Interview with Silvana Zerbini

Title

Interview with Silvana Zerbini

Description

Silvana Zerbini (b. 1924) remembers the bombing of the San Lorenzo neighbourhood in Rome and the concern for her husband’s fate. She recalls the attempt to move her grandparents to a safer place out of the capital and remembers American troops entering Rome, mobbed by cheering people asking for chocolate.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:05:19 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#7059

Conforms To

Spatial Coverage

Temporal Coverage

Transcription

Unknown Interviewer: Lei se lo ricorda il bombardamento di San Lorenzo?
SZ: Ah ah.
UI: Eh perchè era grande.
SZ: Ah vedrai, eh capirai.
UI: Aveva diciannove anni.
SZ: E il Papa che se sporcò tutta la vesta de sangue lì proprio via via [pause] ho sentito move’!
UI: No è quello che si muove.
SZ: Eaah aah via dei aspetta come si chiamava? Non me lo ricordo adesso.
UI: Senta ma lei dov’era quella mattina di luglio?
SZ: Quando c’è stato il bombardamento? Stia zitta stia zitta, io stavo al Pantheon e piangiavo come ‘na matta perché dicevano che stavano a bombarda’, allora già ero sposata, sposetta non sposata, sposetta e dicevano che avevano bombardato San Paolo, e a San Paolo ce stava mio marito, lui stava a lavorà lì e di fatti non capivo, ero proprio appena appena sposata e facevo ‘Non è possibile che già so’ vedova!’ [laughs] camminavo e dicevo ‘Ma non è possibile che già sono diventata vedova!’ strillavo e piangevo e dicevo so’ diventata vedova perché hanno bombardato San Giovanni.
UI: San Lorenzo?
SZ: No no San Giovanni, San Giovanni, San Giovanni lì stava proprio la basilica de San Giovanni, mio marito stava proprio ficcato sotto alla grotta lì proprio e ha visto i bambini i sotterranei e una che stava col fratellino in mano che gli era morto e lui venne che era disperato, non capiva più niente dai dispiacere, de vedere sta creatura con sto fratellino morto in braccio e non sapeva come. Quello che ma ricontava poverello quando è venuto, era distrutto, era più destrutto de me. Dico ‘Beh’ dico ‘Io stavo a piangere per me e tu stavi?’ ‘Zitta, zitta quello che ho visto io non lo può vede’ nessuno che non lo vedesse mai nessuno’ diceva ‘Non è possibile’.
[part missing in the original file]
SZ: [I nonni] Stavano a San Lorenzo, anziani come erano, eh poi stavano con mia zia, che mia zia poverella, era, non c’aveva le gambe buone, poverella, camminava male, allora stava lì con la madre e il marito e i figli, e noi stavamo a Monteverde loro stavano a San Lorenzo, però insomma.
UI: Ma quando c’è stato il bombardamento loro hanno avuto.
SZ: Stavano a San Lorenzo. E noi siamo andati a prenderli e li abbiamo portati all’Acquasanta, Monteverde all’Acquasanta a un’osteria che era chiusa, l’abbiamo aperta, abbiamo fatta aprire e ci abbiamo messo i nonni a dormire insomma, a soggiornare lì insomma.
UI: Avevano avuto la casa danneggiata?
SZ: Eeeeeh! Caspita, come no, poi dopo ce l’hanno riaggiustati, era Annamaria?
UI: No era Adriano.
SZ: E allora, e allora dopo ci hanno ridato casa.
UI: E son tornati a San Lorenzo. Insomma si sono salvati per miracolo.
SZ: Sì, sì sì, no ma co’, questa è la casa no, ecco fino a qui era andata giù e sto pezzetto è il pezzo di mia nonna, ce ne aveva un pezzo, ed è rimasta uno spicchio.
[part missing in the original file]
UI: Lei si ricorda l’arrivo degli americani.
SZ: Eccome no, stavo al Corso.
UI: E dove era?
SZ: Stavo a via del corso, proprio l’entrata, proprio l’entrata degli americani, coi camion, coi soldati sopra, che ci tiravano le cioccolate, ci tiravano le cose, le caramelle da sopra li camion, stavamo, eh peccato che tutte quelle fotografie non ce le ho più, che peccato.
UI: Come mai non ci sono più?
SZ: Mia figlia bruciò tutto, non voleva più vedere niente della guerra, non voleva. E invece è stato proprio bello, tutti sti americani, noi tutti lì aaaah così, tutti quanti così ‘La cioccolata, la cioccolata’ [laughs]. È tutta fatto da piazza Venezia a fino a, tutto il corso tutto, appresso appresso agli americani, cor camion, che loro stavano col camion, e tutti i fucili così, eh.
UNKNOWN: Senta invece del periodo in cui c’erano i tedeschi a Roma si ricorda qualcosa?
SZ: Eh quello, so’ entrati, loro so’ scappati e gli americani so’ entrati, quello è stato, noi ci siamo trovati proprio lì e di fatti quando ce so’ venuti, ce volevano, ce correvano appresso e ce volevano acchiappa’ i tedeschi che stavamo al cinema, io e mio marito, che ancora non erano arrivati i tedeschi, però è passato uno uno che ha fatto ‘Attenzione che stanno arrivando i soldati!’, insomma da scappa’. E di fatti io e mio marito di corsa siamo usciti dal cinema dalla stazione Termini, stavamo al cinema, di corsa via Nazionale di corsa tutututututu, abbiamo trovato un portone aperto via ce ne siamo andati fino a giù alla terrazza alla terrazza su da capo e non sono scesi lì finché non sono andati via i tedeschi, poi quando abbiamo sentito che andavano via allora dopo siamo riscesi.

Citation

“Interview with Silvana Zerbini,” IBCC Digital Archive, accessed November 21, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/304.

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