Interview with Aldo Magnaghi

Title

Interview with Aldo Magnaghi

Description

Aldo Magnaghi (b. 1927) remembers the bombings of Milan and explains how his house was not directly hit but rather heavily damaged by blast waves. He describes phosphorus loaded incendiaries, their effects on wooden structures, and how civilians easily put them out by using sand. He emphasises how 70% of all the houses in Milan were damaged and remembers how his neighbourhood was surrounded by countryside at that time. He mentions the August 1943 bombings of Lambrate and Greco marshalling yards and alludes to the bombing of the primary school at Gorla, the latter resulting in a heavy death toll.

Publisher

IBCC Digital Archive
Memoro. La banca della memoria

Contributor

Peter Schulze

Rights

This content is available under a CC BY-NC 4.0 International license (Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0). It has been published ‘as is’ and may contain inaccuracies or culturally inappropriate references that do not necessarily reflect the official policy or position of the University of Lincoln or the International Bomber Command Centre. For more information, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ and https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/legal.

Format

00:03:05 audio recording

Language

Type

Identifier

Memoro#6170

Temporal Coverage

Transcription

AM: Dopo i bombardamenti del 1943, agosto 1943, proprio sulla città, lì son stati tre giorni di, i primi giorni di agosto che sono stati una cosa allucinante. La nostra casa, dove abitavamo in via Archimede, non è stata colpita direttamente dalle bombe ma lo spostamento d’aria delle bombe cadute intorno hanno sfondato i muri divisori, le finestre, i vetri tutti rotti, le finestre squarciate, una cosa orribile. Poi, oltre le bombe buttavano anche le bombe incendiarie o le piastrine incendiarie che erano quadratini di materiale vario che adesso non lo so, il quale col contatto con l’aria venendo giù dall’aereoplano, prendevano fuoco c’hanno fosforo dentro, e cadevano sulle macerie delle case colpite e prendevano fuoco, e le case prendevano fuoco insomma. Perché dove abitavamo insomma un paio di volte siamo corsi sul tetto appena finito l’allarme del bombardamento a cercare di spegnere ‘ste cose perché con niente si spegnevano, bastava un pochetin di sabbia e quelli soffocava il fuoco. Ma se attaccava sotto il tetto che è tutto, stato fatto di travi di legno allora ogni tanto capita che le case andavano incendiate ma molte, moltissime case. Si diceva che il 70% delle case di Milano dei tempi è stato bombardato o incendiato o lesionato. Questo si è detto. La città non era così grande come adesso. Io mi riferisco qui alla mia zona. Già in via Lomellina che è in fondo di via Archimede già era campagna. Non c’erano case c’era solo qualche casa qui e là, qualche casa popolare ma poi c’eran campagne là già. [part missing in the original file] Però insomma i bombardamenti dopo lì di Agosto sulla città proprio non ne abbiam più visti. Ne abbiam visti in periferia, sullo smistamento di Lambrate, sullo smistamento di Greco, che poi ha sbaglià mira e han preso la scuola
UI: Gorla.
AM: di Gorla, completa e là è stato un massacro da non dire. Sì intorno alla stazione ferroviaria e così però insomma.

Citation

“Interview with Aldo Magnaghi,” IBCC Digital Archive, accessed September 15, 2019, https://ibccdigitalarchive.lincoln.ac.uk/omeka/collections/document/334.

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