Interview with Giuliana Birelli

Title

Interview with Giuliana Birelli

Description

Giuliana Birelli remembers growing up in a family of farmers in Tuscany, at a juncture in which German soldiers raided houses searching for food and harassing women. She tells various episodes: partisans actions, time spent in a makeshift shelter her father had built in a nearby wood, the fear of being hit, bombs dropped in a field during the harvest and the arrival of American soldiers. Recalls how her mother and a friend were captured by drunken German soldiers and how they managed to escape. She recollects farmers cheering at the end of the war.

Creator

Publisher

IBCC Digital Archive
Lapsus. Laboratorio di analisi storica del mondo contemporaneo

Date

2017-12-23

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:28:17 audio recording

Language

Type

Identifier

ABirelliG171223

Coverage

Transcription

GF: L’intervista è condotta per l’International Bomber Command Centre. L’intervistatore è Greta Fedele. L’intervistato è Birelli Giuliana. L’intervista ha luogo in [omitted], presso la casa della signora Giuliana il 23 dicembre 2017.
GB: Allora.
GF: Grazie mille per aver accettato di parlare con noi. Volevo chiederle, così per iniziare, prima che iniziasse la guerra, quanti anni aveva, dove viveva, cosa faceva la sua famiglia, quello che vuole.
GB: Allora io avevo sei anni. Già parte?
GF: Sì, sì.
GB: Sei anni e vivevo a Lisciano Niccone Perugia, Perugia, per cui ero una bambina piccola mi ricordo appena appena. Mio papà e la mia mamma, c’avevano, facevano il contadino e a noi bimbi che eravamo otto, otto bimbi, ci ha portato tutto in mezzo ai boschi, ci ha fatto tutto come un rifugio in mezzo ai boschi e siamo stati lì giorno e notte perché i tedeschi venivano casa per casa. A un certo punto quando sono arrivati, non so se erano i partigiani che bombardavano, hanno bombardato un ponte da Lisciano Niccone per andare a Mercatale, quel ponte lì l’hanno spianato. Mercatale di Cortona, Arezzo. Era un’altra provincia, non era Perugia. Comunque a noi c’hanno spazzato la casa, portavano via vino, portavano via prosciutti, se trovavano le ragazze, le molestavano anche, le facevano del male, e in più, eh niente, i uomini li prendevano, li portavano via. E la mia mamma, che era una donna che aveva otto figli, per andare a trovare un figlio all’ospedale sono stati rapinati dai tedeschi. E loro, posso andà avanti?
GF: Certo, certo.
GB: E loro, eh, cioè, briachi come erano, l’avevano portati al loro rifugio. Erano due signore, la mamma, la mia mamma, e un’amica che andavano a trovare na figlia che era operata in ospedale a Perugia, cosa hanno fatto? Quei tedeschi lì si erano addormentati che erano talmente briachi, loro piano piano piano sono scappati, sono andati da na famiglia e sono riusciti a scappare, se no, non so cosa gli capitava. Poi eh, io che posso dire?
GF: Ma si ricorda il giorno in cui è scoppiata la guerra?
GB: eh, [unclear]
GF: Cosa stava facendo? Se era a scuola, era a casa? Come gliel’hanno detto i suoi genitori?
GB: E [unclear], quando è scoppiata la guerra io non ti so dire.
GF: Ok.
GB: Quando è finita praticamente, finita di, a giugno mi sembra, no? Che dopo c’erano, erano arrivati i tedeschi, erano arrivati i americani per liberare l’Italia, no? E dopo è finita quella maniera lì. Io non mi ricordo più di niente eh perché ci vogliono i vecchi eh che si ricordano ste cose [laughs], non una bambina così.
GB: E quando andava a scuola durante la guerra, si ricorda se le maestre le, vi spiegavano cosa stava succedendo? Come vi dovevate comportare?
GB: Era già finita la guerra quando io sono andata a scuola, perché allora si andava da sette anni. Io non avevo sette in anni in quel momento lì. Allora no, con le maestre se ne parlava dopo di guerre che avevano distrutto proprio il paese ma no, quel momento della guerra io a scuola non andavo. E niente, così. E portato via tutti i prosciutti, tutti de, i maiali, le bestie perché prendevano anche le bestie grandi, le mucche, i vitelli, portavano tutti i tedeschi eh.
GF: E sono venuti proprio nella vostra casa?
GB: Casa, sì, sì, sì, sì, noi si dormiva al bosco c’aveva fatto il rifugio il papà, no? Aveva fatto il rifugio a noi, [unclear] stava giorno e notte su, lu camminava, li curava dove andavano, perché andavano a gruppi loro, no? Fare kaput dicevano, hai capito? Allora li curava, andava giù, prendeva la roba per darci da mangiare. Portava anco le bestie, aveva fatto il rifugio anco per le bestie perché spazzavano via tutto eh.
GF: E avevate paura?
GF: Cavoli, molta paura, molta paura perché si sentivano, arrivavano i caccia, arrivavano i caccia proprio e, Perugia è montagne e pianura, no? Venivano fuori dalla montagna, sembrava ti cadessero addosso, sì, sì, questo me lo ricordo bene eh. Che ancora quando li vedi hai quel punto di paura, sì.
GF: Perché li vedeva vicino questi aerei.
GB: Vicino, cioè sbucavano dalla montagna, s’abbassavano proprio, è na cosa che è rimasta proprio da noialtri bambini, mhm mhm mhm. E niente, dopo io non so cosa ti devo dire.
GF: E suonavano gli alarmi quando si avvicinavano questi aerei per avvisarvi?
GB: No, no, no, niente allarmi da quelle parti lì, niente allarmi, niente, niente, no, no, nessuno ti avvisava che scoppiava una mina, che arrivavano magari dalla montagna a fianco buttavano la mina dall’altra parte, niente, arrivava il boom della mina e basta, hai capito? Io mi ricordo che finita cioè era giugno che si falciavano il grano e na mina mi è caduta proprio dove falciavano il grano, aveva fatto una buca che sembrava che chissà cos’era caduta. Di morti no, però lo spavento tanti, tanti, tanto spavento. Loro che erano con tutti sti bambini piccoli figurati, ero la penultima, eh.
GF: Quindi aveva dei fratelli più grandi.
GB: Erano tutti più grandi,
GF: Tutti più grandi.
GB: Quegli altri, tutti ragazzini erano capisci. Sposata era una sola e il fratello, quello che è morto adesso, se no le altre erano tutte piccole, quelle più grandi di me ce n’erano tre femmine, tre ragazze. Dopo.
GF: E I suoi fratelli maschi? Qualcuno era soldato all’epoca o erano troppo piccoli?
GB: No, no, erano troppi piccoli per andare soldati. No, no, loro non, cioè, noi dalla nostra parte militari nessuno, no. E il papà non l’ha fatto, non l’hanno preso perché aveva tutti figli hai capito? Aveva questi otto figli, non poteva, e poi andare a fare il militare perché c’aveva anco il papà e la mamma vecchi, nonni. Eh, hai capito? La casa non era sbarcata, non avevano toccato la casa solo che noi l’avevamo abbandonata dalla paura. Mhm mhm mhm.
GF: Ehm, e quindi mi diceva che spesso questi aerei volavano vicino a voi.
GB: Sì, vicino, sì, sì, uscivano dalla montagna, della montagna di Passignano sul Trasimeno, sempre Perugia e lì, eh, Lisciano Niccone su una vallata piana. E uscivano da quella montagna, sembrava che toccavano i rami delle piante poi si abbassavano, [makes a lowpitched droning noise] e partivano tutte, sì, si.
GF: E sganciavano delle bombe?
GB: E dalle parti sì eh, dalle parti delle montagne le lanciavano, no sulla pianura.
GF: E voi lo vedevate?
GB: E sì eh, le si hann viste, io due bombe ho visto a scoppiare, dalla campagna dove mietevano il grano, dove falciavano il grano e dalla vallata proprio dove a fianco di noi della nostra casa. Eh sì!
GF: E si ricorda che sentimenti ha provato in quel momento?
GB: Brivido di paura, brivido di paura che adesso è la fine, se per caso invece di prendere la montagna di là prendevano dove, perché tutti i contadini avevano fatto il rifugio dalle montagne, dal bosco, no? Ma se per caso ti prende di qua che non c’è nessuno prendevano lì, spianavano le famiglie intere, sì. Eh, paura, molta paura, piccola però ti ricordi ancora quel brivido lì. Mhm mhm.
GF: E suo papà le raccontava cosa stava succedendo?
GB: Eh, veniva su, aveva paura, ‘stete dentro, stete dentro’, sai noi ragazzine, eh si giocava, noi, zitti zitti, si doveva sempre stare zitti, sempre a silenzio. E io ero quasi la più piccola, però quelle altre che erano ragazzine più grande, c’è sempre tre anni, una tre anni, quell’altra tre anni, quell’altra tre anni, c’erano anche ce avevano quasi vent’anni eh, più anche. Eh no, comunque è stata una cosa, che io la so raccontare male perché ero piccolina ma i vecchi se c’era qualche vecchio la raccontava meglio di me, sicuro, sicuro. E niente così.
GF: Quindi stavate in questo rifugio in mezzo ai boschi che aveva costruito suo papà.
GB: In mezzo al bosco, in mezzo al bosco, tutti coperti, tutte, tutte, aveva fatto sto rifugio sotto e l’aveva tutto coperto di rami che loro anco se scendevano dalla montagna i caccia non vedevano eh. Alla sera era sempre buio eh, alla sera mica accendevi luci eh.
GF: Tutto spento.
GB: Tutto spento, tutti zitti, tutti spenti. Era così.
GF: E come passivate il tempo in quei momenti?
GB: Come passivate? Noi ragazze, noi, io ero bambina ma le ragazze più grandi avevano voglia di giocare, di fare. Eh ma sai, c’era la paura dovevi stare zitte, con la paura stavi zitti, o morire, o stare zitti eh.
GF: E sapevate chi era che vi stava bombardando?
GB: Erano, erano tedeschi quelli, i tedeschi. Tedeschi che venivano, no? Perché sapevano che c’erano lì per, persone, tedeschi. E dopo sono arrivati i partigiani, no? I partigiani. Era il tedesco che colpiva il partigiano. Come anche in Lombardia, no? Scendevano dalle montagne quando era finita la guerra, tutti sti partigiani, tutti sti belli ragazzi. Questo me l’ho sentita raccontare perché io qui avevo un cognato, il fratello de Benito che era qui, e ha sposato una lombarda e lui si era innamorato di sta ragazza, tempo di guerra ma non potevano stare assieme. Cosa ha fatto? Lui è andato partigiano, è andato partigiano ai monti è andato, ma tanti l’hanno uccisi de sti partigiani. Dopo quando è venuto a casa che è tornato dai monti, l’ha sposata. Hai capito? Sì, sì, anche sta storia perché io del sessanta dopo sono venuta, sono sposata, sono venuta su in Lombardia, questi la. Io raccontavo la guerra di quella laggiù e loro questa. Loro più partigiani in Lombardia. Laggiù, giù da noi partigiani un po’ meno. Tanti tedeschi, tedeschi hanno fatto spazza pulita se non arrivavano gli americani, eh.
GF: E lei si ricorda quando sono arrivati gli americani?
GB: E quando sono arrivati i americani quando hanno detto, io non me la ricordo cosa avranno detto però che è finita la guerra tutti, tutti, un urlo de gioia, capito?
GF: Avete festeggiato?
GB: Eh, tutti contenti, contadini se sono radunati, hanno buttato via le bare, le baracche che avevano fatto [laughs], tutti no, perché qui c’è il contadino, qui c’è un altro, qui c’è un altro, eravamo tutta una zona di contadini, sì. E comunque c’è stato perché dopo noi avevamo su, l’altro paesino che sarà stato un chilometro e mezzo che non si poteva andare perché avevano bombardato il ponte e che non passavi per andare all’altro paese ch’avevamo la farmacia, avevamo tutto di là perché c’è poco. Loro facevano un’altra provincia noi un’altra però come, loro, il comune era di Cortona, noi eravamo di Lisciano Niccone, noi era il paese più piccolo però aveva il comune, ha il comune. Pensi che quello è un paese più grosso e non ha il comune, deve fare chilometri per andare al comune. E allora per quanto non si poteva andare né in farmacia, niente, non dovevano. Sai, era il ponte grande, c’era l’acqua per attraversare se non c’è il ponte dove traversi? Loro avevano messo qualcosa tra i due comuni quando è finita la guerra per podè passare da un paese all’altra. E niente, così.
GF: Quindi lei si ricorda questo ponte distrutto.
GB: Sì, sì, sì, distrutto, che non sapevano dove andare, per andare in farmacia, per andare tante cose di là c’erano, c’erano le banche che noi non avevamo le banche di qua perché le banche sono dalla parte de sto paesino qua, ancora oggi, per esempio mio fratello, eh, mio fratello che è morto, ha tutti i soldi da quelle banche lì e noi non riusciamo a prendere niente perché quella de Monte Paschi di Siena è lì, hai capito? E’ tutta, tutta na storia, na catena che noi non avevamo la banca di qua. Perché, per andare a Perugia la regione proprio, la, dovevi andare a quaranta chilmetri per andare a Perugia, Perugia, eravamo più dalla parte di Arezzo, eh, hai capito? Così.
GF: Quindi suo padre faceva fatica.
GB: E quand’è stata sì, il momento di guerra che ha durato un po’, no? Io adesso de preciso non te so dì quanto ha durato però ha durato un po’ per, c’aveva i anziani, nonni, c’aveva i genitori lui, noi nonni, che avevano bisogno delle medicine, hai capito? Un certo momento la nonna si è ammalata e non passavano, non podevano andare con le macchine perché allora non c’erano strade, le portavano con la, con li carrelli così, eh, era una vita proprio de medio evo, no? Sì, sì. Ecco, e così.
GF: Ma quando stavate nel rifugio lei si sentiva sicura?
GB: Nel rifugio sì perché era,
GF: Si sentiva sicura.
GB: Loro avevano scavato sti uomini e poi l’avevano tutta coperta de sta roba qui, eh sei sicura, solo se dovevano venire le mine come, n’ann buttate due, eh, che mi ricordo io, era difficile che le buttavano però due l’hann buttate proprio dalla fine della guerra, quelle due l’hann buttate e dopo quando hanno bombardato il ponte di là è stata, è stata, gli aerei da una parte l’altra l’hann buttate giù a più non posso eh quel ponte lì, sì. E niente comunque hanno spezzato, hanno spezzato i due comuni, eh, eh. E che te voglio dire?
GF: E avevate dei parenti che vivevano nell’altro comune, delle persone che conoscevate?
GB: Eh sì, certo che avevamo delle persone si [unclear], capirai, un chilometro te conosci tutte, le banche, la farmacia, se volevi andare a tagliare i capelli dovevi andare dalla parte di là che di qua non c’è, eh certo che conoscevi, eh, hai capito?
GF: Quindi è stato complicato.
GB: Molto, molto, molto, Io me la ricordo la paura ecco, quella grande paura che dovevi proprio stare zitta e stare più rifugiata che potevi perché quando vedevano che camminava una donna con bambino erano guai eh, erano guai. Noi non ci faceva scendere più da sta collinetta ci ha fatto sta capanna con terrata giù per terra perché ha scavato poi tutta chiusa, tanto per noi famigliari che per le bestie che poteva salvare perché aveva i vitelli, aveva maiali, aveva le, tutte ste bestie qui loro le caricavano eh. Avevano i cani (?), caricavano tutto loro eh. Tedeschi caricavano tutto. Quando avevano, vedevano una cantinina, no? Come per esempio giù, na finestrina che buttavano giù, entravano dentro perché sapevano che c’erano i prosciutti, c’erano i salami hai capito? Erano delinquenti proprio i tedeschi, eh.
GF: E cosa pensava di chi vi stava bombardando? Cosa pensavate?
GB: No, lo parlava il papà che erano tedeschi, eh. Tedeschi, sono tedeschi poi si, dialetto che avevano, fare kaputte, fare kaputte, dice: ‘State attenti ragazze se loro dicono fare kaputte, fare kaputte, v’ammazzano, eh, state zitti, qua ammazzano, eh’. E avevano, sì, si sapeva che erano tedeschi, certo. E papà lo diceva.
GF: E dopo la liberazione quindi avete festeggiato, siete potuti tornare a casa vostra.
GB: Sì, dopo, tutti contadini, tutti sono beh, dopo è venuta la trebbiatura del grano, con le macchine hanno fatto grande festa a tutti, eh sì. Sono arrivati americani che hann salvato tutto eh. Sì.
GF: E i rifugi quindi li avete abbandonati.
GB: E il rifugio, niente, è rimasto lì, abbandonato perché che vuoi ie fai tutto de legno, tutto de coto, il bosco era del nostro, eh è rimasto lì, e dopo a poco a poco si è ripreso la legna [laughs] hai capito?
GF: E quindi dopo che è finita la guerra lei ha incominciato ad andare a scuola.
GB: A scuola, sì, dopo si parlava, le maestre, io non me la ricordo cosa avrebbero detto però la guerra è stata parlata per parecchio tempo, eh. Che se ringraziavano americani come avrè visto il padre eterno,come nasce il bambino adesso perché se no non so. [phone rings] Adesso risponderà lui eh. Hai capito?
GF: E quindi il sentimento più grande che provavate era la paura. Tantissima paura.
GB: La paura, la paura di morire, la paura che buttassero qualche mina, qualche bomba che ci, la paura di morire, e noi si doveva stare sempre zitti. Si giocava a carte zitti zitti, eh, quelle robe lì facevi perché [unclear] come cadeva la sera era buio. E che? Più di dormire non facevi, che potevi fare? Da bambini.
GF: E si ricorda se pregavate per caso?
GB: Anche pregare sì, molto. Eh, la mia mamma ci faceva pregare, che finisse presto sta brutalità, lei poverina aveva avuto anche quella brutta avventura di essere, oè, se loro non erano addormentati non so cosa gli facevano eh. Venivano violentate, venivano. Perché quel momento lì non c’erano pullman, non c’erano niente. Lei aveva una parente che era all’ospedale, quaranta chilometri, loro andavano a piedi sti quaranta chilometri per andare a trovare sta parente che era operata dall’ulcera, dall’appendice, e, e niente, l’hann prese, camminavano sulla strada, l’hann prese, l’hann caricate intal camion, caricate tal camion, l’hanno portate dal loro rifugio perché loro avevano i rifugi, eh, i tedeschi, capito? Avevano preso le case proprio e loro dalla piena notte che dormivano, che erano briachi, perché loro s’ambriacavano eh, bevevano da matti, dove andavano che trovavano il vino erano briachi. Allora loro pian pian piano sono riusciti a uscire, hanno visto il lumino, na casettina c’era il lumino, sono andati a bussare da sta casetta, son venuti fuori due vecchietti, l’hann fatte entrare, poi dopo la mattina, l’hann raccontato così, alla mattina hann preso e son tornate a casa. Sì, non sono andate più neanche a trovare quella là in ospedale. E’ na cosa che lei l’ha vissuta sulla sua pelle, eh? Eh, lo diceva sempre: ‘State zitti, state zitti, che vi ammazzano’ eh, tutte ste parole.
GF: E voi non vi eravate accorti che erano state rapite?
GB: Eh no, perché erano partite per l’ospedale, dormivano da qualche parte là in ospedale e no, dopo quando è tornata, che è tornata il giorno dopo, ha detto che neanche era andata. Io, ricordato da lei eh sempre perché quel momento lì io on me la ricordo proprio. Ricorda lei che è stata una esperienza proprio bruttissima, sì, sì. [pauses] Eh, loro s’ambriacavano, portavano, briachi com’erano non gli hanno fatto niente dopo quando si svegliavano era il guaio ma loro pian pian piano sono uscite, sono riuscite a scappare che non avevano chiuso, hann visto sto lumino di notte, insomma, e bella che erano ancora al rifugio de loro, hai capito? Gli è andata bene, gli è andata benone, ha raccontato, diceva, io posso ringraziare proprio, signore perché m’è andata bene, mhm mhm mhm.
GF: E adesso che sono passati tanti anni, cosa pensa delle persone che vi bombardavano?
GB: Eh, un po’ di odio per quella gente lì, quando si parla della Germania, chi è che ha sofferto così non è tanta bella, eh, no. No, no. Un po’ di odio per quella gente lì, perché l’Italia l’hanno spacciata fuori quel momento lì eh, non so perché la volevano tanta con l’Italia. I vecchi lo sanno però, eh, i vecchi vecchi lo sanno perché c’era sta grande cosa per il Duce per che cosa, eh? Eh, per forza. Ma io non ti posso raccontare perché non la so questa la storia perché ce la volevano tante l’italiani, non la so. Hai capito? Così.
GB: E si ricorda se sono arrivati dei partigiani lì dove abitavate voi, si ricorda di averli visti?
GB: Sì, sì, sì, i partigiani sì, i partigiani erano dalla nostra parte eh, cavoli! Loro difendevano gli italiani, ste matti, i partigiani sì, eh. Ma pochi, pochi partigiani, più loro, più i tedeschi, e americani, dopo quando sono arrivati americani hanno pulito l’Italia proprio, mhm mhm.
GF: E lei li ha visti gli americani o non se la ricorda?
GB: Io non me lo ricordo sai, non me la ricordo, i tedeschi me la ricordo bene. I tedeschi me la ricordo bene perché passavano da quelle, loro avevano giù le taverne, le cantine, no, quelle robe, loro li facevano vedere, io non c’ho niente, non c’ho niente, ma loro da fuori vedevano io ti sparo, apri per andare giù perché [unclear] mio papà quante volte gliel’hann puntato il fucile, io ti sparo, giù cosa c’hai? Quello che [unclear] gli portavano via tutto, eh.
GF: Volevano il cibo.
GB: Eh il cibo volevano, prosciutto, vino, salami, polli se avevi polli, tutto, tutto, vitelli, maiali, tutto caricavano perché c’erano quelli che andavano per le case e c’era quello coi cani, no? Caricavano tutto, tutto caricavano.
GF: E voi avevate degli animali anche?
GB: E anche gli animali perché lui, maiali, tutte delle robe più, anche i vitelli giovani che allora costavano. Gli aveva fatto la capanna al bosco eh, perché gli caricano un vitello, gli caricano tutta la loro interesse de un anno eh, hai capito? E così, comunque l’hanno vissuta male sti vecchietti poeretti, mhm mhm.
GF: Facevate fatica a trovare da mangiare in quel periodo?
GB: E da c’era anche la tessera, davano la tessera, capisci? C’era la tessera e coi tanti figli c’era [unclear] io adesso non ti so spiegare questo, c’era la tessera, tanta roba, anche il sale era con la tessera e il latte avevano le capre tutto il più se mangiava ste bestie che erano in casa, le custodiva, ammazzavano anche i maiali eh? Perché che mangiavi? [laughs] In mancanza de altro mazzavano quello che avevano lì. Al posto de farlo portar via dai tedeschi. Eh sì.
GF: E, prima parlavamo del ponte. Il ponte poi dopo la guerra l’hanno ricostruito?
GB: Sì, sì, sì, sì. Sì, io l’ho visto costruito bene, sì, sì, sì. Sì, i due, i due comuni si sono messi d’accordo, l’hann fatto il ponte, sì. No, no, hann fatto tutto come era prima, sì.
GF: E la sua famiglia dopo la guerra ha ricominciato a fare i contadini.
GB: Fare i contadini, a fare il tabacco, che allora facevano il tabacco, facevano il grano, allora fare i contadini e mio fratello fino a che poteva ha giù na campagna che noi se riuscisse, perché lui non ha figli, è tutta in mano nostra. Si deve pagare l’ICI, si deve pagare per la terra, ha là na campagna che vale, vale soldi, molti soldi vale, e lui l’ha lavorata tanta, c’ha preso miliardi col tabacco che allora facevano il tabacco, funzionava l’agricoltura del tabacco, poi il grano, granturco, tutto il frumentone no? Eh, hanno fatto soldi, hanno una casa che è una villa lui, na villa, de tre piani, na villa, con tutta, tutta fatta grande, tutta recintata, e l’ha chiusa, pensa, e l’ha chiusa. Non sappiamo da chi darla, non sappiamo perché di case ce ne son tante abbandonate perché dopo è venuta la crisi, eh, come è stato, come non è stato, il nonno è corso dove c’era il lavoro, no? E allora, ste case sono abbandonate si può dire.
GF: E oltre ai tedeschi, si ricorda anche se vedevate dei fascisti?
GB: Io non me la ricordo questi, no, no, non me la ricordo. Da quei paesini lì non me la ricordo ma può darsi a Roma, e quelle robe lì c’erano sì i fascisti, c’erano sì, c’erano sì. Ma io non me la ricordo che parlavano di fascisti.
GF: Bene. Io la ringrazio tantissimo per la sua testimonianza bellissima.
GB: Ma che me ringrazi? Che t’ho detto quello che ho potuto.
GF: Se vuole aggiungere qualcos’altro?
GB: Che devo andà aggiungere? Che io sò, aggiungere, che io son partita da Lisciano Niccone il 31 gennaio del , no del duemila, 1960.
GF: E si è trasferita?
GB: E sono venuta in Lombardia. E mi sono formata la mia famiglia in Lombardia, con un figlio medico e tre nipoti [laughs]. Adesso questo l’ha registrato [laughs]?
GF: Grazie mille.
GB: [laughs] Ecco basta.
GF: Adesso stoppo.

Collection

Citation

Greta Fedele, “Interview with Giuliana Birelli,” IBCC Digital Archive, accessed July 22, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/1196.

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