poteva vedè mio fratello.
FC: E quanti anni aveva quando è successo questo?
DDC: Ora io con esattezza io non lo ricordo insommma con esattezza ma ero e po’, ma avevo incominciato a portare le calze fini. Avrò avuto senz’altro, non so, una quindicina d’anni, voglio dì, così. Mi poteva vedè mio fratello. Ora, dice, poteva, al limite poteva ma se mi vedeva mio fratello in sottabito. Allora era così. E allora nelle famiglie c’era questo rispetto qui. C’era, era così guarda e non potevi mica camminare e allora ma le calze fine. Ma scherzi davvero. M’ero permessa di comprarmi le calze fini [laughs].
FC: Quindi lei lavorava già all’epoca?
DDC: Eh?
FC: Lavorava?
DDC: Ma allora non si faceva, ora voglio dire non, lavoravo ma in casa ero sempre voglio dire, si faceva di tutto perché si faceva, anch’io ho cominciato presto anche a cucire perché anche la mamma era sarta. La mamma era sarta però insomma io dopo mi sono cosata sempre di più voglio dire. Ma tante cose si sapevino già fare da lei, perché per esempio e fai via, io faccio [unclear] un po’ m’è sempre garbato a cucire voglio dire. Ero, voglio dire, non ero, la nonna, la tu nonna era più robusta di me, io invece sono sempre stata più magra, invece ora sì sono più grassa, ma allora sono sempre stata più magrina. E la mi mamma mi diceva che le persone bionde, più delicate di quell’altre, te no, te sta tranquilla, te fà così, te fà così. Me diceva così.
FC: Non era d’accordo.
DDC: No! Era vero che io non avevo la forza perché la su nonna, quel che faceva la mi sorella, è una cosa, ma davvero eh.! Ma non è che non lo comandasse nessuno, lo faceva proprio spontaneamente da sè. Per esempio, i nostri, sia mi papà sia mi fratello sia il nonno avevino la falegnameria e non ci lavorava nessuno sul terreno. E noi il terreno che s’aveva si chiamava allopre si diceva allora, si chiamava vello per vangà, cosa per fà il solco per fà, per seminare per, perché oh tanto terreno si faceva di tutto, voglio dire, era così. Lei, la mi sorella, le la sapeva fà tutto. Quando era fatto la cosa più grossa di vangar anche la terra, lei faceva solchi, seminava La cosa, faceva tutto, tutto, la nonna faceva tutto. Ma io ero magrina, ero così che [laughs] un avevo la forza della mi sorella. Mi davo da fà perché volevo fà quel che faceva lei [laughs] sì perché quando siamo ragazzi e le impastava il pane, le faceva il pane, le, io non ho mai fatto il pane in casa mia.
FC: No?
DDC: Mai, non ho mai impastato il pane.
FC: E come mai?
DDC: Eeeh, non avevo la forza perché, eh, diceva la mamma, te sei troppo mingherlina, non puoi perché quando faceva il pane si faceva,
FC: Come facevano?
DDC: Lei faccia conto che si faceva una decina o dodici pani ma quelli lunghi così casalinghi eh. E ciavevimo , c’è sempre lassù alla casa paterna e si cosava questo, faceva questo pane la mi sorella che lei è na forza e io,
FC: A mano?
DDC: Sì, sì, sì, sì.
FC: O usavate qualche strumento?
DDC: No, no, no, no, tutto a mano eh, tutto a mano. Lei faceva, sapeva fà tutto la mi sorella. A fà tutto, davvero, e allora [unclear] e allora ma io siccome volevo fare quello che faceva lei perché visto quando siamo bimbette ma perché io non lo devo fà? E allora diceva la mi mamma, ma te non puoi, non hai la forza che ha lei. Perché la nonna era brava per fà quelle cose lì, era più robusta invece e mi diceva: ‘le persone bionde un han na forza così’. Ma che vuol dì na forza? Dicevo io, [laughs] dicevo che vuo dì. Io volevo fà quel che faceva mi sorella ma niente da fà, non lo potevo fà. Ma vedi te, sei più mingherlina, sei mingherlina, mi diceva e io ero arrabbiata, non volevo che mi dicesse così [laughs]. E siccome sia mio papà sia mio fratello sia voglio dire facevano i falegnami e anche per lavorare la terra perché c’è l’abbiamo ma, ce n’avevimo tanta, si chiamava le persone apposta per fare queste cose. Allora quando era a lavorare invece per fà il solco che la terra è bella sciolta e viene lavorata, ma lei, la mi sorella ci faceva il solco, seminava veloce e lo volevo fà anch’io. Io non ho mai impastato il pane, eh oh. Ma te, siccome sei più bionda, sei più mingherlina, vedi le gente bionde o n’han la forza che hanno quelle more, ma perché uno deve avè la forza [laughs], no me faceva. Hai visto quando siamo bimbette che vogliamo fà quel che fà quell’altro, lo vogliamo fà anche noi. È così.
FC: Va bene. Se vuole aggiungere qualcos’altro? Qualche altra cosa che le viene in mente sulla guerra?
DDC: Ma io non mi ricordo, non so. Le ho raccontato quel discorso lì che si dovette partire, andare lassù sopra Gombitelli, al Ferrandino, ci si portò, ci s’aveva le pecore, ci s’aveva quella roba eh, c’andò mi papà, voglio dire, ci si portò anche quelle lì, c’andò lei lassù sempre la mi sorella più grande che era insomma col mi papà lassù voglio dire. Quando erano qui erano a fare, che ve sò dì, avevamo fatto anche, avevamo, io no perché. L’ho detto, ero una bimbetta avevino fatto anche un coso, un rifugio nel campo lì sotto che si, entravino da una parte che c’era un poggetto alto così e qua c’era il campo. E di lì c’avevino fatto il coso entravino lì sotto però come facevino a stà continuamente?
FC: Com’era fatto questo rifugio, proprio?
DDC: Questo rifugio era fatto dentro come tipo una stanza e poi era tutto cosato con le cose di, con le tavole, con le tavole di legno. E lì dentro era come una stanza ma certo.
FC: Era scavata?
DDC: Eh certo! Era scavato sì.
FC: E quante persone ci stavano?
DDC: Eh ma quattro cinque persone perché era un bell’affare grande così eh. Non sempre ci potevino dormì perché insomma anche dormì così sottoterra in quella maniera lì. Fu così che poi era una cosa insomma e andarono a finire sopra Gombitelli dopo il mi papà insomma gente lì via.
FC: Ah, era per nascondersi?
DDC: Nascondersi perché facevano
FC: Gli uomini?
DDC: Eh certo!
FC: Quindi lei non c’è andata, non c’andava dentro?
DDC: No, no, no, noi no, solo gli uomini. Prima dormivano nel bosco perché c’abbiamo boschi vicini ma con le coperte dormire nel bosco insomma, e io la mattina quando m’hanno detto andava a portà, andava a portare da mangiare il caffè, voglio dire, oppure a mezzogiorno la minestra tutto quanto, che mi mettevo il sacchetto sotto la gonnella per portargli e loro dormivino nel bosco. Ma han fatto una vita. Eh. E tutti quelli lì vicini, voglio dire, di lì, lassù dove si stava lassù c’eravamo, e sette famiglie mi pare. E ogni famiglia c’era, c’avevino la persona maschio voglio dire e partivino, chi andava di lì, chi andava di là, e sul primo che facevino i rastrellamenti che noi ragazzi s’andava lassù in cima e si vedevino quando le macchine partivino per i rastrellamenti, via! Scappate! Scappate! Magari andavino via mezzi nudi, si vestivino per il mondo, davvero, e dopo cinque minuti arrivavino i tedeschi a fare cosa. E noi erimo sempre.
FC: Cosa dicevate, ai tedeschi?
DDC: Nulla noi, noi erimo bimbetti.
FC: E non vi chiedevano dove erano gli uomini?
DDC: No, voglio dire a noi bimbetti no, erimo, voglio dire.
FC: Non si ricorda?
DDC: Voglio dire ai grandi, magari alle donne, magari l’avran detto ma e mi dicevino quando, a delle volte mi dicevino, come dì, che erino andati alla guerra, che non c’erino a casa, così. Erino andati alla guerra, eh, oh! A quello lì che t’ho detto che nun ce la fece ad andar via che la su sorella entrò tra una materassa e l’altra, la su sorella a sedere e faceva a vista lì a dò la poppa alla bimba. A sedere, entrino i tedeschi [unclear] al mondo e lui era tra. Eppure ragazzi a raccontarlo non ci si crede, ci si scriverebbe davvero un libro. È vero, è vero!
FC: E quindi adesso, quello che pensa lei della guerra, è cambiato rispetto all’epoca? Cosa pensa adesso della guerra?
DDC: Ma ora io, a dir la verità, insomma io penso che ora son tanti, son passati tanti anni voglio dire,
FC: Le dico le emozioni.
DDC: Certamente quando ne parlo, voglio dire, per me è come rivivere quel momento eh, eh, oh! Ma io delle volte penso, mi viene pensato come si fece a attraversare la strada maestra con le pecore per andare a Gombitelli. Perché lì lassù dove si abita noi, alle capanne ci chiamino eccetera, scendi giù in paese, e poi s’attraversa la strada e si prende la strada che va sù, lì accanto alla scuola c’è una strada grande che va a finire a Gombitelli ma poi quando siamo a Gombitelli per andare al Ferrandino dove si portò noi le bestie, ce n’era, c’era da camminare un altro bel pezzo eh, da Gombitelli al Ferrandino. Eppure. E delle volte dico io, ma come, io non ricordo, ecco quella lì quante volte me lo sono domandato che non sono mai riuscita a capire come si fece a attraversare la strada maestra per andare lassù. Perché da lì, da dove si abita noi c’è da scendere giù dove c’è la chiesa lì al paese, a Montemagno e poi c’è da prendere la strada per andare a Gombitelli. Come si fece, come è stata fatta quella cosa lì, me lo sono domandato tante volte, non l’ho mai capita.
FC: Perché non se lo ricorda?
DDC: Non me lo ricordo. Non lo ricordo perché lì da tutte le parti c’erano i tedeschi [unclear] a Montemagno era pieno così di tedeschi eh. C’era lì davanti alla chiesa c’erano i, nel coso del piazzale davanti alla chiesa c’erino proprio le cose dei tedeschi. Lì dove c’era la, che ora c’è la, come si chiama la cosa lì che c’ha Oriano?
EL: Bottega.
DDC: La bottega là che ci vanno a mangià la gente là.
EL: Sì, sì.
DDC: Più che bottega.
EL: Sì, sì, Le Meraviglie.
DDC: Le Meraviglie. Lì c’era, anche lì c’erino tedeschi da tutte le parti. Allora non c’era, c’era questo coso vuoto che i padroni erano in America e lì occuparono tutto questi tedeschi. Avevino, ti ho detto, [unclear] tutte le carte che erino lì. E loro sapevino, come trovavi una casa vuota, sta tranquilla, non chiedevino il permesso a nessuno. E poi ammazzavino le bestie [laughs], trovavino da mangià. Eh beh, ce n’erano tanti di tedeschi a Montemagno, non so come mai.
EL: Perché era la via che andava a Lucca forse.
DDC: E poi, partigiani, partigiani, come avevino paura dei partigiani però.
FC: I tedeschi.
DDC: I tedeschi avevino paura, anche quando venivino in casa, che noi erimo bimbetti no, e ‘te partigiani, no? Partigiani! Partigiani!’ E noi si diceva: ‘No! No!’. Quello si sapeva anche se eravamo bimbetti di dì di no. Di dir di no dei partigiani.
FC: E aveva paura dei tedeschi?
DDC: Avevimo paura davvero dei tedeschi. Insomma anche lì da noi averci fatto delle cose lì, aver ammazzato quella gente lì voglio dire, anche lì li ho visti tutti eh insomma. E quando eravamo là, perché si doveva, avevano attaccato fogli anche a questa villa, avevino attaccato fogli alle porte che noi si doveva sfollare. Si doveva sfollare perché lì tiravino all’aria tutto, no. Che di lì si andò alla casa là al Meschino. S’andò alla casa la, lo sai no dov’è questa casa al Meschino? Ecco, la casa al Meschino che poi anche lì vennero i tedeschi allora come come ci trovarono là non si sa perché questa casa qui che dico io è la nel mezzo a vigneto e al bosco, ma lontano di lì dalla casa dove si stava noi. Eravamo sfollati tutti perché avevano attaccato fogli che avrebbero ammazzato tutti, di sfollare, di sfollare. Allora non si sapeva dove andare e si parte, si va tutti là a questa casa là nel bosco, ma è na casa grande e era su, era du piani, na casa sotto e sopra insomma e s’andò là. Ci portammo le cose più necessarie e s’andò là. La nonna invece non volle mai venire, è sempre stata a casa lì. Invece quando vennero là i tedeschi, che si misero tutti in fila, che si dovevino fucilare tutti, perché c’avevino scoperto che noi eravamo là e dicevino che eravamo partigiani. ‘Tutti partigiani! Partigiani! Partigiani!’ Ma poi c’erimo bimbetti, c’era lo zio Luigi che era più piccolino di me. Allora ci misero tutti lì in piazza davanti alla casa, non so se eravamo una trentina, sì, una trentina eravamo sì, allora io abbracciai mio fratello e lì tutti i tedeschi intorno col fucile puntato. Abbracciai lo zio Luigi e girai le spalle al tedesco perché secondo me, secondo me, ammazzavino me e ma, con le spalle, ma io Luigi lo salvavo, te pensa. E invece che successe? Successe, eravamo lì tutti pronti che loro pronti, che si sapeva che quella gente non perdonavino. Nel frattempo scende di lassù, perché noi eravamo così giù che c’era questa casa e poi c’era un vigneto su che andava un popolino su così. Da questo vigneto che c’era nel mezzo una bella cosa, stradina che veniva giù, vennero, incominciarono a venì tre o quattro uomini, di lassù ma vestiti normali, no tedeschi. Allora noi si dice, questi ragazzi, ‘Oddio partigiani, oddio partigiani, oddio partigiani’, e quei tedeschi che erano lì ebbero, meno male! Ebbero paura, invece di venire insù vicino perché il coso, c’era la strada che veniva giù così, questi tedeschi incominciarono a saltà poggio e piano giù per il bosco. E noi [laughs] e meno male, se no c’avevino messo tutti in fila, si dovevino essere fucilati.
FC: Come mai vi avevano messo in fila?
DDC: E perché noi erimo partigiani o c’erimo figlioli dei partigiani, perché erimo là a questa casa nel mezzo a un vigneto nel mezzo così, non eravamo lì più alle case nostre.
FC: Quindi erano bambini, donne?
DDC: Bambini e donne, bambini e donne. E persone anziane messe giù che su una sdraia che poverini un camminavino.
FC: E questi uomini qua che scendevano dal monte, chi erano?
DDC: E quie, no, io non ho mai capito chi erano questi uomini ma questi uomini quando furono così che scendevino giù questo, perché erano, noi erimo qui ma poi c’era questo, questa salita che non era lì vicina, era un bel pezzo di lassù venivan giù e si vedevino sti omini scendere giù vestiti popo’, e lì si incomincià a dì: ‘Oddio partigiani! Se dio vuole partigiani!’. Questi tedeschi saltà poggi e piano e andà per ingiù per il bosco, non s’è più visti dove andati a finì perché avevino paura anche loro dei partigiani [unclear]. E meno male, meno male, ci fu quell’affare lì sennò, erimo già belli e pronti lì. E io avevo abbracciato lo zio Luigi e m’ero, avevo girato le spalle io verso i tedeschi che avevino il fucile puntato e io, secondo me, lo salvavo il mio fratello più piccolino di me. Dissi, me m’ammazzino ma mio fratello no. E invece meno male, ma c’erimo in tanti lì eh [laughs] e insomma. Erino momenti brutti. Erano momenti brutti davvero.
FC: Va bene. Direi che, io la ringrazio perché c’ha raccontato delle cose bellissime e interessanti.
DDC: Bellissime [laughs] insomma.
FC: Sì, bellissime, insomma.
DDC: Bellissime [laughs], bellissime era meglio se non [unclear], era meglio se io n’avevo raccontà, oh, era meglio se n’avevo raccontato na barzelletta [laughs].
FC: Bellissime, nella prospettiva. Ci ha raccontato delle cose interessanti e molto utili, ecco, mettiamola così.
DDC: Sì e insomma così, poverina, quel che v’ho detto la verità perché è successo, voglio dì.
FC: No, no, certo, certo.
DDC: Ero bimbetta e è successo qualche anno fa, eh. È passato qualche giorno, insomma [laughs]. Però insomma grosso modo le cose quelle lì. Ora non mi posso essere ricordate le virgole, per l’amor di dio, però insomma. Così.
FC: Va bene. Grazie.
DDC: E così, eh. E questo era il paese lì a quell’ora.

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Citation

Francesca Campani, “Interview with Delia Del Corto,” IBCC Digital Archive, accessed July 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/742.

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