Interview with Angelo Cassia

Title

Interview with Angelo Cassia

Description

Angelo Cassia (b. 1926) gives an account of the bombing of Turin in the summer of 1943. Mentions the use of a shelter in the basement until it became clear that it wouldn’t withstand a blast wave, therefore trapping the occupants inside. Describes how they resorted to an unfinished sewer that afforded a greater deal of protection. Mentions a underground reinforced concrete shelter beneath a local fascist headquarters, explaining how it was deserted after the fall of the fascist regime in July 1943 and was used by locals until the armistice of 8 September 1943, when they were forced to vacate them.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:02:53 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#1282

Conforms To

Temporal Coverage

Transcription


Ma due piccoli episodi che riguardano i bombardamenti su Torino dell’estate del ’43, dove due o tre volte la settimana suonava l’allarme magari anche in ritardo, si sentiva prima gli areoplani poi arrivava l’allarme e dovevamo rifugiarci normalmente ognuno nella sua cantina di casa. E si era scoperto che le cantine erano insicure anche quando la bomba non colpiva direttamente una casa però la casa crollava per lo spostamento d’aria, tu eri intrappolato in cantina, quando ti tiravano fuori era troppo tardi. Allora avevamo scoperto che mentre si costruivano le prime case di Borgata Parella venendo giù da via Michele Lessona c’era una fognatura in preparazione che non era ancora collegata con lo scarico delle case, perciò era asciutta, la chiamavamo fognatura bianca. Allora come suonava l’allarme a turno uno di noi che abitava da quelle parti lì vicino, io abitavo in via Saluggia, che è una piccolo via tra via Michele Lessona e via Balme, e uno con un gancio tirava via il tombino della fognatura e ci calavamo giù per quei gradinoni che ci sono nelle fognature, sette otto metri credo che fosse la profondità, avevamo delle assicelle di legno con un cordino che mettevamo a spalla, ci calavamo giù, infilavamo la fognatura con le pile e ci sistemavamo seduti in quell’ovale della fognatura e stavamo lì fino a che non fosse finito l’allarme, finito l’allarme tornavamo sù in superficie. E questo durò un mese, un mese e mezzo. Nel frattempo arrivò la caduta del fascismo del luglio del ’43 e nella piazzetta, che adesso si chiama Piazza Perotti o Largo Perotti che allora aveva il nome di un “martire” fascista Dario Pini, c’era un circolo rionale fascista con funzionari eccetera. Loro, avevamo scoperto che si erano fatti fare un rifugio profondo in cemento armato dove si, al suono degli allarmi, i funzionari e alcuni familiari di questi si rifugiavano lì sotto ma era riservato a loro, a noi non era concesso andare. Caduto il fascismo, sono spariti questi funzionari e il rifugio è rimasto praticamente a disposizione dei cittadini che erano lì attorno, e allora per poco più di un mese ne abbiamo usufruito noi e al segnale d’allarme andavamo in quel rifugio lì. Poi dopo l’armistizio dell’8 settembre sono riapparsi i fascisti, hanno rioccupato il circolo rionale e noi naturalmente siamo stati cacciati fuori da questa possibilità di rifugio.

Citation

“Interview with Angelo Cassia,” IBCC Digital Archive, accessed November 12, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/323.

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