Interview with Maria Grazia Camperi

Title

Interview with Maria Grazia Camperi

Description

Maria Grazia Camperi (b. 1923) recalls how people used to take shelter in railway tunnels, standing on narrow walkways along the track. She stresses how dangerous this was and recalls the sight of people being killed or mutilated by passing trains. She considers that she could cope with those moments only because she was still young and was hoping for a better future.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Francesca Campani

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:03:07 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#10854

Conforms To

Spatial Coverage

Transcription


MGC: Nel rifugio lì sotto la galleria, e le gallerie dei treni hanno dei marciapiedi, lì ai fianchi che sono strettissimi.
[part missing in the original file]
MGC: Quei pezzi di, chiamiamoli marciapiedi che poi non sono, cosi laterali, hanno, dei, ma si saran neanche mezzo metro non lo sono, sia sulla destra che sulla sinistra, nel centro passava il treno. Sa la gente che ho visto là sotto?! Senza gambe o senza bracci, e qualcuno morto addirittura. Perché poi il treno, sentendo l’aereo, magari era vicino alla stazione, per non essere preso da qualche bomba, affrettava la corsa per arrivare in galleria. Arrivava in galleria li’ che sfociava nella stazione, un poco di corsa, e quindi la gente non aveva neanche il tempo, o non c’era la possibilità, perché le dico c’erano dei marciapiedi, non arrivavano a mezzo metro.
[part missing in the original file]
MGC: Chiamiamolo marciapiede che poi non si chiamano, non so il nome esatto, comunque quel pezzo di coso, che c’era ai fianchi lì delle rotaie, arrivava il treno di corsa, la gente un poco che, migliaia di persone c’erano lì sotto quindi, tutti ritirati, attaccati ai muri, sopra quel pezzo di, non ci si poteva stare, qualcuno doveva stare vicino ai binari, per forza, sulla ferrovia vera e propria, arrivava il treno di corsa, nea [?] sì quindi momenti proprio [grimaces].
[part missing in the original file]
MGC: Momenti belli nella guerra.
[part missing in the original file]
MGC: Data l’età, è proprio quella che ti offre [pause] certo ora che ne ho novanta, qualunque cosa mi pesa, e mi da’ fastidio, uno fa sempre, già mi da’ fastidio la vita in sé stessa. E a diciotto anni per fortuna, diciamo, hai sempre la speranza del meglio, ecco, non stai lì tanto, magari resti naturalmente scioccata quando ti vedi uno senza gamba o senza braccio perché il treno lo ha investito, e quindi stai male. Però, la speranza di un domani migliore ce l’hai sempre, non la puoi perdere perché del resto, finisci la vita a vent’anni.

Citation

“Interview with Maria Grazia Camperi,” IBCC Digital Archive, accessed October 30, 2020, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/85.

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