Interview with Paola Rinaldi

Title

Interview with Paola Rinaldi

Description

L’intervistata è Paola Rinaldi, nata a Pistoia il 2 giugno 1937, assistente sociale. L’intervista è effettuata da Claudio Rosati presso la sua abitazione a Pistoia, il 4 agosto 1983. Paola Rinaldi è più volte sfollata con il fratello e la madre. Il padre era maresciallo, dopo l’Armistizio fu arrestato e portato a Campo di Marte. Durante lo sfollamento a Ponte alle Tavole, ricorda l’aggressiva presenza dei soldati tedeschi, da lei definiti SS, i quali, per evitare di tornare al fronte, ruppero le ginocchia ai loro cavalli. Sfollò a Piteccio, luogo ritenuto sicuro dalla madre. In seguito al bombardamento del paese i tre andarono a Firenze, dove vivevano alcuni zii; vengono ricordati problemi di igiene e la fame. Presso il dopolavoro ferroviario uno zio lavorava come uscere. Lì vi erano rifugiate circa duecento persone. Nel dopoguerra le difficoltà principali furono la mancanza di denaro e di cibo: la madre affittò una camera a un americano e mandò i figli a chiedere cibo ad americani e inglesi. Il padre, tornato a Piteccio, incontrò iniziali problematiche nel cercare lavoro.

The interviewee is Paola Rinaldi, born in Pistoia on 2 June 1937, social worker. The interview was conducted by Claudio Rosati in his house in Pistoia, on 4 August 1983. Paola Rinaldi was evacuated multiple times with brother and mother. Father was a non-commissioned officer: after the armistice he was arrested and taken to Campo di Marte. While evacuated at Ponte alle Tavole, she saw aggressive German soldier (identified as SS) who broke their horses’ knees as to avoid being sent to the frontline. Then she moved to Piteccio, which mother claimed it was a secure location. Following its bombing, they moved to Florence where their uncles lived; she remembers scant food and poor sanitation. One of the uncles worked as doorman at the railwaymen’s recreation club – 200 evacuees were temporarily housed there. In the post-war period, the main issues were lack of money and food. Mother took in a US soldier as lodger and sent the children begging American and British troops for food. Father, once returned to Piteccio, initially struggled to find work.

Creator

Date

1983-08-04

Coverage

Language

Type

Format

00:17:06 audio recording

Publisher

IBCC Digital Archive

Rights

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Identifier

MB CR 1 437 B

Transcription

PR: [incomprensibile] perché noi eravamo sotto i ponti della Porrettana, c'era i tre ponti ferroviari della [?] Porrettana [incomprensibile] e il primo bombardamento avvenne di notte, infatti eravamo [?] a letto, si sentì dei grandi botti [incomprensibile] le finestre eran proprio [incomprensibile] si vedeva Pistoia tutta in fiamme e poi [incomprensibile] avea du anni [?], però si rendeva conto che [incomprensibile] ma la paura più grossa si ebbe al primo bombardamento di Piteccio [?] poi fu bombardato il ponte a Piteccio, famoso che crollò [?] [incomprensibile] io e [incomprensibile] eravamo nel fiume [incomprensibile] e le macerie, la polvere [incomprensibile] arrivarono fino da noi [incomprensibile], arrivarono proprio, e io ricordo che tra queste [incomprensibile] di polvere, sassi [incomprensibile] che sulla strada non si vedeva più [incomprensibile] pieno di polvere così, passò uno che poi la mamma [incomprensibile] impazzito [?] [incomprensibile] disse 'mi son morti tutti, mi son morti tutti' e in effetti in quei bombardamenti gli eran morti [incomprensibile] i genitori, la sorella, insomma tre o quattro famiglie e lui che non sapendo come fare, ripartì, prese la bicicletta e andò [incomprensibile] ma perché era mezzogiorno ma sembrava fosse notte, sera insomma perché avessi visto la polvere, altissima [enfasi]. Io ricordo che fossero stati presi, e loro [incomprensibile], io ricordo che il ponte fu [incomprensibile] alla fine, io ho ricordo di questi bombardamenti [incomprensibile]. E da lì noi poi si, capendo che potevano bombardare anche quello sopra la nostra testa, allora si andò via e si andò al Piestro, che di’, era vicinissimo. Quindi ci fu un [incomprensibile] bombardamento e allora si incomincia a aver paura e s'andò a Ponte alle Tavole, a Ponte alle Tavole [pausa] sai io ero piccola, [incomprensibile] t'aveo un pochino accennato [?] se penso ora alla mia infanzia, i primi ricordi son quelli della guerra, è come se io non, il primissimo ricordo della mia vita [incomprensibile] fu il ritorno del babbo a casa, dalla, dall'Africa, no, fu dall'Africa che io aveo tre anni, poi lui ripartì per l'Albania, io ho un vuoto e poi c'ho il ricordo di, del tempo di guerra [incomprensibile] però, siccome sono praticamente nata alla vita con la guerra, non ho un ricordo inizialmente terribile, perché, perché c'ero, con naturale, capito?! Io c'ho il ricordo del campo [?] che io partivo sempre [incomprensibile] all'inizio, c'aveo la gallina, la gallina che mi faceva l'uovo e la bambola [incomprensibile] la mamma [?] mi diceva, aveo tre anni, mi diceva 'porta un fagottino, mettiamo con le scarpe [incomprensibile]' e 'no, no' dico 'io i mi oggetti ce l'ho di già', che era la bambola e la gallina, poi la gallina fece una brutta fine al Piestro perché la misi, la misi nel pollaio comune e la sera la trovai morta perché sai l'altre galline non accettano [incomprensibile] e quindi [incomprensibile] poi è stato un po' una peripezia i vari sfollamenti, perché noi a Pistoia con la paura dei bombardamenti non si voleva più tornare, dunque, prima ti ho parlato della fame [?], ti ho parlato del Piestro e ti ho detto che s'era a Ponte alle Tavole, a Ponte alle Tavole arrivarono i tedeschi e penso [?] fossero proprio delle SS e stettero un bel po', portarono i cavalli, loro dovevano ritornare al fronte con questi cavalli e erano, avevano un atteggiamento fra di loro molto freddo, per questa paura del fronte e quindi anche molto aggressivi nei confronti della popolazione e poi ruppero i ginocchi ai cavalli per non andare al fronte che comunque la situazione era un po' preoccupante anche perché i bengala in continuazione [incomprensibile] i bengala, no?! per illuminare la città, allora si diceva 'se buttano i bengala, loro bombardano ancora' perché i bengala era per localizzare –
CR: Per localizzare i punti da colpire.
PR: I punti da colpire, a quel punto lì si dice 'è estremamente pericoloso rimanere a Pistoia', noi avevamo tutti i parenti a Firenze, Firenze era stata dichiarata città bianca, quindi si dicea che non sarebbe stata bombardata, si decise di andare a Firenze, [incomprensibile] non c'erano mezzi di comunicazione, treni fermi, tutto fermo, si partì in bicicletta, io aveo sei anni e Paolo otto, la mamma prese la bicicletta da uomo, perché? perché lei con portò due sacchi di farina e li legò al manubrio e da lì [incomprensibile] solo le cose del ricambio personale nostro, sulla bicicletta da donna io ero sul sedile e Paolo pedalava, però si partì alle cinque e si arrivò la sera all'otto, due bambini, ti puoi immaginare, io stanca di star seduta, lui stanco di pedalare e s'arrivò e fu abbastanza, ecco, ricordo quasi con più terrore il periodo di Firenze, perché innanzitutto incominciò il problema della fame, perché qui, qui nelle campagne, perché la mia mamma per trovare un [incomprensibile] era cugina di primo grado famiglia Fernelli [?] che tu dovresti conoscere, famoso, cioè lui è il padre di una [incomprensibile] è stato comunista proprio di quelli, perché ha costruito quasi tutta la casa del popolo a San Felice da sé insomma, è stato un compagno, eravamo loro cugini, quindi noi andammo al Piestro in casa di loro ed era [incomprensibile] magari stando in campagna era sempre una risorsa ecco, invece a Firenze abbiamo quasi patito la fame ecco, perché c'era [incomprensibile].
CR: [incomprensibile] dei bombardamenti [incomprensibile] o c'era una preoccupazione quotidiana, un'ansia, oppure no, va bene, è un fatto che c'è [incomprensibile]? Non so se [incomprensibile] una domanda in questo modo ecco, ma che diresti te?
PR: Ma, senti, forse sai ero –
CR: [incomprensibile] qualcosa della vita, nel modo di vivere della gente, un giorno [incomprensibile] bombardo dall'alto –
PR: Non so se quanto ti posso rispondere perché ero molto piccola, a me pareva che la gente continuasse la sua vita, però mi ricordo che la mamma mia era molto in apprensione per questa cosa molto pericolosa [?] poi fra l'altro noi finché siamo rimasti a Pistoia avevamo il rifugio proprio di fronte –
CR: [incomprensibile].
PR: Sì, sì, perché ecco, tornando un passo indietro, c'erano, ogni tanto venian le sirene, no?! tipo dell'allarme, veniva [incomprensibile] da quest'allarmi, però Pistoia poi non era ancora mai stata centrata e quindi si andava nel rifugio ecco e senza una grande convinzione perché non so se in fondo al [incomprensibile] perché i rifugi che erano messi [incomprensibile] dove c'eran quelle case, lì c'eran due [incomprensibile] quindi puoi immaginare [incomprensibile] anzi, ripensandoci ora penso che fossero trappole e basta [incomprensibile] due o tre metri di terra e basta, capito, cioè come viveano gli altri io, sai com'è, tu devi sempre sopravvivere anche se tu sai che tu sarai bombardato, però la tentazione mia era un po' della gente in maniera molto orientata sapere che cosa avrebbero bombardato, se dava importanza ad una cosa e non a un'altra, per esempio sulla Porrettana non c'era questa informazione che era pure una via molto importante, capito, cioè la gente non si rendeva conto del grado di pericolo in cui viveva perché ci poteva essere un luogo che era più o meno tranquillo, Pistoia era da prevedere insomma, sia per la Porrettana, sia per la San Giorgio, sia per Campo Tizzoro che facean le armi lassù. le munizioni, capito?! invece la gente in questo senso era disorientata e [incomprensibile] quando [incomprensibile] ci fu una specie di legame spirituale tra tutte le donne che aveano il marito prigioniero ed erano tra l'altro quasi tutti marescialli, sicché donne anche con un minimo di esperienza, nessuna riusciva a identificare qual era o meno il luogo del pericolo, la zona più pericolosa –
CR: [incomprensibile].
PR: Il rifugio sì –
CR: [incomprensibile].
PR: Eh, sai, un po' di paura, ma non mi rendevo conto di quello che c'era, perché non ho un ricordo di gran terrore ecco, mai avuto del tempo di guerra, io penso che [incomprensibile] perché appunto –
CR: [incomprensibile].
PR: Però le, la cosa più terrorizzante Claudio fu il bombardamento di Pistoia, perché quello vuol dire [?] quasi vissuto direttamente, il fatto che c'arrivassero pietroni, che arrivassero queste nubi di polverone, la gente impazzita, ecco di quello me lo ricordo con gran terrore, tant'è vero che quando, perché io e Paolo rimanemmo nel fiume, non era possibile passare, la mamma era in casa, noi avevamo la casa al di là della strada, quando [incomprensibile] perché era mezzogiorno e non si vedeva, riuscì ad attraversare la strada e mi ricordo un gran terrore, non volevo –
CR: [incomprensibile].
PR: Che eravamo nel fiume, era, e poi ricordo questo, di avere, che io presi subito, doveo scrive' pochissimo perché faceo la prima e scrissi subito la letterina al mi babbo che c'era stato questo bombardamento [incomprensibile] tra l'altro siccome le leggevano, ecco, non potevamo scriverglielo, forse la mi mamma me la fece scrivere e poi la buttò via, ecco [incomprensibile] ho detto, però si sono un pochino [incomprensibile] un pochino da lontano, da lontano, il primo me lo ricordo [incomprensibile] venivano di lì, sono sei chilometri, sicché fu abbastanza – e non sapevamo fra l'altro se la nostra casa era stata bombardata, capito, perché stando lì – era una casa in affitto e comunque c'avevamo mobili, tutto, non si sapeva e allora dopo acquietate le cose [incomprensibile] la mamma prese la bicicletta e venne a vedere se la casa ecco –
CR: [incomprensibile].
PR: Perché eravamo molto impauriti dal fatto, perché si diceva che quando c'era un bombardamento ne seguivano altri, capito –
CR: [incomprensibile].
PR: La gente, perché sarebbero tutte [incomprensibile] –
CR: [incomprensibile].
PR: Ma io un pochino ci pareva che fosse vero perché alcune volte era accaduto, capito, poi loro che cosa volevano, se non prendevano il bersaglio chiaramente ci riprovavano, capito, poi c'era un altro fatto chi veniva a Pistoia in bicicletta ci impiegava più tempo andata e ritorno e se nel frattempo veniva l'allarmi i bambini, capito, erano problemi, allora una rischiava, si ma [incomprensibile] quindi la mamma non so quando venne, può darsi mi sbagli, però fece passare un pochino di tempo ecco [incomprensibile] –
CR: Ma la gente lo capiva che [incomprensibile].
PR: Ricordo che fossero sempre i tedeschi, invece non erano –
CR: I tedeschi minavano [?]
PR: Chi erano, gli americani?
CR: [incomprensibile].
PR: Vedi com'era –
CR: [incomprensibile].
PR: Cioè io c'ho sempre il pensiero che fossero loro, invece bombardavano gli americani.
CR: Gli americani, gli alleati, che poi [incomprensibile] –
PR: Che poi noi si festeggiarono –
CR: Con gli americani [incomprensibile].
PR: Ecco, ma forse ora che tu mi ci fai ripensare erano stati gli inglesi che gli hanno bombardato anche il ponte –
CR: [incomprensibile].
PR: No, io credo che non ci si rendesse conto del che poteva esse', ho detto, addirittura la gente stava sotto i ponti tranquilla, tranquilla, relativamente, però non capiva, capito, qual era il bersaglio secondo me, ecco [incomprensibile]la gran maggioranza ritornò, annaspava ecco, anche noi eravamo mal preparati [incomprensibile].
CR: [incomprensibile] tempi di grande terrore [incomprensibile].
PR: [incomprensibile] se si rendevan conto del che poteva esse' [incomprensibile] e non alla popolazione, questo non te lo so dire, comunque la mia mamma mi ricordo, ricordo era molto preoccupata, poi lei avea due preoccupazioni, cioè, d'esser sola senza il babbo, quindi la responsabilità di due bambini, e quindi di non – diceva sempre 'ma v'avrò messo al sicuro? v'avrò messo al sicuro?' capito e più appunto quest'incognita, perché il bombardamento era sempre un'incognita, non tu sapevi quando arrivava.
CR: E quindi poi non c'era neanche consapevolezza che ora, di chi erano le responsabilità, no? cioè del fascismo, ecco.
PR: Ecco, la mia mamma, dico la verità, l'aveva.
CR: Quindi anche per i bombardamenti sapeva che –
PR: No, ora, forse, io non ricordo bene se si parlava dei bombardamenti, che aveva bombardato –
CR: [incomprensibile].
PR: Sì, sì, sì, perché lei, cioè i tedeschi proprio, a parte che lei aveva vissuto il periodo del fascismo, insomma lei era stata qui al bar piemontese, no, a commessa, quindi ha vissuto episodi tremendi durante il fascismo, poi il nazismo, poi tutto quanto, lei ha sempre seguito questi fatti proprio nella vita quotidiana, ecco quindi se n'è resa conto, poi si rendesse conto, cioè, i bombardamenti, il perché, capito, questo anche a me un pochino mi sfugge, ecco, io so appunto che gli americani poi s'accolsero con grandi feste, ecco, questo me ne ricordo [incomprensibile] di Liberazione e che i tedeschi, l'odio che l'avea i tedeschi mi ricordo ce l'avea trasmesso anche a noi, vero, per cui l'odio per i tedeschi, non ti so di' neanche perché, mi parean tutti cattivi, capito, e quindi può darsi sia stata lei a parlarcene male, questo me lo ricordo bene –
CR: [incomprensibile].
PR: Sì poi lei c'aveva l'odio che l'avevan preso il marito –
CR: [incomprensibile].
PR: [incomprensibile] poi un po' Hitler, il nazismo, cioè lei aveva capito perfettamente, aveva capito più del mio babbo.
CR: Sì, eh?
PR: Sì, perché il mi babbo benché fosse, avesse, più che esse' di carriera lo dovea capir bene, però invece lei aveva vissuto, nonostante tutto chi vive in caserma vive sempre fuori da una realtà, anche se poi fa le guerre, però capito, durante le pause una vita, tu lo sai, come un'istit – invece lei aveva vissuto fuori, aveva lavorato, aveva sempre lavorato e quindi se n'è resa conto molto meglio, mi ricordo anche le discussioni che facevano dopo la guerra, ecco, io ero sempre dalla parte della mi mamma, ma anche ripensandoci ora avea ragione lei, a parte lei che, perché quando il mi babbo fu preso, dopo l'Armistizio, il famoso Armistizio, te lo ricordi? Allora alle caserme andaron tutti via, allora però lui poteva benissimo venir via, perché qui dalla caserma tutti vennero via, bastava che si mettessero un po' di trucco sulle labbra e un vestito da donna e uscivano, lui no, lui queste cose non le faceva per dignità, per carità, rimase dentro e si fece prendere, lui proprio volontariamente e questo fatto, la mi mamma è una donna molto energica, lei, di qui le dissero che l'avean portati a Campo di Marte a Firenze, lei prese la bicicletta e andò a Campo di Marte e c'erano migliaia, migliaia, lei sai andò da una fessura e chiamava 'Maresciallo Rinaldi', niente, la sera dopo le sei, pensa, dopo una giornata, uno si fermò e gli disse 'ma lei l'ha visto il maresciallo?' dice 'sì e lei chi è?' 'sono la moglie, me lo chiami' dopo una giornata che questa pazza era stata lì, glielo chiamò e il mi babbo tutto s'aspettava all'infori che la su moglie fosse lì, una giornata intera, quando la vide 'ma cosa fai disgraziata' e lei 'vieni via, disgraziato, tu hai du figlioli piccoli, ma cosa fai?' insomma, ecco si leticarono anche lì, perché lei disperata proprio, proprio disperata ecco, e invece lui si fece prendere, era come quando ci fu la guerra d'Albania perché poi noi si doveva andare in Albania, io ero già nata, perché lei volea seguire il su omo, era sempre a fa' le guerre, poi non s'andò perché successe – però gli avevan detto che chi non aveva neanche un dente non partiva [incomprensibile] allora la mi mamma diceva [incomprensibile] lei avea tutti i denti, oh che voi che sia, così un tu parti [risata] ecco lei aveva questa filosofia, lui, guai, per carità, invece lei 'se ti levi i denti poi tu ti rimetti la dentiera, no?' pur di rimanere a casa era un po' [incomprensibile].
CR: [incomprensibile].
PR: No, no, non ho [incomprensibile] della guerra [incomprensibile] episodio [incomprensibile] quello di Piteccio, quel fatto di cui ti avevo accennato per esempio dei tedeschi, di quando c'entrarono in camera di notte, ecco, quello fu un fatto impressionante, perché praticamente forzarono la porta, entrarono con la rivoltella già pronta per minacciare e non eravamo mica sicuri che non l'adoprassero insomma, ecco, in questa situazione, volevano passare nelle altre stanze, in stato di ubriachezza, io mi sentii male e quello –
CR: Avevi sei anni.
PR: Sei anni, l'ho proprio vivo il ricordo di questi tedeschi tremendi che c'entrarono in camera, ecco, della mamma che c'aveva la sottoveste, che era andata a letto con la sottoveste, che si ritrovò così in mezzo, sai, io poi un mi rendevo conto, però, come immagini sono le più tremende, neanche –
CR: E di gente morta durante i bombardamenti ne hai conosciuta [incomprensibile]?
PR: No, c'è questa famiglia Beneforti che però io non conoscevo, che ho ritrovato anche ora e che è parente della Matilde che dice l'Annalia, quella che gli piace a lei, ecco, lei è una Beneforti, questi eran tutti parenti di lei, però io non l'ho visti morti, io ho visto solo un morto a Firenze per una mina, ho visto un morto per la strada, quando s'andava da una zia a un'altra zia, un morto che ricordo arrivarono con un lenzuolo, un uomo, e lo coprirono, ecco [incomprensibile], poi non ho visto, ecco, direttamente altri morti o, oppure le macerie, per esempio la mamma non ci portò a Pistoia a vedere le macerie dei bombardamenti, ecco noi si passò, capitò proprio, si fece la circonferenza di Pistoia anche per andare a Firenze –
CR: [incomprensibile].
PR: Non lo so, penso di sì, di non portarci a Pistoia a vedere – quando lei venne a vedere se la casa era ritta, ecco non ci portò appositamente, ecco, sì sì.
CR: [incomprensibile].
PR: Proprio nella bocca del lupo e guarda fu proprio, cioè, perché potevan principiare benissimo dal ponte dove eravamo noi, capito, non era detto, è stato il caso lì, un c'è altro da dire perché – e appunto il babbo, invece vedi, il babbo, dalla, di là, quando gli scrisse la mamma che eravamo sfollati, a lui si rizzaron quei pochi capelli che avea in capo perché disse 'quelli si son messi e bombardano', ma lui non poteva scrivere queste frasi perché gliele leggevano, allora scriveva – non so se te lo ri – tutte le lettere in fondo diceva 'saluti a Puntini', proprio, a [incomprensibile], ' chi sono Puntini, non conosco nessun Puntini' e tutte le volte diceva 'saluti a Puntini' e la mamma incominciò a capire dopo sette, otto lettere che lì c'era un riferimento, però non riusciva – allora andò da una – era la moglie di Petrucelli, di un altro maresciallo con queste lettere e incominciarono a capire che il babbo aveva messo dei puntini sotto a delle letterine e formava una frase, cioè c'arrivarono e questa frase era 'lasciate' – ora la sostanza era questa in poche parole – 'andate via al più presto da Piteccio perché è zona di bombardamento'.
CR: [incomprensibile].
PR: Eh [enfasi], capito, cioè, collegando tutte le letterine venne fuori quella frase, solo che la mamma non ci credeva, perché senti come diceva 'sì, sanno assai che c'è questo ponte', ecco, la sua dizione è questa 'sì, sanno assai che c'è questo ponte', lei un si rendea mia conto che c'eran le carte, sai –
CR: Se avesse avuto un po' una logica militare invece capiva che lì era da andar via proprio.
PR: Eh [enfasi], ma poi proprio dopo, dopo che il mio babbo l'aveva scritto e dopo che avevano decifrato –
CR: Loro continuavano –
PR: Insiste – noi noi si rimase lì perché ieri era – dice, nella sua ignoranza povera donna, sapeva assai che c'era le carte militari, le piante delle città, capito, lei non si rendeva – [incomprensibile] 'ora come fanno a sapere che qui c'è un ponte', un ponte a cui lei non dette importanza, capirai, collegava con Bologna, era l'unica via di –
CR: [incomprensibile].
PR: Che permetteva il passaggio da Firenze al nord, mentre noi eravamo stati avvisati tramite questo sistema così, un po' rudimentale ma d'altra parte –
CR: Ingegnoso.
PR: Era stato ingegnoso per farci capire, capito, che, ma pensa che fu decifrata la cosa e la mamma non gli dette impo – dice 'sì, ecco lui', dice 'chissà come fanno a saperlo' e così [sorride] si rimase lì, poi s'ebbe quella fortuna, ecco e il periodo abbastanza brutto forse fu quello di Firenze, perché si andò nel nel centro di Firenze e lì c'era la zona bianca, però, però c'era intanto la la, c'eran le mine, cioè le mine uccisero parecchio e devastarono parecchio insomma, poi eravamo andati – te forse non lo conosci, ma in Via San Gallo dove c'è la la la mensa popolare e l'università, c'è il dopolavoro dei ferrovieri, è un bellissimo ambiente, grande, con grandi saloni e i mi zii erano, era, era l'uscere, praticamente si interessa [?] – e ci saranno state circa duecento persone che eran venute lì, perché c'erano questi muri massicci massicci, quindi dicevano 'anche se sparano mine o che, o sparano, questi muri non crollano', però, pensa, ci stavano di giorno, di notte, sempre, quindi con – ora, non so se si può registrare, ma i –
CR: [incomprensibile].
PS: Ecco, il problema era questo, che, i servizi, il problema dei servizi igienici, Claudio, lì c'eran duecento –
CR: Sembran cose da nulla, ma quando te tu –
PR: Allora io la mia zia aveva le chiavi dei gabinetti, che erano pochi perché allora poi il circolo era diventato un circolo dei fascisti, no e la gente – io c'ho il ricordo da bambina che li dicevano alla mia zia 'signora mi dia la chiave' 'guardi, no, no, manca l'acqua, non gliela posso dare, per carità, anzi, va a [incomprensibile] il colera', 'signora, le prometto che ci faccio solo la pipì' [ride] 'le prometto che non ci faccio altro' capito, diventava una cosa angustiante, ecco e poi si dormiva tutti in terra, s'era, era, si era messo dei cartoni, uno accanto all'altro ecco e si dormiva qui, si mangiava queste farinatine verdi che un so che tramestio era, qualcosa fra la polenda, la farinata e quindi è stato un periodo di disagio, ecco, poi stavano ormai – tu lo sai, il fascismo aveva l'ultime codate, però il mio zio – lì era un circolo fascista, il mio zio era un antifascista tremendo e lì era pieno di quadri di Mussolini, no?, non si trovava niente, lui andava fuori, avevamo diversi – lui aveva due bambini anche lui, andava per cercare il latte e non lo trovava, il pane non lo trovava, allora che faceva, arrivava in casa, io me lo ricordo da bambina 'ah, che hai trovato?' 'cosa ho trovato?' prendeva la bottiglia del latte vuota, paah! [enfasi] e la tirava a queste cose di Mussolini e giù tutto il quadro, poi un quadro enorme, la mia zia – perché lì era il circolo, allora via a rimettere il quadro, così tum tum a martellate, che poi ora si prendono a ridere, ma lo zio Umberto era quello che sfasciava tutti i quadri, capito e quindi dice, un ricordo, ma ero molto a disagio a Firenze ecco, i bambini erano – e poi c'ho, ecco, l'ultimo ricordo che [incomprensibile] cosa ti voglio dire, perché ecco nella mia mente è rimasta molto impressa questa, questa – per prendere l'acqua si andava in un cortile, sai c'era giù delle case popolari e – perché avevano tirato su una bodola e si scendeva una scala di ferro, si andava giù in questo sotterraneo tutto nero, pensa c'era uno scalino, nero perché non si vedeva la luce e poi iniziava una riserva di acqua, completamente nera perché c'era, t'ho detto, una bodolina, si scendeva una scala di ferro proprio alla parete, no? tutti gli abitanti di queste case popolari a turno andavano con il secchio, uno tirava giù il secchio e si facevano i rifornimenti così, pensa io avrò avuto – allora avevo sette anni, perché era un anno più tar – e io guardavo sempre con terrore, no? e dicevo 'menomale sono piccola, non mi tocca anda' giù nella botola al buio', no? allora mi mandavano a prendere i secchi, se non che una volta mi dissero 'ora vai giù te bambina' e mi toccò andare, cioè io capivo pur essendo – cioè non mi potevo rifiutare perché poi, sai, tu lo sai, gli abitanti delle case popolari, i poveri, son sempre cattivi, cioè lì c'era – capito, eravamo – poi la casa della mia zia era un po' guardata male perché c'avevo du zie tutte chiesa, sicché, sai sicché, dice, 'le democristiane' [incomprensibile] io ricordo, Claudio, il terrore, il terrore che soffrii a scendere questa scaletta di ferro e a mettermi – ecco, uno scalino nero e tutta l'acqua nera, questi che mi calavano il secchio e io dovevo metterlo qui, poi lo tiravan su loro, però l'acqua nera, lo scalino – io quel che patii guarda, pensa te una bambina, insomma, più piccola della Letizia o della Luce, in quella condizione e proprio mi se – ‘ora vai giù te' –
CR: [incomprensibile] ancora vivo questo ricordo –
PR: Guarda, il terrore, io un so quello quanto – cioè, ma anche gli adulti – non c'eran né la mia mamma, la mia mamma l'avevan mandata via e quegli abitanti dice 'vai giù te bambina', ecco io non, intuii che dovevo andare perché sai, un so, dissi 'devo anch'io, ma fu veramente da incoscienti, perché la situazione di estremo te – paura, t'immagini, il buio completo che un tu distinguevi più il colore dell'acqua da quella del marciapiedino –
CR: E l'acqua com'era? Sporca o [incomprensibile].
PR: Mah, se la prendevo non sarà stata tanto, almeno per i servizi poteva andare, ma io ho ricordo di quest'acqua nera [enfasi], nera come, come quello lì, cioè lo scalino, fra lo scalino e l'acqua non c'era un dislivello, quindi io, il mio terrore è che il piede mi potesse andare, capito, al di là e questa macchia nera davanti e, proprio, bisogna essere incoscienti per mandarci una bambina, questo fu uno di quelli –
CR: E dopo la guerra continuaste a parlare di queste cose, perché molte cose tu l'hai sapute dal racconto dei tuoi dopo.
PR: Sì, questi sono proprio i ricordi miei.
CR: Questi sono i ricordi tuoi e poi dopo –
PR: E poi ci sono quelli – e poi c'è il ricordo [incomprensibile] e poi ci sono i ricordi di dopo la guerra, per esempio questo – un altro episodio così, carino, che avevamo portato la cucina economica come tu c'hai te di ferro pesante, al Piestro dai [incomprensibile] poi s'era lasciata lì, no, dopo la guerra col barroccino s'andò a riprendere, c'era – non era ancora tornato il babbo, quindi a piedi e poi tutti e tre, perché si faceva sempre io, Paolo e la mi mamma a tirare il barroccino, cioè anche noi bambini avevamo, sentivamo di avere una parte, ecco, anche nelle fatiche, nella ricerca per esempio del cibo, perché – ecco, un'altra cosa terribile fu che al ritor – alla fine della guerra, quando arrivarono gli americani e i tedeschi, gli inglesi, scusa, c'era il discorso della – che loro ti davano del cibo, però sai, non era mai sufficiente, oppure bisognava avere a volte degli intrallazzi con loro, tu sai il discorso degli americani – per esempio la mia mamma allora c'aveva una casa più bella, presi dalla fame lei affittò una camera a un americano per fa – per portarci le donne, no? e ti pagavano gli americani, però dopo fu più forte di lei, dopo tre o quattro notti che lei diceva – non dormiva questa ragazza, era una ragazza del Bottegone, no, dice una bella ragazza, io poi un mi rendevo tanto conto, lei diceva che quella mamma, se lo sapesse quanto patirà, sicché dopo due o tre notti disse 'no, no guardi, a me – non voglio più nulla, andate via, non ci venite mai più' ecco, perché s'era messa nel posto di quella mamma, lei a diciott'anni andava con gli americani, no? sicché noi si rimase veramente con babbo prigioniero, noi a corto, e allora successe una cosa, guarda, che i bambini – io credo che mio fratello abbia molto risentito di questa storia, ci mandava – la mia mamma mi diceva 'andate nelle cucine – quando hanno cenato gli americani e l'inglesi a sentire se c'hanno degli avanzi', ci dava i tegamini, senti che umiliazione e guarda mi ci vien da piangere ancora, ci dava questi tegamini per vedere se gli rimaneva qualcosa, gli americani ci davan sempre qualche avanzo, sempre, guarda, era difficile – più o meno – e gli inglesi, che mi ricordo sempre la bellezza dov'erano, non ci davan mai nulla, anzi ci trattavan male [incomprensibile] a me non dava granché noia questa faccenda d'andare a chiedere la cena, però per esempio il mi fratello ci pativa, lui proprio, era una cosa più forte di lui e lui quando – che poi quando uno è imbranato c'ha anche la peggio, gli toccava sempre dagli inglesi e gli inglesi lo trattavan male, allora lui a piangere, 'mamma, non ci voglio andare più –', mandavan noi bambini, sai, per fare un po' di commiserazione, eh [enfasi], però io c'ho il ricordo del mi fratello, guarda, cioè lui un mare di cose – principiando anche da lì, lui c'ha sofferto molto –
CR: L'hanno segnato.
PR: L'hanno segnato, poi ci fu un altro episodio che l'ha segnato molto, cioè lui aveva sempre questo complesso che io tornavo con un avanzino e lui tornava sempre senza nulla, allora una volta riuscì ad avere una forma di formaggio, ma non mi ricordo bene da chi e noi si era fatto nel giardinetto un rifugino di foglie, i bambini rifacevano le cose che vedevano, s'era fatto un piccolo rifugio in un angolo tutto di foglie per giocare, lui aveva avuto questo formaggio insieme a degli [incomprensibile] –
CR: Il rifugio solo per i bombardamenti?
PR: Sì, era piccolino, un rifugino, si rifacevano, capito? s'era fatto un piccolo rifugio ad angolo, così, tutto di foglie, canne, come per i bombardamenti, ci si divertiva, capito? ci si nascondeva, oppure ci si nascondeva le nostre cose, lui ebbe questa forma di formaggio ed era con i suoi amici, la mamma non era in casa, neppure io, allora lui disse 'la metto nel rifugino e vado a giocare' poi gli dico tutta contenta 'hai visto, stasera anch'io t'ho portato da man –' se non che gliela rubaron gli amici, proprio i suoi amici del cuore, capito? questi segnano, vai, lui arrivò in casa e disse 'mamma, ho avuto il formaggio, ho avuto il formaggio, vieni, è nel rifugino', s'andò lì [incomprensibile] qui il formaggio non c'era più e lui ce l'aveva portato insieme agli amici lì, gli amici del cuore che eran quelli della strada, no? lui, guarda, me lo ricordo bene, rimase malissimo e poi con la mi mamma che diceva 'tu sei sempre il solito bischero, tu ti fai sempre prendere le cose, te sei sempre il più –' lui non riusciva mai a porta' a casa nulla o per un motivo o per un altro e lui per esempio, me lo ricordo questo fatto, d'anda' a prendere gli avanzi delle cene non gli andava, poeraccio ci pativa, io invece l'ho preso con disinvoltura, 'se mi danno bene, sennò vuol dire che torno a casa', guarda che ci toccava fare e questo si fece per un discreto periodo, poi sa', me lo ricordo, tornò il babbo ma, insomma fu dramma ecco, però fu brutto anche il dopoguerra ecco, perché per esempio io c'ho il ricordo che, per esempio il giornalino, Claudio, io non ce l'avevo, a me lo sai che mi toccava fa' – io lo scrivevo nei temini, guarda, io se penso – vabbè – io andavo all'edicola a leggere, vergognandomi e sai li mettono [incomprensibile] andavo lì e mi leggevo i giornalini, con una voglia guarda [incomprensibile] non c'era da mangiare, non mi potean dare i soldi per il giornalino, capito? come facevi? sicché io, guarda, anche i primi due o tre anni, tu andavi a scuola con gli zoccolini, io mi vergognavo in Via dei Cancellieri con questi zoccoli, sai con quel tum tum [enfasi] il colpo dello zoccolino l'ho sempre, guarda, negli orecchi perché mi vergognavo da morire, perché non c'avevano neanche un po' di gomma da metter sotto e allora tu sentivi questi zoccoli, che ora tu lo fai per chiccheria, allora era una necessità, però alcuni bambini avean le scarpe e allora era un po' così, è stato brutto anche il dopoguerra, finché non è tornato il babbo [incomprensibile] poi anche lì, lui tornò e avea già cinquantott'anni, andò in pensione, quindi – noi eravamo piccoli, perché siam nati così – e allora lui da maresciallo e da maestro della banda di Piteccio andò a fare una cosa del tutto diversa, cioè andò a lavorare ai ponti facendo il manovale e quindi tutto il paese dice, sai, 'guarda il maresciallo –
CR: Cambiamento di status sociale –
PR: Che aveva quasi sessant'anni, perché noi non si viveva con la pensione, era una pensione miserissima, lui doveva far qualcosa, non si trovava niente e lui andò a sentire se lo prendevano in questa ditta che ricostruiva i ponti e lo potevan prendere solo come manovale e lui andò, se non che aveva quasi sessant'anni e un gli riusciva, non l'aveva mai fatto il ma – un gli riusciva –
CR: [incomprensibile] mai fatto un lavoro manuale –
PR: No, poi avea fatto tutte le guerre, la prigionia, era anche un po' debili – e poi proprio non gli riusciva, poi ci metteva [incomprensibile] allora guarda, per compassione, poi anche il paese fu molto solidale con lui, lo, gli cambiaron lavoro, gli dettero – faceva il guardiano notturno, cioè lasciando lì tutti gli attrezzi di lavoro, il materiale di lavoro gli ci voleva un guardiano di notte perché stava in uno sgabuzzino, c'avean messo – e allora lo fece bene, ecco, lui faceva la guardia notturna, dormiva in questo sgabuzzino e guadagnava qualche cosina per noi, sì, è così, insomma –
CR: [incomprensibile].

Citation

Claudio Rosati, “Interview with Paola Rinaldi,” IBCC Digital Archive, accessed February 7, 2023, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/38720.

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