Interview with Ada Breschi

Title

Interview with Ada Breschi

Description

L’intervistata è Ada Breschi, nata a Pistoia il 22 settembre 1917, impiegata. L’intervista è effettuata da Claudio Rosati a Pistoia, presso l’abitazione dell’informatrice, il 22 settembre 1983. Dopo l’Armistizio, Ada Breschi aiutò numerosi militari scappati dalle caserme. Assistette alla fucilazione di Piazza San Lorenzo. Durante il primo bombardamento si trovava in casa con la madre e la sorella, in San Marco. Non riuscendo ad arrivare al rifugio antiaereo della Fortezza Santa Barbara, si ripararono nei sotterranei della chiesa evangelica vicina. Successivamente sfollò per undici mesi a Cignano. L’Associazione Industriale di Piazza Garibaldi per la quale lavorava trasferì gli uffici in Capostrada: lì si recava in tram; lungo il tragitto ricorda i frequenti mitragliamenti di un aereo nella zona di Viale Adua, che probabilmente cercava di colpire automezzi tedeschi diretti verso l’Appennino. Ricorda gli allarmi e i bombardamenti che spesso avvenivano tra ore le dodici e le tredici. Racconta dello sventato tentativo di arresto del cognato da parte dei tedeschi, dei mitragliamenti sopra Cignano durante la loro ritirata e delle difficoltà nel reperire pane e farina.

The interviewee is Ada Breschi, born in Pistoia on 22 September 1917, clerical worker. The interview was conducted by Claudio Rosati in Pistoia on 22 September 1983, in his house. After the 8 September 1943 armistice, Ada Breschi helped many servicemen who had deserted their barracks. She witnessed the Piazza San Lorenzo execution by firing squad. During the first bombing, she was at home with mother and sister, in the San Marco neighbourhood. When they didn’t make to Fortezza Santa Barbara shelter, they took refuge in the cellar of a nearby evangelical church. Then she spent eleven months at Cignano, as evacuee. When the Manufacturers’ association - then headquartered in Piazza Garibaldi – moved to Capostrada she commuted there by tramway. Strafing was frequent in the Viale Adua district, probably aimed at German vehicles which tried to reach the Apennines. Bombings mostly took place between noon and one o’clock. Reminisces how her brother in law was almost arrested by the Germans, the strafing at Cignano, and the difficulties to source bread and flour.

Creator

Date

1983-09-22

Temporal Coverage

Spatial Coverage

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Language

Type

Format

01:08:26 audio recording

Publisher

IBCC Digital Archive

Rights

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Identifier

MB CR 4

Transcription

CR: Dica del primo bombardamento, la sua esperienza, quello che si ricorda.
AB: [incomprensibile]
CR: Ma vi eravate abituati?
AB: Noi che si faceva la sera? [incomprensibile] con le valigette di quello che si poteva portar via, no, dei soldi e l’oro lì a portata di mano e quando venian l’allarmi s’andava e ci si rifugiava nientepopodimeno nella Fortezza di Santa Barbara.
CR: Perché voi dove stavate?
AB: In San Marco, in San Marco, però all’inizio. Vicino alla Chiesa evangelica, ecco.
CR: C’è un rifugio lì?
AB: E c’era i sotterranei e finito l’allarme si ritornava a casa e mi è rimasto impresso questo primo bombardamento perché arrivati a un certo punto un se ne potea più e si disse ‘Basta, un ci si move più’ [incomprensibile] e si disse ‘Stasera un ci si move’. Dalle persiane però – allora non c’eran gli avvolgibili, c’eran le persiane, a un certo punto però, mentre passavano, si vide un affare di luci infinita [?] e erano i famosi bengala che venivano giù, sicché ci si mosse, ci si mosse e non potendo ormai il tempo – perché principiavan a venir giù, ormai un si potea anda’ fin laggiù, ci si mise nel sotterraneo della Chiesa evangelica [incomprensibile] e ci si mise lì, il che venne giù –
CR: Eravate soli?
AB: Io, la mi’ sorella e la mi’ mamma.
CR: Ma [incomprensibile]
AB: No, no, c’era altra gente, perché all’ultimo minuto in quella maniera lì pigliavan [?] a scappa’ tutti più o meno, a scappa’ – e poi [?] quando successe nella Piazza della Sala, del Corso, là – io mi ricordo s’andò in giro io un riconoscevo più Via Fonda per esempio, che era tutto un ammasso là – il Corso sembrava trasformato, sembrava –
CR: Ma che si prova in quei momenti Ada? Quando si sente fisicamente –
AB: Senti, non te lo so – in quel momento era il primo, non c’era né spavento né sgomento, c’era – non lo so come dirti – si rimase lì tutti pietrificati senza rendersi conto neanche quello che poteva – che poteva essere un bombardamento perché sai –
CR: Anche l’altra gente uguale?
AB: E ci fu uno accanto a me, o una, una maestra mi pare che fu, che io la redarguii anche un po’ perché mi sembrava bestemmiasse, dice ‘Giù, fanno bene gli inglesi a bombardare, o americani che siano’, si vede lei capia più di me e io dissi ‘O che dici?’ perché la conoscevo, no, e dice ‘Bene che venga giù’ e io in quel momento rimasi un po’ – un po’ sbalestrata perché non capivo perché quella diceva in quella man – perché digiuna di politica in quella maniera lì – io mi ricordo che quando venne l’Armistizio – e venne sì, che venne l’8 settembre, si fece i falò anche per la strada, poi venne il mi fratello e ci disse quello che ci doveva dire, perché disse ‘Ma siete matte, principia ora’ e di fatti principiò allora, perché dopo l’8 settembre principiarono a entrare nelle caserme e sai in San Marco – in San Marco quanti ce n’è passati di quelli del [incomprensibile] in Via Atto Vannucci che andò giù tutta, no, quella lì, perché passaron di San Marco e li portaron alle scuole Attilio Frosini, là, i prigionieri, gli ufficiali e i soldati, ma più che ne passavan di San Marco e più che le porte s’aprivano, che n’entrò dentro – doe vedean le porte aperte e quelle sulle porte a dire d’entrare. Ne sparì tanti, ecco, di que’ ragazzi, che n’ho vestiti tanti in casa mia [incomprensibile] che poi l’ho riaccompagnati io. Son venuti qui a casa mia, che c’era qualcuno del paese del mi’ babbo [?] richiamati e di leva e si vestirono, ma dovetti [?] riaccompagnarli in stazione. Uno lo doveo riaccompagna’, facendo finta, con una donna n’accompagnai diversi alla stazione, l’unica cosa che mi preoccupava era che [incomprensibile] e invece la stazione era giù completamente, sicché di treni ne passava pochini [?] e insomma mi ricordo che il capo stazione ci aiutava [?] e c’era il coprifoco, la sera feci tardi e insomma ce la feci ma – però tu le facevi – io non lo so – senza paura. Tu li facevi così spontanei che non ti veniva niente, il pensiero non c’era più dell’incolumità, di quello che ti potea succedere, proprio non c’era, perché io – t’ho detto – quando poi successe che – quando videro i soldati abbandonare per esempio il distretto militare in Piazza San Lorenzo, c’entrarono i civili di San Marco [incomprensibile] entraron dentro e invece arrivarono i tedeschi, dalla mi’ cucina si vedeva Piazza San Lorenzo, capito, montando su una sedia io vidi fucilare i disgraziati al muro, dalla finestra, ecco, quello son cose che lasciavano impietrite, perché poi principiarono a frucare le case, noi il pensiero che ci s’avevano i vestiti militari di questi ragazzi, ci s’avea le gavette, come si chiamano? Avean lasciato tutto, invece in casa mia non ci vennero.
CR: Ma come mai non ci vennero?
AB: Non lo so, facevano un po’ a caso e principiarono questi qui e poi fucilarono questa poera gente [incomprensibile].
CR: Ma i bombardamenti successivi invece sfollaste?
AB: Dopo quel bombardamento lì, naturalmente, s’andò a fini’ a Cignano, sopra Candeglia, che era un paesino – un è come ora, che tu ci vai anche col tram, là c’era – su a scaloni, a pietre, dove tu mettevi i piedi e dove un tu li mettevi, ecco, per arriva’ lassù e allora – ho domandato anche alla mi’ sorella, ma anche lei non si ricorda niente – dev’esse’ un barroccio di carbonaio che ci portò lassù [incomprensibile] e siamo stati undici mesi –
CR: Quindi i prossimi bombardamenti non vi hanno toccato?
AB: No, ma si veniva in giù io e la mi’ sorella a lavorare, che lei era alla Farmaceutica pistoiese.
CR: Ma vivevate con paura, o no, dopo il primo bombardamento? C’era un po’ d’ansia del bombardamento, o no, nei giorni successivi?
AB: C’erano perché ti venivano sempre all’ora di mangiare. Noi si veniva in giù – che c’era un trasportatore che non potendo in cima – a valle, giù, lasciava il camion con le bande dalle parti, per bene, no, come per portare il bestiame e la mattina, chi arrivava in tempo, ci portava in giù, tutti ritti ma ci portava in giù e naturalmente la mi’ sorella andava da una parte e io andavo da un’altra, ma si stava con un cuoricino, perché lei scappava da una parte, io scappavo da un’altra, perché allora io andavo in Piazza Garibaldi all’ufficio, all’Associazione Industriale in Piazza Garibaldi e lei invece alla farmacia che era nel Corso, sicché s’arrivava la mattina quando c’era quest’omo, sennò si facevano sei chilometri a piedi e s’aveva gli scarponi – gli scarponi da montagna, perché bisognava che tu camminassi. Poi di lì, dopo il primo bombardamento – che anche in Piazza Garibaldi andaron via tutte – fu più lì – quel palazzone d’angolo fu colpito più che altro nei vetri, nelle finestre e tutte queste cose qui, che ci si stava e non ci si stava. Ci si stette un poino, poi al secondo bombardamento che non mi ricordo qual è – poi te ne dio altri due o tre, ma non – ci trasferirono a Capostrada [incomprensibile] e ci trasferirono gli uffici lì. Quindi, arrivati a Pistoia io dovevo andare fino a Capostrada, si prendeva – quando c’era, alla meno peggio – uno dei tram che non mi ricordo neanche se era del Lazzi, la mattina – che gli si mise anche un cognome – mitragliava, c’era un aeroplano che veniva e mitragliava.
CR: Non è che buttasse bombe? Mitragliava?
AB: Mitragliava.
CR: Ma è possibile Pippo?
AB: Sì, mi pare, guarda, sì, mi pare e allora ognuno stava a turno con la testa fuori dal finestrino per sentire il rumore –
CR: Ma chi mitragliava? I civili?
AB: Mitragliava i civil – e ci passavano lì gli automezzi tedeschi, su Viale Adua andavano sulla Via Bolognese –
CR: Ecco ma quando bombardavano, Ada, voi avevate l’impressione che colpissero i civili volutamente o che pure invece sbagliavano ma volevano colpire altri –
AB: Io penso di no, perché mitragliare un tram – non credo io che –
CR: Quindi, ecco, non avevate impressioni che volevano terrorizzare la popolazione?
AB: No, io direi di no, però a quell’epoca eravamo tanto digiuni di politica, di queste cose qui, che ora si penserebbe diversamente ecco –
CR: Però la sua opinione era di no, che non è che volessero –
AB: Io penso invece che lì, data la strada, prendevano tutti la Via Bolognese e la Via Modenese per scappare per andare in su, perché loro viaggiavano così, penso che fosse in quella maniera lì, ecco, e mi ricordo che un giorno naturalmente c’acchiappò e si scese tutte in una fossa, per dirti – per dirti la paura. Quella mattina fu veramente paura, si scese io e delle mi’ colleghe e ci si mise nella fossa, però appena arrivate lì – che poi tornavano indietro – si cercò d’infilarsi nel mezzo ai campi là, allora però – sai, l’ha’ viste le stradine di campagna che poi c’hanno il muro che divide un campo e un altro? Allora con gli scarponi si scavalcò un muro che io un ti so di’ quant’era alto Claudio –
CR: [incomprensibile]
AB: E si scavalcò questo muro, che poi quando fu finito non si rimontò, non ci riuscì, e mi ricordo s’andava in – però finito il mitragliamento, ecco, riprendeva la – ecco, si ritornava normali, normali perché mi ricordo era maggio a quell’epoca lì e le mi’ colleghe – io non mi son mai azzardata, no, loro che trovavan: ciliegie, piselli, quello che trovavano –
CR: Durante il – dopo –
AB: Dopo il mitragliamento, era fame, capisci? E mangiavan, io non m’azzardavo mai perché son sicura [incomprensibile] non m’azzardavo a prende’ du’ piselli ‘Che fate voi laggiù?’ [enfasi] –
CR: Il contadino?
AB: Appena toccata, sì, io ti dico questo, ma mitragliamenti – diversi, ecco, in quella maniera, però ti dico, dopo veniva lo spirito di conservazione, io non lo so, venia fa – ecco, il che si trovava si mangiava e poi s’andava a finire agli uffici, alla Smet [?] quel giorno – io non ti so dire se vo in ordine cronologico –
CR: Sì, ma non m’importa.
AB: Io mi ricordo che la segreteria del direttore, no – sicché quasi tutti eran richiamati e quindi presi il posto io, ero alla ragioneria e io c’aveo da risponde’ al [?] direttore, come facevo pressappoco e mi ricordo quel giorno – a mezzogiorno e mezzo, così, sonava sempre l’allarmi, sempre a mezzogiorno e mezzo, il tocco e il direttore disse ‘Sai che si fa stamani?’ dice ‘ Si firma la posta [?] e si va, sennò qui’ dice, per non andare in delirio sa’, tante volte – insomma si firmò la posta e quello fu, io credo, la mi salvezza, perché finita la posta io mi misi a correre sulla Via Bolognese e raggiunsi quell’affarino [?] a Gello che poi si salta e si va sul ponte, ora c’è sempre, sì?
CR: Sì.
AB: È una stradina che c’è la mensa doe qualche volta ci daano il secondo anche a noi. Il primo, perché il seondo ci si portava e non c’arrivai, perché noi quando si scappava in continuazione s’andava o all’Apparita [?] o alle Volpaie, so che le chiamavan le Volapie –
CR: Le Volpaie, che poi lo bombardarono.
AB: Sì, quella volta lì io principiai ad attraversare il ponte, a ‘mbecille, invece di rimane’ indietro –
CR: Perché i ponti li bombardavano.
AB: Invece di rimane’ indietro, rimasi a metà del ponte e mi misi aderente all’arcata del ponte –
CR: Rimase sul ponte?
AB: E rimasi lì, tutta distesa.
CR: Proprio un obiettivo –
AB: E mi ricordo come ora aveo i piedi d’un contadino, i piedi nudi – perché non c’avea neanche le scarpe – appiccicati al viso, ma non mi mossi, quella me la ricor – m’impedì d’anda’ nelle Volpaie doe ci cascò, dissero, venti bombe, io non ci credo –
CR: Ma che c’era alle Volpaie? Come mai bombardarono –
AB: Non lo so –
CR: Non s’è mai saputo –
AB: Quando – fu quel giorno e mentre eravamo lì si principiò a vedere il bombardamento di Piteccio –
[parlano contemporaneamente]
AB: Per butta’ giù il ponte e ce la fecero, perché poi è stato ricostruito. Ti dico, quella lì fu paura, però non si capiva dove avevano bombardato, perché chi mai andava a pensare che il ponte era quello che faceva passare tutte le truppe e scappare [?], no? E fu quella lì, quella volta lì, che a me m’andò bene, perché se ero di là [incomprensibile] [rumori di sottofondo].
CR: Ma morti ce ne furono?
AB: Aaah [enfasi] tanta, Piteccio?
CR: Piteccio.
AB: Dio bono, se ce ne furono? Te bisognerebbe che tu potessi sentire anche la Magda [?]
[incomprensibile]
CR: Ma risentimento ce n’era Ada per chi bombardava o no?
AB: Sì, sì, sì, sì, ce n’era tanto di risentimento, ce n’era – non tu capivi quello che – poi veniva fori – eran le notizie che si sapevano che – era il disagio, perché te tu dovevi pensare che la sera si ripartiva quando si sap – insomma, eravamo un po’ incerte, impaurite, si passava nientemeno – si prendeva da [incomprensibile], Germinaia e s’andava su a rifinire [incomprensibile] a piedi, che poi un giorno ci si ritrovava sempre con la mi’ sorella, eran que’ viaggi – perché noi si veniva in giù, [incomprensibile] si facea la spesa e la sera ci si riportava quel che si trovava e si tornava in su, perché voglio di’ la verità: aiutate da quello o da quell’altro, fame, proprio fame, non se n’è avuta, almeno – però tu devi pensare che bisognava andare a trova’ la farina.
CR: Quel sacrificio che costava trovare tutto.
AB: Beh, sì, sì, che poi [incomprensibile] e quella lì fu la volta che io ebbi paura –
CR: Quella lì di Gello?
AB: Quella lì di Gello, perché trovarsi –
CR: Cioè uno pensa che finisca –
AB: Che finisca, sì, sì, sì, che è finita, dopo però passava, passava, perché la vita di quegli undici mesi lassù non s’è mai avuto un raffreddore nessuno, con la neve siamo andati in giù [?] siamo scappati in settembre, siamo venuti via il settembre dopo, sicché, la sera ci si riuniva, tutti, tanti sfollati, si veniva in giù, si giocava [incomprensibile] [rumori di sottofondo] poi me ne ricordo un altro, un altro che ti dico la filosofia anche poi che veniva, no, perché t’ho detto per solito era nell’ora –
CR: Del pranzo.
AB: Del pranzo, sicché io mi ricordo aveo preso la spesa e portata a casa [incomprensibile] e t’ho detto, non veniva sempre la voglia di scappare perché t’era proprio venuta a noia, quando ti venivano – proprio tu ti sentivi avvilita, ecco, invece quel giorno, pensa e ripensa, me lo ricordo come ora, agguantai [?] i mi’ pentolini e andai nell’Arcadia [incomprensibile] ero lì sul muro, sul muro – venendo da San Marco, sul muro a destra, che guardavo giù, sul muro e mangiavo, ero sola con – e principiarono, e principiarono, non ti so dire se a [?] San Paolo –
CR: È probabile.
AB: San Paolo e vicino – no, perché Via Palestro fu un’altra volta, perché già io all’ufficio un c’andavo più, perché da Capostrada era troppo brutto e ci trasferirono a Candeglia, alla Villa Rospigliosi, gli omini sparirono [incomprensibile] e quindi lì s’andava ancora in ufficio e finì nell’Arcadia, nell’Arcadia in diverse persone tutte alle mura, tutte sdraiate, ma ti dico, io mangiai, quando venne giù no, andai dalla parte di là e mi sdraiai per terra, però, t’ho detto, ti tiene un senso come quando una ormai – non l’abitudine, però tu diventavi un po’ apatica –
CR: Un po’ di automatismo –
AB: Sì, sì, proprio – perché tu li sentivi tutti i giorni, tu scappavi, ma tu correvi con quelli scarponi mi ricordo facevo un baccano – io mi ricordo, sulla Via Modenese, un baccano quando si veniva in giù all’insù, quando [incomprensibile] alle discese con quegli scarponi si parea il giorno del giudizio proprio, ecco. Avvilimento, rabbia, ti venia di tutto [incomprensibile] invece un’altra volta mi prese e non mi ricordo come fu, fatto sta che trovai un’altra mia amica sempre lì di San Marco, o cammina cammina, io un te lo so dire, caro Claudio, se si passò dall’Arcadia, insomma s’andò a finire verso le Fornaci, senti, e a me mi dicean tutti ‘Te dai bombardamenti tu mangi’ e un si mangiava mai Claudio: o tu mangiavi quando bombardavano o non tu mangiavi, perché era sempre quell’ora lì, io mi ricordo – sai i campi come sono fatti? A scalini, no?
CR: A terrazza.
AB: A terrazza, e allora messa lì con le spalle al muro e col tegamino in mano e c’era già l’allarmi [incomprensibile].
CR: È stata bombardata molto Pistoia.
[parlano contemporaneamente]
AB: Ecco, ma anche lì però, t’ho detto, arrivati a un certo punto tu li sentivi l’allarmi [incomprensibile] quando senti [?] l’aeroplani in cielo che hanno il rumore sordo, uniforme e viene – viene subito quel pensiero lì, perché tu l’avevi nell’orecchi, perché era quel rumore sordo, non era come passano ora [imita il suono degli aerei attuali], [imita il suono degli aerei dell’epoca].
CR: Ma ve ne siete ricordata? L’ha sognato? Le è rimasto questo fatto dei bombardamenti o poi dopo –?
AB: Dopo si dimentica, dopo si dimentica, però a qualsiasi evento, qualsiasi – parlando di guerra, parlando dell’armi nucleari, o che, tu rivai a ripensare a quelli lì e ti fanno maggiormente paura, te lo immagini te? Ma, ecco, voglio dire, tutti si scappava, ma ti dico, delle volte si rideva, perché andando a casa la sera [incomprensibile] ognuno teneva d’occhio [incomprensibile] passavano i barrocci dei carbonai: Iano, Baggio, c’eran tutti carbonai e andavano in Maremma, no, e portavano giù il carbone [incomprensibile] finché andava, Claudio, ci si faceva porta’ e una di quelle volte lì, mi ricordo, la mi’ sorella aveva la fascia della Croce Rossa [incomprensibile] e gli presero il fidanzato –
CR: Glielo presero?
AB: I tedeschi, sulla via che andava sopra – da Candeglia noi eravamo a Cignano, sicché a un certo punto c’era il Ponte del Paoli e noi si tagliava e invece di andare a Iano si tagliava e si saliva su e li portaron via, sicché si disse [incomprensibile] con l’orologio [incomprensibile] s’accontentavano se tu gli davi qualsiasi cosa perché [?] ti minacciavano.
CR: I tedeschi?
AB: Qualcuno sì, qualcuno perché prendeva roba, prendeva gli oggetti che più gli parevano [incomprensibile] insomma, lui lo lasciarono anda’, con l’orologio, era bello –
CR: Riuscivate a distinguere, Ada, ‘Questi sono gli inglesi, questi sono gli americani’ o no?
AB: No, no.
CR: Quindi non lo sapevate chi era che bombardava?
AB: No, pensa [?] noi si diceva ‘Gli americani’ –
[parlano contemporaneamente]
AB: No, no, perché ormai c’era il che degli americani che s’avvicinavano e di fatto, a un certo punto, noi si rimase lassù, si rimase sfollate lassù, ferme, perché giù un era più – un era più il caso, perché si avvicinavano, non venian mai, un arrivavan mai, perché io mi ricordo si parlava allora se non sbaglio di Bonelle.
CR: Ma sembra lo facessero anche per far fiaccare il movimento partigiano.
AB: Sì.
CR: Per trovare almeno dopo, nell’Italia liberata, il movimento partigiano [incomprensibile].
AB: Non lo so, mi diceano che eran a Bonelle, pieni d’ogni ben di Dio, perché allora dire ‘Pieni d’ogni ben di Dio’, Claudio, gli americani che un arrivavan mai e lassù si faceva dei turni [?] in cima a un poggiolino [?] si vedeva tutta la strada e allora a turno [incomprensibile] i tedeschi, perché gli ultimi giorni i tedeschi venian su, cercando di scappare a piedi e trovare la Via Bolognese, capito? Sicché per far rimpiatta’ gli omini, chi andava nei tombini, ecco, c’era gli austriaci per esempio, che tu li vedevi, avranno avuto diciott’anni, diciasett’anni –
CR: Eran giovani.
AB: Giovanini, bianchi, bianchi, impauriti più di noi, che una volta si disse ‘Arrivano, arrivano, arrivano’ e siamo per scappa’ e si ritrovarono a viso così, guarda, sa’ in quelle case di campagna che tu sbuchi da una e [incomprensibile] l’ultima cosa più brutta fu quando principiarono a mitragliare, allora questi omini scavarono il solco sottoterra –
CR: Ma dove? A Iano?
AB: Io ero a Cignano e –
CR: Ma perché [incomprensibile]
AB: Perché eran sopra Cignano e Pistoia.
CR: Ma perché mitragliavano a Cignano? Allora era contro la popolazione –
AB: Passavan sopra.
CR: Però facevan contro la popolazione allora.
AB: O erano partigiani, perché ti dico questo –
CR: Perché a Cignano non c’eran mica obiettivi militari –
AB: No, no, no, ma passavan di sopra e quelli che venivan di giù –
[parlano contemporaneamente]
AB: All’inizio fecero una specie di caverna, ma lunga, sottoterra e quando principiavano a mitragliare [incomprensibile] quando si poteva – ma non ci si faceva quasi mai – ma insomma ci si rintanava, ma tu avessi visto che tunnel avean fatto, lungo, io che soffro di quella maniera lì che me le sogno la notte –
CR: Soffre di claustrofobia?
AB: Aaah [enfasi] qualcosa ci dev’essere perché io – o m’è rimasto, perché a me – se me lo sogno m’alzo a sedere la notte e tocco il letto per sapere dove sono [incomprensibile] giù si prese tutta la Bure, perché s’avea paura del mitragliamento e infatti ci prese per la strada e facemmo ‘Cammina, cammina’ che poi avea quant’e me, quanti n’ho io ora, con le coperte ciondoloni e si venia giù, giù, giù per la Bure e s’arrivò fino a un pastificio. Allora c’era il pastificio Cecchi e ci si rimpiattò dietro una parete di questa casa perché avean principiato a mitragliare e la cosa più bellina [incomprensibile] feci così per vedere un po’ la situazione e mi trovai il muso di questo nero, d’un moro, con tutta la rete in testa –
CR: Per nascondersi, per mimetizzarsi.
AB: [incomprensibile] non aver mai visto nessuno e pensare in quella maniera lì –
[parlano contemporaneamente]
AB: Ma un’altra volta, sempre con la minaccia dei bombardamenti, però quella volta lì non ce la feci, e mi dissero ‘Se tu voi [incomprensibile] la farina’, a Bonelle. A Bonelle mi dissero dove, verso Bonelle, ma io a piedi, parti’ da Cignano, insomma cerca, cerca, mi dette una bicicletta ma senza copertone, col ferro, sicché venni giù, feci un baccano [incomprensibile] arrivai – c’è il Ponte alla Pergola, per andare a Bonelle, inizia ‘sto ponte [incomprensibile] un carro di tedeschi, con quei cavalloni [incomprensibile] avean dei cavalli – io un lo so – enormi, io un so se tu l’hai mai visti –
CR: No.
AB: Avean de’ cavalli sembravan due dei nostri, con dei pianali lunghissimi e c’era i tedeschi a guidare e più altri due o tre sopra [incomprensibile] la volontà di un far vede’ che scendevo, ce la feci fino in cima [enfasi], la passione di di’ ‘Non ti do la soddisfazione, non ti do la soddisfazione di scendere’, la feci fino in cima, arrivai, mi dettero il grano, li misi nella borsa, arrivai a metà strada, mi si bucò, non c’era nessuno, neanche un’anima, era verso mezzogiorno, con una sete, Claudio, che io non ti so dire, non c’era una fonte che buttasse, sicché mi ricordo – mi ricordo proprio ero avvilita, perché perdevo, ci feci du’ becchi con du’ affarini dell’erba, sa’ un po’ più duri, riuscii a cosarla, la mi’ sorella mi vedea arrivare, mi venne incontro fino in Porta Fiorentina, perché dice ‘Questa qui –’ [incomprensibile] l’unica cosa che bevvi – c’era un baracchino di cocomeri, mi pareva d’aver visto, bada, Claudio, il paradiso, io – come quella volta, dissero i tedeschi che faceano saltare questo ponte sulla Bure e noi si scendea giù per andare a prende’ l’acqua e disse che l’avean fatto saltare alle due, avvisavano che alle due avrebbero fatto saltare il ponte, s’andò a prende’ l’acqua io e la mi’ poera mamma, invece delle due lo fecero saltare a mezzogiorno, ci si trovò in mezzo [incomprensibile] s’arrivò a Candeglia e principiò a mitragliare che tu andavi imperterrita, Claudio, non tu capisci per il che.
CR: Ma vennero bassi?
AB: [incomprensibile] venian bassi, perché su non ci si dormiva [incomprensibile] ci davano il pane bianco [incomprensibile] lo davano per la distribuzione, chi arrivava prima – e una mattina [incomprensibile] principiarono a mitragliare e io dissi ‘Se devo mori’, moio, ma il pane lo prendo’ [incomprensibile] se la ritrovo, guarda, una sghezza –
CR: L’ha conservata?
AB: La conservai e l’ho ritrovata in una cassa su, però non so dove l’ho appoggiata, ma tu vedessi – [incomprensibile] la raccattai per ricordo [incomprensibile].
CR: Perfetto, guarda, quello che m’ha raccontato.

Citation

Claudio Rosati, “Interview with Ada Breschi,” IBCC Digital Archive, accessed January 28, 2023, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/38714.

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