Interview with Matilde Pontecorvi

Title

Interview with Matilde Pontecorvi

Description

Matilde Pontecorvi (b. 1910) gives an account of the bombing of Ciampino when she was travelling by tram and bombs started to explode around it. Recalls how she survived only because a priest told her to duck under the seats. Describes the appalling sight of corpses on the ground, the long barefoot walk to Velletri and the astonishment of her children to see her back so late at night.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:02:18 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#347

Spatial Coverage

Transcription


MP: L’anno era tempo de guerra, mo’ preciso io le date manco me le ricordo più, se era nel ’45, nel ’43, insomma erano quelle le date. Allora io pigliavo, venivo a Roma a piglia’ il pane perché Ponte Grande de Velletri me dava i bollini, fate conto erano per tre chili de pane, allora un chilo se lo pigliava lui, un chilo se lo pigliava quello de Roma, un chilo lo dava a me. Io venivo a Roma perché c’avevo l’abbonamento, ero abbonata, venivo a Roma a piglia’ sto pane. Quando stamo a Ciampino cominciano a bombarda’ che quel treno poi è rimasto a Ciampino fermo, non è più partito, tranve era anzi, no treno, tram, è rimasto a Ciampino fermo. Allora quando semo arrivati a Ciampino e han cominciato a butta’ i spezzoni, tutti scapparono e invece c’era il prete dice ‘Aò non scendete perché vedi tutti morti stanno, mettetevi con la testa sotto a un, a un, ai sedili, buttateve per terra’. E se semo salvati in tre: io, il prete e n’altro. Allora quando poi è finito u’ bumbardamento che stavano a fa’, semo scesi, o’ sai che era i morti per terra? I tedeschi, gli italiani, i cavalli, per strada non potevi cammina’ per quanto sangue vedevi. Io portavo un paio de ciabattelle, ste ciabattelle me se so’ rotte so’ camminata scalza. Semo arrivati a Velletri ma o pane me lo so’ lasciato [?] per porta’ ia figli, co’ sto fagottello de de de pane, portavo, m’ero messa a spalla cecio, e semo arrivati a Velletri de notte però, semo arrivati che era mezzanotte perché corri e corri era lontano da Roma anda’ a Velletri a piedi e poi da Velletri anda’ a vigna a ‘ndo stavano ar Ponte de Fero. Quando so’ arrivata che m’hanno visto, i regazzini so’ rimasti dice ‘O vedi Mario’ dice ‘O vedi, Te l’ho dicevo io che mamma stava in chillo treno che stavano a bombarda’’ loro dalla vigna vedevano quando bombardavano, no? E lui dice ‘Mamma sta là dentro’. De fatti era vero, stavo là.

Citation

“Interview with Matilde Pontecorvi,” IBCC Digital Archive, accessed July 21, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/298.

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