Interview with Ettore Raffin

Title

Interview with Ettore Raffin

Description

Ettore Raffin describes his early life in wartime Cordenons, his father being in America and his brother at Friedrichshafen. Remembers watching masses of aircraft heading north en route to targets in Germany. Maintains that bombers took off from bases in the Indian Ocean. Mentions the frightening presence of "Pippo" which bombed and strafed the nearby railway line. Stresses constant fear and recalls public executions, roundups and anti-partisan repression. Mentions occupation by Cossacks and remembers clandestine short wave radio listening to London and Moscow. Recalls the end of the war and highlights the multinational character of Allied occupation forces.

Publisher

IBCC Digital Archive

Date

2016-12-10

Contributor

Peter Schulze

Rights

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Format

00:23:07 audio recording

Language

Type

Identifier

ARaffinE161210

Coverage

Spatial Coverage

Transcription

MDB: Allora, buongiorno Ettore.
ER: ‘giorno.
MDB: Cominciamo oggi l’intervista per l’International Bomber Command.
ER: Adesso si parla, adesso si parla degli aerei inglesi.
MDB: Sì. Eh, cominciamo l’intervista per
ER: Io ti faccio presente adesso eh, ti spiego.
MDB: Sì, cominciamo l’intervista per l’International Bomber Command.
ER: La linea di ferroviaria
MDB: Sì.
ER: Che va da Mestre da Trieste era tutta così, un coso, e gli inglesi, di notte viaggiavano inglesi e stavano a, come si dice, a guardare, sì a guardare, a mitragliare e a mettere giù bombe sopra la ferrovia perché passavano i mezzi tedeschi, e di quello che mi ricordo così e si chiamava Pippo [emphasises] l’aereo. Era inglese. Viaggiava di notte. Era uno solo. E si davano il turno, si vede faceva certe ore poi e di nuovo un altro tutta la notte era così, protetta, no protetta, era, era, come si dice, quando, quando succedeva, quando vedevo una un coso, la ferrovia, treni correre pieno di militari o pieno di armamenti, loro venivano giù, ma solo, ma solo, e tutte le notti era questa cosa eh. Si chiamava Pippo questo aereo. Già si vede che aveva proprio il suo turno. Uno faceva non so quante ore poi un altro. Poi io te ne dico un’altra. Qui sopra il mio, nostro tetto qua, per giornate intere abbiamo visto gli aerei americani a squadriglie a sei per sei, eh. Succedeva che quando, succedeva che quando, succedeva che quando, uno si guastava allora non proseguiva perché questi aerei andavano tutti in Germania a bombardare. Qui non succedeva niente, qui viaggiavano a sei per sei e venivano, insomma portati dei caccia americani, no, le squadriglie, tutti, tutte si chiamavano fortezze volanti, ecco. E poi succedeva che qui non c’era niente, non c’era contraerea, però, neanche i tedeschi non avevano più tanti, tanto caccia da, portarci, portarsi dietro però era successo, succedeva invece che quando, con il viaggio lungo, perché questi venivano, adesso ti dico dove, di quello che si è saputo. Venivano da, aspetta, aspetta, aspetta un momento che, deve venirmi sai, dunque sì, sì, dall’Oceano Indiano, eh, sai dov’è l’Oceano Indiano? Ecco, sulle isole là, su quell’isola partivano da, tutti questi aerei, sai, ma per una giornata intera sai, eh, e sei per sei, poi succedeva però che col viaggio qualcuno si guastava, sì, o il motore o non so neanche, tornavano indietro e scaricavano le bombe. Però non hanno mai scaricato le bombe sui posti dove c’era abitazione, cercavano di sganciarle sui posti non si può dire che noi non ci ha fatto niente queste cose qua anzi noi dicevamo e ora che cominciamo a vedere gli americani, inglesi, eh? E come la stessa cosa ti dico e qua la scuola nostra avevamo e inglesi e quelli non possiamo dire niente noi, tutta brava gente. Ce n’erano di tutte le razze, sudafricane, neo, aspetta, indiane, Sudafrica, poi, sta’ attento, tutte intorno avevano le colonie, avevano, erano, poi c’avevano insieme i polacchi [cosacchi] anche e qui io ti posso una cosa dei polacchi questa che è stato un periodo che sono venuti i polacchi [cosacchi] qua, e avevano coi cavalli tutti i suoi mezzi e si sono fermati qua e poi sono andati su per San Quirino, forse sono stati mitragliati dai inglesi perché qua gli inglesi aveva più potere degli americani. Poi ti dico della base americana qua. Quando son stata liberata, prima sono venuti gli inglesi a liberarla, poi sono, poco tempo dopo sono arrivati gli americani. Gli americani hanno messo la base, la base aerea di Aviano. E noi possiamo, mai nessun contrasto con loro, sono stati smistati a fare il suo mestiere a noi ah sì anzi avevamo il piacere di vederli. Poi spiegavano questa cosa. Io vado avanti, così capiscono cosa vuol dire, quando abbiamo visto gli Americani inglesi siamo stati molto contenti.
MDB: E quando scattava l’allarme, cosa, cosa succedeva?
ER: Cosa?
MDB: Quando suonava l’allarme, la sirena d’allarme.
ER: Oh, non suonava l’allarme, guardi, niente.
MDB: No?
ER: No, perché qua non bombardavano. Venivano su dall’Adriatico, prima su dall’Oceano Indiano e andavano su, attraversavano l’Africa là, penso là, e poi venivano su la, imboccavano l’Adriatico e su diretti per l’Adriatico, sopra l’Adriatico, non c’era contraerea, non c’era niente e venivano su, e passavano e andavano su diritti su in Germania. Poi il ritorno non veniva giù di qua, andavano in Inghilterra, tornavano a caricarli di nuovo per bombardare, tornare indietro e bombardare. Perché la Germania era rimasta tutta a pezzi, eh!
MDB: Ehm, e prima della guerra, si ricorda cosa faceva, aveva fratelli, sorelle? I suoi genitori cosa facevano prima della guerra?
ER: Oh i miei genitori. Mio papà era in America, mia mamma era qua, abitava qua con le mie sorelle e mio fratello. Però mio fratello non è stato in guerra perché mio fratello, un anno prima che cominci la guerra è stato richiesto in Germania, perché faceva il falegname. Era a Friedrichshaven e là, è sempre stato là fino alla guerra. Ha sempre lavorato in Germania per i tedeschi. Poi quando è venuto indietro, è venuto indietro per la Francia, mio fratello. Però, come ti dico, altre cose. Io ho visto sai cosa anche. Che quando a Trieste, Trieste cercavano di lasciarlo agli slavi, agli iugoslavi. Ed è intervenuto perché il signor Churchill aveva proprio, come si dice, Trieste perché vada in mano agli iugoslavi. Invece sono, poi sono arrivati gli americani. Io ero a Pordenone che avevano messo i treni che venivano arrivavano e gli americani, gli americani hanno bloccato tutto e Trieste è rimasta italiana. Hai capito?
MDB: Ehm.
ER: Dimmi.
MDB: Cantavate qualche canzone, qualche, facevate qualche preghiera durante?
ER: No, no, non si usava qua.
MDB: Ehm, non so, ha qualche altra, si ricorda qualcos’altra, qualcos’altra da raccontarmi riguardo a?
ER: Io posso dire, quello che mi è successo a me.
MDB: Racconti pure.
ER: Dunque un giorno, eravamo quattro di noi, tre erano del ’25, io ero del ’26, era settembre, siamo andati su per la campagna, andavo a prender uva sai, su, dove c’era qualche vigneto. Sul ritorno, sull’incrocio della via maestra, quell’incrocio che è qua su sai, quando vai su verso Via Cervell, quell’incrocio, quando c’è quell’incrocio lì, poi vai su, vai su verso la campagna ma vai dai su vabbè, là succede torniamo indietro a piedi era di domenica [pause] siamo sulla strada, sull’incrocio, vediamo che la via maestra viene una camionetta col mitra, si col mitra, col mitra, colla mitragliatrice sopra coi tedeschi poi c’hann visto [Mimics orders shouted in German] la lingua non si capiva. Si sono fermati lì faceva adesso c’è un giardino lì, faceva angolo così, si sono messi là, sopra eran due quelli lì, uno l’han impiccato in piazza, il giorno dietro, e l’altro è stato ucciso su per Bicon, sai Bicon, sicché fermati solo ti giuro due di loro col mitra ci hann toccato armi non ce ne avevamo e hann detto ‘andate, andate pure’. Sicchè veniamo giù per la Via el Zervell quando siamo con quell’osteria là erano tutti che giocavano a carte. Siamo andati dentro scappate che sono i tedeschi che vanno a rastrellare e io sono andato, lasciato la borsa e sono andato a casa mia. Quando ero a casa mia io ho sentito [makes a machine gun noise] in piazza, adesso ho detto ‘ammazzano qualcheduno!’. Succede che quando, gli altri sono andati, sono i miei amici che eravamo assieme, sono andati ognuno per conto suo, io sono venuto a casa. Ho sentito [unclear] e la figlia, e succede perché dopo quella cosa che è successo dopo l’ho saputa da uno che era in Argentina con me, un mio paesano, che è scappato per poco, per poco. Perché è successo questo: hanno bloccato il cinema, una volta dal cinema in piazza c’era una mula davanti, era una folla, i cancelli erano tutti aperti e il cinema, erano dentro al cinema solo che arrivano i tedeschi e questa, sempre questa camionetta. E tutti cercano di scappare di qua, di là.
MDB: Ci fermiamo un attimo. Allora riprendiamo. Stava raccontando.
ER: Allora succede che questo. Che quando siamo, sì, io sono a casa mia e sento una mitragliata.
Unknown speaker: porta chiusa.
ER: Bene.
Unknown speaker: devo far el giro de qua, porta chiusa.
ER: Uno era, erano diversi partigiani dentro. Sicchè lui, questo qua che ti dico io, era scappato, e l’hanno preso, l’hanno messo sulla camionetta, assieme con quei due che avevano lì uccisi e anche lui dovevano ucciderlo perché avevano trovato la pistola. Questa me la raccontata lui. Sono rimasto quando me l’ha detto ‘lei non porta’. Arrivato lo hanno detto sicchè uno dei partigiani va di dietro per la via Nazzario Sauro con la bicicletta per andare ad avvertire altri partigiani che erano giu’ per cortina o giù di là. Questo quà prende la bicicletta, prende la strada per andare giù in cortina dentro il municipio. Quando in piazza erano lì con la camionetta han visto uno di corso in bicicletta, han cercato di sparargli, ma poi non han potuto perché c’era il municipio però di là era l’altro lato aperto. Quando lui è arrivato ha imboccato la strada per andare giù han cominciato [makes a machine gun noise] hann ucciso. Quello era un Raffin come mi chiamo io. E’ caduto nella canale, c’era la canaletta d’acqua, è caduto là. E così è successo. Hai capito, l’errore?
MDB: E se dovesse descrivere diciamo il periodo con qualche emozione, che cosa, che emozioni userebbe?
ER: Di che, di cosa, non ho capito, non capiso.
MDB: Se dovesse descrivere quel periodo con qualche emozione, tipo paura, tristezza, cosa userebbe?
ER: Sempre paura, caro, sempre paura.
Angela Piccin: Tanta paura, sempre.
ER: Sempre paura.
MDB: [unclear] Un giorno succede che le voci dicevano che sta avvenendo un rastrellamento, e la gioventù sai. Sicché bene mi dice la mia cugina che abitava di là ‘Ettore, ti dico io se c’è qualcuno la mattina presto’. Sai perche’ quando sei giovane, dorme di più la domenica, boh, niente. La domenica dietro, no, l’altra domenica, abbiamo detto, eravamo d’accordo col prete è siamo andati a dormire sopra la chiesa, abbiamo passato la notte là e poi torno indietro, niente.. Va bene, sai, la domenica dopo è successo che erano, son venute sicché mia cugina mi ha avvertito e io sono scappato. Sono andato da mia sorella che c’aveva, sopra il granaio aveva un, come una cameretta col, proprio col balcone e là, son rimasto là. Ma gli altri venivano non so, se c’era a casa mio padre, portavano via mio padre perché se non mi trovavano a me perché c’avevano una lista. E allora è andata liscia. E ho saputo della cosa qua, del, dei tedeschi in quella volta che è stato al cinema uno che mi ha detto, mi ha spiegato, mio paesano, che qua lui, lui era stato preso, sei stato fortunato ho detto perché ‘vara, perche’ era la pelle sicura eh!’ [unclear] Non era, non bisognava avere avvocati, non c’era niente da fare. Ah no.
MDB: Ha qualcos’altro da aggiungere, non so, vuole raccontare qualche altro aneddoto, che si ricorda?
ER: Eh sono quelle che cose, perché sì io non sono mai stato tanto, non andavo tanto in giro io. Perché meno che andavo in giro, eh! Perché dico anche una cosa. Quando sei giovane ti viene neanche la voglia di vedere quelle cose là, perché la prima cosa che mi ha, la prima, la principante è stato che io non andavo fuori di casa però ho sentito che è stato impiccato in piazza questo, ho detto a mia mamma ‘adesso io vado a vedere’ e sono andato di lì piano piano sul difuori e sulla curva la via si vedeva il municipio, si vedeva quello là appeso. E son venuto via perché ero, una roba, perché qua erano i fascisti. Però altra, ti dico un’altra cosa. Però anche i tedeschi, quelli che erano qua, quelli che erano qua alle scuole, per questi portavano rifornimenti sul fronte. Perché giù in Italia c’era il fronte, e quando, e questi loro non facevano niente a noi. E loro avevano un rifornimento del coso, del materiale doveva succedere in guerra. Però ti dico un’altra. Che sono rimasto male anche sai perché? Perché dove c’è il bar dietro al campanile, una volta c’era il consorzio agrario. Lo gestiva mio cognato. Senonché mio cognato un giorno mi dice ’Ettore, vien a darmi una mano’. Che là prendevano su, il girasole sai, io per girarlo, punto in bianco i balconi erano aperti e le scuole, tutto là, fuori da scuola erano due di guardia, due tedeschi, [unclear], viene giù di una piazza vestito da partigiano col mitra e con la bicicletta. Erano gli ultimi giorni della guerra, erano, sì, era per finire. Senonche’ questo qua viene giù, ti chiamano fuori tre di loro, sai, loro perché noi avevamo i balconi al piano terra perché eravamo lì davanti dalla scuola, l’hanno fatto prima gli hanno levato le armi che aveva e poi, sui locali che son di qua, l’han incantonato [?] e poi gli hanno sparato, tre di loro [makes a machine gun noise] è stata paura, caro, quello che mi ricordo. Non posso ricordarmi tutto, sai? Tante cose eh, tanti anni. L’ho detto: di queste qua non mi sono mai dimenticato. Anche degli aerei tutto. Io non ho mai visto tanti aerei come, mi davvero, ma facevano rumore assai, tutta la mattina. [pause] Ciò, andavano sei per sei sai, e tutti carichi eh. E gerano, le fortezze volanti, sono e sarebbero quelli che hanno messo la bomba atomica là in coso, in Giappone, sì, questi era, quel tipo qua, quel tipo qua, di quello che ho sentito. All’inizio era un po’ più grossi di queste. [unclear] Eh, dai caro mio!
AP: Gera una paura, paura per tutto!
ER: Le squadriglie, Madonna! E gera tuti quei aerei la! E sai, son tanti anni, non mi ricordo più tanto, tanti , io non, non mi son mai messo fuori di casa, mai! Io sono sempre stato chiuso qua, o da mia sorella che abitava in Via Nazario Sauro, sono sempre stato, hai capito? Di quello che so io, che perche loro.
AP: Perche quando c’e’ la guerra bisogna esser contenti.
ER: Noi si sapeva le cose, sai perché? Mio cognato aveva una, la radio. Era un portare [?] abbastanza buono. Mettiamo le onde corte e si prendeva London. Faceva tutto [hums the the first notes of Beethoven's 5th Symphony] era, loro ci spiegavano in italiano e se no Radio Mosca prendevamo. E sapevamo certe cose, anche del fronte, tutte ste cose. Quelle erano le cose che non si potevano sapere qua.
MDB: Bene, se non ha altro da aggiungere, io spengo il registratore. Non so, ha qualcos’altro ancora? Si ricorda ancora qualcosa?
ER: Se mi viene in mente, ti chiamo.
MDB: Va bene. Allora io spengo qui, la ringrazio per l’intervista.
ER: Sì.
MDB: E grazie di tutto.

Collection

Citation

Marco Dalla Bona, “Interview with Ettore Raffin,” IBCC Digital Archive, accessed July 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/719.

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