Interview with Aldo Galardini

Title

Interview with Aldo Galardini

Description

L’intervistato è Aldo Galardini, nato a Castel di Casio (BO) il 25 giugno 1925, ferroviere in pensione. Interviene la nipote Annalia Galardini, è presente la moglie. L’intervista è effettuata da Claudio Rosati a Pistoia, presso l’abitazione dell’informatore, il 19 settembre 1983. Durante il primo bombardamento di Pistoia, Aldo Galardini si trovava in casa con la famiglia in Via Bastione Mediceo e non si recò al rifugio antiaereo. La prima bomba cadde sopra la conceria accanto alla loro casa. In seguito, sfollarono a San Quirico di Pontenuovo, in località Innocenti, vicino alla quale si formò un comando alleato di sudafricani e americani, in seguito alla ritirata tedesca sull’Appennino pistoiese. Numerose furono le cannonate tra americani e tedeschi. È stato ferroviere alla stazione di Pistoia e ricorda di quando il governo fascista istituì un premio di cinquanta lire per i dipendenti che rimanevano in servizio durante i bombardamenti. In caso di possibile bombardamento, lui e i colleghi venivano avvertiti da Torre del Lago, dove era posizionato un radar; in questo modo predisponevano la fuga su una locomotiva a vapore e si dirigevano fuori dalla città, verso Montale o Agliana.

The interviewee is Aldo Galardini, born at Castel di Casio (Bologna province) on 25 June 1925, retired railwayman. His niece Annalia Galardini edges in, his wife are also in the room. The interview was conducted by Claudio Rosati in Pistoia on 19 September 1983, in his house. During the first bombing of Pistoia, Aldo Galardini was at home with family at Via Bastione Mediceo and did not go to the shelter. The first bomb hit the nearby tanner’s shop. They were then evacuated to Innocenti, near San Quirico di Pontenuovo. There a command post was established by South Africans and Americans after the Germans retreated to the Apennine hills and mountains near Pistoia; Americans and Germans exchanged many artillery rounds. Aldo Galardini was a railwayman at Pistoia station: he remembers a 50 Lire cash prize given to those who did not stop working during bombings. When a bombing was likely, he and his colleagues were warned by the Torre del Lago radar station; this allowed them to flee to Montale or Agliana on a steam engine.

Creator

Date

1983-09-19

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Spatial Coverage

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Language

Type

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00:36:21 audio recording

Publisher

IBCC Digital Archive

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Identifier

MB CR 3 B

Transcription

CR: Ecco, il primo bombardamento che si – il primo bombardamento di Pistoia se lo ricorda? O è stato il primo bombardamento –
Aldo Galardini: Sì, me lo ricordo bene perché fu una esperienza – la prima esperienza del genere e episodi drammatici non si dimenticano e eravamo lì nella casa paterna in Via Bastione Mediceo e accanto a noi c’era una fabbrica, una fabbrica di – una conceria e a un certo momento è suonato l’allarme come sempre e che quella sera era un po’ diverso del solito si capì che cominciarono a buttare i bengala, questo era verso mezzanotte e mezzo, l’una.
CR: Perché c’erano stati altri allarmi?
Aldo Galardini: Sì, altri – passavano sempre questi stormi giorno e notte, però Pistoia era la prima volta.
Annalia Galardini: Ma la sirena suonava per l’allarme?
Aldo Galardini: Perbacco se suonava l’allarme, sì, sì, suonava e naturalmente fummo presi tutti alla sprovvista, perché a quell’ora lì, all’una, mezzanotte – all’una di notte, dal suono del – dall’allarme passarono sette, otto minuti, sicché prima ci fu il lancio dei bengala, gli apparecchi che lanciavano questi bengala, quando poi la città fu completamente illuminata cominciarono – dietro lo stormo era a distanza, girava, cominciò il bombardamento e –
CR: Voi eravate in casa?
Aldo Galardini: E noi eravamo in casa e naturalmente il babbo diceva che lui aveva fatto la guerra ’15-‘18 e che tanto se ne intendeva un po’ di quelle cose, no, pertanto il consiglio che ci dette fu quello di nascondersi sotto il letto e tutti, il babbo, la mamma e i tre fratelli siamo andati sotto il letto. Talmente c’avevo due fratelli, Mario e Raffaello, che erano molto alti e con le gambe rimanevano fuori del letto, no, quelle non erano protette e allora abbiamo trovato anche un po’ il sistema di parlare su questo particolare, però era tanta la paura specialmente nel mio fratello Mario, era terrorizzato quando – lui reagiva in una maniera del tutto particolare insomma, lui proprio perdeva un po’ – perdeva la calma, perdeva – insomma, mancava di lucidità, ecco, diventava un po’ irrazionale e allora abbiamo subito passivamente questo bombardamento che è durato – che è durato molto [enfasi] tempo, insomma, a noi è sembrato un’eternità, ma è durato dai venticinque ai trenta minuti, perché sono state diverse ondate che hanno fatto e le prime [enfasi] bombe cadute su Pistoia sono cadute proprio sulla conceria [enfasi], proprio quella accanto a noi che è andata completamente distrutta.
CR: Quindi l’avete sentito in modo particolare?
Aldo Galardini: Proprio accanto [enfasi], alla distanza – in linea d’aria, venticinque, trenta metri non di più, soltanto abbiamo avuto fortuna che c’era un grande [enfasi] muro, un muro di notevoli dimensioni che divideva appunto questa conceria dalla nostra – da dove abitavamo noi [pausa] oh, questo fu il primo bombardamento poi ripeto –
CR: Ecco ma fisicamente cosa si sente?
Aldo Galardini: Fisicamente niente –
CR: Quando s’aspetta la bomba –
Aldo Galardini: Perché – perché lì si avverte proprio la nostra impotenza. No, non è che siamo di fronte a un pericolo al quale in qualche modo possiamo reagire o fronteggiare o dominare, lì no, lì si aspetta e basta, lì non so, chi ha fede prega, ma in quel momento lì si prega tutti, prega anche chi non ha fede, intendiamoci, perché la fede viene in quel momento lì.
CR: Ecco, ma stavate tutti zitti lì sotto il letto?
Aldo Galardini: Zitti, sì, si sentiva soltanto il cuore di mio fratello Mario che batteva, era una cosa tremenda [enfasi] come gli batteva il cuore. Bene, e il babbo reduce della Grande Guerra, in effetti, aveva una grande – perché era il più consapevole, ecco, delle – io allora ero un ragazzino, avevo diciott’anni e sicché, insomma – ma non è che fossi incosciente, però un po’ – forse un po’ irresponsabile, forse ancora non valutavo e abbiamo aspettato che finisse, così.
CR: Ma non ve l’aspettavate che Pistoia sarebbe stata bombardata?
Aldo Galardini: No, assolutamente no, perché non era previsto, nel senso che non aveva niente di particolare, no, forse l’unica cosa era questa che siccome a Pistoia era allora in efficienza la Porrettana, la Pistoia Porretta Bologna, loro bloccando – paralizzando la direttissima e bloccandola la Porrettana praticamente tagliavano sotto il profilo ferroviario il Nord dal Sud, era completamente – avrebbero completamente paralizzato ogni tipo di trasporto. Sa’, allora non c’erano i mezzi e gli auto mezzi di oggi giorno, insomma, allora era il treno che era un po’ determinante insomma nella guerra di allora e però quella prima volta lì la stazione – ci sono stati un sacco di morti – ci sono stati un sacco di morti, perché il primo bombardamento fu terribile, insomma, e la stazione il primo bombardamento non è che ne risentisse molto, qualche danno ma lieve, poi ci sono stati tanti altri bombardamenti e hanno centrato in pieno la stazione, specialmente gli scambi, gli scambi estremi, il punto più nevralgico della stazione, no, la prima volta – tornando ora un momentino sulla prima volta, allora questa attesa, questo sibilo – insomma, si cominciava un po’ già a fare il conto da quando si udiva il sibilo e cade la bomba al momento dello scoppio, no, e ogni volta che si sentiva lo scoppio si diceva ‘È andata, è andata’.
CR: Facevate proprio il conto.
Aldo Galardini: Eh [enfasi], per farlo poi si rimane lì, non so, forse un sesto senso che insomma fa un po’ questi calcoli, fa un po’ queste cose, questo è stato il primo bombardamento che fortunatamente noi ne uscimmo tutti indenni sia come casa sia come noi, però fu un’esperienza io direi drammatica. Drammatica perché, insomma, stare lì – perché sa’, uno è in una trincea, in una galleria, in qualche cosa che è creato apposta, ma in una casetta lì a un solo piano c’era – insomma, fu drammatica, ecco.
CR: Ma d’allora tutte le notti successive stette un po’ più in pensiero?
Aldo Galardini: Sì, poi si cominciò a prendere in considerazione anche la faccenda di sfollare, no, infatti siamo andati siamo andati in cima a un monte, lì, chiamato San Quirico al oltre il Pontenuovo, una località che c’è tra Pistoia e Agliana, a tre o quattro chilometri da Pistoia e c’enno diverse case coloniche che ospitavano tutta questa gente che insomma scappava dalle città per trovare un – inizialmente andò tutto bene, poi fintanto che non arrivarono i tedeschi, allora, ma questo fu molto più tardi. No, un altro episodio particolare io l’ho vissuto proprio in prima persona, diversi bombardamenti – vale a dire, noi eravamo in servizio alla stazione di Pistoia, noi, cioè a dire io e mio padre eravamo in servizio alla stazione Pistoia, no, entrambi ferrovieri e mentre però le persone d’una certa età in qualche modo trovavano il sistema di stare a casa o insomma era un po’ più giustificato, noi giovani, che tra l’altro eravamo entrati in ferrovia come avventizi e per tanto ci premeva magari creare presupposti per poi conservare il posto, noi si stava lì, si stava lì col rischio della vita, poi [enfasi] i tedeschi, anzi il governo fascista di allora istituì un premio speciale per i ferrovieri per chi rimaneva in servizio. Bene, purtroppo, sa’, quando si ha che fare con interessi si dimentica anche un pochino – questa è la cosa, è un aspetto veramente tragico, diciamo così, dell’aspetto umano, no, cioè, a dire ‘Io ti do cinquanta lire’ davano cinquanta lire ‘se tu rimani in servizio, non scappare se non scappi, a fine sciopero – a fine, pardon, a fine bombardamento ti presenti dal capostazione titolare’ va bene ‘e tu prendi cinquanta lire’.
CR: Ah, dopo ogni bombardamento c’era questa –
Aldo Galardini: Sì, sì, dopo ogni allarme, bastava che uno non scappasse, davano cinquanta lire.
CR: Perché allora era diffuso lo scappare –
Aldo Galardini: Eh [enfasi] era talmente diffuso che noi l’avevamo anche organizzato. C’è da dire, in stazione noi avevamo a disposizione una locomotiva a vapore pronta sul primo binario, una locomotiva è una vettura di terza classe, va bene, di quelli come c’eran una volta con tanti sportelli, no, con tanti sportelli con ottolini [?], va bene, allora, quando da Torre del Lago dove c’era il radar ci davano l’allarme che gli apparecchi si stavano – gli aerei venivano indirizzati verso la nostra zona, noi si montava sul treno, noi si chiamava il treno fuga, si scappava tutti e andavamo in campagna a un tre, quattro chilometri da Pistoia, fuori degli scambi di Pistoia, oltre – verso Montale Agliana. Verso Montale Agliana, si passava il ponte degli Armacani, si fermava il – questo trenino, si fermava lì e tutti gli impiegati – tutti i componenti della stazione scendevano precipitosamente dal treno, andavano giù nei campi e si buttavano a diacere nelle fosse e insomma e così si faceva sempre franca. Io mi ricordo una volta che avevamo – oltre – avevamo un comandante tedesco in stazione, che è tra l’altro – era un ferroviere in Germania, era un ferroviere ma era un semplice ferroviere, un deviatore, qualcosa del genere, bene, a Pistoia invece aveva addirittura l’incarico di capostazione e ci capiva anche e perbacco aveva tutte le qualità, aveva tutti i numeri, era entrato molto bene nel nostro sistema di servizio e lui non voleva che specialmente quelli addetti alla circolazione treni – assolutamente non tollerava o premio o non premio, lui non tollerava che lasciassero il servizio.
CR: Anche quando [incomprensibile] di salire sul treno?
Aldo Galardini: Sì, sì, sì, niente, lui non voleva, potevano andar via gli impiegati, quelli addetti alle biglietterie, eccetera eccetera, ma quelli addetti alla circolazione treni non potevano assolutamente scappare, i capistazione, i telegrafisti, eccetera eccetera. Allora, io mi ricordo che allora ero al telegrafo, ero al telegrafo, viene il – s’annuncia – s’annuncia dal – c’avevamo sempre un terrapista che stava col telefono collegato con Torre del Lago, s’annuncia che questi aerei si stanno dirigendo su Pistoia e un fuga fuga generale, no, io siccome tra l’altro ero al telegrafo, ero tra quelli che non potevo andar via, mi affaccio sulla porta per andar via e lì c’è questo sergente maggiore tedesco che si chiamava Maruska [?], il quale mi vede e mi fa un cenno come dire ‘No, non si scappa’, allora io ritorno indietro, lì al telegrafo – al telegrafo allora si faceva anche l’accettazione telegrammi e c’era uno sportello, va bene, uno sportello, cioè ma grande, bene e che con questi sportelli che si aprono per poter parlare col pubblico, no, cioè in basso dove si scambia la moneta e si scambia gli stampati, con una piattaforma girevole e poi un pochino più in alto un oblò, sia pure quadrato, che sarà stato quaranta per quaranta, trentacinque, quarantacinque [incomprensibile] insomma la cosa è certa, perché io mi soffermo su questi particolari? Che noi si pensò di scappare di lì, va bene –
CR: Dio bono, dall’oblò?
Aldo Galardini: Sì, da questo oblò che era alto da terra un metro e mezzo, du’ metri, ma sa’, la paura purtroppo – allora si monta su una sedia, passa un primo impiegato, un certo Panconi Sevenzo [?] che era un tipo come il mio fratello, quando gli pigliava il terrore lui cominciava a picchiare la testa. Lui quando finiva i bombardamenti noi ci si domandava sempre cosa gli era successo, perché lui tornava sempre pieno di sangue, perché lui picchiava dappertutto.
CR: Ma ce n’era diversi terrorizzati che gli prendeva il terrore?
Aldo Galardini: No, fortunatamente no, no, erano proprio casi direi patologici, casi rari. Sicché lui passa per primo, va di là, il secondo a passare era un certo Corsino [?] Corsini, che ora poveretto è morto, che era molto robusto, molto grosso, sicché monta sulla sedia, monta sul banco, poi si mette con la testa e con le spalle dall’altra parte, quando arriva in mezzo non va né di qua né di là, allora l’altro, perché facesse, prima lo tirava dalla parte della testa e delle spalle, io, preso anch’io [enfasi] dalla paura di non far in tempo a scappare visto che non passava, lo tiravo dalla parte – sicché lo spogliai tutto: gli levai le scarpe, gli levai i pantaloni, gli levai le mutande, questo pover’omo rimase nel mezzo. Morale della favola: quella volta lì non hanno bombardato la stazione e di conseguenza è andata bene, sennò sarebbe stato una commedia [ride], anche perché ci avrebbero trovato con le scarpe e le mutande in mano di questo collega, ‘O questi cosa facevano [ride] invece di far servizio?’. Questa volta non è successo il bombardamento, un’altra volta, sempre in servizio, sempre in servizio – quella volta ho fatto in tempo a scappare, quella volta ho fatto in tempo a scappare, perché? Ho fatto in tempo a scappare perché mi son trovato – quando hanno dato l’allarme mi sono trovato in una posizione favorevole, pertanto sono sfuggito all’attenzione lì del comandante, di questo Maruska [?] e di altri suoi commilitoni e ho cominciato a correre verso la – ho presso la Via Pratese, Via Quattro Novembre, no, che tra l’altro costeggia la ferrovia, io non v’esagero, io arrivai in fondo al ponte, ci arrivai io prima – prima io del treno [ride], questo per dirvi [ride] quanto scappavo, quando io sono arrivato in fondo a Via Quattro Novembre, ho preso sulla sinistra verso la casa paterna, no, perché di lì cominciavano subito i campi. Dietro la casa paterna c’erano tutti i campi dei famosi fratelli Capecchi, no, che facevano le piante e lì era tutto una boscaglia, sicché io una volta là, là non c’era più pericolo, no, c’era mica obbiettivi né niente.
CR: Ma per sbaglio non potevano bombardare lì?
Aldo Galardini: Sì, infatti, gli americani non è che guardassero a spese nello sbagliare, cioè dire – per loro non c’era una questione di dire ‘Sa’, bisogna stare attenti, perché poi un giorno ci mancheranno le muni –’, loro distrugge – per loro era indifferente, loro – per loro era indifferente, loro bombardavano, ma poi basta.
CR: Ma voi avevate l’impressione che bombardassero per terrorizzare la popolazione o solo gli obbiettivi? Allora, però, che impressione avevate?
Aldo Galardini: Allora no, allora era per gli obiettivi.
CR: Ce l’avevate quest’impressione?
Aldo Galardini: Sì e in più s’ aveva quest’altra – forse risentivo un pochino della propaganda, no, che in effetti non erano dei grossi piloti, perché per esempio il – il Ponte delle Svolte non l’hanno mai preso. Sì, lì c’era una particolarità, ora apro parentesi, no, cioè a dire: quando loro vedevano il ponte non poteano – sganciando, era già – andavano molto – vale a dire, loro doveano sgangiare prima di vederlo e infatti poi da ultimo c’arrivarono, perché – vabbè comunque torniamo –
CR: Ma risentimento c’era? C’era un risentimento verso questi che bombardavano, o no?
Aldo Galardini: No, non c’è mai stato nulla, specialmente verso gli americani. No, no, no, non c’è mai stato –
CR: Perché li distinguevate gli americani dagli inglesi quando bombardavano?
Aldo Galardini: Sì, ecco gli inglesi – il regime fascista era un po’ riuscito a piano piano [incomprensibile] questi bombardamenti un po’ indiscriminati, senza criterio insomma, non si considerava –
CR: La volontà di colpire la gente non ce la leggevate, via.
Aldo Galardini: No, no, no, nella maniera più assoluta, perché poi a un certo momento, quando si sono fatti un po’ più precisi, un po’ più accorti e bomba – e gli obbiettivi li centravano perbacco, eccome se li centravano, soltanto – io sono convinto questo, che siccome c’era già la lotta partigiana, c’era già tante altre cose, ci sta che loro abbiano inteso pochino stancare anche la popolazione, portarla a una – una ribellione, ma sa’, bisogna stare attenti, perché generalmente sono quelle azioni un po’ a doppio taglio, è un po’ come un’arma a doppio taglio, no, molto spesso invece di creare, diciamo così, un risentimento nei confronti dei tedeschi, c’era proprio anche da creare risentimento proprio verso di loro, sicché, insomma, secondo me sono quelle azioni da usare con molto criterio e naturalmente mi sa chi dà certi ordini le cose le sa. Comunque, questa volta che vi dicevo prima, io sono giunto giù in fondo a Via Quattro Novembre, sono andato verso la sinistra verso Via Bastione Mediceo, allora si chiamava Via dei Campi Santi, quando sono arrivato a casa mia c’era un orto, per passare al di là dell’orto – del mio orto, a passare al di là dell’altro orto, c’era una gora che io per anni, anni e anni non ce l’avevo mai fatta a saltarla, saltavo sempre dentro, tant’è vero che era un po’ oggetto di scherno da parte dei miei fratelli, dei cugini, degli amici, dei ragazzetti di allora, no. Bene, quella volta lì io ho saltato dall’altra parte e mi è avanzato buoni trenta centimetri [ride], questa è la forza della paura [ride], vero, questo è la forza della paura, aspe – un momento, ho dimenticato la cosa più importante: quando io scappavo una donna per la strada m’ha fermato, m’ha fatto un gesto e m’ha detto ‘Mi prendi un bambino? Mi prendi un bambino?’, c’aveva due bambini: uno in collo e uno che lo tirava per la mano e m’ha dato quello che aveva in collo, io ho presso questo bambino, sì, non ho mica guardato per il sottile e ho continuato a scappare, ormai ero lanciato, sembravo un leprotto [ride] quando io ho saltato la gora e sono andato bene al di là –
Annalia Galardini: Col bambino.
Aldo Galardini: Eh [enfasi] son saltato anche col bambino, sono andato in mezzo ai campi, mi son nascosto tra gli alberi e poi quando è venuto il cessato allarme son sortito fuori con questo bambino, però io la mamma non l’ho più trovata, capito, e allora cosa ho fatto? Sono andato in questura a portare questo bambino dicendo che ‘A me m’hanno dato un bambino [ride], ora io non so, ve lo consegno [ride] a voi’. Insomma, nessuno voleva questo bambino, poi a un certo punto è intervenuto un funzionario e ha detto ‘Beh, lo lasci qui e si farà una denuncia, qualche cosa, vedremo che si può fare’ e infatti poi non ho saputo più nulla, tornai dopo un paio di giorni a sentir di questo bambino, mi dissero ‘Sì, sì, l’hann – dopo neanche un’ora è venuta la mamma, perché ha pensato proprio che lei avrebbe agito così’ e anche questa volta – anche in questa circostanza andò bene. Un’altra volta andò un pochino – un po’ peggio, ma però anche qui s’è risolta soltanto con una grossa paura, no: ero in servizio, sempre, solito allarme, solito cenno tra di noi e – cenno che venne subito captato da questo Maruska [?], da questo comandante –
CR: Ma cosa vi faceva quando poi ritornavate ed eravate scappati? Niente?
Aldo Galardini: Niente, a quelli che potevano scappare niente, a quell’altri mangiate così, mangiate di muso [incomprensibile]
CR: Anche perché ne aveva bisogno, insomma, per mandare avanti –
Aldo Galardini: Sì, ma sai, lì era tutto bloccato a un certo momento, sicché in quei momenti lì non si movea niente, però un giorno che io ero in servizio con lui avevamo lì in stazione un treno di carri armati, erano sei carrarmati – una locomotiva a vapore e sei carrarmati, questi sei carrarmati erano carrarmati molto potenti che erano caricati su dei pianali adibiti proprio – creati per il trasporto eccezionale, a un certo momento quando viene l’allarme – ah, quella volta lì – quella volta lì io lo vengo a sapere un pochino prima, fin dalla mattina si sapeva che ci sarebbe stato un – ma forse era talmente l’abitudine, insomma, a me mi dissero ‘Oggi bombardano la stazione Pistoia’, sicché quando – il giorno in servizio io mi tenevo pronto, no, sono partito e quando stavo per varcare la soglia mi son sentito una mano sulle spalle, una manona che mi sembrava la mano di un gigante, mi rigiro era questo Maruska che con una mano m’avea agguantato e con il mitra puntato di dietro, ‘Mandare via treno e poi scappare’, dico ‘Dove si manda il treno?’, si mandava alla diorama [?], nella galleria, nella trincea. Si chiama la gabina ma non c’è nessuno, perché gli scambi erano molto distanti, no, noi sugli scambi avevamo una gabina, un porta terra [?], per poter partire questo treno bisognava chiedere la predisposizione e gli itinerari degli scambi, poi si chiedeva la via libera a Valdibrana, si chiudevano i passaggi a livello lungo il percorso e si mandava via questo treno, tutto questo tre o quattro minuti ci vuole per scambiarsi questi monogrammi [?] perché io devo chieder– devo dire ‘La gabina – il treno parte dal binario, disponete scambio per partenza’ loro devon girare gli scambi, poi mi devono richiamare e dirmi ‘Disposto scambi per partenza treno’ eccetera eccetera. Quattro, cinque minuti, no, ‘Mandare via treno e poi scappare anche noi’, a parte il fatto che il treno fuga era bell’e partito, io ho fatt– chiedo questo fonogramma [?] mando via questo treno, il treno era macchinisti tedeschi e personale di scorta che noi chiamiamo conduttori, no, il conduttore quello lì erano [incomprensibile] tutti militari, perché era un trasporto militare, carrarmati che andavano a Livorno [incomprensibile] e il treno parte. Quando il treno è partito ormai non c’era niente da fare, allora io chiedo a Maruska – che poi a cose normali era bravo, tanto che i tedeschi quando hanno [incomprensibile] addosso, anche se lui era uno di quelli che non riconosceva giusta questa guerra, la condannava in pieno, anche. L’aveva cominciata a condannare più che altro quando Hitler cominciò a ammazzare tutti gli ebrei, cioè, per dire, quelle assurdità nell’assurdità, no, la razza eletta, la razza [incomprensibile], allora ha capito che era veramente un pazzo. Questo Maruska tengo presente che aveva moglie e due figli, allora io gli faccio a un certo punto ‘Maruska ma – ma chi te lo fa fare di fare l’eroe? Tu hai moglie e due figli [incomprensibile] bombarda la stazione, a tua moglie e ai tuoi figli chi ci pensa?’, dico, ‘Il grande Fuhrer?’, ‘No, quello’ dice ‘muore prima di me’ ‘E allora [enfasi]?’ ‘Allora perché non siamo scappati anche noi?’ [incomprensibile] ‘Non si puole scappare, voi italiani siete un po’ facili [incomprensibile] ma noi no’ ‘Ma potei lascia’ scappa’ me’.
Annalia Galardini: [ride]
Aldo Galardini: ‘Potei lascia’ scappa’ me’ dico ‘io un c’ho mia il grande Fuhrer, io da costà [?]’, nel tempo che si fanno questi discorsi lui mi dava una sigaretta perché avea capito che quella volta lì forse – dico ‘Oggi ci bombardano, oggi Maruska è la fine [enfasi], tua moglie non la rivedi più, i tuoi bambini non li rivedi più [enfasi], almeno io son giovanotto, ma mi piange più di te perché te qualcosa hai goduto, io non ho ancora goduto nulla’. Io intanto a diciott’anni a trovarmi in mezzo a quelle cose lì, si sente un grande rumore, un brontolio, un suono lontano tipico, perlomeno in quel momento lì, degli aerei che si stavano avvicinando, no, quando sono tanti fanno un rumore tutto particolare che bisogna averlo vissuto, ecco, perché è un rumore che ha qualcosa di allucinante proprio, è un rumore di centinaia di motori che frullano assieme. Allora vedo che Maruska si irrigidisce e dopo un po’ fa ‘No, questi non sono aerei, niente aerei’ ‘Come niente aerei?’ ‘Niente aerei’ e infatti da lì a mezzo minuto vediamo passare di fronte alla stazione il treno che s’era mandato via poco prima e [ride] stava ritransitando davanti alla stazione a una velocità di cento chilometri l’ora. Passa [enfasi] tutta la stazione, gli scambi d’ingresso erano ritrovo [?] buoni perché erano gli scambi che erano rimasti – erano rimasti in quella posizione quando lui era partito, tanto quando è tornato indietro gli scambi di uscita lato Montale li ha trovati in falsa posizione, perché lui transitava dal terzo binario e quegli scambi erano stati fatti per far partire il treno fuga dal suo binario. Pertanto lui gli scambi li ha tutti danneggiati, ha spezzato tutto, no, però la forza era tale che il treno ha proseguito la sua corsa e [enfasi] all’altezza del ponte dell’Armacani è andato a picchiare contro il treno fuga, contro il treno fuga e sicché vi potete immaginare quello che è successo quando poi – anzitutto ci ha picchiato e i carri sono fuoriusciti dai binari, sono andati giù nella scarpata, no, una cosa e via [?], dopo neanche un’ora c’era tutto il comando tedesco a Pistoia, volean sapere com’era, cos’era successo? Era successo che gli aerei americani di scorta – di scorta al bombardiere che andava però da un’altra parte, vedendo questo treno, l’avean cominciato a mitragliare, te lo immagini [incomprensibile] i tedeschi che erano sul treno non fecen discorsi, i grandi eroi, no, no, loro non fecero come Maruska, perché si buttaron di sotto e scapparono, soltanto il treno era frenato [?] e tornò indietro.
CR: [incomprensibile] Da Valdibrana –
Aldo Galardini: [incomprensibile] loro in discesa, da Valdibrana, sicché questo è un altro – un altro particolare di quel periodo là, per cui ripeto, non ci fu bombardamento ma questo episodio fu molto significativo anche perché, ripeto, venne il commando tedesco, volle sape’ com’era andata naturalmente [incomprensibile] chissà che fine avranno fatto quei soldati che erano [incomprensibile] capito, insomma. A noi non ci fecero niente perché noi s’era fatto il nostro dovere, se poi – poi naturalmente m’hanno sfottuto, m’hanno dato noia per tanto tempo, no, dicevano che io ero un capostazione che mi torna indietro i treni invece di mandarli avanti, i ragazzi – allora i miei colleghi mi hanno dato noia per tanto tempo, un altro – un altro bombardamento –
[parlano contemporaneamente]
CR: Ma si viveva con la paura dei bombardamenti? C’era questa paura?
Aldo Galardini: Sì, sì, sì, no, vedi, di fronte al bombardamento era già molto che uno rimanesse calmo e lucido e poi il resto – cosa fai? Sei di fronte ad un avvenimento che non che non ci puoi far niente, ecco, quello è proprio il caso tipo che uno subisce e basta, capito, meno male che Pistoia ebbe quei suoi sette, otto, dieci bombardamenti, insomma non è che si accanirono molto, più che altro – ecco, ad esempio, quando volevan fare i bombardamenti precisi, ecco. Lucca è proprio un caso emblematico, Lucca l’hanno bombardata un sacco di volte, non c’è [enfasi] – non è cascata una bomba fuori degli scambi [?] di Lucca, perché? Perché i lucchesi l’ottanta percento sono tutti in America, quindi – ma i più sono in America, tutti gli americani, tutto, tutto, non c’è stato – non hanno sbagliato di un centimetro [enfasi] sicché quando li volevano fare per bene li potevano fare.
CR: [incomprensibile]
Aldo Galardini: Sì, non [?] volean sciupar la città loro, non volevano proprio, si vedeva che era un caso proprio, invece a Pistoia purtroppo discriminavano come la morte anche perché –
CR: [incomprensibile] vicino al loro obiettivo [incomprensibile] potevano arrivare a colpire fino ad otto chilometri di distanza. Per esempio, lei se l’è ricordato per molto nel dopoguerra? O è una cosa che ha rimosso? Il fatto dei bombardamenti non è un ricordo ricorrente?
Aldo Galardini: No, no, qualche volta se ne parla coi fratelli più che altro, perché è con la famiglia che io l’ho vissuti, capito, è per questo anche, poi ecco, vi volevo dire questo qui [enfasi] una cosa questo penso sia molto interessante, no, allora, per capire gli americani secondo me basta vedere i loro tiri, danno già un po’ – danno già la struttura del [incomprensibile] no, cioè a dire – ora vi racconto questo episodio, è stato la grande potenza di mezzi, insomma, che li ha fatti [?] vincere [?], perché io sono convinto di una cosa: a parità di mezzi per carità, gli americani scomparivano in una settimana, no con noi, contro i tedeschi, ma la supremazia di mezzi era tale – era troppo schiacciante. Lo sapete un giorno – ecco quella è stata una dimostrazione di forza, vi dico questo, questo è l’episodio – ora poi parlane anche con Mario, con Raffaelo – questo è stato un episodio – un giorno, la mattina suona l’allarme, la mattina suona l’allarme alle otto e mezzo, le nove, una domenica mattina [enfasi] di ottobre, sono cominciati a passare stormi di aerei da bombardamento, il giorno alle due passavano sempre–
CR: Lo sbarco in Sicilia quando c’è –
[parlano contemporaneamente]
Aldo Galardini: Una cosa impressionante, ininterrotta [enfasi] e quel giorno lì anche i fascisti, quelli di fede, quelli che credevano cecamente a quello – capirono che – per carità –
CR: Lo sbarco in Sicilia è stato più grosso dello sbarco in Normandia per mezzi e uomini, quattromila aerei intervennero.
Aldo Galardini: Infatti sembrava che quel giorno lì passasse – e siccome non bombardarono, quel giorno lì e stato una dimostrazione, capito, ormai il popolo era quasi in ginocchio e il fascismo cominciava proprio ormai, cioè – no, perché sennò si spiega, perché non bombardarono da nessuna parte. Ma vi rendete conto cosa vuol dire, dio bo’, quattro ore di aerei di seguito tutto sulla testa? Te non vedevi mai l’aria.
[parlano contemporaneamente]
Aldo Galardini: Sì, sì, sì. Allora senti, noi eravamo sfollati lassù come t’ho detto all’inizio, in montagna, a una località chiamata Innocenti, una casa colonica, a Pistoia i primi a arrivare sono state le truppe sudafricane, bravi figlioli, bravi ragazzi, una bella gioventù proprio, no, e lì tu hai cominciato a vedere l’abbondanza, la ricchezza che avevano [?] e il comando prende base – prende la base giù al pie’ del monte, va bene, e lassù in cima al monte dove eravamo noi, proprio agli Innocenti, ci viene fatto un comando distaccato, sicché piazzano tutti i cannoni, eccetera eccetera, tanto i tedeschi se n’erano già andati, no, i tedeschi erano attestati in Collina, Acquerino, Felciano, quella zona, sennò – allora comincia un duello aereo tra i cannoni americani e quelli tedeschi: gli americani – loro avean fatto i turni, mettean lì – una cosa automatica, mettean dentro il proiettile, sparavano, attaccavano la mattina, poi smettevano un’ora il giorno per mangiare, poi riattaccavano, non c’erano problemi di re – la prima volta [ride] che hanno preparato il tiro, le prime cannonate che son partite da giù hanno scoperchiato tutto il tetto di dove c’era il comando americano, questo per dirti com’erano bravi, no, poi tant’è vero che quei famosi cannoni che c’era lassù all’Acquerino che suonava e che hanno mandato [incomprensibile] chi l’andò a trovare? Sono andato anch’io tra l’altro, io però no come partigiano, sono stati i partigiani, perché lassù c’era una piccola galleria. Questo cannone sparava uno, due, tre, cinque colpi poi rientrava in galleria e tutti i giorni bambini mia era di quella romba lì e gli americani ci diventavan matti. Allora c’hanno chiamato, gli abbiamo detto dov’era il coso, non è che siin partiti una pattuglia, due pattuglie, cinque pattuglie e erano sette i presi [?] che non eran neanche sette, no per carità. Per fare un soldato ci vuole [incomprensibile] era il loro motto, cominciarono bambini mia e durarono una trentina di giorni a tirare sempre in quel punto lì, poi quell’altro smise perché non potea neanche più sortire per tirar fuori il cannone [ride], non gli dava neanche il tempo d’andare a fare la pipì dio bono, ecco noi siamo andati avanti – la guerra potea finire se fossero stati un po’ diversi i criteri, i concetti, eccetera eccetera, poteva finire sei mesi prima, un anno prima.
CR: Loro, gli alleati, l’hanno tirata per le lunghe, sì.
Aldo Galardini: Quanto ci siamo stati? L’avanzata di Valdarno –
CR: L’avanzata piano piano, sembra ci fosse la volontà di fiaccare un po’ il movimento partigiano, in modo – dopo con l’Italia liberata –
Aldo Galardini: Sì, sì, sì, lo scopo era anche quello, per carità.
CR: Più che ci stanno, più che si fiaccano, capito.
Aldo Galardini: Insomma, a un certo momento, più frastagliata la trovavano questa povera Italia e anche moralmente – per loro sarebbe stato un [?] gioco, infatti, io penso sia andata così ecco, sennò non si spiega come coi mezzi che avevano, la potenza, tutto, insomma, tutte queste cose, se avessero avuto gli italiani quei mezzi, quando aveano ancora un po’ di fede, no, oddio, c’è per esempio chi non c’ha mai creduto e basta, c’è invece chi inizialmente ci ha creduto insomma. Bisogna essere obiettivi, d’altra parte sai, il lavaggio del cervello cominciava nelle scuole, come fai a dire – è un po’ difficile, insomma, che un ragazzo abbia subito quel discernimento, quella facoltà di valutare le cose di capire il ben – sicché tu t’alzavi la mattina col saluto fascista, dio bono, sì, da ultimo t’aveano fatto du’ affari così, perché, sa’, bisogna sta’ attenti anche con quelli, si finisce sempre con l’esagerare ma –
Annalia Galardini: Ma il babbo era a casa in quel periodo?
Aldo Galardini: Il babbo era tornato dal fronte anche lui, perché lui era su a Fiume, no, e il babbo era lassù all’Innocenti anche lui, rimpiattato come tutti noi, perché –
Annalia Galardini: Tutti s’era [?] in guerra, tutti rimpiattati.
Aldo Galardini: E d’altra parte noi eravamo bell’e tagliati fuori, a chi si doveva presentare? Ma la cosa era troppo compromessa non è che ci fosse – poi stava diventando una guerra fratricida, capito, che vai ad ammazzare altri italiani?

Citation

Claudio Rosati, “Interview with Aldo Galardini,” IBCC Digital Archive, accessed February 7, 2023, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/38715.

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