Interview with Umberto Veroli

Title

Interview with Umberto Veroli

Description

Umberto Veroli (b. 1933) recollects wartime memories when his father was an electrical engineer: living close to power substations; a kitten killed by an electric arc; Germans forcing workers to remove transformers and smash meters. He describes how his father was tasked with repairing a main transmission line running along the Adriatic coast which had been damaged by heavy bombing. He reminisces on the image of him seated on top of unexploded bombs in order to to persuade the repair team that they must not be feared.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:02:07 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#3847

Spatial Coverage

Transcription

UV: Devo dire che l’impatto con il mondo dell’energia elettrica è stato molto, ma molto forte. Difatti sono nato a fianco, ossia la mia stanza confinava con una cabina 30, 30000, 30/10 kV e lì sono rimasto fino a sei anni. Ricordo un gattino che mi sfuggì entrò dentro la cabina, si mise tra i due fili, ci fu un gran lampo ma il gattino sparì. Poi dopo, mio padre era caposettore della Unes, prima a Falconara e poi ci trasferimmo a Senigallia e lì ho vissuto fino a vent’anni sopra una cabina dell’ENEL, che mi dava, mi riscaldava un po’ d’inverno ma d’estate era un po’ ‘na tragedia. In questo periodo io ho visto tante cose, attraverso mio padre perché ho vissuto nell’ambiente proprio dell’attività giornaliera e ricordo le cose più brutte, quando i tedeschi fecero saltare, fecero portare fuori i trasformatori dalla cabina, lo fecero saltare, poi presero tutti i contatori e gli operai con le mazze li dovevano spaccare tutti, questi sono i ricordi che mi sono rimasti in mente. E poi ricordo anche il periodo successivo della ricostruzione. Ricordo anche che mio padre, siccome c’era un ponte che veniva bombardato quotidianamente quasi ogni giorno, la linea 30000 che passava vicino era costantemente colpita e quindi bisognava ripararla perché era la dorsale che portava l’energia da, lungo la costiera. E mio padre per far sì che gli operai non avessero paura delle bombe inesplose, mentre loro lavoravano, si stava seduto sopra le bombe, si metteva seduto sopra le bombe per far vedere che loro potevano star sicuri. Questi sono ricordi che sono rimasti impressi.

Citation

“Interview with Umberto Veroli,” IBCC Digital Archive, accessed August 24, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/332.

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