Interview with Carlo Gasparini

Title

Interview with Carlo Gasparini

Description

Carlo Gasparini (b. 1930) talks about his memories of the bombing raids on Milan. He provides an account of a night bombing with many flares that illuminated the sky as if it were day. He also describes the rush to safety during another bombing, and how inside the shelter he was forced against the wall. Carlo also recounts his memory of frightened horses escaping from their fenced enclosure, and his fear for his relatives lives because his home had been bombed.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:04:51 audio recording

Language

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Identifier

Memoro#4420

Conforms To

Transcription


CG: Sono Carlo Gasparini, sono nato a Milano il 17 agosto 1930. Tra i ricordi di guerra sicuramente ci sono i ricordi peggiori, cioè quelli dei bombardamenti. Me ne ricordo uno del 1943, un bombardamento notturno. Quando suonò l’allarme ci precipitammo per la strada correndo verso il rifugio e uscendo dal portone c’erano dei grappoli di razzi illuminanti che illuminarono la città a giorno. Sembravano i fuochi d’artificio solo che scendendo molto lentamente si vedeva praticamente tutto. E mi presi una gran paura perché in effetti tra le bombe che cadevano e queste luminarie lo spettacolo non era certamente simpatico, e ritornai dentro e mi infilai in cantina dove rimasi fino a quando non cessò l’allarme, questo me lo ricordo abbastanza bene. Però il peggio venne l’hanno dopo quando, essendo le scuole praticamente chiuse, infatti la scuola San Domenico era diventata un ospedale, mia madre insisté per mandarmi a prendere i compiti dal mio compagno di classe che abitava in via di Barbiano, mi feci un tratto di via San Mamolo lì per la panoramica e, voltando per via di Barbiano, arrivai a casa di questo mio amico il quale mi diede i compiti, cominciammo a parlare un attimo quando improvvisamente suonò l’allarme. Tutti si precipitarono in un rifugio, che le famiglie che abitavano in quella casa avevano fatto scavare nel terreno circostante, ed era costituito da un tunnel vestito di mattoni che però non aveva sfondo, cioè praticamente questo tunnel si fermava contro una parete e non era stato terminato. Io che correvo come una lepre arrivai per primo e chiaramente mi ritrovai contro la parete, solo che arrivò tanta gente che cominciò a premere quindi a un certo momento ero praticamente schiacciato contro la parete. Mentre eravamo dentro cominciarono a cadere le bombe, ma molto molto vicino. Le donne erano quelle che urlavano più forte, mi ricordo gli urli ‘Questa bomba è per noi! Oddio ci siamo! Quindi rimasi molto impressionato e sentii lo scoppio delle bombe molto vicine. Quando finalmente, dopo alcuni minuti la caduta delle bombe terminò, uscimmo e ci rendemmo conto che in effetti erano cadute a poche decine di metri. Mi ricordo perfettamente un prato con degli alberi, dove dei cavalli impazziti correvano al galoppo nitrendo e praticamente fuggendo dal recinto, dalla stalla dove si trovavano. Fortunatamente la casa non fu colpita, e anche se poi ci furono parecchi danni perché caddero degli alberi eccetera, e vi furono anche dei feriti e dei morti. Però l’allarme non era ancora terminato ragione per cui appena io uscii all’aperto, con la mamma del mio amico dissi ‘Guardi signora io avrei piacere di tornare a casa mia’ e lei mi sconsigliava e io dissi ‘Ma guarda io faccio tutta la parte alta cioè proseguo per via di Barbiano, scendo da via San Vittore e arrivo facilmente a casa mia’. Però quando uscii mi resi conto che la strada di via di Barbiano era stata bombardata, ragione per cui ritornai sui miei passi, rifeci via panoramica e la parte alta di via san Mamolo però quando arrivai davanti a Villa Verde c’era una casa che era stata completamente distrutta. Mi fermai perché chiaramente la strada era ostruita, c’erano i pompieri e c’era anche tanta gente che guardava che cosa stava succedendo e qualcuno disse: ‘Ah, da qui in avanti tutta la parte sinistra è stata colpita’ dove c’era la mia casa. Quindi mi precipitai [emphasis] a casa pensando al peggio. Invece quando arrivai davanti a casa la casa era completamente salva, non era vero che la strada era stata bombardata oltre Villa Verde e quindi per fortuna andò tutto bene, e questo certamente fu, è un ricordo abbastanza pesante perché per cinque minuti mi preoccupai moltissimo per i miei e per la mia casa.

Citation

“Interview with Carlo Gasparini ,” IBCC Digital Archive, accessed May 24, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/80.

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