Interview with Paolo Ferroni

Title

Interview with Paolo Ferroni

Description

Paolo Ferroni (b. 1937) remembers the bombings of Rome stressing the ubiquitous noise of sirens wailing and the psychological distress associated with it. Contrasts night bombings, when civilians dashed to improvised dugouts nearby and day attacks during which they headed to the overcrowded San Giovanni Basilica, hoping that its religious status would afford some degree of protection. Describes passers-by being strafed and mentions hospitals marked with red crosses on the roof.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

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Format

00:05:28 audio recording

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Identifier

Memoro#983

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Transcription


PF: I ricordi della mia vita rimangono incise nel, memorizzati nel mio cervello, quelli del periodo della guerra. Il periodo della guerra fu una brutta storia per tutti. Praticamente io lo ricordo attualmente quello che avveniva quando le norme che avevano installato il suono della sirena. Il suono della sirena era il suono del terrore. Praticamente queste sirene potevano suonare in tutti i momenti delle ventiquattr’ore e praticamente questo suono della sirena s’intendeva che bisognava cercare di andar via da casa e trasferirsi o nei vari rifugi che erano messi nelle varie zone, o nei vari palazzi, e cercare di andarsi a rifugiare onde evitare se buttavano una bomba nel palazzo in cui vivevi potevi scavalcare un’eventuale morte. Quello che ricordo con più chiarezza io era questo che se queste cose avvenivano di giorno si scappava, se avvenivano di notte si andava nei rifugi. Quel, il mio ricordo molto importante fu quello di una notte che suonò la sirena, suonò la sirena e praticamente io ero forse nel momento del sonno più tranquillo della mia vita, ero piccolino, c’avrò avuto cinque anni, sei anni, e ricordo che mia madre e mia nonna mi vennero a prendere dal letto e mi coprirono così velocemente e si vede che in quel momento il mio stato di sonno era tale che mi prese una specie di convulsione, forse dalla paura, forse so a dire quello, la motivazione di questo stato. Mi presero però, ricordo una specie di convulsione. Praticamente in quel momento, che succedeva? Dopo avermi vestito si andava nel famoso rifugio, che nel mio caso era una specie di fossa, che se cascava una bomba, se faceva la fine del sorcio, come si dice a Roma. Questo quando avveniva di notte. Di giorno, se avveniva di giorno, non si faceva altro che prendere, prendere le cose piu care che uno aveva, non so’, c’era la borsa dell’oro che nel mio caso la macchina fotografica di mio padre, la famosa macchina Leika, che stava sempre a portata di mano perché mio padre era innamorato di questa cosa e quindi andava tutto dentro un borsone, una borsa un po’ più grossa del normale e si scappava da via Taranto, che è una strada che porta alla Basilica di San Giovanni, si scappava nella Chiesa di San Giovanni. E durante questa fuga, che sarà stato, è attualmente circa un chilometro, un chilometro e mezzo, durante questa fuga non era detto che qualche aeroplano, qualche caccia a bassa quota faceva dei mitragliamenti quindi. E ricordo chiaramente su via Taranto un mitragliamento che a noi fortunatamente non ci presero pero’ mi ricordo chiaramente che questi proiettili che venivano sparati da questi caccia presero tutta la pavimentazione della via e quindi questo qua è un ricordo che mi lascia ancora molto colpito. E si arrivava a San Giovanni, si arrivava a San Giovanni tutti, essendo una zona extraterritoriale la Chiesa, diciamo che il nemico non era, diciamo non poteva bombardare questi luoghi, come gli ospedali perché gli ospedali avevano delle croci rosse sui tetti. E quindi la Basilica di San Giovanni non bombardavano. Attesa dentro la Chiesa di San Giovanni, che era colma di gente. Praticamente alla fine di questo bombardamento risuonava la famosa sirena, la famosa sirena e questa sirena che cosa faceva? Questa sirena non dava altro che il via alle persone il rientro a casa. E questo rientro a casa era un rientro di commenti che per questa volta ce l’abbiamo fatta, non siamo rimasti sotto i colpi del nemico.

Citation

“Interview with Paolo Ferroni,” IBCC Digital Archive, accessed November 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/338.

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