Interview with Elena Fornari

Title

Interview with Elena Fornari

Description

Elena Fornari (b. 1936) mentions the private shelter in her house in Rome and describes daily life under bombing. Recollects the frightening encounter with two German soldiers asking for information about her father.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:03:24 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#2312

Spatial Coverage

Transcription


EF: Buongiorno a voi e a voi che siete ragazzi che studiate, me fa piacere che voi volete sapere del periodo del tempo di guerra. La guerra purtroppo solo dal nome può dire tanto perché c’è stata la paura, i morti, tante case distrutte, quindi non è che. Io sono nata nel ’36 quindi nel ’40 c’avevo quattro anni, che lontanamente mi ricordo, vagamente qualcosa lì per lì, però col tempo, hanno cominciato a venir cinque o sei anni, ho iniziato a capire quando c’erano i bombardamenti che suonava l’, l’allarme, le sirene, noi c’avevamo il rifugio dentro al palazzo, fortunatamente l’interno del palazzo un sottoscala c’era proprio il rifugio proprio, pure per le persone intorno che ci abitavano e venivano tutti di là da noi perché io abitavo al Pantheon quindi loro già quando fecero le case già le hanno costruite con queste costruzioni e strutture. Quindi avevamo tanta paura quando, mi ricordo che mio padre ci avvolgeva nelle coperte e ci portava giù, eravamo tre figli. Mio fratello è nato proprio nel tempo di guerra, nel ’40, io nel ’36, mia sorella nel ’34 quindi pure lei era più grande di me forse se lo ricorderà pure meglio. E ha fin quello se smettevano, ritornavano, le sirene che avevano finito l’allarme e ritornammo su, con con gli occhi spauriti sempre per la paura che ce bombardavano pure il palazzo nostro. Poi niente io mi ricordo pure che c’era, abitando al Pantheon, piazza della Minerva c’era il presidio dei tedeschi di cui avanti e indietro facevano per quella strada, per via della Minerva dove abitavo io. Un giorno mi trovai seduta al muricciolo del Pantheon e ci fermò una pattuglia di tedeschi di cui mi chiesero dov’era mio padre. Io non è che sapevo dov’era però mia madre diceva che era prigioniero e quel giorno me facevano le carezze, mia madre impaurita, guardandomi dalla finestra è scesa subito, siccome poi io oltretutto ho gli occhi storti, quindi da piccolina ce li avevo e loro presero compassione con me perché mi videro piccolina e con gli occhi storti. E chiesero a mia madre dove era papà e logicamente lei disse che era prigioniero e loro volevano fare qualcosa per me, ma mia madre fu la paura, gli ha detto ‘No, no non si preoccupi, la bimba è piccola e non può avè, non può fa niente, non potete farle niente’ perché secondo loro mi potevo pure operare con gli occhi storti però mia madre logicamente ha capito che era meglio evitare certe cose. E quindi niente, siamo andati avanti con il tempo.

Citation

“Interview with Elena Fornari,” IBCC Digital Archive, accessed August 17, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/308.

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