Interview with Giovanni Oderda

Title

Interview with Giovanni Oderda

Description

Giovanni Oderda recollects the 8 September 1943 Dogliani bombing. Claims that the town was hit because partisans shaved a fascist woman; after the attack Giovanni and his family left the town. He and his brothers ended up in the partisan ranks where they remained until the end of the conflict.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2018-01-07

Contributor

Zeno Gaiaschi

Rights

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00:29:23 audio recording

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AOderdaG180107
POderdaG1801

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Sono Stefano Usai per l’International Bomber Commando Center, stiamo intervistano a Dogliani [omitted], il signor Oderda Gianni, Giovanni in data 7 gennaio 2018.
SU: Signor Oderda mi può raccontare un attimino come viveva la sua famiglia prima del conflitto
GO: e viveva.
SU: e se successivamente ci sono stati dei cambiamenti.
GO: Beh cambiamenti ce ne sono stati tanti, forse fin troppi, noi vivevamo, eravamo una famiglia di misera - no miserabili no perchè si lavorava tutti i miei facevano i mercati, più o meno via, e noi eravamo tutti più o meno a posto perchè si lavorava già allora c’erav - io avevo quattordici anni lavoravo alla fornace qua a Dogliani e i miei due fratelli, uno faceva il barbiere, quello che poi, poi è andato in Australia che è stato vent’anni in Australia e poi il, il più vecchio, faceva il meccanico e l’altro invece più giovane che è vissuto, che è cresciuto praticamente a balia da, da, da gente via che lo tenevano e gli davano un tanto al mese, a tenerlo. E perchè i miei non potevano accudirlo perché erano sempre a fare i mercati e cosa, allora lo lasciavano lì da sta gente, e che lo accudivano che lo tenevano o cosa. Noi purtroppo a scuola andavamo quando ci ricordavamo perché guardi purtroppo i miei andavano a fare il mercato partivano alle tre del mattino col carro e il cavallo e cosa, facevano Murazzano, il Bossolasco tutti quei paesini qua attorno o cosa e ci lasciavano soli a casa. Se, se lasciavano il mangiare quello che si alzava prima mangiava tutto e gli altri purtroppo [laughs] prendevano solo quello che c’era. Se lasciavano i soldi che andavamo a comprare qualcosa da mangiare compravamo caramelle, cioccolato o cosa e mangiare. E purtroppo la vita è quella è, e coso. Però via, abbiamo vissuto abbastanza bene perchè noi ci, ci volevamo bene, infatti eravamo quattro fratelli [interruption] ‘ando ci ricordavamo perché purtroppo lo sa com’è quando si è giovani non si capisce l’importanza che ha invece l’istruzione. Allora la vita era anche più semplice, diversa da adesso, adesso purtroppo se uno non c’ha un certo livello di studi e difficile andare avanti perché le cose sono più complicate e cosa. Forse, noi, per me, si viveva meglio una volta, perché la vita era più semplice perché noi era, c’era più, non c’era la libertà, diciamo così, di criticare il governo, di criticare il fascismo, però si viveva bene perchè c’era più tranquillità, c’era più serietà, c’era tante cose migliore di adesso. Perché per esempio uno che frequentava il bar tre o quattro volte, andavano i carabinieri e gli dicevano ‘te, di cosa vivi? Cosa fai? Come fai a vivere?’ o cosa, c’era molta più serietà nelle cose. Come, non so forse adesso, siamo abituati alla libertà, troppa libertà, tropp - però siamo arrivati a un periodo un po’ troppo, diciamo tra la droga, tra il bullismo tra quelle cose lì, forse per noi ci rimane più sullo stomaco perché non siamo abituati a quelle cose lì. Noi, io mi ricordo che quando andavamo a scuola se avessimo visto a picchiare un bambino disabile o cosa quello lì, non quello che era disabile, l’altro non veniva più a scuola perché gli davamo tutti addosso. Invece adesso sembra ancora che gli proteggono. Noi, per me la vita una volta era più semplice ma era molto, molto e c’era più fratellanza. Io mi ricordo quando c’era il compleanno di, di un amico di coso, eravamo tutti magari solo con due acciughe, con un pezzo di salame o cosa si, si faceva festa tutti assieme, lì si beveva un, un bicchier di vino, c’era più fratellanza, c’era più, più amicizia più, più cose, via, che oggi non ci son, non esistono più. Io vedi, vai davanti a un bar vedi, c’è dieci macchine, che sarà, il bar sarà pieno, non c’è quasi nessuno. Solo uno per macchina. Noi andavamo al cinema a Brà, mi ricordo, salivamo sei, sette su una macchina per le spese così erano minime. E o cosa. Era tutta, tutta una vita all’[unclear] , non so, oggi è una vita proprio totalmente diversa. Anche davanti, vai, a una sala da ballo o cosa, una volta chi si sognava di aprire una sala da ballo e cominciavano a ballare a mezzanotte, a mezzanotte noi andavamo a casa, da ballare. Perché eh no - non so per forza poi succedono quel che succedono e o cosa. Tra la droga, tra, tra il bere, tra il cosa, e una cosa. Poi anche le donne se - a un certo punto, non è che, perché una donna c’ha la minigonna o perché è mezza nuda che uno la deve violentare, però purtroppo, eh, succede anche quello, perché poi c’è anche tutta la razza di gente che ormai son venuto dall’esterno o cosa che vivono qua e o cosa, se, se ne approfittano di certe cose, perché poi imparano anche quelli del posto, imparano tante cose che. La malavita, noi una volta qua non esisteva in questi paesi qua, la vita era molto semplice era molto tranquilla non c’era tutti sti esteri non c’era. Io, l’altro giorno ero a Mondovì e sembrava, d’essere, d’essere in Africa, c’era più gente di colore che gente de, dei nostri che viaggiavano lì dalla stazione o cosa. Hanno dovuto chiudere il bar della stazione di Mondovì perché succedevano co - cose incredibili in quel bar. Adesso vai a Mondovì che devi aspettare il treno che arriva magari c’è, c’è un po’ di, di ritardo o cosa, devi star lì nella sala d’aspetto magari al freddo perché il bar è chiuso e non lo aprono più e un - una cosa incredibile. Paesi che una volta c’era una tranquillità.
SU: Quindi, prima del conflitto
GO: E?
SU: e poi durant - quando è iniziata la seconda guerra mondiale diciamo, quando sono arrivate le difficoltà
GO: le difficoltà
SU: Lei e i suoi fratelli come avete affrontato la cosa?
GO: e abbiamo affrontato e poi e
SU: Cosa è cambiato rispetto a prima?
GO: Mio fratello più vecchio era andato nei partigiani era nella, nella cosa di, di Lulù era una, una squadra autonoma, e poi qua su [unclear] tutti, qua attorno i partigiani e via dicendo e qua si viveva e coso. Poi lì era terribile in quegli anni lì perché incominciava il coso, e il fascismo e il comunismo e il coso era una cosa tremenda quegli anni eh, perchè tra i partigiani poi ogni tanto arrivavano la, la Repubblica o i tedeschi o cosa e coso, erano anni, erano anni tristi, tristi, tristi. Poi mi ricordo io avevo quattordici anni, quindici ero anche io nei partigiani, o cosa, e in campagna al freddo, si dormiva nelle stalle piene di pidocchi e un po’ di tutto era una cosa miserabile proprio, perché poi allora cosa vuoi il mangiare si andava nelle cascine o che gli porta - portavi via il coniglio che gli prendevi la, la gallina o il pollo. Giustamente loro si lamentavano no - noi di qualcosa bisognava vivere, i partigiani o cosa le squadre e poi, sia - siamo d’accordo che poi se ne approfittavano anche i partigiani perché alle volte magari andavano nella casa dove, dove avevano avuto delle parole che avevano avuto e gli prendevano i, il bovino o cosa e lo macellavano perché mangiare bisognava mangiare purtroppo allora e. Poi succede il tempo, il tempo allora quando è stato l’8 settembre che è successo lo sbandamento era una cosa terribile. Perché se te avevi, qualche avuto, qualche discussione qualcosa c’eran le vendette, c’era - dicevano che era, era fascista quello lì, quello là, erano tutte vendette che han fatto dopo che coso se ne è approfittato dell’8 settembre la gente. Ma in più tanti se ne - Noi eravamo giovani, quello, però si notavano delle cose terribili eh, perché hanno ucciso della gente mi ricordo il farmacista di Dogliani, il podestà, il segretario, che hanno ucciso mi ricordo, via, a Belvedere o cosa, gli hanno ammazzati. Erano fascisti, però erano brava gente, era gente che han sempre aiutato. Mi ricordo il farmacista, specialmente di Dogliani c’era gente che, che era militare, i giovani che erano militari, gli mandava i soldi a gratis, perché sapevano che i suoi non avevano i soldi da mandarci qualcosa a sti ragazzi. E loro glieli mandavano, mi ricordo giocavano il calcio, davano dieci lire ogni goal che si faceva, per, per alimentarci a giocar meglio o cosa. Beh lo hanno ucciso, lo hanno ucciso i partigiani eh. Lo hanno sotterrato come, come un disperato, lì. Sono state cose che forse io non so, io, non sono mai stato in nessun partito, mai, non mi è mai interessato io, ho sempre vissuto la mia vita tranquilla e cosa. Vedere quelle cose lì faceva dispiacere. Perché gente che io le ho conosciute bene, gente che se, del male non lo avevano mai fatto, avevano il coso di essere fascisti però allora purtroppo in quei tempi se non avevi la tessera del fascio non potevi neanche fare lo spazzino, perché non ti prendevano. O se, o prendevi la tessera del fascio altrimenti non prendevi nessun impiego, nel municipio, nel, da nessuna parte, era obbligato. E poi il brutto eh, che dopo la guerra, quella gente lì, i più tanti sono venuto comunisti. Quello ha fatto ancora più dispiacere. Perché mi ricordo gente che ci faceva, quando, noi, io ero balilla allora, eh, i miei fratelli erano già avanguardisti perché ogni epoca, degli anni, c’era i balilli c’erano gli avanguardisti e andavano in piazza d’armi a fare già le esercitazioni da militare, già allora, pensi. E cosa, cosa succedeva, che poi quella gente lì, che erano in divisa, da fascisti, che ci facevano fare tutte quelle istruzioni dopo la guerra su, erano tutti comunisti. Hanno cambiato il colore, i più tanti. Quelle cose lì facevano dispiacere, purtroppo è stato così, una cosa guardi, han fatto delle, delle cose tremende, delle cose. Dicevano ‘fascisti’ poi andavano in casa e gli portavano via la roba, come anche i tedeschi che arrivavano a, a cercare i partigiani andavano a apra - aprire i cassetti o cosa, per cercare altre cose altro che i partigiani. Era tutta una co - è diventata una cosa terribile. Io ho perso i due zii che poverini erano arrivati dalla russia, che avevano i piedi congelati quando è stato lo sbandamento qua, che c’è stato un rastrellamento dei partigiani qua, loro poverini erano nei campi, si sono asconti sotto al del, del, del fu - del fulcato [?] quel coso lì in campagna, li han trovati lì e li hanno fucilati tutti e due, lì nel mulino lì, allora c’eran stati tanti morti in quel periodo lì, quando c’è stato il, il rastrellamento dei, dei parti - dei partigiani qua. C’era venuto il fascismo, sono venuti da Cuneo, da tutto, c’era una [unclear] qua, han fatto un, un rastrellamento, una cosa, qualcuno e cosa, c’è stato guardi una cosa, a raccontarla così sembra che sia impossibile che sia successo tutte quelle cose. Mi ricordo poi anche tra i partigiani c’era l’invidia, c’era la cgil, c’era, c’era, quelli di Mao e c’era quel, tra loro c’era, era diventato una, una cosa tremenda, in tutte le cose, bisognava fare attenzione perché se ti scappava - Allora ammazzavano la gente come ammazzare un coniglio eh, abbiamo passato dei, dei periodi che raccontarlo sembra impossibile, una cosa, una cosa terribile è stata proprio un. Una mezza invidia che avevano con uno si vendicavano, dicevano ‘quello è fascista’ lo facevano uccidere o altrimenti gli facevano dei dispetti, ho passato dei momenti triste ma triste, triste proprio, una cosa che guardi io alle volte mi viene ancora a raccontarlo ancora mi viene la pelle d’oca perchè è stato proprio. Poi il bombardamento non ne parliamo perché quello è stato, eh.
SU: Esatto, il giorno del bombardamento lei dove si trovava?
GO: Io, ero proprio lì, nel bar Riviera che c’è li in piazza, eravamo lì nel dehors, ho visto proprio il, quando è arrivato l’apparecchio, perché allora sentire un apparecchio era una cosa [laughs], non come adesso, che ha sganciato proprio le bombe, proprio lì, allora non c’era ancora quel palazzo che c’è adesso lì, lì c’era i giardini pubblici. Lì dove c’è quel, quel coso lì, quel palazzo lì, palazzo del sole si chiama. Allora lì, era tutto libero, lì c’era i giardini pubblici e si vedeva solo l’ospedale che c’era ancora adesso lì, lì ha sganciato le bombe lì. L’apparecchio era italiano, non era estero eh, perchè si vedeva bene, anzi poi, noi quando ha cominciato a, perchè poi ha cominciato a mitragliare la gente che scappava, noi eravamo lì ci siamo messi nel, nel cortile lì c’era una grotta ci siamo infilati lì sotto per non uscire. Quando sono uscito che sono andato lì in piazza era un disastro, gente lì sfracassata, tu - tutta a pezzi, tu - tu - una cosa, una cosa terribile via. E poi il giorno dopo era arrivato la, i tedeschi e la Repubblica, c’era stato la colonna lì, han bruciato diverse case lì in Gioliani [?], lì a San Rocco tutto lì venendo sù. Perché poi lì cosa è successo, che i partigiani erano sopra appostati hanno sparato alla colonna repubblicana che veniva in Dogliani, e lì è stato quello che, che ha fatto traboccare il vaso, che poi gli hanno bruciato le case, sono già venuti con l’intenzione di bruciarle non si sà. Comunque allora dicevano che, perché lì c’era una donna con una figlia qua a Dogliani, gente che veniva da Torino che era sfollata lì, dicevano che era una spia e gli avevano tagliato i capelli sia alla figlia che a, alla madre. E quello che è venuto a bombardar - ha bombardato Dogliani era, era lì a far servizio a coso, qua, adesso i nomi mi sfuggono, un po lì vicino a Fossano dove c’è i, Levaldigi. C’è il campo di aviazione, lui era lì come pilota, dicevano non so se era il compagno o se era il marito, che era, comunque per vendicarsi è venuto a bombardare Dogliani. Perchè si vedeva bene dal coso, perché era proprio basso, proprio altezza di case quasi eh, quando ha sganciato la bomba, una l’ha sganciata lì dove c’è, adesso c’è il cinema, lì c’era una, una pompa, poi c’era una galleria lì l’ha presa proprio in pieno e poi ha preso lì in pieno una casa lì dove c’era una sartoria con, con la famiglia Giaccheri è stata quasi tutta, tutta morta, che poi i figli e i nipoti sono poi rimasti in Australia vivono ancora adesso in Australia. Comunque lì è stato un disastro proprio, è andata bene che doveva esserci una sepoltura, poi l’hanno rimandata altrimenti c’era tutta la gente lì e avrebbe fatto un massacro completo. È stata una cosa, io poi sono venuto su e quello mi è rimasto, ancora adesso ogni tanto te lo sogni di notte eh, quella cosa di vedere una testa da una parte una gamba dall’altra, una cosa proprio, nei nostri posti che non avevamo mai visto una cosa del genere, una cosa brutale proprio, all’indomani ancora è venuto la colonna ancora ha bruciato case e ancora ammazzato della gente, ancora il giorno dopo.
SU: La città non si sarebbe mai aspettata di subire un bombardamento, di essere attaccata da?
GO: Ma neanche per sogno, puoi immaginare. Qua non c’era, non c’era niente da distruggere. Se non l’han fatto per, proprio per quello, per una vendetta lo han fatto. Perchè altrimento che, cosa fare? Qua a bombardare cosa? C’era mica niente da bombardare non c’erano ne fabbriche, ne ponti, ne niente, proprio è stata una vendetta di questo qua che, chè così, perché avevano tagliato i capelli dice - alla moglie o alla compagna chi era e alla figlia.
SU: E lei personalmente come ha reagito a questi due giorni, il giorno del bombardamento
GO: E guardi poi io
SU: e il rastrellamento successivo?
GO: Sono scappato, sono andato di nuovo nei partigiani o cosa, ero, ero in campagna o cosa. Perchè proprio mi è rimasta, anche i miei poi erano sfollati erano andati via anche i miei, miei genitori e tutto, eravamo tutti nei partigiani e i, i miei fratelli e tutto. I miei fratelli, uno il più vecchio era ella banda Lulù che era una squadra di sette, dieci o dodici elementi e o cosa, e io invece ero con un genio che è stato la rovina dei partigiani qua. Perché ha fatto delle cose. Perché poi la disgrazia più grande e quando Lulù è andato a Fossano che, a liberare i politici e invece dei politici sono usciti tutti, delinquenti, non delinquenti e si sono sparpagliati in tutta, da - dalla langa a qua e ne han fatte di tutti i colori, han rovinato anche il buon nome dei partigiani e tutto. Perché lì non erano gente che erano lì in galera per il partito o per il coso, lì erano perché ave - erano delinquenti e quando sono andati lì han liberati tutti, credevano che erano politici, che erano politici e fra l’altro c’ero anche io quando abbiamo aperto tutte ste, le carceri eh. Avessi visto sono usciti tutti di lì, delinquenti non delinquenti, e invece di fare un piacere ci siamo creati un danno, per tutti eh, per il nome dei partigiani per il nome di tutti, si sono sparpagliati qua nelle langhe, si sono infilati coi partigiani o cosa e ne hanno combinate di tutti i colori.
SU: Una volta che la città è stata attaccata e il, quel giorno. Temevate che potevass - che potesse risuccedere?
GO: E no, poi non è più successo sa perché? Perchè poi si sono venute a stabilire qua la Repubblica. Lì al ristorante Reale e nel, nel coso di Einaudi, lassù c’era, c’era un comando de - delle, delle brigate nere. Allora era più tranquillo perché c’erano loro capito? C’erano i partigiani qua intorno, poi è successo che hanno fatto un’alleanza di non disturbo, mi ricordo tanti anni fa, tanti anni fa, allora, in quei tempi siamo andati a parlamentare con la Repubblica lì al Reale, c’era l’albergo Reale, lì in piazza principale di Dogliani e siamo andati a parlamentare per non, lasciar perdere che ormai la guerra era, era già lì, mentre che sembrava dovesse finire via, dovesse cosa, l’alleanza di non disturbarsi ognuno faccia se - il suo coso e via, si è creato abbastanza tranquillità diciamo. Tranquillità per modo di dire però via, loro non si, non ci attaccavano noi non attaccavamo loro e andato avanti così per e ha fiorito [?] c’era anche un’altra squadra di repubblicani, al Leon D’Oro ce ne era degli altri, erano, si erano stabiliti qua a Dogliani perché qua attorno allora c’eran tu - tutti i partigiani eh, qua la Langa era tutta piena, di partigiani e coso, e allora di lì loro vivevano tranquilli qua noi si viveva tranquilli nella Langa e coso e via aspettando che arrivasse l’armistizio. Che poi quando è arrivato il, che poi siamo andati a Torino coi camion tutto a festeggiare a fare, poi a Torino è successo anche la, poi è successo che c’è i repubblicani o cosa lì, le vendette, le, pfuu. Torino guardi è stato lì casa Reale mi ricordo quando è arrivato, è arrivato gli americani lì nella casa Reale noi eravamo lì, partigiani vivevamo lì nella casa Reale o cosa [laughs], sono arrivati lì, sulle macchine sui cosa, avevano di tutto. Noi non avevamo ne sigarette, ne niente quello lì erano pieni di cioccolato, caramelle, tutte di tutto, ci sa [laughs] abbiamo sbarazzato tutte le macchine c’han - c’hanno mandato via. Ci hanno detto ‘basta, adesso voi altri ve ne andate di qua’ noi, hoop, è stato, guardi è stato raccon - racconti da favola proprio, via, una cosa.
SU: E poi lei quando è tornato a Dogliani dopo la guerra?
GO: E dopo la guerra, quando è stato l’armistizio o cosa e siamo ritornati a casa e via, abbiamo preso il nostro lavoro. Io mi sono messo a lavorare alla fornace avevo quattordici anni andavo a, quindici andavo alla fornace qua, infatti quando sono andato in pensione le prime, le prime marchette le avevo del ‘43, dunque, per il primo anno che prima di andare nei partigiani lavoravo alla fornace poi l’avevo di nuovo nel ‘46 quando poi, quando ‘45 finita la guerra noi nel ‘46 andavamo di nuovo a lavorare alla fornace, finché poi ho fatto il militare, ero autista a un colonnello da militare. Perché allora chi avesse la patente non c’erano tanti eh, che mi ricordo io avevo fatto il militare a Pesaro eravamo in cinquemila milit - cinquemila reclute a cosa a fare i campi, lì a Pesaro e saremo stati trecento quattrocento che avevamo la patente [laughs] allora. Adesso ormai ce l’hanno tutti a diciotto anni, allora io l’avevo presa a diciassette, perché allora in quegli anni lì se il papà firmava la responsabilità la potevi prendere un anno prima, a diciassette anni prendevi già la patente e infatti io preso prima patente l’ho presa a diciassette anni, avevo speso cinquecento lire a prendere la patente in quegli anni. Via, io la vita poi l’ho vissuta bene perché ho sempre lavorato giorno e notte proprio lì ho lavorato trent’anni dal mio principale finché è morto, ho lavorato lì. Ho fatto una volta otto giorni di ferie in trent’anni, quasi [?]. E cosa, poi di lì lui quando è mancato ha dato via l’azienda e io non mi trovavo bene, ho cambiato sono andato a direttore vendite a Roveto e di Cherasco e ho finito i miei giorni lì, diciamo. Non i miei giorni [laughs] ma la mia attività lavorativa l’ho finita lì. Il pollo ora era, pensi che allora si macellava da ottanta a centomila polli la settimana, eravamo un bel - bello smercio avevamo una bi [?] avevo una bella clientela, molti clienti erano amici perchè ho cominciato proprio dal principio lì i primi allevamenti di polli. Perchè allora polli io mi ricordo il ‘43, del ‘52, ‘53 polli si faceva un po’ di mercato ma qualcuno che proprio, la massaia che portava tre o quattro polli lì a vendere in piazza eh, era poco, poi è cominciato gli allevamenti pian pianino, poi è venuta un’invasione di polli che è stata una cosa. Io ho lavorato, ho cominciato tra i primi, molti clienti erano amici infatti quando sono andato via da quella ditta lì, che sono andato nell’altra ditta i clienti glieli ho presi quasi tutti, i clienti miglio - che ave - aveva lì, infatti loro dopo due anni hanno chiuso la ditta perché i clienti glieli ho presi tutti. Ero io via, oltre che un [unclear] detto ma avrebbe, avevo fatto un’amicizia come clienti perché sono stato uno dei primi a vendere i polli da allevamento in giro. Tutto, tutta la Liguria facevo da Genova fino a La Spezia tutti, quasi tutti i giorni, facevo centomila chilometri all’anno con la macchina eh, in quei tempi. I primi facevo fare, ho fatto il tirocinio andavo io a fare le consegne perché avevo le chiavi di tutti i negozi perché allora col camion se non scaricavi ve - alle tre alle quattro dopo mezzanotte, Genova o cosa in quei cavucci [?] non entravi coi camion eh, perché le macchine una cosa e l’altra, invece lì avevo le chiavi aprivo i negozi scaricavo la roba ai clienti, facevo il mio giro e tutto io al mattino alle sei o alle sette avevo già finito le consegne ai clienti e coso, con le chiavi e tutto, gli mettevo la roba in frigo, tutto a posto, via, anche per quello che poi questi clienti mi rispettavano, perché per tutte, passavo in mezzo alle notti, a portarci la roba e tutto e o cosa e allora i clienti, quei clienti lì me li ho porta - portati finché ho smesso di lavorare lì.
SU: va bene, grazie mille signor Oderda per aver lasciato questa testimonianza.

Collection

Citation

Stefano Usai, “Interview with Giovanni Oderda,” IBCC Digital Archive, accessed November 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/7762.

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