Interview with Rosetta Gobetti

Title

Interview with Rosetta Gobetti

Description

Rosetta Gobetti (b. 1930) describes the bombing of a marsh near Isola della Scala, describing it as probably target mis-identification. Recalls a more severe bombing which destroyed many houses and killed twenty-eight people. Gives a short description of dive bombers called Picchiatelli, which every day tried to hit the railway line and a bridge on the Tartaro river.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:05:21 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#2689

Conforms To

Temporal Coverage

Transcription


RG: Il 28 gennaio del ’44, pensate a quanto tempo è passato, c’è stato di sera dei bombardamenti, un bombardamento, si è detto, almeno si è detto, che avevano scambiato la zona con Villa Franca, Villa Franca c’era, l’aeroporto, ancora allora. Siccome c’era una zona chiamata ‘La val della palazzina’ che era una landa immensa di acquitrino non, non abitata, ma era parecchia, adesso è stata bonificata ma allora era proprio palude diciamo, tanto è vero che andavano a raccogliere il cannetto per fare le stuoie. E e proprio a destra guardando verso sud del paese di Isola della Scala, guardando a destra c’era tutta questa landa immensa, aveva lì avevano avuto l’idea del campo concentramento perché la pista non c’era, e hanno bombardato. Questa ‘val della palazzina’ l’hanno completamente coperta di di spezzoni incendiari, non di bombe, ma di spezzoni incendiari, quindi se, c’erano, fosse stato il campo di de, di Villa Franca avrebbero bruciato tutti gli aerei che c’erano. Invece, il paese con le fortezze volanti proprio quelle grosse degli americani han buttato giù bombe: uno dei, venivano giù in una maniera che ancora oggi noi anziani abbiamo nelle orecchie quello che poteva essere il fischio della caduta delle bombe. E io ero buttata su una coperta con mia mamma e il mio fratellino e mio papà nell’orto, han buttato una coperta per non stare in casa per la paura che cascasse naturalmente la casa e si sentivano fischiare le bombe in una maniera che ancora le abbiamo nelle orecchie, i fischi, veramente. Lì eeeeh hanno colpito sul sulla strada statale Brennero Bologna, perché passa ancora la statale Brennero Bologna, hanno colpito un, la via, una via, hanno raso al suolo tutte tutte le le le case. Quando al mattino dopo siamo andati a vedere c’erano tutti pavimenti delle case, ma le case non c’erano più. Lì scappava la gente dal centro del del paese, scappavano verso il campo sportivo diciamo, una via, una vietta, una stradicciola per per andar fuori dall’abitato perché piovevano ste bombe. Lì sono morti ventiquattro [emphasis] in quel momento lì, tutti lungo quella stradina lì, quattro poi sono morti in seguito perché e per le ferite naturalmente. Hanno fatto il, il funerale di ventotto persone, e quello è stato un ricordo pesante dell’Isola della Scala, tutti l’hanno l’hanno sentita fortemente in questo discorso. Per cui noi non abbiamo avuto li fatti di di questa parte della montagna, questa del nord, di Verona, abbiamo avuto proprio, poi bombardamenti veri e propri così come, Verona era battuta, molto, ma con il, le le fortezze volanti, con le, aerei grossi, con bombe che vi piovevano no, a Isola, però avevamo i famosi, mah li chiamavano ‘Picchiatelli’ quelle specie di aerei piccoli che portavano le bombe sotto, sotto le ali e quindi andavano in picchiata naturalmente, cioè venivano così poi si buttavano in picchiata sopra la la ferrovia, sopra la strada statale e quelli ce li avevamo sulla testa tutti i santi momenti, giorni. Io avevo la casa vicino alla ferrovia che adesso non viene più adoperata Verona - Rovigo, eeh quindi noi tanto si scappava fuori dalla casa perché i Picchiatelli erano sulla testa che buttavano le bombe eeeh le bombe a volte non hanno mai colpito la la linea ferroviaria però ne son piovute lì magari nei fossi nei anche, lì c’era anche il il ponte sul Tartaro, e quindi la ferrovia passava sul ponte del Tartaro, che il Tartaro laggiù era un fiume abbastanza grossetto e quindi tentavano di di sfondare da quella parte lì, ni ghe sun mai riusciti. Comunque le bombe in testa le abbiamo ricevute quasi tutti i giorni, eeeh è stato quelle annate pesanti sul serio.

Citation

“Interview with Rosetta Gobetti,” IBCC Digital Archive, accessed April 8, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/299.

Item Relations

This item has no relations.

Can you help improve this description?