Interview with Angela Bianchi

Title

Interview with Angela Bianchi

Description

Angela Bianchi remembers wartime life in the outskirts of Pavia, where she lived on a farm with other families. Recalls her experiences of being bombed while working in a clothes factory situated close to one of the most important Ticino bridges, then a strategic target. Gives a detailed description of two shelters: the first under palazzo Botta, a vast building in the city centre; the second, a mere dugout in the middle of a field. Reminisces over the fear of being trapped underground. Recollects a number of wartime episodes: work being disturbed by bombing and strafing, food pilfering, rustling, using a precarious pontoon bridge erected by army engineers, the visit of Benito Mussolini, after which living conditions improved. Recalls 'Pippo' strafing at night, although she was never sure of its allegiance. Describes long term effects of bombing and how low flying aircraft still scare her.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2017-02-23

Contributor

Francesca Campani

Rights

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01:02:27 audio recording

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Identifier

ABianchiA170223

Coverage

Conforms To

Transcription

FA: Sono Filippo Andi e sto per intervistare la signora Angela Bianchi per l’archivio dell’International Bomber Command Centre. Siamo a Pavia, è il 23 02 2017. Ringraziamo la signora Bianchi per aver permesso questa intervista. E’ inoltre presente all’intervista il signor Chierico. La sua intervista registrata diventerà parte dall Archivio Digitale dell’International Bomber Command Centre, gestito dall’Università di Lincoln e finanziato dall’Heritage Lottery Fund. L’Università si impegna a preservarla e tutelarla secondo i termini stabiliti nel Partnership Agreement con l’International Bomber Command Centre. Signora Bianchi vuole raccontarci la la sua esperienza diciamo negli anni di guerra?
AB: Sì, di quello che posso eh eh ricordarmi perché va bene gli anni son passati tanti, eh eh e volevo dire una cosa.
PCV: Riprenda quello che stava dicendo.
AB: Riprendo quello che stavo dicendo. Dunque la guerra del 1900.
PCV: No, lei viveva dove?
AB: Alla Cascina Trinchera, ecco io vivevo lì.
PCV: Il papà [unclear]?
AB: Il papà era fittabile, ecco cominciamo così, insomma perché tante parole, eeeh non è che io, ho fatto solamente la quinta, beh trans.
PCV: E quindi vivevate come?
AB: Eravamo lì, dove abitavo eravamo sedici famiglie, tutte sempre sempre, eravamo in pericolo, eh incominciava arrivare il pericolo, eh della guerra. Io andavo a lavorare a uno stabilimento di maglificio.
PCV: Dove?
AB: Via Ticinello.
PCV: Quindi vicino?
AB: Vicino.
PCV: Al ponte.
AB: Sì, passavo il ponte e poi e poi, in quelli facciamo, facevano il viale, il viale quello principale quello lì e poi prendavamo.
PCV: [Unclear]
AF: Certo.
AB: E poi prendavamo una scorciatoia, una piccola via in mezzo lì.
PCV: Quindi quello stabilimento era vicino a uno dei ponti fondamentali di Pavia cioè il ponte della.
AB: Sì, il ponte Nuovo.
PCV: Il ponte Nuovo o della Libertà o dell’Impero.
AB: Sì, sì della Libertà sì sì eravamo ai ponti, c’era anche l’altro ponte avanti quello.
PCV: Della ferrovia.
AB: Sì brava ecco. E quello lì non gli hanno fatto niente, proprio pochino, quando venivano i bombardamenti, ecco. E così ho iniziato ad andare, andavo, andavo a lavorare e, e poi eh c’erano sempre un, quel pensiero lì e la paura che, che venivano i bombardamenti. Ecco il mio padrone mi diceva ‘Andate a casa stasera, prima, perché oggi è una brutta giornata, oggi riescono senz’altro il ponte Vecchio, andare giù. E così, e così ha indovinato, allora noi, lui quel giorno lì siamo venuti fuori prima, di solito venivamo fuori sempre alle 5 nel pomeriggio ‘No! Oggi andate fuori prima un’ora che così potete, fate in tempo ad andare a casa’. Invece in quel momento lì è arrivato, ha suonato l’allarme. È stato un giorno mi ricordo come fosse adesso, ho visto tutto in televisione anche sì.
PCV: Si sentiva bene la, il suono dell’allarme com’era?
AB: Eeeh! Le, le, era una, una sirena fortissima, che se era in casa chiuso così lo sentiva, eh. Quel giorno lì sono, ognuno, eh andava dove voleva, perché i rifugi ce n’erano in piazza Botta.
PCV: Sì.
AB: In piazza Botta.
PCV: Il più vicino a voi era in piazza Botta.
AB: In piazza Botta. E poi ce n’era un altro più vicino noi, vicino alla chiesa dove c’è l’Esselunga, l’Esselunga è dalla parte opposta di lì.
PCV: Sì.
AB: Lì c’era un caseggiato eeeh.
PCV: San Gervasio Protasio era quella lì, la chiesa?
AB: Ma forse era quella lì, sì sì.
PCV: Vicino al Mondino?
AB: Sì al Mondino, ecco. Un po’ di là e un po’ di qui, ci siamo riuniti un po’, eravamo in 150 donne nello stabilimento. Io ho detto ‘No, io voglio andare a casa perché dopo i miei hanno il pensiero, e allora eravamo in cinque che abitavamo in Borgo, eh ma adesso son morti, sì eh adesso non ci sono più. Eravamo in cinque e l’altro era in tredici, si ricorda, il nome, tredici.
PCV: Sempre nel Borgo.
AB: Tredici del Borgo eh, non eravamo fatto, non erano.
PCV: Avevate attraversato il ponte.
AB: Sì.
PCV: Siete riuscite a venire qua in Borgo?
AB: Sì abbiamo fatto in tempo ad arrivare qui, lì.
PCV: Poi?
AB: Quel giorno lì son venuti, sono venuti non al mattino, perché di solito venivano al mattino alle 11.
PCV: [Unclear] Esatto.
AB: C’era l’orario eh, alle 11 bombardamento, eeeh e il ponte non li hanno, non l’hanno riuscito a buttare, e ci sono stati morti neh. I morti sono stati che hanno colpito, hanno fatto lo sbaglio, il ponte era qui, loro hanno hanno preso la parte della via dei Mille, e gli.
PCV: Anche le case.
AB: È stato un macello, eh, sì sì è stato un macello. E ci sono stati dei morti dove dove c’era, dove c’è ancora adesso Gambini, Gambini quello delle macchine, il deposito, adesso non, Gambini.
PCV: Dove abitava il dottor Gambini?
AB: Sì, no, è la figlia la dottoressa, in via dei Mille.
PCV: Sì.
AB: Eeeh che c’è la strada che va.
PCV: Sì in via Acquanegra.
AB: Là, brava. Ecco lì, hanno.
PCV: Quello là è quello che ha descritto e si chiama Tombìn.
AB: Eh sì, hanno colpito lì eh, ci sono i morti non so quanti, beh allora dopo un po’ ancora l’allarme che era andate.
PCV: Quindi lei non li ha visti quel giorno gli aeroplani passare.
AB: No, no, li abbiamo visti il giorno dopo alle 11. Che mio, il mio padrone ha detto ‘Domani non venite a lavorare perché andiamo molto male non vorrei che ci ammazzano tutti qui, e questi vengono più potenti’. Erano un 17, un 18 eh quasi 20.
PCV: Il mattino quando li ha visti.
AB: Alle 11 sì, sì, li abbiamo visti eh sì, sì sì, e infatti.
PCV: E si ricorda da dove arrivavano?
AB: Da Massa.
PCV: Esatto.
AB: Sì, sì arrivavano di lì eh. Un rumore che che le case non so come, come non hanno fatto a cadere però, e hanno colpito davvero il ponte, è stato un disastro, è stato, anche di lì ecco eh, e io venivo, venivo sempre al mattino a prendere il pane dal panettiere dei via dei Mille, che si chiamava Beretol, era il fratello della mia pro, della mia padrona dove lavoravo, eeeh e mi ha detto ‘Ninin, prima di venire a lavorare domani, vammi a prendere il pane, perché altrimenti non abbiamo più neanche il pane da mangiare’, ‘Va bene’. Ma il mio papà, perché era era, sì allora va bene, aveva preoccupazione dei figli ‘Eh va beh ma te dove vuoi andare adesso?’ ‘Eh devo andare a prendere il pane perché ho da portarlo domani alla signora’ ‘Alt! Il pane qui, di qui non ti muovi [emphasis], se dobbiamo morire moriamo tutti della famiglia’. E tutti eravamo a casa perché c’erano quelli che andavano dalla Necchi, l’arsenale, da Casati.
PCV: Quelli lì erano andati tutti a lavorare?
AB: No, no è stato proprio un riposo ecco. E lì è stato un caos, un caos da da cani.
PCV: Quindi ha ha visto quando hanno, sono venute giù le bombe?
AB: Arrivavano che noi avevamo un rifugio che l’hanno fatto alla Cascina Trinchera, che adesso ci sono tutte le case, tutte le villette.
PCV: Ah! Dove abitava lei.
AB: Dove abitavo io, c’era la stalla delle bestie, così, ma noi non andavamo in stalla, ma una stalla eeeh non pericolante.
PCV: E lì andavate.
AB: Ma non andavamo, non andavamo dentro lì.
PCV: Eh dove?
AB: Tutta la, tutti il, tutti i sedici di, di.
PCV: Famiglie?
AB: Amici, hanno costruito un sotterraneo, vicino a una campagna lì, era era mi ricordo ancora adesso, e dovevamo andare sotto lì, in campagna.
PCV: Avevate, hanno scavato
AB: Hanno scavato sì, sì.
PCV: Una fossa dentro?
AB: Sì, sì ma tante.
PCV: E il tetto.
AB: Era metà Borgo che sono venuti a aiutarci, venivano anche quelli della via dei Mille a salvarci, sì, a scappare per per poter salvarci, quello che che potevano prendere, il pane, un pezzettino di salame perché quei momenti là usava, c’erano i maiali, le galline, eh insomma non è come adesso che che bisogna correre al supermark, oh mama mama [laughs]. Io non volevo andare sotto lì perché era era profondo un paio, un paio di metri, ma anche di più. Stavo vicino alle scale per venire su, che li volevo vedere, non solamente io eh, anche gli altri signori che c’erano lì. Oh mama com’erano grossi! Li ho visti interi, sembrava ancora che venissero ancora adesso ecco, ci, siamo stati fortunati.
PCV: Quindi dove abitava lei li ha visti passare.
AB: Sì, venivano proprio eh eh, sopra il Ticino, hanno preso la la la mira sopra il Ticino che veniva, sono fermati un po’ indietro di qui dalla mia casa all’aeroporto, lì dove c’era che andava l’aeroplano Savio.
PCV: Sì, sì.
AB: Hanno incominciato a sganciare le bombe via una all’altra, via una all’altra che poi una l’hanno presa lì da vedere, eh tutto lì, disastro!
PCV: Si vedevano bene i fuochi.
AB: Oh, oh! Si vedevano bene, era una giornata meravigliosa, e è finita, non è che è finita così, che poi, il giorno dopo, sono ritornati ancora, ma non tanti così, di meno, di meno, che io ero ero ero andata, siamo andati a lavorare, pechè ero via nella casa, che poi siamo scappati, eeeh, donca siamo scappati al sotto suolo lì al rifugio dove c’erano i benedettini, in corso Cavour dove ci sono le scuole Carducci.
PCV: Sì.
AB: Lì c’era una via, in fondo a quella piazza lì, come si chiamava? Come si chiama quella piazza lì che poi.
PCV: Corso Cavour vicino al Carducci.
AB: Che c’erano.
PCV: Mah c’è piazza Botta, c’è.
AB: C’erano, ritiravano gente da far imparargli un lavoro.
FA: Gli Artigianelli.
AB: Gli artigianelli, ecco avanti dagli Artigianelli, c’era quel rifugio lì grosso che c’è ancora quel palazzo lì c’è.
PCV: Eh il palazzo Botta?
AB: Il palazzo Botta.
PCV: Il palazzo Botta c’era sicuro il rifugio sotto.
AB: Sì, sì, sì, sì eh ci sono, c’erano delle colonne più di che due uomini abbracciarle non riuscivano, e tutto, e tutto, tutti stabilimenti, se potevano, gli operai, scappavano tutti lì, e anche lì, me io avevo paura di andare nel car, sotto.
PCV: Sotto.
AB: Le cantine, diciamo così, nei cantìn. Mi mi, avevo molta paura, ecco.
PCV: Eh eh la gente sotto, come stava, cosa facevano in quell’ora, in quella mezz’ora.
AB: Niente, niente niente.
PCV: Di sotto, parlavano, avevano paura?
AB: Sì, sì non tanto perché piangevano di più.
PCV: Ah.
AB: Piangevano per la paura eh ‘E adesso viene qui mi ammazzano’ così eh sai, la la la, non lo so, perché non, non si faceva niente, c’era un cantinato sotto, grossissimo.
PCV: Buio, buio?
AB: No, c’era la luce! No, no, no per quello lì c’era la luce. Poi l’hanno messo a posto con le sedie eeeh tutte le panche, ecco, cani [laughs] i palazzi lì vicino avevano le bestie, il cane e il gatto, e lo prendevano su anche loro. E così contavamo così, cosà, così, cosà, tante cose che non si poteva nemmeno tingerle in mente, è andata così, siamo venuti fuori, e abbiamo, siamo stati molto male ecco che mio fratello poi visto che non sono andata a casa non, si è messo a cercarmi, di là, di lì, di là, di lì, poi e poi, perché il ponte non c’era più.
PCV: Si poteva ancora passare sopra?
AB: No! No, no, no, no non potevamo più era andato giù.
PCV: Allora eh?
AB: Due archi o tre né, dove, o tre, c’è ancora il segno.
PCV: Dipende dal bombardamento.
AB: Sì il bombardamento.
PCV: E quindi per tornare a casa?
AB: Eh per ritornare a casa abbiamo dovuto, perché erano già, stavano facendo il traghetto qui vicino alla lavandaia lì, perché pensavano che che ‘Tutta la gente come fanno a venire a casa?’. Un traghetto largo come il tavolo, così tutto fatto bene, i soldati l’hanno costruito.
PCV: Ah sta parlando del ponte, il ponte di barche.
AB: Sì, sì.
PCV: Il ponte di chiatte insomma, che è stato lì, esatto.
AB: È stato lì un bel po' di anni e poi, e poi l’hanno tirato via.
PCV: Si passava su quella passerella, la cosiddetta passerella?
AB: C’erano i soldati che ci seguivano, sì, sì, sì c’erano loro, sì, sì, sì, eeeh.
PCV: E quindi andavate avanti e indietro.
AB: Sì, quando dovevamo andare a lavorare dovevamo passare di lì, tutti, tutti quelli, quelli di, di che non c’erano tante macchine come adesso eh, c’erano tante biciclette.
PCV: Quindi anche con le biciclette.
AB: Sì, sì a mano, e a mano, ci aiutavano andare su, dei gradini per andare sul, sulla strada e poi proseguire a chi doveva.
PCV: Soldati.
AB: Sì, sì.
PCV: Italiani o tedeschi?
AB: No, no erano i nostri, i soldati, no no avevano la caserma eh qui, che che poi hanno cominciato a fare la ronda, si diceva così.
PCV: Cioè?
AB: Quattro soldati alla sera tenevano l’ordine del, del.
PCV: Passerelle?
AB: Sì, l’ordine della gente. Perché c’erano quelli che si, che che parlavano così e poi andava anche a pugni. Perché ‘Ti, oooh, ciapa de là, bi’ insomma erano tutti nervosi, tutti, tutti, siamo venuti un po’ strambi, eh. È finita così, e poi hanno tentato di buttare giù un’altra volta il ponte Nuovo.
PCV: Il ponte dell’Impero, sì.
AB: Sì, sì, il ponte dell’Impero.
PCV: Poi l’hanno, l’han distrutto?
AB: No, no no no, si passava la la l’hanno l’hanno, venivo quel, veniva alla sera quello della mitragliatrice che che che gli dicevano ‘Pippo!’ C’a gl’ho dit, mitragliatrice. I nostri non sono stati capaci di prenderlo, eh perché alla sera, noi appena buio, appena buio che non si vedeva, sì insomma appena buio, la luce c’era che qualche famiglia, se no avevamo la lanterna, una roba così, dovevamo metterci su una camicia nera, un coso nero, perché se vedevano un filino di luce quello lì ritornava eh e qual che al trovava al fava net, li amasaven, li ammazzavano. Qui ha ferito due donne che non hanno fatto in tempo a scappare anche di lì nelle campagne, che lui, sa dove c’è il cancello di di elettrico lì da noi?
PCV: Sì.
AB: Lì c’è un fossato, ecco sotto lì c’è un tubo di cemento così, che scarica quando viene la piena: tutti sotto lì! Non hanno fatto in tempo a scappare e l’hanno ferito, li hanno feriti, sì hanno ferito la mamma dello zio, la nonna Maria.
PCV: Ah, la nonna.
AB: Sì sì, e la nonna, la nonna.
PCV: No se no il ghe più.
AB: Eh no, il ghe più, en gh’è mia più nissun, e un’altra signora che abitava qui l’hanno a momenti non c’era, l’hanno preso anche lei in testa. Perché quello lì, che andava lì sotto, che che si rifugiava lì, aveva in bocca non so il toscano o la sigaretta, non lo so, con una luce così piccolina, e quello là veniva a bassa quota dalle case sui tetti, va ben? E disastri anche di lì, una paura enorme, di ore, un paio d’ore andava a mitragliare.
PCV: E si sentiva il rumore quando?
AB: Urche! Sì, sì, i cani, i cani davano l’allarme perché noi avevamo i cani in cascina, e urlavano ‘Ma che cos’hai?’ Si chiamava Puci, me lo ricordi mo, ‘Ma che cos’hai, stanno venendo, arriva Pippo! Andiamo, andiamo, vieni!’ e intanto venivano [makes a droning sound] un rumore ma non era grosso nè.
PCV: No eh certo.
AB: Come quello che andava su Savio.
PCV: Quello era un caccia?
AB: Era un cacciatorpediniere, eh sì. Ecco dopo gh’era anca cull’lì, altro pericolo.
PCV: Alla sera.
AB: Sì sì alla sera, aveva l’orario anche lui,
PCV: Ah cioè?
AB: Al buio.
PCV: Dopo cena?
AB: Dopo, no no arrivava alle 9, eh prima delle 9, eh si perché era d’estate e veniva su buio più tardi insomma, ecco.
PCV: Voi avevate già mangiato, eccetera.
AB: Sì, sì noi facevamo presto a mangiare la minestra non mancava mai, al pane non mancava mai, perché mio papà aveva la farina facevamo un po’ di cose, le portavo dal panettiere e senza pagare, no? Dava la farina, quella gialla, quella bianca, e noi prendevamo la farina da fare la polenta e quella bianca il pane la pasta insomma, si si lo mangiavamo così. Però la fame, ringraziamo Iddio anche se ero giovane sì, non ho mai sofferto la fame ecco.
PCV: E Pippo mitragliava solo o lanciava anche delle bombe?
AB: No, no mitragliava, con la mitragliatrice, ma sa quel poco ponte che è rimasto in piedi, quelle arche lì poche le prime di queste, c’erano le mitragliatrici nostre qui, tutte pronte, coperte di di rami che non li poteva vedere, eh eppure si abbassava si abbassava e e centrava le case le le le case. In su alla casa nostra in Cascina Trinchera avevamo la casa tutta mitragliata la parte che veniva.
PCV: Del muro di fuori.
AB: Sì, sì questa parte qui. E insomma, anca faceva, era pericolosa, e non hanno mai potuto prenderlo in nessun modo.
PCV: Ma dov’erano queste? Dov’erano?
AB: Mitragliatici? Sul ponte.
PCV: Vicino al ponte?
AB: Sì, i soldati li avevano.
PCV: I soldati
AB: Eh già.
Unknown person: Signora Anna buongiorno.
PCV: Buongiorno.
FA: Ecco prima della pausa stava dicendo della posizione delle delle mitragliatrici.
AB: Sì, erano tutte sul ponte quelle mitragliatrici lì ma non, con i nostri soldati eh.
PCV: Soldati italiani
AB: Sì sì, erano i nostri.
PCV: Tedeschi no.
AB: No, no, no.
PCV: E quella che ha, e quella vicino al suo stabilimento, sotto lì.
AB: Sì.
PCV: Al ponte dell’Impero, al ponte Nuovo, non l’aveva mai vista la contraerea lì?
AB: No, quello lì non abbiamo, la sentivamo sì, sì.
PCV: Ah ecco, ci son delle foto.
AB: Sì sì beh ci sono delle foto che hanno poi, io le avevo tutte le foto, davvero eh, avevo fatto un album, tu, non solamente io tutti i suoi nonni, avevamo sì un ricordo un po’ un po’.
PCV: C’è ancora?
AB: Eh la piena.
PCV: È andato giù con la piena, lo stavo dicendo.
AB: La piena, addio ha rovesciato tutto, e non abbiamo, abbiamo portato dal fotografo a farli vedere quelli che, ma non c’era più niente, avevamo le le, i disastri, i disastri delle case, ecco. E in su, tutti i negozi non c’erano più: panettiere, ciabattino, quel che faceva le le focacce.
PCV: In piazza lì.
AB: Eh sì, lì in via dei Mille. Ecco, basta lì è andato al suolo, tutto.
PCV: E la gente cosa diceva dopo il bombardamento?
AB: Niente, cosa diceva? Eh cercavano di di reagire per per salvarsi ancora quello che hanno potuto.
PCV: Cioè quindi?
AB: Sotto le macerie!
PCV: Cercavano nelle macerie?
AB: Certo! Sì, quello lì, ci son stati dei morti ma non so quanti, eh quelli lì mi ricordo ma non hanno trovato niente, perché c’erano anche quei momenti là, che che quello che trovavano non dicevano ‘Qui ho trovato una borsa, qui ho trovato un coso, qui ho trovato un altro’. Niente, se li portavano via.
PCV: C’erano dei ladri.
AB: Oh! Sì, sì, cercavano di portare via, non di dare una mano o quando si trovava qualche cosa di importante, ecco han trovato i morti e lì non è stato un po’, ehm.
PCV: E chi tirava fuori i morti?
AB: I soldati, sempre loro, di aiuto.
PCV: I soldati italiani?
AB: Sì, sì i nostri. No, no non c’era nessuno dei, di loro. E quel, quell’aeroplano lì che gli ho detto che ci dicevano che era Pippo.
PCV: Pippo sì.
AB: Che mitragliava non si è mai saputo se era, se erano uno dei nostri che voleva essere un po’, o uno di loro, lì che che han fat la guerra, ecco non si è mai potuto saperlo, mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai. Poi ha cominciato a venire l’oscuramento, lì la la ronda, e poi tante cose che quei soldati lì tenevano un po’ un po’ la quiete del ponte, della gente insomma, ecco, il comune ha aiutato quelli lì che hanno perso i familiari.
PCV: Senza tetto, senza tetto, e dove il portavano?
AB: Eh sì, sì, no li tenevano loro un po’ e li hanno ritirati nelle case popolari, che stavano facendo le case popolari in viale Sardegna, vicino al Naviglio. Lì c’erano, ci sono ancora, ecco le stavano costruendo lì, che lì eh il posto c’era, insomma se non erano in tanti, un po’ ammucchiati però li ritiravano lì.
PCV: E gli altri andavano fuori Pavia?
AB: No, no, no stavano tutti qui dai parenti che avevano, gli amici.
PCV: A Travacò?
AB: Travacò, ehm Travacò e poi tutti questi paesi vicino insomma ecco. E si è incominciato, il lavoro c’era perché se ne aveva abbastanza di andare, quindi questo stabilimento c’era quello lì, non è come adesso, adesso, adesso può mettere i denti sull’ostello.
PCV: Dopo i bombardamenti andava sempre a lavorare?
AB: Sì, sì sempre.
PCV: O stava sulla.
AB: Io sono sempre andata a lavorare, lo stabilimento non è stato toccato, un po’ mitragliato, sì mitragliato sì, le schegge delle bombe, dove sono, sono andate, hanno colpito eh.
PCV: Anche a distanza.
AB: Sì, Sì no no l’ha fat i disaster. E basta e la nostra vita è finita lì basta, finita lì e adesso non tutti i miei amici sono morti, io faccio gli anni il mese, il mese prossimo 89 eh eh no sono tanti, sono tanti, però mo sì, un po’ bene un po’ male, un po’ bene un po’ male, poi c’era c’era una amicizia nelle famiglie che davano coraggio gente che tenevano su il morale, ecco alla sera eravamo riuniti tutti fuori, ma dopo arrivava arrivava Pippo a e dovevamo scappare altrimenti si raccontava quello che abbiamo fatto, che abbiamo mangiato, che, poi da quel momento lì il Duce ha fatto delle belle cose, insomma. Ha iniziato a fare le mense negli stabilimenti che non dovevamo, noi dovevamo imparare a mangiare la pastasciutta a mezzogiorno, almeno la minestra, almeno la minestra, mio figlio [laughs] sì che è nato dopo due anni che io mi sono sposata, nel 1947, lui è nato del ’49. Eh e anche lui in quei momenti là non era, non era un un, ma sì eravamo ancora un po’ un po’ un po’ con niente insomma.
PCV: Per mettere a posto tutto, tutte le macerie dei bombardamenti ci hanno impiegato tanto tempo?
AB: Eh abbastanza, sì sì sì li mucchiavano tutto il il, li ammucchiavano per lasciare la strada libera per andare in bicicletta, ecco ma in bicicletta andavamo ugualmente perché andavamo dall’altra parte del viale, traversavamo quella, quella striscia, passerella lì e ci aiutavano ecco. Ma i soldati hanno lavorato tanto, in questa guerra lì che hanno fatto, è finita nel ’45 se non sbaglio, nè, è stata un pochino dura i due anni prima di finire, insomma.
FA: Ma erano dell’esercito italiano o erano.
AB: Esercito italiano.
FA: Non c’era la milizia.
AB: No no no, io che mi ricordo no eravamo tutti noi, ecco da noi tutti da noi, tutti ragazzi che venivano da da paesi sì ma non, forestieri sì ce n’erano i soldati che vengono da Milano, Bergamo, Como chi da lì, chi da là, ma però.
PCV: Sì, erano quelli del Genio.
AB: Sì si erano tutti quelli del Genio, sì sì sì, erano comandati tutte del, c’era un maresciallo, quello lì, che che è venuto anche a casa a vedere tutte le case che erano ancora in piedi e se c’erano delle, delle riparazioni da fare, loro aiutavano. Buttava giù magari una camera, un’altra camera, i tetti, ah quelli lì sono stati, le case sono state tutte da fare, sì sì sì.
PCV: Dallo spostamento d’aria.
AB: Eeeh dallo spostamento d’aria, sì sì, ecco e noi eravamo un po’ curiosi perché volevamo vedere i danni che c’erano stati.
PCV: Eh, e quindi?
AB: E quindi noi non potevamo andare tanto in mezzo a quel disastro lì a vedere, perché non volevano eh, perché ogni tanto cadeva qualche muro, qualche parete ancora nelle case lì che erano in piedi eh e hanno, quelli che hanno avuto dei dei, che hanno avuto dei, madona sa disen, disaster.
PCV: Dei danni.
AB: Dei danni, il comune, il governo li ha aiutati, sì sì sì noi avevamo le bestie, i cavalli, si sono spaventati, erano quattro, erano pochi, si sono spaventati, le botte che sono andati giù, che sono andate giù le bombe hanno aperto le porte, si sono aperte da sole eh, e i cavalli non c’erano più, so, li hanno trovati nelle campagne, anche lì mio papà è andato in caserma a chiedere un aiuto, eh eran quater. Le mucche no, le mucche piangevano, piangevano ed erano spaventate [emphasis] ecco quello lì mi ricordo ancora, mi ricordo. Poi adesso quella settimana scorsa ho visto quel film lì e la nostra guerra che abbiamo passato, oh dio mamma mia guarda là, guardala là, hanno preso tutto questa parte del borgo più disastrato, e noi eravamo dentro, eh e avevo la fotografia, e avevo la fotografia. Dopo sono andati, a mano li hanno portati a casa i cavalli eh, a mano perché non c’erano, sì. Sì sì a mano, le mucche no, le mucche erano ancora in stalla e piangevano, e mio papà diceva ancora ‘Attenti che ades, adesso ritornano e fanno ancora un disastro, ma queste bestie qui non possiamo, non si può muoverle, il posto c’è’. Il posto c’era, il bosco grande e mio papà non ha voluto che dovessero eh eh prender le mucche perché portavano via anche le mucche per mangiare, allora lì eravamo tutti in corte, anche noi, sul cascinale lì di fieno e quello lì poteva salvare se doveva andargli giù il locale, invece no, no no la la è stato è stato tutto quasi metà rotto il tetto, tutti i tetti, tutti rotti, tutti rotti, che così quando pioveva, il fieno non si poteva darglielo bagnato e cosa doveva fare mio papà? Avevamo l’aia, prima di arrivare per andare su nella curva e andare sull’argine e la mettevo tutto allargato giù per farlo asciugare di giorno, quando c’era il sole, perché la mucca non lo mangia eh, mangia l’erba, il quadrifoglio se è bagnato, mi ricordo, ma il fieno no, e piangevano anche per la fame. Dopo mio papà si è stancato ha detto ‘Basta! Io non voglio più saperne perché qui, perché qui adesso viene una rivolta, mi vengono a prendere tutte le mucche’ e io vederle andare via, ne hanno presa una, quello lì mi ricordo, la zia che c’era una sua zia gravida che doveva ammalarsi, in corte della Cascina Trinchera, l’hanno preso una, una mucca che faceva 30 litri di latte han portato in corte e l’hanno uccisa.
PCV: Ma chi?
AB: Quello lì non si sa chi.
PCV: Chi l’ha presa.
AB: Non si, chi erano, chi erano alla notte, l’hanno uccisa in corte.
PCV: E l’han lasciata lì?
AB: No no, no no perché noi avevamo la guardia da, che curava la stalla, e dormiva lì, gli hanno fatto qualche cosa, non ha sentito, l’hanno slegata, l’hanno portata fuori dalla stalla, l’hanno messa in corte perché dopo c’era tutto il sangue lì e poi l’hanno portata via con il carro, un carro coi cavalli, no, né macchinone, né macchinino, no no no no toccava eh il carro, il carro gli hanno portato via anche un carro al mio papà, il più grosso, che metteva su il il frumento, eh che doveva andare al mulino a farlo macinare, va bene, e invece l’hanno portato via eh, non l’ha sentito né, niente tutto tutto in silenzio, non, al buio, di chiavi non ce n’erano, eh luci non ce n’erano, c’erano le lanterne, le le.
PCV: Col petrolio, le lanterne col petrolio [unclear]?
AB: Col petrolio, c’era un odore in casa, io quando andavo a casa da lavorare le dicevo ‘Mamma ma non è meglio che accendi le candele?’ ‘No, no, no, no, va più bene questo, questo qui è una vita, io sono nata da bambina che avevamo le le, questo non danneggiano la salute’. Mamma mia che odore, il petrolio, di petrolio.
PCV: La corrente elettrica non la davano, in tempo di.
AB: No, no no l’hanno dato dopo, dopo quando è andato a posto un pochino allora hanno, c’erano i lampioni, sì ma uno qui, uno al ponte, uno uno a dieci chilometri.
PCV: Erano lontani.
AB: Che luce che luce poteva fare quello lì e ci arrangiavamo così noi alle otto e mezza, le nove eravamo già tutti a letto ‘Cosa facciamo su?’ che non si poteva. La tele neanche a parlarne, la radio avevamo la radio ecco e che se lo trovavano che dopo son venuti i tedeschi eh sono venuti i tedeschi, se sentivano il rumore della radio erano capace di ammazzarlo. Quel lì m’el ricordi, il mio papà l’aveva messo in un sacco e ha messo dentro il fieno, e l’ha nascosta lì, e poi non so se l’han portata in stalla o se l’hanno messa nel fienile, sopra la stalla, era un fienile enorme eh, era grosso, la la, era grosso, lì la sas’disen la e che nome ha, la Trinchera, la Cascina Trinchera, ecco. Eh sì. L’ingegnere poi conosceva, conosceva il Duce, era un amico, quando c’erano, quando veniva il Duce a Pavia, allora noi bambini così tutti le, le femminucce bianco e nero, i maschi idem, camicia nera e via andare, eh, si si quando eeeh veniva spesso a Pavia. Sì sì sì, era eh mi ricordo che era una persona talmente, conosce Preda? Signor Preda? Quello che viene qui in officina? L’è un po’, s’è più piccul che lù, una persona ben messa, una bella persona, eh che poi è stato a Pavia, mi ricordo che ha voluto, ha fatto dei beni e non so a che famiglia, non lo so più, e gli dava e gli dava la la, i cibi. Avevamo la tessera, io avevo la tessera, fino a 18 anni avevo una pannocchia di più, più latte, più riso, più pasta, eh sì la frutta, le mele e basta mi ricordo, ma di mele ce ne erano poche perché quando arrivavano dalla frutta [laughs] erano più quelli che sparivano che quelli che dovevano.
PCV: Essere distribuiti.
AB: Essere distribuiti, eh. Poi ha passato un sussidio a noi, che eravamo giovani, fino sempre solamente a 18 anni e poi basta, la tessera non c’è stata più, sì sì dopo potevate lavorare e allora ha dit ‘Andate a lavorare’. Eh ma noi eravamo già a posto, però prendevamo qualche cosa, sì sì di premio, qualche cosa, non era non era una vita come questa né, che adesso no si da né altro, arriva sempre da pagare, in un momento la luce, in un momento l’acqua, le strade rotte, ma le strade erano giuste eh, che ci tenevano eh anche il comune, pagavamo le tasse, anche quei momenti là, che mi ricordo mio papà, ma però c’era c’era un un pavir meraviglioso, adesso fa schifo, fa schifo.
FA: No, volevo farle una domanda.
AB: Dimmi.
FA: Si ricorda come era diciamo fatto dentro il bunker che aveva, che aveva fatto anche suo papà in campagna.
AB: Sì, dunque, c’era una buca fatta di terra, no? Ecco, dopo avevamo messo dei pali, dei pali, sopra per fare presto perché veniva il pericolo, dei pali, le piante, non pali, delle piante lì che c’era il bosco e di là che non si poteva toccarlo, ma l’hanno tagliato e hanno messo tutti sopra, uno, due, tre, quattro. Sopra, per per per essere sicuri, tutti i fasci di legno, e la paglia, e la paglia, per coprire dalle schegge, per coprire tanta paglia. Ecco mettevano solamente quelle lì, sotto dopo hanno fatto tutte le panchine, sì quattro passi, quattro pali su un asse su un asse o, o le piante, uno due tre vicino e si sedevano tutti, si sedevano lì, io non, non mi sono mai seduta perché anche sotto lì non volevo andare, non volevo morire sotto lì perché avevo paura, era tutta così, di terra.
FA: Di terra.
AB: Ma fatta bene eh. Fatta bene proprio veramente, eh sembrava una casa
PCV: Le dimensioni cioè ad esempio così?
AB: Eh eh questa casa qui era il era il il.
PCV: Fin là?
AB: No, no.
PCV: Fin lì?
AB: Dalla dalla televisione di lì e andare al muro, proprio quadrato, era quattro metri, quattro per quattro.
PCV: Era come questa?
AB: Sì, sì questa è quattro per cinque, sì sì eravamo tutti, tutti via dei Mille, ah non so la gente che ci giravamo dentro sarà stato più di cento.
PCV: Va beh era un po’ più grossa, c’era un centinaio di persone?
AB: Ah senz’altro, sì sì, tutti in ordine ognuno se, chi aveva, c’erano quelli che prendevano su le sedie, perché va bene, eh non ci stavamo tutti proprio bene, io mi ricordo, tutti in giro, c’erano le sedie, ma le sedie della casa eh.
PCV: Sì, sì.
AB: Sì sì le sedie ecco eh così, di porte niente porte e tutti i fasci di legno per il tetto.
PCV: Per il soffitto.
AB: Per il soffitto e coprire con le piante verdi per non far vedere che lì c’era un buco, c’era c’era il nascondiglio, ecco quello lì me lo ricordo che dopo lì, in quel in quel coso lì hanno costruito, da lì l’hanno costruito il proprietario, il capo della della cascina, il padrone, l’ha costruito di di di muro per vedere per mettere, la pipì delle bestie della stalla, il Giuse, Giuse, che gli dicevano, Giuse, al Giuse, ecco gli hanno fatto, una un un canalino così di ferro, li buttavano dentro lì, quel canale lì andava dentro in quel.
PCV: In quella fossa diciamo.
AB: A quel fosso lì, ecco, è rimasto così, dopo hanno cominciato a dare il permesso ma dopo gli anni, da fabbricare e la cascina è sparita, e mio papà si è ritirato, è andato a lavorare, è andato a lavorare in una ditta di rifiuti della città. Lù al sa n’do ghe el fos del lunedì? Lu l’va pr’andà, speta né, el va, al giro pr’andà in cors Garibaldi.
PCV: Eh?
AB: In corso Garibaldi, el finisce il corso Garibaldi e va a finì in viale Sardegna, el va non in viale Sardegna, el va mondrit, el va su el va su che gas [unclear].
PCV: Via del Partigiano.
AB: Via partigiani, lì gh’è una via che andando su di lì è alla destra
PCV: Sì destra.
AB: Là, in fondo a quella via lì si diceva ‘Il fosso del lunedì’, il mio papà è andato lì a fare il capo, c’erano quindici o sedici donne, rifiuti della città. E lì non c’erano i bidoni, noi la bruciavamo c’avevamo le scarpe eeeh, le scarpe tutto il rudo che facevamo in casa, ma non come adesso eh, ma non c’era eh.
PCV: Certo.
AB: Ma io non lo so adesso dove, dove si va a prendere tutto perché, è tutto scatolame, eh.
PCV: Per, per per quanto riguarda i bombardamenti, quando arrivavano gli aeroplani, no voi li sentivate.
AB: Oh, oh noi li vedevamo.
PCV: Eh, ha visto le bombe.
AB: Sì, sì, sì.
PCV: Ma la contraerea? Le mitragliatrici sparavano? Quelle che aveva detto.
AB: Non gli facevano niente solamente quelle là che lavoravano.
PCV: E basta, non sparavano, non si sentivano le mitragliatici.
AB: No no no se no li amazavan tutti e li lanciavan giù anche in città in pieno eh.
PCV: Si ma quindi i soldati non sparavano contro.
AB: No, no ci sparavano solo quello lì che girava la notte.
PCV: Sì, ok.
AB: Ma tipo basta non gli facevano niente, erano tranquilli.
PCV: Sì, sì infatti.
AB: Perché i cannoni c’erano eh, i cannoni, i nostri qui c’erano eh.
PCV: Sì, però ‘No fly, no fly, no fly’ dicevano.
AB: No, niente, non li usavano ecco, perché se li usavano sulla popolazione, di popolazione non ce n’erano più, non.
PCV: Va bene, beh no io dicevo gli italiani, no niente, non gli si sparavano.
AB: No niente non gli facevano niente, eren liber, perch’è gh’eran poca [unclear]. Io penso io, perché non non andavano, che poi quando giravano per andare via, vuoti di bombe, perché si vedevano eh, erano all’altezza delle case, eh sì, eh cosa facevano? Giravano vuote, facevano tutto il giro del paese qui, della città, giro, un giro così, come dire adesso li salutiamo, li abbiamo fatti fritti [laughs] adesso andiamo a casa, eh basta. È tutto lì, erano vuoti, di bombe non ne avevano più, oramai avevano fatto quello che volevano.
PCV: E di giorno non ha mai visto passare eeeh, degli aeroplani qua proprio sul fiume che mitragliavano di giorno?
AB: No, di giorno no, di giorno ce n’era uno solo ma forse l’hanno colpito, mi ricordo uno solo, ma non erano dei nostri, quello lì, non erano dei nostri, no e l’hanno colpito, perché quel cannone lì è sempre stato messo a posto sul ponte Nuovo, è stato un bel po’ di anni lò, impossibile che lui non lo ha visto, appoggiato, lui va di qui per andare sul ponte?
PCV: Sì.
AB: Quel, quel mitragliatrice lì era alla sinistra del ponte Nuovo.
PCV: Ah prima di entrare sul ponte Nuovo?
AB: Sì prima di entrare, c’era lì un argine si può dire.
PCV: Sì, sì.
AB: Era appoggiato lì, e l’hanno lasciato un bel po’, forse quello lì che ha preso, che venivano giù per fare, per fare eeeh baldoria e uno l’hanno colpito, non sono venuti giù, eh cristiàn [laughs] eh c’è stato un bel disastro mi n’ascordi più, non mi scordo più. Io andavo a prendere il pane alla mia proprietaria dove lavoravo, che c’era ancora su prima che venivano i bombardamenti, e mi diceva eeeh ‘Linin’ perché ero piccolina insomma ‘Va vai da mio fratello e vai a prendere il pane, fai presto! vai e vieni di volata [emphasis] perché te sei capace di andare in bicicletta, vai e vieni di volata’ ‘ Sì, sì vado io signora Teresa’ si chiamava Teresa, allora io mio sono messa eeeh, e sono venuta in Borgo. E c’era già un subbuglio ‘Oggi arrivano, oggi dobbiamo andare andiamo nei boschi, andiamo giù andiamo giù, la cascina là, la Trinchera, andiamo di qui, andiamo di là’. Mama, mama come, va beh io sono andata nel negozio, mi ricordo che che il proprietario mi ha detto ‘Che ghi?’ ‘Ma sono venuta a prendere il pane eh mi dia cinque, sei, sette, otto corone e me ne dia una di più’. ‘Ah sì? Pane di farina di castagne?’ C’era tanto pane di farina di castagne, usava tanto in quei momenti là. Bis chi castè dico ‘Me daga, me ne dia una in più perché ho un po’ fame’ ‘Ah lo vuoi mangiare te, allora lo vuoi per te’ ‘Sì, sì ma quando vado a casa ce lo dico con la signora Teresa che ho mangiato un bastoncino’ [laughs]. E io invece di uno ne ho mangiato due, sono andata a casa il pane mancava. ‘Signora Teresa’ ‘Hai perso, hai perso’ ‘No, non ho perso, la volta scorsa s’è rotto il sacchetto’ invece non è vero, non era vero, l’ho rotto io. Eeeh e l’ho mangiato io è che mi sento, mi sento che ho fame, avevo quindici anni, sedici anni, mi gh’aveva sempre una fam. Come adesso, adesso io comincio al mattino e, e fin che vado a letto continuo a mangiare per [unclear] [laughs] ma non ingrasso, vè, vè. E, e so che che in quel momento lì, sono arrivata al pelo, stabilimento con il pane, e loro arrivavano, ma non hanno combinato niente, non hanno fatto niente, le bombe le hanno lasciate, ma non hanno preso niente, tutte nel fiume. Non hanno preso né quello di su il ponte Nuovo lì e nell’altro una ferrovia, e là passava il treno eh, lo volevano buttare né, no? Non li hanno, non ci son riusciti, perché forse, li hanno fatto sul ponte qualche cosa di nasconderlo, quello lì qualche cosa, quello lì non me lo ricordo più, forse perché il ponte non lo vedevano, c’era qualche cosa di strano, [unclear] infatti non l’hanno buttato, anche il ponte Nuovo, sì. Adesso andiamo indietro, quando venivamo a casa, quelli lì che venivano giù, che facevano il volo, lì che giravano, giravano.
PCV: Chi, chi?
AB: Gli aeroplani, piccolini,
PCV: Ah gli aeroplani, quelli piccoli? I caccia.
AB: Sì, fa un eeeh. Quella sera lì, ne giravano due, allora noi eravamo sul ponte, c’è una scala per andare giù, che c’è ancora mi ha detto la Cristina, siamo corsi giù dal ponte perché venivano da basso e siamo ritirati sotto l’arca, la prima, era più bassa, più piccolina. Siamo rimasti lì, io e la mia amica la Maria, la Mariuccia la Tredici, io ho perso la borsa con dentro tutto, dallo spavento’ lì c’erano le guardie non nostre, che non capiva niente quel che che.
PCV: Dov’erano? Erano le guardie tedesche?
AB: Sì, tutto nel vul, nel vul, piombate lì, non si poteva andare di lì, noi non potevamo andare giù alla scala, attraversare le le il prato e venire fuori dove abita lui, no! No, no, no dovevamo fare la strada, invece noi veniva quelle lì siamo rimaste sotto il lì, non ci hanno preso. Sono passate, sono passate quasi vicino, si sono alzati, hanno passato il ponte e è andato, è andato bene. Quella guarda lì [unclear] è venuto vicino, ci ha, ci ha battuto là.
PCV: Vi ha fatto segno di andare via
AB: D’andà a cà, a cà, a casa. Io gli ho detto con la mia vicina, con la mia amica ‘Ma sei, ma questo qui è un tedesco?’ ‘ Questo qui è un arabo!’.
PCV: Era un tedesco? Aveva sul cappotto, com’era?
AB: Sì, sì sì una striscia.
PCV: E aveva una striscia di metallo qua?
AB: Sì, sì.
PCV: Eh gendarmeria.
AB: E quello lì, un quel d’un, un quel d’un. Ma ce n’erano né!
PCV: Sì, sì sì.
AB: Uno qui, uno là, uno lì, uno lì, uno là. ‘Mama dì domani non veniamo più di qui né, no non facciamo più il ponte né, andiamo a casa dell’altra parte’. Le barche facevano servizio, di quelli che non volevano andare sulla passerella.
PCV: Ah ecco.
AB: Sì perché la passerella, da din da du da dun.
PCV: C’erano dei barchè, dei battelli.
AB: E sopra, e sopra il legno.
PCV: Vi facevano pagare lì?
AB: No, no, no, no era tutto, tutti, capaci quelli che facevano la corsa, dei battelli.
PCV: Sì, o i barcaioli.
AB: Una volta, i barcaioli sì poi quei baracconi lì, baracconi che andavano a prendere la ghiaia, si appoggiavano alla riva e quelli che volevano magari andare su li facevano attraversare il fiume, li portavano di qui, ma non ci andava su nessuno perché avevano paura. Perché quei, quei barconi lì che c’erano, con il peso, la barca, qui c’è il fiume, andava a filo, c’era tanto così era era la sponda fuori dell’acqua, e
PCV: Va beh perché c’era dentro ancora la sabbia?
AB: Sì, c’era dentro ancora un po’ di ghiaia
PCV: Ah, c’era poca riva insomma.
AB: Sì, sì, lo portavano su la sabbia, la ghiaia, era la ghiaia.
PCV: Sì, sì, allora era meglio attraversare con i barchè.
AB: Sì, i barchè, sì sì sì, cul lì non passà. Ne abbiamo passato delle belle, eh sì, è andata bene che che ci siamo salvati anche tutta la la via così, la gente abbastanza, ha ucciso solamente, è stato ucciso un otto dieci persone ma più in su, vicino alla lavandaia, quelle casette lì un po’ malandate insomma.
PCV: Sì sì quelle lì.
AB: Sono cadute, rumori, ma sa che rumore? Adesso poco tempo fa, eravamo in corte, io e mio figlio Paolo ‘Andiamo nì Paolo’ ‘Ma? Ma?’ ‘Ansentì?’ perché lui è sulla carrozzina, mi sento i piedi ‘Stammi a sentire, non andiamo avanti, andiamo indietro perché qui adesso viene il terremoto’ ‘Eh mamma!’ Eh sì, però lo sentiva anche lui dalle ruote che era, gh’o dit ‘Non stiamo qui vicino alla casa perché ades chì vien il terremoto, andiamo via’ invece l’era l’aeroplano, un disgrasià [laughs] a bassa quota né, i nostri eh qui adesso, a bassa quota avrà fatto quattro giri, sopra le case, mo mama ho dì ghì è mo l’è guera sta teinta andum a salvars, in cà, sut al pilaster [laughs] [unclear] mu mama quel cretino lì, ma scusatemi, ma doveva venire così basso? E poi l’hanno preso, l’hanno preso perché l’hanno detto dopo, dove chi era e l’hanno preso una una non era uno dei nostri, era no vendim.
PCV: Questo qua adesso?
AB: Sì, sì adesso, l’è, l’è tre tre mesi fa, quattro mesi fa, ecco non siamo, non siamo.
FA: Però era era simile.
AB: Sì, sì, sì.
FA: Diciamo la sensazione.
AB: Quasi, quasi.
FA: Le è venuto in mente proprio.
AB: E mi è venuto in mente quel quel coso lì di ‘Salviamoci Paolo, andiamo in casa, andiamo’. Perché avevo, avevamo il sollevatore lì eh, la pedana che schiacciando fuori il coso è venuta su. Poi è venuta la piena, è andato tutto [unclear].
FA: Va bene allora signora, la ringraziamo per l’intervista.
AB: Sì sì io di quello, perché di più di così, se avevo lì.
PCV: Ha parlato un’ora eh!
AB: Sì no fa niente.

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Citation

Filippo Andi, “Interview with Angela Bianchi,” IBCC Digital Archive, accessed October 15, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/513.

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