Interview with Pietro Varesi

Title

Interview with Pietro Varesi

Description

Pietro Varesi describes wartime life in Pavia, focussing on the Borgo neighbourhood. He mentions the Ticino bridges as primary targets for bombers; recalls bent shop shutters and debris on the streets; stresses the limited accuracy of bombing and the damage to civilian buildings. Describes how ineffectual anti-aircraft fire was and remembers playing on anti-aircraft guns when the gunners were eating and drinking at a nearby country inn. Contrasts the reaction of adults being frightened and alarmed, with the care-free attitudes of youngsters. Mentions street urchins involved in dangerous games often with disastrous consequences. Criticises makeshift shelters, deemed tantamount to death traps. Recalls various wartime episodes: being a member of fascist organisations while his father was an opponent of the fascist regime, deserters, repression of partisan activities, corpses hidden in a church, 'Pippo' flying at night, disrupted communications, improvised footbridges, rationing, the black market, and food pilfering. Describes men quickly exchanging fascist uniforms with red handkerchiefs at the end of the war. Reflects on the bombing war and stresses the duality of liberators / tormentors.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2017-03-08

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:29:50 audio recording

Language

Type

Identifier

AVaresiP170308

Coverage

Spatial Coverage

Temporal Coverage

Transcription

FA: Sono Filippo Andi e sto per intervistare il signor Pietro Varesi. Siamo a Pavia, è l’8 marzo 2017. Ringraziamo il signor Varesi per aver permesso questa intervista. È inoltre presente il signor Maggi. La sua intervista registrata diventerà parte dell’archivio digitale dell’International Bomber Command Centre, gestito dall’Università di Lincoln e finanziato dall’Heritage Lottery Fund. L’Università s’impegna a preservarla e tutelarla secondo i termini stabiliti nel partnership agreement con l’International Bomber Command Centre. Signor Varesi, vuole raccontarci la sua esperienza di ragazzo durante la guerra?
PV: Dunque, io mi ricordo il primo bombardamento che han fatto.
AM: Perché prima della guerra ti ricordavi quasi niente, ecco.
PV: Ecco, il primo bombardamento. Io, mia nonna con la cariola andavamo, faceva la lavandaia e portava i panni a lavare.
AM: In città.
PV: A Pavia, sì, noi chiamavamo Pavia la città. A metà borgo gli aerei cominciavano a girare. Erano a gruppetti, da quattro, cinque, non mi ricordo bene, no, giravano. E ha suonato l’allarme, ci siamo fermati, a metà borgo. Ohè, hanno cominciato a bombardare. Io mi ricordo, ohè, ero un bambino, il fischio [emphasis] che facevano le bombe. Facevano dei fischi che [unclear], però le bombe non si vedevano perchè, dopo un po’ s’è visto un polverone [emphasis], eh, ecco quello lì era il ricordo del bombardamento, il primo.
AM: Perché prima non avevano mai bombardato a Pavia. Questo nel ’44.
PV: È la prima volta.
AM: Qualche bomba qua e là, però loro non avevano avuto sentore.
PV: Beh mi ricordo i fascisti, che picchiavano anche la gente che ho visto. Però è il ricordo della guerra. Avevano una paura, la popolazione, una paura spaventosa. Che infatti, appena sono arrivati gli americani o gli inglesi figurati che, con le, la cicca americana [emphasis] la, sì, li accontentavano tutti. Al posto io mi ricordo che, adesso ho pensato, dico ma perché non li abbiamo odiati perché venivano qui a bombardare? Invece tutto il contrario. Il mio ricordo della guerra è quello. Appena sono, i liberatori, appena sono arrivati, la gente, gli americani qui. Però qualche mese prima hanno ucciso tutta la gente qui, li hanno ucciso loro eh, no i tedeschi, eh. Beh il mio ricordo è quello, della guerra. Mi ricordo dopo con la barca, con i miei vecchi no, siamo andati al Ponte della Becca giù, dove c’è il confluente, il Ticino e il Po, e son venuti a mitragliare il ponte e a bombardarlo. Io ero là la spiaggia, mi passava. Gli aerei prima mitragliavano poi sfioravano l’acqua e passavano, li vedevo, non so, a un quaranta, cinquanta metri da me. Erano sempre in due, cacciabombardieri eh, a un motore solo, erano solo in due, erano, adesso non mi ricordo più se erano inglesi, americani.
AM: Di che sapevi, no, tu non sapevi chi c’era sopra. Tu vedevi il pilota [unclear] ecco.
PV: Sì.
FA: E li vedeva proprio bene insomma. Ieran lì.
PV: Ho visto il bombardamento che facevano di notte. Pippo [emphasis] lo chiamavano, eh, lo chiamano Pippo. Ohè, da ragazzo scappavamo, andiamo [unclear], poi i ragazzi erano tutti, sempre in giro anche di sera eravamo in giro. Ohè ha buttato giù le bombe, si vedevano le scintille [emphasis], ero un po’ piccolo però ecco, le scintille lì. Poi hanno ucciso un mio parente al ponte, Pippo con le bombe, il Ponte Coperto non l’avevano ancora bombardato eh. Eh il ricordo è quello lì e la paura che aveva la gente, una paura spaventosa, infatti appena sono arrivati quelli là, ma se erano quelli là che bombardavano? Guarda . .
AM: Però erano considerati liberatori, no?
PV: Sì, liberatori. Morte ai tedeschi, infatti lì c’erano dei ragazzi tedeschi, che loro non c’entravano niente però li han picchiati [laughs], comunque. La popolazione, c’era un odio spaventoso. La guerra.
FA: Invece gli americani erano, erano ben visti gli americani.
AM: Anche se c’hann bombardato.
PV: Sì, fa niente. Hanno bombardato, però erano, boh.
FA: E quando era il primo bombardamento che ha visto lì sul borgo, poi cosa ha fatto, si è, è rimasto lì a guardare, si è nascosto?
PV: No, finito il bombardamento, c’era un polverone, mia nonna correndo [laughs] siamo venuti a casa.
AM: Son scappati a casa.
PV: Sì.
AM: Perché loro non erano ancora preparati. Non avevano capito che cosa potesse succedere la prima volta.
PV: Eh già.
FA: Non, non, non vi aspettavate.
PV: No, lui è uno che abitava vicino, più grande di me eh, era un giovanotto, io ero, avrà avuto diciott’anni, abitava qui, con la barca a prendere i pesci e il primo bombardamento. Il Ticino era pieno di legna perché [unclear] i legni del ponte e i pesci.
AM: [unclear]
PV: È il mio ricordo, adesso anche non mi viene eh, però. La guerra, c’erano i rifugi, quando c’era, ma i rifugi per modo di dire, facevano una buca e mettevano sopra qualche trave per andare, con un po’ di terra, erano quattro. Allora quando suonava l’allarme sotto le, che se buttavano una bomba li uccideva tutti.
FA: Sì sì.
AM: Tant’è vero che là, la Tumbina l’han ciapà.
PV: Ecco là, sono andati sotto in un buco, han bombardato, son morti tutti.
FA: Sapevo che ce n’era uno vicino alla Cascina Trinchera.
PV: La Cascina Trinchera non c’era eh qui. No, non c’eran cose.
FA: C’era un.
PV: Ma lì c’era una buca.
FA: Sì. In quella zona lì.
PV: Sì, eh.
FA: E voi andavate in quelle.
PV: Sì, no, no. Tutta la popolazione andava lì.
FA: Tutto il borgo insomma.
AM: Cioè quelli di qua insomma del Borgo basso, gli altri andavano un po’ più in su .
FA: Quelli di qua, della zona.
PV: Sì, eh.
AM: Quelli che non riuscivano a scappare andavano lì [unclear].
PV: Sì, eh.
AM: Perché, perché dopo il primo bombardamento tanti sono sfollati, sono andati via no, quando hanno continuato a bombardare perché poi avevano paura. Prima e non rendendosi conto, allora erano qua e con i bombardamenti sono scappati lì, no.
PV: A, a volte c’era, adesso non so se sparavano agli aerei o sparavano perché dovevano sparare. Si vedeva [makes a rhythmic sound] e si vedevano dei palloni neri dove sparavano.
FA: Questa la contraerea?
PV: Sì.
AM: Però quà non gli han mai presi, no?
PV: No [laughs].
AM: Mai ciapà niente [laughs].
PV: Adesso il racconto mi viene. Alla Vignazza.
M: Dove c’è il Gravellone?
FA: Sì.
PV: Dove c’è il Gravellone, la Vignazza, lì c’erano la difesa contraerea. Erano degli uomini anziani qui da noi che erano dalla parte dei fascisti eh, erano lì a fare la contraerea se venisse [laughs]. Noi da ragazzi tornavamo dalla scuola, io ero in seconda o terza elementare, tornavamo non per la strada del borgo, tutto attraverso i campi e via sempre, per giocare. E loro, i militari quelli lì, quelli della contraerea, era tutta l’osteria, lì c’era l’osteria.
AM: Lasciavano là le mitragliatrici e i cannoncini e andavano in osteria a mangiare.
PV: Noi siamo. C’erano le buche con dentro le mitraglie, due, mi ricordo a due canne o una canna sola. E c’eran tutti sacchetti in giro. Noi siamo andati lì e c’eravamo le maniglie.
AM: Giocavano, no.
PV: Bambini.
FA: Sì sì.
PV: È venuto fuori alla maestra a scuola dopo un paio di giorni, sono venuti là con i fascisti quelli tutti vestiti di nero. Chi è? [laughs] Eravamo bambini e allora.
FA: Han chiuso un occhio.
PV: Han chiuso un occhio.
AM: Però per dirti come funzionava la contraerea. Andavano all’osteria a mangiare.
PV: Sì andavano all’osteria. Era una guerra.
FA: Un po’ alla carlona, eh.
PV: Sì, un po’ alla carlona. Noi in genere c’era troppo, orca miseria. A scuola, adesso parlando della guerra, no, a scuola. Quando c’era una festa del fascismo, così, i ragazzi, dovevano venire i balilla, no, con la bandoliera bianca.
AM: Il fez.
PV: Con l’emme qui, non so cosa c’era, non mi ricordo proprio. Mio padre era contrario ‘sono bambini, cosa fanno fare la guerra ai bambini’ e non m’ha mai comperato la divisa.
FA: La divisa.
PV: Mai, e la maestra mi fava la nota:’il bambino deve venire a scuola adeguato’. Poi è finito tutto. Non le han dato l’olio [laughs] per un po’ perché le davano l’olio eh a quelli ecco, che erano contrari. Mi ricordo quei fatti lì ecco.
AM: Ecco però vialtar si no sfulare da chi , non siete sfollati voi.
PV: No, no.
FA: È sempre stato.
PV: Qui eravamo un po’ distanti eh, eravamo distanti dagli obiettivi che potevano essere.
FA: Però vedevate tutto insomma, quando venivano si vedeva bene.
PV: Sì, sì. Eh erano alti però eh i bombardamenti. Erano non so a che altezza potevano essere, oltre, ma forse oltre i mille metri.
AM: Pusè sì sì.
PV: Erano alti, eh gli aerei. Erano tutti gruppetti.
FA: Quindi si sentivano solo le bombe che venivan giù.
PV: No, le bombe si vedevano appena si staccavano dall’aereo, nere, così erano. Venivano giù, poi dopo non si vedevano più eh, perché si vede che si raddrizzavano, aumentavano velocità.
FA: Un dito.
PV: Sì, erano nere ecco, a gruppetti. Loro, gli aerei si staccavano dal gruppo, due o tre, favano, ma favano due o tre giri eh. Beh bombardamenti ne han fatto sei.
AM: Sei.
PV: Sei bombardamenti.
FA: E non avete.
PV: E sempre, una volta la settimana venivano, sempre, mi sembra sempre il solito giorno. Una volta la settimana.
AM: Agli inizi no ien gnid al dü. Le prime volte
PV: In settembre hanno cominciato.
AM: In settembre [unclear]. Sono venuti tre volte a distanza di un giorno, a distanza di un paio di giorni uno dall’altro le prime tre volte. Poi gli altri, perché non c’entravano il ponte invece gli han fatti.
PV: Sì, sì.
AM: L’ultimo l’han fatto il 22 di settembre. I primi gli han fatti all’inizio di settembre, i primi tre. Poi gli altri tre gli han fatti frazionati fin quando non hanno buttato giù il ponte.
PV: Per fortuna che non andavamo a scuola se no c’entravamo, han centrato le scuole eh.
FA: Ah, erano vicine la ponte?
PV: Eh già.
AM: No, perché hanno sbagliato una volta, han beccato tutte le case fino alle scuole. Però le scuole allora incominciavamo il primo di ottobre e i bombardamenti li hanno fatti a settembre no.
FA: Quindi era in Via Dei Mille la scuola? Più o meno?
AM: Dove c’era, quella prima lì dove c’è la chiesa adesso.
PV: Sì.
AM: Una parte della chiesa era rimasta danneggiata.
PV: Ma no, eran lì dove sono adesso le scuole.
AM: Sì in Via, lì in via dei deposit di strass ad Gavazzi cla gà brusa tut.
PV: Ma mi me par che
AM: E le scol ieran de dri. Dove iera i carabinieri. Comunque ieran lì, la zona era quella.
PV: Sì, ben, l’è lì, ecco, la zona l’è quella lì. Iera i scol.
FA: E invece i fascisti davano fastidio insomma?
PV: Ma i fascisti a volte, ma quando andavamo in città, noi andavamo a Porta Nuova, lì con i ragazzi di Porta Nuova dall’altra parte del Ticino e lì si vedevano, ma in borgo io non ne ho mai visti dalle nostre parti, fascisti.
FA: Erano in città.
PV: Erano sempre in città.
AM: Se venivano in borgo venivano per fare qualche retata.
PV: Eh sì ma in borgo.
AM: Come quando sono venuti a prendere Angelino per portarlo a suldà.
PV: Perché i giovanotti che erano assenti alla leva erano nascosti nelle cascine e.
AM: Venivano se c’era una soffiata, no.
PV: Ah sì.
AM: Perché Angelino che ndat in tel prat cl’era dre stend i pan , perché i gh’avivan dit che lu l’er la, che l’han fatto, che l’hanno.
PV: Mi ricordo bene che andavamo a scuola in borgo, io la quarta elementare sono andato in città perché in borgo non c’erano più le scuole. C’hanno fatto la passerella perché i più ponti, passerella sui barconi, si attraversava a piedi si andava. Qui c’erano gli indiani col.
AM: Turbante.
PV: Col turbante [emphasis]. Han vuotato. C’erano i.
AM: Questo è interessante.
PV: Quando c’era il fascismo facevano, prima del, non il Balilla, i più avanti erano i.
M: Gli Avanguardisti.
PV: No, ma.
FA: I Figli della Lupa.
PV: Il premilitare facevano, no. Andavano a fare le prove con, gli davano il fucile, giovanotti, quattordici, quindici anni eh, andavano. E gli indiani dovevano andare a dormire dove c’era il deposito, c’erano le bombe a mano per, eh per segnalazioni, c’erano gli esplosivi ma tutto per fare le prove loro, no, quei ragazzi lì. Han vuotato per andare. Son venuti qui in borgo con gli autocarri.
AM: Li han buttati tutti li.
PV: E han rovesciato un po’ in Ticino un po’.
AM: Sulle rive.
PV: Fuori, nelle sponde del Ticino. Oh, i ragazzi più grandi, io ero piccolo, andavo anche [unclear], tutti là a prendere bombe a mano, e ci son rovinati quattro, cinque giovanotti eh qui.
AM: Perché poi erano al fosforo, no, c’erano le saponette al fosforo.
PV: Oh, c’era un nostro amico, ohè la faccia.
AM: S’era bruciato tutto, no.
PV: Non erano, non uccidevano perché eran cose d’esercitazione, però.
FA: Però eran pericolose.
PV: Si son fatti male. Ah loro non guardavano, gli indiani.
AM: Quello è successo appena mandati via i tedeschi no perché nel ’44 due mesi dopo l’8 di settembre, [unclear] andati via, questo, quando sono arrivati gli americani durante il ’45 no, dopo il 25 aprile allora han buttato e c’erano un sacco d’armi qua, perché buttavan tutto così, no. Non stavano.
PV: Ormai la guerra era finita, eh.
[background noise]
PV: Perché non c’era niente, c’era la tessera con i bollini, tagliavano i bollini. E lì, e lì i negozianti han fatto i soldi eh. Tutti eh quelli che avevano un piccolo negozio. Tutti.
FA: Con la borsa nera.
PV: Borsa nera, bravo. Eh sì, altro che i bollini e no bollini. Eh, quelli che avevano i soldi mangiavano, gli altri, il pane, mi ricordo, era scuro, nero e a volte si trovavano [laughs] dentro i pezzi di legno o non so che cosa era dentro il pane, il mio ricordo.
FA: Perché c’era poca roba da mettere sotto i denti.
PV: Sì, c’erano i bollini. Mio padre fumava, mio nonno, avevano i, anche la tessera sul fumo. Mi ricordo. Qualcuno che non fumava vendeva la tessera ai fumatori. Ah, la guerra è stata una cosa. Io l’ho provata, ero piccolo e loro. Adesso mi, a volte mi ricordo ancora. Ma porca miseria dico, ma perché? E invece era così.
FA: Insomma la viveva un po’ da ragazzo.
PV: Da ragazzo, [unclear] avevo dieci anni. Otto, dieci anni. Eravamo, non è come adesso, i ragazzi non li vedi, prima erano tutti [laughs] a gruppi eh, i ragazzi eran tutti in strada eh.
FA: Era più quasi la curiosità che la paura.
PV: Sì, oh, tornavamo mai dalla strada, sempre, anzi qui abbiam, hanno ucciso tre bambini eh, hanno fatto una buca per la ghiaia. Quel periodo lì eh, in tempo di guerra era quasi finito, e noi abbiamo fatto, come una grotta e andavamo sotto a giocare, via, è ceduto, eran sotto al Pep l’è stat l’unic che l’è stat [unclear].
AM: Cioè eran sotto in cinque, due si son salvati, il Pep e un altro che era già, e tre invece, han scavato subito ma eh son soffocati sotto.
PV: Son morti sotterrati, eh c’è poco da fare. La guerra è stato, il mio ricordo ogni tanto, adesso pensando ho detto ma porca, ma perché si faceva così? Un odio tra popolazione, qui c’era uno che era fascista eh, e allora, ohé c’era da stare attenti perché poi.
AM: E se parlava lui, a lui davano ascolto e loro invece erano le vittime, no.
PV: La guerra.
AM: Che anche in borgo da basso che erano due o tre famiglie ad fasisti no.
PV: Sì, eh.
AM: Il papà ad Renata, quas chi. Sì, erano tre o quattro, cioè quelli che erano. Però sai quelli lì erano quelli che, a cui davano retta no, avevano il potere. Se dicevano loro qualche cosa, gli altri andavano nei pasticci.
FA: Certo.
PV: Noi eravamo piccoli, non guardavano, potevamo fare, ohè, potevamo fare quello che volevamo. Però quelli che sono andati a fare certi, certi cosi non guardavano eh. Ohè, sono andati a rubare in castello e li hanno uccisi eh.
AM: Gli han tirato le bombe e.
PV: Si è salvato il Galle , povero ragazzo si è salvato. Uno ha perso le gambe.
AM: e sono andati a rubare al castello perchè.
PV: Non guardavano se erano bambini eh.
AM: Andavano a rubare per sopravvivenza, non è che andavano a rubare perché. E poi adesso, il particolare delle barche che avevano sequestrato qua in Gravellona.
PV: Eh sì, eh sì, hanno portato via tutte le barche.
FA: Ah.
AM: I tedeschi sì.
PV: I tedeschi eh.
AM: Han sequestrato tutte le barche perché qua c’erano i barcaioli che avevano le barche da lavoro facevano gli scavatori di ghiaie, legname, portavano la biancheria di là, a un certo punto è venuto, hanno requisito tutte le barche perché avevan paura che portassero i partigiani e robe del genere . Le hanno requisite e dove le hanno portate? Nde ca ian purtà i barcè?
PV: In Gravellone, lì, dove il Gravellona va in Ticino .
AM: Ma che cosa han fatto vicino alle barche?
PV: C’era il cartello eh, ‘attenti minen’ neh,
AM: Hanno minato, hanno minato tutto.
PV: mi ricordo, noi andavamo a giocare là, stavamo sempre sulla strada, c’eran tutte le barche nel Gravellone.
AM: A turno hanno minato.
PV: E c’erano un paio di cartelli uno qui uno di là. [unclear] Il padre del, Un nostro amico è andato, è morto eh, scoppiata la mina.
FA: Eh sì.
AM: Ha cercato di prendere la barca perché ne aveva bisogno esasperato no e ha messo il piede sulle mine e c’è rimasto.
PV: Qui la gente quando vedeva, vedevano che noi ragazzi andavamo giù:’ohè, non andate là, eh’ [screams] Ecco.
AM: Quindi quello lì era quando c’era anche un po’ di repressione ecco.
PV: Qui è successo tutto.
AM: Poi quando i tedeschi hanno incominciato a ritirarsi, Piero, quà son diventati tutti partigiani.
PV: Sì, sì, anche i fascisti. Han tolto il nero e messo il foulard, il foulard rosso, eh mi ricordo, eh quello lì mi ricordo.
AM: E quando passavano si vurivan fa’? . Quand i pasavan intl’argin si vurivan fa’?
PV: Portavano via.
AM: Le armi e gli sparavano.
PV: Eh, rubavano.
AM: Tant’è vero uno, cosa è successo, al papà del Luisone, Luison, al mut, suo papà che successo
PV: Adesso mi ricordi plù.
AM: In tl’argin, gh’han no sparà? Che è mort?
PV: Li eran contro i tedeschi.
AM: Eh sì. Quando.
PV: [unclear].
AM: Quando i tedeschi si stavano ritirando.
PV: Siccome lì c’erano i tedeschi che stavano andando via qui hanno fatto una sommossa no.
AM: Con le armi che [unclear]
PV: I tedeschi però sparavano con la mitragliatrice, eh, sull’argine, chi attraversava l’argine, lui attraversa, ma era, era ubriaco eh.
AM: Però era là col fucile, sparava.
PV: To ziu al la saviva parchè l’era la eh.
AM: E l’hanno fatto fuori. Questi qua non guardavano.
FA: Infatti, sì.
AM: Se cercavano di scappare, i tedeschi mitragliavano, l’han beccato. Però non sapevano dove portare il cadavere, l’hanno portato in chiesa, no. L’han chiuso in chiesa.
PV: Sì, mi ricordo. Era un giorno, piovigginava. Noi volevamo andare a vedere no. Da ragazzi, quattro [unclear], io, Carboni e via. E al padre dal Galli [unclear] Ma se ciamava? Gili.
AM: Gili.
PV: Era un uomo rude con noi ragazzi perché andavamo dove stendevano i panni e rompevamo i pali. ‘Nde ca’ndiv vialtar? via a ca’ eh! Mi ricordo quell’uomo.
AM: Perché c’erano i tedeschi che passavano e loro erano ragazzotti eran curiosie allora li [unclear].
PV: Volevamo andare a vedere, si sentiva sparare [mimics machine gun noise] ogni tanto. Dicevo, piovigginava quel giorno, mi ricordo ancora.
AM: Quello lì era già nel ’45 dopo i bombardamenti, quando i tedeschi stavano scappando, ecco.
FA: E non siete mai andati a vedere le rovine del borgo, del ponte?
PV: Sì.
FA: Non siete andati a vederle, da ragazzi?
PV: Oh, sì, io, tutti i giorni andavamo, perché oramai si sapeva che i bombardamenti arrivavano [laughs] una volta la settimana sempre il solito giorno.
FA: E allora gli altri giorni?
PV: Gli altri giorni no. Mi ricordo che c’era, le saracinesche, dunque bombardavano e facevano tutta la pancia in fuori [emphasis], verso la strada, tutta la saracinesca così. E quelli esperti che lo sapevano dicevano:’è lo spostamento d’aria, prima va in dentro poi [makes a booming noise],
FA: Viene fuori.
PV: ‘Ecco viene fuori’. Tutte così, saracinesche con la pancia in fuori, verso la strada.
FA: Tutti i vetri delle finestre.
PV: Oh, bombardamenti, c’erano i muri maestri in piedi ma gli altri erano giù tutti. Oh ci sono stati morti, un mucchio di morti eh.
AM: Però anche le finestre delle case non bombardate, quelli lì i vedar ag n’era pü mia .
PV: Ma no giù, qui, la cooperativa del borgo.
AM: Allora in borgo c’erano due cooperative. Una, quella che c’è ancora adesso e l’altra che è di là dell’argine che era dove, quella che c’era di qua dell’argine è stata distrutta e c’era anche il teatro lì. Il teatro al, come se ciamava.
PV: Sì c’era il teatro del borgo. Eh ma non mi ricordi più. Il bombardamento gli aerei l’han fatto, han centrato il ponte della ferrovia e lì s’è sollevato il polverone, eravamo noi. Gli aerei son venuti via dritti, diritti, perché forse non vedevano, chi lo sà. Infatti han centrato l’arca verso il borgo del Ponte della Libertà, quello là, centrato. Ponte Coperto non l’han toccato, han centrato il borgo lì. Dopo il prossimo bombardamento, il Ponte Coperto era ancora, si passava, era ancora.
AM: Bordoni il teater.
PV: Il teatro Bordoni ?
AM: Era il teatro Bordoni , lì dove faceva le rappresentazioni Famiola, che era, Famiola l’era il nom, era il burattino di Pavia. Dove faceva le rappresentazioni Famiola.
PV: No, ma dopo han fatto il film, facevano il film.
AM: Dopo stavano anche i film.
PV: han fatto anche il cinema. Non so come si chiamava. Però.
AM: L’han distrutto però.
PV: E per il bombardamento han fatto così. Son venuti via diritti. Così spiegavano e lì da vedere. Il Ticino fa la curva, ecco.
AM: Così han preso tutte le case invece [unclear].
PV: Sì perché lì duevav ved al polverone ch’era neh. Io ero a metà borgo, era lì perché forse s’era fermà cun tu nona, me nona, che dia: ‘Regina, ma’, eh suona l’alarme sì ma, fa, suona sempar, des i van via, perché era ialtar dÌ aeroplani poi andà via senza bombardare. Boh. Primo, quello lì è il primo bombardamento. Poi tutte le settimane oramai si sapeva “Ah i vegnan eh!” [enphasis] ecco basta [laughs], ormai si sapeva che venivano.
AM: Però erano preparati, capivano che bombardavano quindi scappavano, mentre le prime volte non si rendevano conto di quello che stava succedendo.
PV: Ma come facevano a sapere che il ponte era ancora intatto? Forse i ricognitori.
AM: Guarda dintar il libar, c’è tute fotografie, che loro foto, quando passavano gli aerei, in coda c’era quello che faceva le fotografie, no.
PV: Oh, io non ho mai visto la contraerea sparare eh. E c’era eh.
FA: Quella lì, ponte zona Ticinello?
PV: Poi, ma c’era là dove c’è la fabbrica Casati là a ponte ad pedra, là. Ah, c’erano i cannoni con i tedeschi eh, ma grossi cannoni oh.
FA: Però niente.
PV: Mah. Niente, no.
AM: Non ha mai preso.
PV: Era mei sparà no eh, se no uhei [unclear]. Sparare, sparare noi non avevamo niente, loro avevano tutto eh.
FA: I tedeschi.
PV: E gli inglesi e americani.
FA: Gli inglesei, ah, è vero.
AM: Ma anche i tedeschi che avevano la contraerea lì, c’era lì e vicino al cimitero. Però effettivamente dicono che erano alti così. E loro non, sì qualche nuvoletta ogni tanto però non han mai visto, cioè, un, bombardare, prendere qualche aereo roba del genere, che non. Probabilmente non arrivavano neanche all’altezza degli aerei [unclear].
FA: Certo.
PV: Eh la guerra, ero troppo piccolo per ricordare.
AM: Però l’è na brutta robe, è na brutta robe.
PV: La fifa la, vedevo, mio nonno, mio nonno tremava sempre [laughs], appena sentiva l’allarme. Noi ragazzi no [unclear]. Ma i vecchi avevano paura, tutti i vecchi avevano paura tremenda. Perché? Perché .
FA: Si rendevano più conto.
PV: Sì, Han fatto delle cose lì, i liberatori, sì, dei bombardamenti, che non dovevano anche farli, dai. Si sa, eh. El libar gl’ho dsura mi, libar de, che scrit coso, l’è andat fin in America a to’ i dati.
FA: Va bene.
PV: Quello che. Perché, perché non mi ricordo tutto, ogni tanto mi ricordo qualcosa, eh. Che se ricordi robe, uhè go ottantadue anne, non passan mai, sesanta-setanta ani [laughs].
AM: Va bene.
FA: Va bene. Allora la ringraziamo.
PV: Oh, diamine.
FA: Per l’intervista.

Collection

Citation

Filippo Andi, “Interview with Pietro Varesi,” IBCC Digital Archive, accessed June 16, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/716.

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