Interview with Antonio Bozzetti

Title

Interview with Antonio Bozzetti

Description

Antonio Bozzetti (b. 1940) remembers the efforts to dodge fascist paramilitary service. Describes how he avoided being enlisted because he had a reserved occupation in a factory working for the Germans. Points out he witnessed all Milan bombings and mentions the high death toll of the 20 October 1944 Gorla bombing. Maintains that the latter was a ‘standard retaliatory attack’ and remembers the loss of two friends.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

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Format

00:06:11 audio recording

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Identifier

Memoro#5496

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Temporal Coverage

Transcription


AB: È arrivato il momento del periodo in cui bisognava fare il premilitare. Il premilitare era un obbligo di legge per i ragazzi di diciotto anni di frequentare la Casa del Fascio per essere addestrati a eventuale impiego militare. A me non piaceva andare per natura mia, mio padre faceva di tutto perché [laughs] non c’andassi, alle volte mi capitava di lavorare, ragion per cui io il militare non sono quasi mai andato. Però il Fascismo non si accontentava, il padrone della Casa del Fascio di questa mia giustificazione o della giustificazione mie di mia madre che andava a giustificarmi come a scuola perché io non andavo a fare il premilitare, ma addirittura loro hanno tentato di sequestrarmi perché il premilitare si faceva il sabato, di condurmi nelle cantine della Casa del Fascio per castigo perché non frequentavo la scuola del premilitare. Mia madre doveva andare a piangere dai capi affinché lasciassero perdere, dicendo che avevamo bisogno per mangiare, che io dovevo lavorare il che non era vero, però mia madre ha dovuto umiliarsi di fronte ai capi del fascismo perché io non ho frequentato il premilitare. E così è arrivata piano piano la guerra. Siamo ormai nel ’40 [part missing in the original file] nel periodo del conflitto come mi chiedi tu è successo una cosa strana. Io lavoravo come operaio, facevo il meccanico e sono capitato in un’azienda che faceva i servizi d’approvvigionamento per gli aerei da bombardamento. I capi della mia officina dove lavoravo hanno dovuto subire l’invasione dei tedeschi perchè hanno sequestrato la ditta in cui lavoravo. Questo cos’è voluto dire? Che io sono stato esentato dal fare il militare proprio perchè lavoravo per l’industria bellica in mano ai tedeschi. Quindi io si può dire che tutto il periodo bellico dal ’40 al ’45 sono sempre stato a Milano. Anzi addirittura i tedeschi ci avevano fornito di un passepartout, di un documento che, facendo i turni di notte, ci permetteva di andare fuori di sera, quando la popolazione normale per il coprifuoco non poteva uscire per le strade o fare altre cose. Noi, io avevo questa opportunità, per cui il periodo di guerra l’ho subìto. Tutti i bombardamenti avvenuti sulla città di Milano, dal ’40 al ’45, dal primo all’ultimo, li ho subiti tutti, anche quelli tremendi del ’43. Per fortuna che la mia casa non è mai stata colpita e quindi almeno da quel punto di vista ho potuto, ho potuto, come dire, sopravvivere. Però ho vissuto dei momenti terribili, nel senso che ho assistito di persona, e posso testimoniare, di aver assistito di persona al bombardamento della scuola di Gorla. È un fatto storico che mi pare, che su certi libri di scuola vi è menzionato, io sono stato testimone di questo macello, bombardamento tipico di rappresaglie che hanno fatto gli Alleati contro i tedeschi, i fascisti qui a Milano, abbattendo di proposito una scuola, dove ci sono stati più di trecento morti tra bambini, insegnanti, gente che era lì. Per cui diciamo che parecchi avvenimenti, io ho avuto la disgrazia, se vogliamo, di avere due amici che sono morti per l’attentato che i partigiani hanno fatto in Piazzale Loreto, dopodichè c’è stata quella famosa fucilazione dei quindici partigiani. Quando è scoppiata la bomba davanti all’albergo Titanus stavano passando due miei amici che andavano a lavorare in bicicletta. Quindi ho perso due amici proprio per un fatto bellico, per non parlare di altri. Fortunatamente in casa mia, i miei fratelli erano tutti più piccoli di me, perché io ero il primo, nessuno era stato colpito, obbligato ad andare a militare. Soltanto la mamma e gli altri miei fratelli hanno dovuto sfollare perché non si poteva più mangiare in quanto a lavorare finalmente mio padre era riuscito, facendo il muratore, a trovare la possibilità di sopravvivere. Mio padre era riuscito a lavorare, lavoravo anch’io [part missing in the original file] a Milano per cui siamo riusciti a far sfollare mia madre, i miei fratelli, mie sorelle in quel di Crema.

Citation

“Interview with Antonio Bozzetti,” IBCC Digital Archive, accessed October 21, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/411.

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