Interview with Piercarlo Debernardi

Title

Interview with Piercarlo Debernardi

Description

Piercarlo Debernardi (b. 1928) describes how his father built the family home next to the convent of La Visitazione in Turin, a house now considered a landmark in the city. He gives an account of wartime building regulations, stressing the prohibition against using iron. He also highlights the fact that the Fascist regime made air-raid shelters compulsory for new buildings and how his father obtained the materials he needed for construction. Piercarlo talks about how quite a few people survived bombings because of the shelter and explains that his house was bombed because it was under the landing approach to the Campo Volo airfield.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:02:53 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#3134

Conforms To

Transcription


PD: La storia di una casa che ha costruito mio padre in una strada che non esisteva, perché non esisteva, da corso Francia, io venivo dal corso Peschiera in bicicletta che era un tratturo [?] ed era arrivati al corso Francia c’era già un corso, perché c’era il trenino di Rivoli, e poi dopo non c’era più nulla, c’era il Convento della Visitazione e dietro sto convento c’eran dei terreni dove mio padre aveva costruito sta casa. La casa l’aveva costruita con dei criteri che avevano adottato la città di Torino, autarchici: non ha potuto mettere le grondaie di metallo, non ha potuto mettere ferro nelle solette, ha dovuto costruire ancora con il sistema delle volte, dei mattoni, perché? Perché non c’era ferro e il ferro andava alla patria, e perciò non hanno, questo nel ’39. Però hanno imposto a mio padre una cosa che è stata furba: hanno imposto che costruisse un rifugio antiaereo. Il rifugio anti aereo era una cantina, che aveva una soletta spessa 50 centimetri, stavolta il cemento gliel’han dato e il ferro anche per farlo, e quando la casa è stata bombardata, ho lasciato qua una fotografia, a parte due bombe che gli han portato via uno spicchio, una bomba è andata a scoppiare proprio su quel solettone e morale che le persone che erano sotto si son salvate tutte. Tutte, io ricordo un sei: non ricordo bene se erano sei, sessanta non credo o sedici ma comunque mi ricordo sto sei, che mio padre poi è corso, e con tutti han tolto le macerie per arrivare a una specie di bocca di lupo da dove si potevano estrarre questa gente che era rimasta sotterrata. Ho lasciato qui una documentazione dove si vede la casa, e si vede soprattutto, adesso che Torino ha fatto il libro ‘Torino sotto i bombardamenti’ ci sono le fotografie degli aerei americani che hanno fotografato il bombardamento e si capisce perché la casa nostra è stata bombardata perché era sulla scia esatta del Campo Volo.
[part missing in the original file]
PD: I balconi sono rappresentati da logge dentro a degli archi, e c’è la fotografia, la casa però adesso è andata a finire come bene storico e c’è [sic] due pubblicazioni che ho lasciato qui dove la citano come costruzione di quel periodo lì.

Citation

“Interview with Piercarlo Debernardi,” IBCC Digital Archive, accessed October 30, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/79.

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