Interview with Vittorio Finauri

Title

Interview with Vittorio Finauri

Description

Vittorio Finauri (b. 1931) remembers the first bombing of Foligno on 22 November 1943. Explains that it was completely unexpected and people were caught unprepared, so bombs aimed at nearby barracks resulted in a heavy death toll. Describes how some friends were accidentally killed while playing with a hand grenade left in a house previously occupied by British soldiers, stresses that he survived by pure chance and mentions how the act prompted him to reflect on his faith. Remembers his mixed feelings towards the Allies at the end of the war and explains how he had hoped the conflict would have ended differently.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:05:38 audio recording

Language

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Identifier

Memoro#9775

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Spatial Coverage

Temporal Coverage

Transcription


VF: [part missing in the original file] nel ’43 ci fu il primo bombardamento e fino allora gli aerei americani, le fortezze volanti passavano, suonava l’allarme però nessuno si preoccupava perché non c’erano grandi obiettivi. Infatti noi guardavamo, contavamo le fortezze volanti che passavano, quaranta, cinquanta, sessanta, poi finiva, cessava l’allarme e si riprendeva la vita normale. Fino a che il 22 novembre del ’43 invece tutti a guardare in aria e a contare e invece sganciarono le bombe, fu una carneficina che ci furono tantissimi morti. [part missing in the original file] ero in una villetta a Foligno insieme a mio padre e mio fratello. Suona l’allarme, sentiamo gli aerei, io esco sulla porta di questa villetta per contare, guardare come sono, sennonché [makes a booming noise] mi cade una scheggia sulla punta della scarpa e mi ha portato via la punta della scarpa. Se mi fosse inclinato un po’ di più mi avrebbe preso in testa addirittura. In quell’occasione avevano preso la caserma, una bomba su questa caserma che era proprio di fronte a questa villetta, poi da lì siamo sfollati, subito dopo siamo andati anche perché casa mia era vicino all’aeroporto. [part missing in the original file] Nel ’44, mentre noi eravamo sfollati, [part missing in the original file] le nostre case erano state occupate da dei militari inglesi che venivano mandati indietro dal fronte per riposare [part missing in the original file] e quando questi se ne andavano, lasciavano di tutto, proiettili, armi, bombe a mano, mitragliatori. [Part missing in the original file] alla fine della guerra noi siamo rientrati cioè non finita la guerra ma passato il fronte [part missing in the original file] pomeriggio io andavo a giocare con dei ragazzi, degli amici [part missing in the original file] un pomeriggio giocando abbiamo trovato nella legnaia di questa casa una bomba a mano ma noi non sapevamo che era una bomba a mano. Era una bomba di quelle frastagliate inglesi tipo ananas. Stiamo tutti e cinque a guardare. Uno di noi la teneva sulle mani questo affare e noi tutti e cinque sopra a guardare. Ad un certo momento dico ‘io vado a fare merenda’, io a casa mia. C’è da premettere che tutti i pomeriggi la signora, la mamma di questi due ragazzi dava da mangiare la merenda a tutti quanti anche perché a casa non è che ce ne fosse molto. Quel giorno invece dico ‘io vado a fare merenda’. Comunque mi allontano di neanche cento metri, il tempo di girare, la bomba a mano è scoppiata e questi ragazzi sono morti sul colpo, gli altri due sono morti il giorno dopo e io grazie a Dio mi sono salvato, grazie a Dio, la fame non lo so o l’angelo custode [part missing in the original file] accade un fatto che mi ha dato tanto da pensare su sulla fortuna, sul valore della vita, non so, sulle circostanze. [part missing in the original file] è stata una cosa molto triste, sì [part missing in the original file] finita la guerra stavo a Foligno. Praticamente abbiamo visto arrivare gli Americani, è finita la guerra tra la lotta tra partigiani e i Fascisti [part missing in the original file] ho visto arrivare gli Inglesi o gli Americani con tristezza mentre c’era gente in giro che applaudiva, le ragazze che portavano i fiori agli Americani, io invece avevo [part missing in the original file] cresciuto con la speranza che, via, la guerra finesse un po’ meglio, cioè sono stato un po’ fedele fino all’ultimo ai miei ideali, coi quali ero stato abituato e quindi, ecco, a me è rimasta la tristezza di vedere la fine dell’Italia in questo modo. Però dopo la guerra ho presentato [part missing in the original file] I vecchi fascisti che continuavano a avere le loro sezioni e le loro idee [part missing in the original file] poi invece ho lasciato perdere in tutto e per tutto la politica e non mi sono più interessato.

Citation

“Interview with Vittorio Finauri,” IBCC Digital Archive, accessed October 27, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/399.

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