Interview with Paolo Racugno

Title

Interview with Paolo Racugno

Description

Paolo Racugno (b. 1917), recollects the February 1943 Cagliari bombing. Mentions scenes of destruction with wounded civilians and describes how he used his coat to protect two girls from falling debris.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Date

2017-03-12

Contributor

Peter Schulze

Rights

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Format

00:08:13 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#16313

Conforms To

Temporal Coverage

Transcription

AA: La guerra, qua a Cagliari?
PR: E’ scoppiata la guerra, io ero a Cagliari. Ero al commando areonautica la Sardegna, però andavo in bicicletta e a montare a cavallo. Il 16 febbraio c’è stato il primo bombardamento a Cagliari e noi stavamo in casa a vedere gli aerei che da casa mia si vedeva il Belvedere gli aerei che bombardavano l’aeroporto di [part missing in the original file] 16 febbraio fanno il primo bombardamento sulla città. C’è qualche morto, sedici morti mi pare a Cagliari e allora cominciamo a preoccuparci, ho detto bisogna portare. il 26 febbraio io ero all’ippodromo. Torno, hanno bombardato la mia casa quindi, da piazza che vedevo sempre la mia casa che era…
AA: La sua casa era, dove?
PR: In Piazza, Corso Svetonio.
AA: Nel Corso?
PR: A tre piani, l’aveva costruita mio padre per noi e non vedo la casa che si vedeva e c’era mia madre. Però una casa ben costruita in cemento armato, aveva il primo, il secondo piano erano stati colpiti da una bomba e la bomba ha sfondato l’ultimo piano, il secondo e si è fermato solo in un magazzino. Noi avevamo magazzino e sottomagazzino e mia madre con una scala interna tipo deposito la sera scendeva la sera con le donne servizio e un altro mio cugino eccetera c’era. Poi hanno visto da fuori che dice veniamo a salvarla mia madre si era accorta che la casa fosse crollata perché tornando indietro per le scale spingeva la porta e c’eran tutte le macerie
AA: Eh certo, lei non riusciva ad aprire.
PR: Comunque lì il 26 febbraio noi abbiamo detto ‘mamma, parti’, non voleva partire, l’abbiamo fatta partire e noi coi materassi ci siamo spostati in Viale Merello che era la casa di mia sorella e la notte abbiamo dormito là perché la nostra casa
AA: Quindi voi non siete andati, non siete sfollati, siete rimasti in città.
PR: Sì, mia madre è partita.
AA: Solo sua madre.
PR: Io ero con l’aeronautica quindi dovevo stare a Cagliari. Mia sorella era a Oristano. Mia cognata era uscito [unclear] mercato, mio fratello era con il reggimento di cavalleria a Oristano, l’altro mio fratello Aldo era medico all’ospedale militare quindi non.
AA: Ognuno aveva i suoi ruoli quindi.
PR: Il 28 febbraio io ero al comando aeronautica. Erano arrivati degli aerei anche il giorno prima. Erano morti dei miei collaboratori del corpo aereo tedesco che io avevo fatto alloggiare in Via XX Settembre quindi il 28 io sono andato a vedere per recuperare queste salme con una macchina dell’aeronautica. Però era già pericolo ho detto all’autista vediamo, vedere cosa è successo i bombardamenti in Via Roma. Sono arrivato in Via Roma, al giardino pubblico ho visto è[unclear] l’ingegner Sana che poi è morto subito dopo con la famiglia. Ha detto ‘oh, Paolo, guarda ci complimentiamo con te, abbiamo visto la tua casa distrutta, vi siete salvati’ poi ho sentito gli aerei non avevano funzionato le sirene d’allarme gli aerei sono dentro su di noi. I nostri aerei sono andati a bombardare in Africa quindi questa è una reazione. C’erano due ragazze che non conoscevo, le ho prese, con Pupo Sana è andato da una parte, io ho preso queste due ragazze e le ho spinte sotto le colonne del municipio. Il bombardamento, [makes a booming sounds] Le bombe subito.
AA: Quindi voi andavate proprio in mezzo.
RP: In mezzo, son crollate le bombe, son morti tutti, cinquemila persone. Mi pare alla stazione che tutti i treni erano affollati. E Sana stava partendo con la sorella, la moglie pare sia impazzita e io poi, noi eravamo sotto le colonne del municipio
AA: Con queste due ragazze.
PR: Io con le due ragazze mi son messo l’impermeabile in testa per coprirci dai calcinacci. Era il 28 febbraio era, del 1943. Eravamo nelle colonne del municipio che rintronavano, queste colonne. Io ero proprio nell’ [unclear] che andava [unclear] Poi c’era uno della, un pupar [?] della contraerea [part missing in the original file] chiamati che facevano servizio ha detto c’è una bomba inesplosa noi ci siamo spostati sotto
AA: Ah, eravate proprio vicino a questa bomba.
PR: Dal municipio al [unclear] ed è crollato [unclear] una bomba sul moderno, e noi eravamo vicino e allora c’era un mio collega d’areonautica [part missing in the original file] il cognato di Pupo Sana e s’era rotto un’aorta femorale poverino e c’ha aiutati noi come facciamo ha detto portatemi salvatemi allora io ero con una mia nipote avevo [part missing in the original file] ho detto mettiamo là abbiamo costruito una barella fatta di cemento e macerie e l’abbiamo messo su ho detto facciamo quest’atto, se restiamo qua ci ammazzano c’era già la terza ondata passavano così gli aerei così son passati per distruggere la città completamente. Gli americani prima gli inglesi bombardavano gli americani invece assassini veramente hanno preso la città da questa parte. La terza ondata noi siamo andati ho detto adesso [unclear] per fortuna non c’è stato abbiam passato Via Sassari tutta piena di macerie non si poteva allora dietro Via Maddalena siam passati Via Maddalena per andare all’ospedale militare e lì vedo mio fratello buttato per terra che era andato a vedere, non aveva trovato rifugio per cercare la casa dell’ufficiale medico, era andato a cercare, aveva il suo studio la casa che era stata dietro per cercare di recuperare qualcosa, era convinto che ci fosse un mio cugino ferito allora si è messo a correre io neanche l’ho visto dietro la macchina noi l’abbiamo lasciato all’ospedale. Diaz si chiamava questo tenente e siamo andati perché poi da là l’hanno spedito all’ospedale marino ed è morto [unclear] quindi noi io conobbi questo mio cugino che era con me nell’aereonautica ci siamo siamo andati di corsa fino alle grotte di Viale Merello [part missing in the original file] il commando militare se l’era squagliato tutti da Cagliari, un deserto, un disastro, una cosa paurosa, uno
AA: Ma le due ragazze si erano salvate poi? Le aveva salvate quelle due ragazze?
PR: Le ragazze le avrei volute rivedere poi non ci ho pensato
AA: [unclear]
PR: Non so chi siano.
AA: Non sa. Chissà che magari qualcuno.
PR: Avrei voluto.
AA: Adesso guardando la sua intervista.
PR: Per vedere chi lo sà, ho detto queste due ragazze.
AA: Perché una volta che era passato il bombardamento poi loro saranno andate via
PR: Le ho portate io così le ho spinte ho detto le ho portate sotto queste colonne. Non le ho viste.
AA: Non si ricorda.

Citation

“Interview with Paolo Racugno,” IBCC Digital Archive, accessed November 18, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/545.

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