Interview with Ermanno Marraccini

Title

Interview with Ermanno Marraccini

Description

L’intervistato è Ermanno Marraccini, nato a Pistoia il 26 luglio 1903, all’epoca capofabbricato. L’intervista è effettuata da Claudio Rosati presso la sua abitazione a Pistoia, il 16 ottobre 1984. Durante il primo bombardamento, Ermanno Marraccini era a casa con la famiglia e non fece in tempo a recarsi nel rifugio, trovò un riparo di fortuna vicino casa, in zona centrale. Uscì una volta cessato l’allarme e andò agli orti Capecchi, ritenuto luogo più sicuro; lungo la strada vide molte macerie. Ricorda la morte dei coniugi Mariotti. All’epoca era capofabbricato e ricorda la poca preparazione della Protezione Antiaerea. Quest’ultima aveva posizionato qualche mitragliatrice sulle mura in Viale Matteotti. Successivamente sfollarono a Ponte Calcaiola e poi, dopo il bombardamento di Piteccio, andarono a San Vito, sopra Torbecchia.
All'intervista segue una breve registrazione (00:19:19) nella quale Claudio Rosati riflette sui temi comuni che emergono dalle interviste. 

The interviewee is Ermanno Marraccini, born in Pistoia on 26 July 1903, who was a residential warden. The interview was conducted by Claudio Rosati in Pistoia on 16 October 1984, at his house. During the first bombing, Ermanno Marraccini was at home with family and couldn’t make to the shelter: he took cover nearby, close to the city centre. He came out after the all-clear signal and went to Orti Capecchi, believed to be a more secure place. Ermanno saw plenty of rubble on his way. Remembers the death of the Mariottis. A residential warden in wartime, he points to the lack of preparedness of the civil defence organisation. They had placed anti-aircraft machine guns on top on the city walls near Viale Matteotti. The Marraccinis were then eavacuated to Ponte Calcaiola, and eventually, after the Piteccio bombing, to San Vito near Torbecchia.
The interview segues into a short recorded piece (00:19:19) in which Claudio Rosati elaborates on recurring themes emerging from interviews.

Creator

Date

1984-10-16

Temporal Coverage

Spatial Coverage

Coverage

Language

Type

Format

00:20:58 audio recording

Publisher

IBCC Digital Archive

Rights

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Identifier

MB CR 8

Transcription

EM: [incomprensibile] nel primo bombardamento perché ci toccò anda’ noi.
CR: Ecco, come avvenne? Mi dica come avvenne.
EM: Come avvenne? A noi invece ci si ritrovò un poino – perché noi proprio quella sera bada, o un si anticipò di andare a Vicofaro noi, perché il primo bombardamento avvenne verso le undici di notte e noi eravamo andati a letto e [incomprensibile] ci s’addormentò ma [incomprensibile] e fummo svegliati dopo un po’ da quella gente di sopra, Zamponi erano, che loro s’erano accorti di quello che avveniva e s’eran preparati, stavano di sopra a noi, nel passare dalla porta bussarono alla porta nostra perché dicendoci come mai anche noi non ci si trovava in quel momento preparati per scappare, invece noi quando si vide bambini mia tutta illuminata a giorno [incomprensibile] non c’era più tempo, poi sai i bambini allora – dunque, Annamaria aveva sette anni e Roberto nove, sicché a vestire i ragazzi [incomprensibile] si fece appena in tempo a scendere giù in terreno e a mettersi là insieme anche a quell’altre due che abitavano allo stesso piano, le sorelle Lottini, a mettersi lì da una parte del terreno in un punto che c’è un po’ un rientro verso l’interno anche e lì si cominciò a sentire – c’erano i bambini cominciavano un poino – benché piccoli – un po’ impressionati, ‘Che succede, che succede?’ sentivano qualche fracasso un po’ e mi dava – m’impressionava il fatto che c’era una di quelle ragazze delle Lottini, la maggiore, che non si controllava e che si disperava.
CR: Quant’anni aveva?
EM: Eh quella aveva già sulla quarantina.
CR: Aveva come una crisi isterica?
EM: Una crisi, una paura tremenda, s’impressionava in modo fenomenale [incomprensibile] mentre io rincuoravo specialmente questi – mia moglie, tutti, specialmente i bambini, dicendogli che non c’era nessun pericolo, non correvamo nessun pericolo perché il bombardamento avveniva nei pressi della stazione e che noi si poteva anche stare tranquilli per il fatto della vicinanza dell’ospedale.
CR: Ma ci credeva davvero?
EM: [ride] Ci credevo fino a un certo punto, cercavo di tenere calmi i bambini, poi finito quell’affare lì volemmo uscire, cioè il vecchio zampogno [?] era rimasto in casa, non se n’era andato, dice ‘Andate’ dice ora ‘andate via, andate fuori, andate fuori’, ma lì era venuto due bom – una bomba era stata proprio buttata lì sul muraglione di fronte a noi e era venuti giù tutti i massi, fino al ridosso delle abitazioni, praticamente a metà della strada e un’altra bomba dietro a noi nel giardino lì dell’ospedale. C’aveva fatto impressione la faccenda [incomprensibile] e insomma uscimmo di lì – uscimmo noi e io ero col bambino e la mi moglie con l’Annamaria e lì ci si trovò noi a dovere salire sui massi che eran venuti giù da questo muraglione e poi quando siamo arrivati dove ora c’è – sopra il Paolini, lì era venuto giù – lo spostamento d’aria della bomba che era caduta sul dietro, lì ci furono due morti, morirono i due coniugi Mariotti: il fratello del Mariotti pittore, lui faceva il decoratore questo e la moglie infermiera e lasciarono un ragazzo che poi fu adottato dal pittore [incomprensibile] e si andò – si attraversò Piazza del Carmine noi e si andò negli orti del Capecchi allora lì, c’era allora – a que’ tempi ci stava anche un fotografo lì, specialmente dov’è ora il Paolini Dimitri, lì ci stava Antonio Calosci, un vecchio fotografo pistoiese, con la moglie, anche loro correvano sempre poeretti, quando veniva l’allarme andavano, mi ricordo, a questi orti Capecchi.
CR: Ma voi non ve l’aspettavate che poteva essere bombardata Pistoia? Cosa pensava lei? Lo pensava che potesse esser bombardata?
EM: Mah, francamente non mi sembrava – sì, c’era la faccenda dei – che poi avvenne nel famoso bombardamento di Piteccio, che a loro interessasse buttar giù il cavalcavia della ferrovia, di Piteccio specialmente. Piteccio fu una strage, io mi ricordo – siccome c’aveo i parenti nelle vicinanze, un po’ prima del paese di Piteccio, dice andavano il pomeriggio per vedere che era venuto, lì nella piazza c’eran tutti que’ dieci o undici morti [incomprensibile].
CR: Quindi però non ve l’aspettavate via.
EM: Non l’asp – ma mi pare a me che – che non ci pensavano gran che perché riandando Dio bono a coso era venuto che a Piteccio c’avean saltato [?] la scuola media e mi pare che il bombardamento avvenisse passate le undici, verso mezzogiorno, così, i ragazzi lì della scuola erano usciti un po’ prima, alle dieci e mezzo o l’undici, sennò sarebbe avvenuto una strage.
CR: Ce l’avevano portata apposta la scuola media.
EM: [incomprensibile] Ma portandola nel paese di Piteccio –
CR: Ma quando sonava l’allarme non andavate nel rifugio?
EM: Sì, sì.
CR: Ma prima del primo bombardamento c’andavate o no?
EM: Si cominciò un pochino, ma anch’io m’avean fatto capofabbricato, però quando avvenne il coso, il bombardamento, io non aveo più quella carica, l’aveva il Frediani.
CR: E cosa doveva fare?
EM: Il capofabbricato doveva scendere lì e assicurarsi che tutti avessero – avessero sentito l’allarme e che andassero tutti – corressero nei rifugi [incomprensibile].
CR: Ma funzionava l’organizzazione? L’organizzazione della Protezione Antiaerea funzionava?
EM: Ma che funzionava, ma che funzionava. Sulle mura lì del Viale Matteotti – ora Matteotti – c’avean messo qualche mitragliatrice, poi a noi – che quando al tempo che sono stato capo fabbricato – c’hanno riunito, c’hanno – allora mi ricordo lì, s’andava dov’è il Copit [?] ora c’era l’opera balilla lì, ci davano istruzioni che non sapevan neanche loro – non so, non mi ricordo che capitano era, che era venuto lì che ci dava istruzioni, c’avevan detto anche di – sui pianerottoli, per spengere [ride] gl’incendi di riempire dei vasi, dei vasi da fiori con della sabbia, per spengere gl’incendi e il primo bombardamento ce lo fece vedere di che cosa si trattava, lo videro allora anche loro, un lo sapean neanche – io un so che gente è che ci dava lezioni di quel genere, ma che sapeva?
CR: E verso chi bombardava che sentimenti c’era? Cosa pensava la gente? C’era risentimento, odio verso questi che bombardavano?
EM: Il bombardamento qui fu [incomprensibile] dagli americani.
CR: Il primo?
EM: Il primo sì, dagli americani [incomprensibile] insomma, risentimento certo, risentimento [incomprensibile] allora c’era già la direttissima, non è da dire che come stazione la nostra – una volta, prima della direttissima era importante la [incomprensibile] di Pistoia.Io mi ricordo anche che nel periodo che sono stato a Milano dal ‘26 al ‘29 io salivo qui alla nostra stazione e scendevo a Milano, poi la direttissima – che ha compiuto ora cinquant’anni –
[parlano contemporaneamente]
CR: Comunque non c’era un grande accanimento contro chi bombardava, o sì?
EM: Il risentimento c’era, di fronte ai mezzi che avean loro io mi ricordo sempre – quella fu una dimostrazione di forza – che passarono anche lì da noi e che erano mi pare – volarono un duemila apparecchi, una dimostrazione che poi andava un so, un mi ricordo dove, in giro per Pescia e passarono anche di qui da noi, aver sentito e veduto quella nuvola di cosi, apparecchi e il rumore bambini e coso, quelli lì ci sarebbero stat – rimasto neanche il segno di qualche cosa, un ci sarebbe rimasto nulla, avessen detto di bombardare –
CR: Passarono apposta sopra Pistoia.
EM: Son dimostrazioni, anche da noi, ma mia per bombardare, quelli non fecero bombardamenti da nessuna parte, fu una dimostrazione più che altro di potenza, di forza [incomprensibile] parlavano di dumila apparecchi.
CR: Poi c’era Pippo, quello della notte. Pippo se lo ricorda? Quello che passava tutte le notti, un aereo che si chiamava Pippo.
EM: Ah, sì, sì, sì [incomprensibile] il primo sfollamento, figurati che sfollamento [incomprensibile] siamo stati a Ponte Calcaiola e lì c’era un ponte detto “del Grazzini” della ferrovia, lì c’era un apparecchio [incomprensibile] ma non riuscivano a buttarlo giù [?], poi dopo l’affare di Piteccio s’andò sopra Torbecchia lì, a un paese su a mezza collina detto San Vito [incomprensibile]
CR: Cioè dopo il primo bombardamento siete andati via?
EM: Sì, sì, sì, la sera stessa abbiam dormito in collina.
CR: Lì vicino all’ospedale c’era trasporto di feriti?
EM: Lì da noi ci furon quei due morti del bombardamento, di questi coniugi Mariotti, il fratello del pittore e con la moglie che era infermiera.
CR: Che cosa si prova in quei momenti quando vengon giù le bombe?
EM: Avevo soltanto un pensiero [incomprensibile] anche per me stesso, ma più che altro per i bambini, per non fargli credere che avessero – che ci fosse capitato a noi, fosse venuta giù la casa addosso a noi, proprio il pensiero di loro [incomprensibile].
CR: Ma tutto sommato la gente si manteneva normale durante i bombardamenti? A parte questo caso ecco –
EM: Sì.
CR: Sua moglie aveva paura?
EM: Ma no, era abbastanza – si faceva abbastanza forza [incomprensibile] il pensiero di – quella sera poi, quando siamo stati quella mezz’ora e più rannicchiati e si sentiva – specialmente quando cadde la bomba anche del Morandone [?] lì dietro, si avvertì che qualche cosa lì era venuto e poi ci fu anche che quando noi – io passai – mia moglie con la bambina e io [incomprensibile] lì nella casa lì de’ Mariotti, dove stavano i Mariotti [incomprensibile] chiedevano aiuto dicendo che c’avevano anche questi due familiari in condizioni – poi morirono – e noi si passò, un si poteva neanche – un ci si potea mia fermare e dare aiuto a questa gente qui, si passò oltre, s’andava scansando, montando su queste pietrone [incomprensibile].
CR: Durò molto il bombardamento?
EM: Un quarto d’ora di certo.
CR: Un quarto d’ora con le bombe che vengon giù è tanto.
EM: Anche lì ci morirono comunque – fu colpita anche la casa lì in Via de’ Gelli che dà poi nella piazza – là in Piazza della Resistenza, ci morirono i cinque bambini Zanzotto, era una famiglia che avevan dieci figlioli [incomprensibile].
CR: C’è la tomba al cimitero della Misericordia.
EM: Sì, sì.
CR: Bene, grazie, credo mi abbia detto –
[parlano contemporaneamente]
CR: Quello che mi interessa è proprio il ricordo delle persone.


CR: Comunque, Steward Hood è un prigioniero britannico rifugiatosi per cinque mesi a Migliana, un paese nella collina pratese, ricorda che la popolazione dopo il bombardamento angloamericano si esprimeva in questo modo: “Quanto devono essere ricchi per sprecare così” e nella memoria prevale così l’immagine degli americani pieni di dollari con modeste capacità intellettuali, l’immagine del soldato tedesco tenace guerriero chiude così il quadro delle rappresentazioni, un quadro che lascia poco spazio agli altri alleati e in modo specifico agli inglesi, la propaganda forsennata che proprio negli anni ‘40 il regime aveva rivolto contro la [incomprensibile] sembra aver influito minimamente sulla persistenza del ricordo di questi alleati europei, solo pochi accenni quindi di fronte a una campagna che proprio in quegli anni raggiunge i massimi livelli d’intensità, questo percorso della memoria ha presentato alcune emergenze, veri e propri luoghi topici intorno ai quali si è organizzata la narrazione: lo sbigottimento del primo bombardamento, il calendario quotidiano [?] stravolto, le paure [incomprensibile] i sentimenti verso chi bombardava, il modo di vedere gli alleati, su questi temi che sono presenti in tutte le testimonianze la narrazione ci trasmette anche una molteplicità di atteggiamenti e di sfumature che rispecchiano diverse soggettività con la quale è stata vissuta e ora viene rielaborata quella vicenda.

Citation

Claudio Rosati, “Interview with Ermanno Marraccini,” IBCC Digital Archive, accessed February 7, 2023, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/38709.

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