Interview with Romualdo Siccardi

Title

Interview with Romualdo Siccardi

Description

Romualdo Siccardi (b. 1926) remembers the November 1942 bombing of the Borgo San Paolo gas holder in Turin, when he was sixteen. Mentions briefly makeshift shelters in basements deemed tantamount to death traps and gives a detailed account of the night of 20 November when the gas holder was hit by bombs and incendiaries. Describes how the fire was extinguished by members of the Unione Nazionale Protezione Antiaerea, helped by soldiers and workers of the Società Italiana Gas. Mentions how they resorted to sand and earth from nearby farmhouses because water supply had been disrupted by the bombing.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:10:49 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#1157

Temporal Coverage

Transcription


RS: Sono venuto a Torino, anzi la mia famiglia si è trasferita da Rivoli a Torino nell’ottobre del 1938 e si abitava in via Issiglio 56. Praticamente la vita dei nostri giovani eccetera era praticamente tra via Issiglio e tutti quei prati che erano verso il parco Ruffini, poi c’erano. Io sono venuto qui per fare una testimonianza che avevo parlato con il signor Modè di un fatto solo, dell’incendio del gasometro di via Mongi, di Borgo San Paolo, il gasometro di Borgo San Paolo. Pochi lo sanno, lo sapranno i più anziani e tutto, era praticamente, io mi ricordo per essere precisi, era in via San Paolo 140, a fianco vi erano alcune cascine, che venivano in questa direzione. Il bombardamento, i bombardamenti di notte che si sono susseguiti dal 18, 19, 20, 22 novembre di notte del 1942. Allora, si andava nei rifugi, che non erano rifugi antiaerei, erano rifugi improvvisati. Ciascuno andava nella propria cantina si facevano mettere quei sacchi di sabbia che [unclear] alle finestre, i vetri naturalmente tutto spento e tutto il resto e si andava lì. Alcuni dicevano, mah andiamo lì per fare la fine dei topi perché ci schiacciano come topi. Quella sera lì del 20 novembre è stato centrato da degli spezzoni incendiari e delle bombe dirompenti. Erano al lavoro una squadra dei pompieri più il personale della società del gas e i volontari dell’UNPA, che ne avete parlato voi. E l’incendio durò dalle 22.50 fino all’ 1.45, qui è confermato dal verbale dei vigili del fuoco che l’hanno compilato. Il gasometro era confinante con la Cascina Maletto e noi eravamo alcuni giovani che allora non si resisteva tutta la notte, tutta la durata dell’incursione aerea eccetera eccetera nelle cantine. E ad un certo momento eravamo dei giovani che abitavamo in via Issiglio al numero 56, gli altri tra il 60 e il 62 e l’ultima nostro carissimo amico abitava in Via Issiglio 72 proprio dentro l’Impresa Boggio di cui suo padre faceva il guardiano. L’Impresa Boggio era in fondo di via Issiglio angolo via Montenegro, dietro la Lancia. Durante l’allarme, noi eravamo in quattro ragazzi, io, Michele Andreis, Rolando Bonfiglioli e mio fratello. Mio fratello Sergio era il più grande di tutti noi e avevamo tra i sedici e i diciannove anni. Noi uscivamo dal rifugio, si stava un po’ lì ma non erano quei rifugi antiaereo come hanno poi fatto dopo e come quello che si parlava di via, di Corso Raconigi, un altro Corso Peschiera, la Lancia li ha poi fatti dopo, rifugi che andavano da 18, 20, 22 metri sotto terra. La Lancia l’aveva fatto dentro lo stabilimento di via Caraglio 56. Quindi noi uscivamo dai rifugi e uscivamo dalle cantine mentre vedevamo tutto un lampeggiare, tutto in questa zona perché è stato un massiccio bombardamento la notte del 20 novembre. E noi mentre siamo usciti c’erano le donne, le nostre mamme, che sgranavano il rosario, dicevano il rosario, perche dicevano mah qui come finiamo, perché tra spostamenti e aerei, tra una cosa e l’altra, tra le case che tremavano e tutto il resto. Allora, noi davano l’allarme e successivamente c’era il cessato allarme. Il cessato allarme quella sera lì non l’hanno dato, il cessato allarme lo dava una sirena che era sopra la Lancia in via coso, tra Via Caraglio e via Issiglio sopra. Chi conosceva la lancia dell’officina 2/3, la ex officina 15, [part missing in the original file] una sirena, proprio la sirena dell’allarme. Allora quando siamo usciti io ricordo ancora, siamo usciti in via Issiglio, abbiamo guardato verso via San Paolo che lì ci occorreva due, tre minuti arrivare, perché era quasi, quasi lì di fronte sembrava la fine del mondo, sembrava chiaro come in questo momento. Vedevamo il gasogeno che prendeva fuoco che era stato centrato in piedi, in pieno, dagli spezzoni incendiari, non sul gasometro ma anche tutto sulla cascina e tutti gli altri posti che erano qui. Diciamo Corso Rosselli allora si chiamava Corso Parisi [part missing in the original file] le fiamme
UI: Era una zona industriale, occorre spiegare.
RS: le fiamme alimentate dal gas
UI: però…
RS: Ma era una cosa da vedersi. Quando vedo certi documentari adesso che si vedono tutto beh ricorda perché ci è stato talmente impresso a noi diciasettenni, sedicenni quello. I vigili del fuoco che a un certo momento non ce la facevano perché tra le diverse cose avevano anche colpito la Venchi Unica e una squadra dei vigili del fuoco dalla Venchi Unica era arrivata, ma qui mancava l’acqua. Mancava l’acqua perché ad un certo momento, cosa facevano, i vigili che di cui ricorderò sempre tutti noi dobbiamo essere debitori di questo, hanno usato la sabbia e hanno preso la terra dalla cascina confinante, c’era una cascina da una parte, una cascina dall’altra, la Cascina Miletto. I militi dell’UNPA sono poi arrivati dopo che con i militari ci hanno impedito di avvicinarsi. Successivamente prendendo, prendeva il fuoco, è tutto qui documentato dal coso dei vigili, successivamente ha preso fuoco la cascina Maletto e l’incendio è venuto talmente grande di cui noi che eravamo a distanza ravvicinata malgrado i militari che facevano scappare noi ci nascondevamo nei fossi di fusciaie, proprio nei fossi, allora avevano tutti prati, c’erano i fossi ci siamo nascosti lì due vigili del fuoco con grande coraggio hanno trovato l’acqua del gasometro e dalla Cascina Maletto che bruciava spegnevano il fuoco, spegnevano il fuoco con le lance di, con le lance di sopra. Questo si verificava all’1.45 di notte. Che è stato la cosa [part missing in the original file] per esempio, l’incendio al gasometro di via San Paolo 140 del 20 Novembre ’42 causato da spezzoni incendiari e bombe dirompenti. Al lavoro una squadra di pompieri, personale della società del gas e volontari dell’UNPA. Durò dalle 22.50 all’1.45. Raggiunto il luogo del sinistro e constatata l’assoluta mancanza d’acqua agli idranti statali e interni, parte del personale, in unione ai tecnici e ai dipendenti della società Italiana gas e a militari e con alcuni militi dell’UNPA dirigevano gli sforzi fuori numerosi fuori del galleggiante, perche poi è venuto su, ci sono i due gasometri, uno giù e l’altro su, dei due galleggianti e ad un certo momento con la terra e sabbia e tutto, l’acqua, sfruttando l’acqua esistente della vasca che aveva il gasometro, un affare del genere chi non era lì presente e che una buona parte dei cittadini erano già sfollati in seguito dei bombardamenti che erano cominciati prima. Il rimanente personale, usando sempre l’acqua del gasometro, si adoperava per circoscrivere e domare un grave incidente, un grave incendio dal tetto della Cascina Maletto che era confinante, onde impedire il riaccendersi del gas. Quindi, dice il comandante dei vigili del fuoco, quindi giudicai bastevole la presenza di quei pochi uomini che mi recai in altri luoghi dove la nostra presenza era più necessaria e sono andati poi su, su alla Venchi Unica. Questo noi l’abbiamo proprio visto da vicino. Eravamo in quattro, cinque, poi le mamme erano poi tutte preoccupate che non ci vedevamo poi alle quattro di notte eravamo ancora li in giro perché poi sono usciti i militari dalla caserma lì di coso, come si chiama la caserma Bramante, come se chiama, la caserma di Corso Bramante, dove c’era il genio ferrovieri, sono venuti anche loro, però una parte è venuta, l’altra parte è dovuta star lì perché erano caduti degli spezzoni incendiari anche lì tra via Monginevro e la cosa, sempre tra il 21, tra il 21 e il 22. Io ho voluto, come detto, ricordare questo fatto dell’incendio del gasometro di coso, di Borgo San Paolo. [part missing in the original file] no, l’anno prima, ho rivisto, in tempo di guerra, l’anno prima hanno poi ricostruito tutta questa parte qui chiamava San Rita dal gasometro di Borgo San Paolo, mentre l’altro gasometro era laggiù [unclear] Corso Regina ci avevano lì il coso. E allora lì è stato ricostruito, poi dopo non so se è stato tenuto lì bisognerebbe qualcosa.

Citation

“Interview with Romualdo Siccardi,” IBCC Digital Archive, accessed May 20, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/337.

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